Dopo Amburgo, in Germania l’estremismo interno è parificato a quello islamico. Lo dice il governo

Di Mauro Bottarelli , il - 8 commenti


Meno di 48 ore e l’intera macchina della propaganda aveva già fatto il suo dovere. Parlando con il quotidiano “Bild” a seguito della devastazione perpetrata dai Black bloc ad Amburgo durante il G20, il ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, ha dichiarato che “l’immagine della Germania presso la comunità internazionale è stata severamente danneggiata dagli incidenti del fine settimana. Tutte le motivazioni politiche di cui è stata connotata quest’orgia di violenza sono soltanto delle falsità e dovrebbero servire per mascherare il motivo reale per cui quei teppisti sono arrivati da tutta Europa: la violenza in se stessa”. Basterebbe questa frase per chiudere il mio articolo e dimostrarvi che Amburgo è stata davvero un laboratorio di repressione sociale. Primo, il ministro degli Esteri che ammette candidamente che i teppisti sono arrivati da tutta Europa è la prova maestra che la Germania ha bellamente ignorato la regola aurea di sicurezza per ogni grande summit: bloccare le frontiere, anche sospendendo temporaneamente Schengen.

Secondo, qualcuno dica a Gabriel che tra coloro i quali sono giunti dall’estero, c’era anche il sindaco di New York, Bill De Blasio, il cui unico scopo era contestare Donald Trump, finalità troppo nobile per il governo tedesco per poter essere condannata, soprattutto quando si sta cercando un asse con chiunque – Cina in testa – pur di mettere sotto la Casa Bianca con la scusa della lotta ai cambiamenti climatici. Il problema è che non solo la “Bild” ha dato vita a un’intervista a dir poco sdraiata ma che lo stesso Gabriel, immediatamente dopo, ha chiesto la creazione di un comitato investigativo a livello europeo che lanci un’inchiesta contro tutti coloro i quali sono coinvolti negli scontri di Amburgo: “Uno Stato governato dal diritto, ora deve dimostrare la sua abilità nel difendersi”.

E anche qui, l’ipocrisia dilaga. Primo, esattamente come per le commissioni d’inchiesta in Italia, chiedere un comitato investigativo a livello europeo è il modo migliore per insabbiare tutto e prendere tempo, garantendosi però in contemporanea la bella figura di chi vuole la verità e non ha nulla da nascondere. Secondo, se anche si facesse, al di là delle tempistica, chissà cosa si potrebbe far saltar fuori dal quell’inchiesta: magari, una bella saldatura anti-sistema di estremismo rosso e nero, di fatto il nemico interno perfetto in vista del voto del 24 settembre prossimo. E se Angela Merkel non ha perso tempo nel correre a ringraziare i poliziotti rimasti feriti negli scontri, ovviamente facendo ben documentare tutto dalle telecamere, ecco che all’attacco di Gabriel si è unito quello del ministro della Giustizia, Heiko Maas, padre della legge varata due settimane fa dal Bundestag che prevede multe fino a 50mila euro per la diffusione di hate speech e fake news sulla Rete, oltre al rischio della galera.


Maas ha parlato della necessità di una risposta europea alle esplosioni di estremismo, chiedendo in particolare la creazione di una databank di informazioni a livello UE sul tema, contemporaneamente al rafforzamento dello scambio di dati fra Stati relativamente a soggetti violenti: “Abbiamo fronteggiato una nuova forma di violenza, alla quale dovremmo rispondere con una cooperazione rafforzata nella lotta all’estremismo. Anche coloro i quali supportano la violenza dilagante dovrebbero affrontare un processo”, ha dichiarato al quotidiano “Der Tagesspiegel”. E qui capite da soli che entriamo in un territorio scivoloso, perché cosa significa supportare la violenza, magari scrivere un articolo che pone dei quesiti sulla stessa materia che viene contestata violentemente in piazza? Siamo al fiancheggiamento intellettuale? Al concorso esterno in eversione ideologica? Con il web ormai visto come nuova frontiera e la nuova legge appena varata in Germania, c’è poco da stare tranquilli a livello di libertà di espressione.

E poteva mancare all’appello il ministro dell’Interno, Thomas de Maiziere, uno che visto l’epilogo del weekend avrebbe dovuto dare le dimissioni e invece pontifica? In conferenza stampa, il ministro ha infatti dichiarato che “la brutalità con cui degli anarchici estremamente violenti hanno colpito Amburgo fin dalla notte di giovedì scorso è scandalosa. Quelli non sono persone che intendono dimostrare le loro idea, sono radicali codardi e violenti. Quelli che hanno dato vita alle violenze ad Amburgo sono estremisti violenti e senza giustificazione, esattamente come i gruppi neo-nazisti e i terroristi islamici. Chi lancia pezzi di selciato dai tetti delle case, di fatto sta preparando un tentato omicidio. Non esistono motivazioni politiche che giustifichino l’accaduto e spero che le Corti di giustizia tedesche comminino dure sentenze ai responsabili”. Infine, la promessa: “Le grandi città tedesche continueranno a ospitare i meeting internazionali. Questo perché ogni altro approccio sarebbe visto come una resa dello Stato”. Già, tutto vero: però, se come mostra questa tabella,

il meeting più a rischio, nel momento di massima tensione politica e sociale, lo ospiti nella città che è culla dell’estremismo rosso e salafita e i lavori li fai svolgere in un centro congressi a meno di un chilometro dal quartiere più caldo della città, delle due, l’una: o sei scemo o cerchi lo scontro. Ma attenzione, perché l’ondata di sdegno governativa per le violenze è stata assolutamente bipartisan, tanto che a fare immediatamente eco alle parole di Maas, ci ha pensato il leader dei Liberali (FDP), Christian Lindner, il quale – in attesa che venga data vita al database a livello europeo – ha chiesto che le attività dei gruppi di estrema sinistra vengano monitorate più da vicino dai servizi segreti interni (BfV), solitamente