Alla Digos era sfuggita una spiaggia fascista, l’ha scovata “Repubblica”. A seguire, il nazi-calzolaio?

Di Mauro Bottarelli , il - 129 commenti


Ci sono giorni in cui il Dio del giornalismo svela al mondo la sua grandezza e onnipotenza, sfoderando la sua spada di verità e giustizia e facendola scintillare al sole. Ieri è stato uno di quei giorni. Grazie a “La Repubblica” e al suo filone di inchieste sul neofascismo in Italia – capace finora di svelare un casale del Varesotto dove (in una ventina) idolatrano il Terzo Reich, tentare di far sospendere un torneo di calcetto per raccogliere fondi contro la pedofilia e ingaggiare una caccia al tesoro per scovare il luogo segreto di un raduno nazi, con figura di merda finale – sappiamo che a Sottomarina di Chioggia esiste lo stabilimento balneare “Playa Punta Canna”, gestito da tale Gianni Scarpa, 64 anni di Mirano e dichiaratamente fascista. Talmente fascista da aver messo busti e poster del Duce ovunque, oltre a scritte in onore del Ventennio e contro la democrazia. Addirittura, su una porta c’è la scritta “Camere a gas, vietato entrare”.

Ma andiamo oltre, perché il nostro camerata ha in odio praticamente mezzo mondo e ha come regola aurea che il suo stabilimento deve vivere sotto il suo regime di ordine, pulizia, educazione e decoro. All’inizio era vietato l’ingresso a “bambini e buzzurri”, ultimamente – ci dice “Repubblica” nella sua inchiesta – non ama invece chi si lava poco e fa schiamazzi. “Ha 650 lettini, di cui 70 coperti da tende bianche tipo gazebo”, inziga il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, per poi affondare il colpo: “Ogni mezz’ora, o comunque quando ne ha voglia, il titolare della spiaggia “intrattiene” i bagnanti alla sua maniera: con delle “comunicazioni” diffuse dagli altoparlanti, dei mini comizi da spiaggia. Che non imbarazzano nessuno perché evidentemente condivisi dai clienti. Inni al regime e insulti alla democrazia (“mi fa schifo”), intemerate contro Papa Francesco (“Lui vuole costruire ponti e non muri? Gliene costruiamo uno noi da Roma a Buenos Aires, così lo rispediamo da dove è venuto”), lotta senza frontiere alla “sporcizia umana del mondo, che è il 50% e qui dentro per fortuna non entra, tossici da sterminare”.

Insomma, abbiamo a che fare nella migliore delle ipotesi con un invasato mitomane e nella peggiore con qualcuno che ha visto troppi film. Eppure, dopo la denuncia senza macchia e senza paura di “Repubblica”, ieri mattina “le autorità di Chioggia e Venezia – questura, prefettura, Comune – si sono subito attivate. Sulla spiaggia fascista sono arrivati gli agenti della Digos e della polizia scientifica. I poliziotti – inviati sul posto dal questore di Venezia, Vito Danilo Gagliardi – hanno effettuato un servizio per acquisire materiale audio e video che confluirà nel fascicolo di denuncia a carico di Gianni Scarpa, il titolare dello stabilimento”. Ora, a me che “Repubblica” si diverta a fare il Centro Wiesenthal de noantri può anche star bene, in quanto azienda privata possono rendersi ridicoli nel modo che preferiscono ma a fronte di emergenze serie legate alla sicurezza che questo Paese sta affrontando, ad esempio quei migranti che a “Repubblica” piacciono tanto e fanno più danni di Bertoldo, vendere questa puttanata come una notizia, veramente è un oltraggio al giornalismo. Per una ragione molto semplice: quella spiaggia non veniva inaugurata ieri e, grazie a canali degni della Spectre, il nostro fido inviato ha scoperto prima di tutti cosa si celasse dietro quelle canne di bambù.

No, è aperta al pubblico, senza coperture, né sotterfugi, immagino da anni. E, guarda caso, nell’articolo di “Repubblica” manca proprio il dato temporale, il mitico “when” delle sacre regole del giornalismo inglese: da quanto tempo è aperta la “spiaggia fascista”, con regolare licenza? Perché trattandosi di Sottomarina di Chioggia e non di Venice Beach, penso che qualcuno l’avrà notata. Tanto più che fa bella mostra di sé all’ingresso un cartellone con ritratto del Duce. Vuoi dire che, diciamo per 5 anni (sparo a caso), i cittadini sono passati davanti, pensando che vi fosse una mostra permanente sul Ventennio? In spiaggia, magari a febbraio? Tanto più che il titolare è stato parecchio esuberante ed esplicito con il giornalista, non esattamente un nuovo Junio Valerio Borghese in vena di organizzare un golpe nell’ombra. Questo spara cazzata en plein air per tutta la stagione turistica e, come dice l’articolo, “ogni mezz’ora o comunque quando gli va”: dunque, la spiaggia con il suo orientamento non è segreto e le idee del titolare nemmeno. Immagino da tempo: come mai solo oggi questo caso, con tanto di Prefetto e Questore che cadono dalle nuvole e fanno intervenire in fretta e furia gli agenti?

Volete dirmi che a Venezia e Chioggia la Digos non sapeva dell’esistenza di “Playa Punta Canna”, tipico nome da ritrovo fascista? Gente pagata per sapere anche se si attacca un adesivo con una croce celtica nel cesso di un pub, non sapeva di una piazza d’armi di stabilimento balneare dove c’è un busto del Duce ogni 30 centimetri? Se così fosse, il problema non è l’apologia di fascismo ma la Digos del luogo: se tanto mi da tanto, potrebbero scambiare una cintura esplosiva per un marsupio di Dolce e Gabbana. Parliamo di Venezia, con tutto il rispetto, città che vede l’ordine pubblico declinato per lo più nella gestione di turisti indisciplinati che bivaccano, fanno il bagno in laguna e magari girano con il birillo di fuori. Però, quando si palesa l’emergenza, i suoi inquirenti sanno dare prova di grande capacità. E non molto tempo fa, perché parlo di un qualcosa successo il 30 marzo scorso e che faccio riassumere dalle prime righe dell’articolo pubblicato al riguardo proprio da “La Repubblica”. Eccola: “Dopo l’attentato a Westminster del 22 marzo, li hanno sentiti al telefono esultare.

“Con Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua, mettere una bomba a Rialto”, è una delle frasi intercettate da polizia e carabinieri del gruppo di quattro kosovari sotto controllo da mesi. L’intenzione era fare centinaia di morti. Più che a Londra. Gli arrestati sono Fisnik Bekaj, 24 anni, Dale Haziraj di 25 (già noto alle forze dell’ordine per aver minacciato il suo datore di lavoro) e Arjan Babaj, 27 anni, il predicatore e leader della presunta cellula. Fermato il quarto, un minore. Il reato contestato è il 270 bis, associazione di tipo terroristico anche internazionale”. Dunque, gente in grado di condurre operazioni anti-terrorismo simili, non si è accorta negli anni che a pochi chilometri da Rialto, c’è una spiaggia da 650 lettini praticamente dedicata per intero al Duce e gestita da un fascista che ama fare proclami deliranti ai clienti, magari accompagnandoli con rutti e scoregge di littoria potenza?

Diciamola chiara, da uomini. Serve creare un bel clima di criminalizzazione della destra, perché con la questione migranti andata del tutto fuori controllo, la sinistra rischia veramente di fare un brutta fine alle prossime elezioni. E allora va bene tutto: il torneo di calcetto, la Festa della Luce per il solstizio d’estate fino alla spiaggia fascista, talmente segreta che ha i manifesti col Duce all’esterno. Parliamoci fuori dai denti, tra oggi e domani dovrebbe arrivare in Aula alla Camera la revisione dell’articolo 293-bis del codice penale, con relatore l’onorevole Emanuele Fiano, deputato del PD ed esponente della comunità ebraica milanese. Cosa prevede?

L’aumento di un terzo della pena, che è già punita con la reclusione da sei mesi a due anni, per i siti internet con contenuti di propaganda, oltre al merchandising on line dei gadget e degli altri beni chiaramente riferiti al Ventennio. Per capirci, vogliono la galera per un accendino o un portachiavi con l’effige di Mussolini. In compenso, dalle galere escono gli assassini in permesso premio o lavoro esterno e non tornano più. Poco male. Casualmente, a ridosso del passaggio parlamentare, salta fuori la stronzata della spiaggia fascista, sparata da “Repubblica” come fosse il Watergate e ripresa prontamente e con grande enfasi da TeleOrwell, al secolo il tg di La7 diretto da Enrico Mentana. Capisco che Repubblica abbia un’agenda politica e che non ne faccia segreto, basti vedere la campagna a favore della rapida approvazione della legge sullo ius soli ma la gente non è proprio tutta imbecille: volete far chiudere lo stabilimento? Fate. Volete sequestrare i gadget? Fate. Volete denunciare il mitomane in bandana per apologia? Fate.

Ma i problemi del Paese sono altri e proprio perché lo sapete, cercate di creare cortine fumogene evocando, senza un minimo di vergogna, parole come “fascismo”, “nazismo”, “camere a gas”. La polizia non sapeva? No, lo sapeva eccome e questa è la cosa che vi dà più fastidio: che, avedo a che fare con cose serie, la Questura non ha mai prestato attenzione a una carnevalata simile. Ora, invece, li avete costretti ad agire: il Paese da oggi è più sicuro, il Paese da ieri vi è debitore. Certo, però, state scadendo in basso. Perché dal formo crematorio di Assad a “Playa Punta Canna” a Chioggia, il passo indietro contenutistico e di appeal è parecchio. Forse, avete scelto il passo del gambero. E avete fatto bene. E’ l’unico funzionale per cercare di raggiungere la vostra moralità e la vostra deontologia. In totale caduta libera.

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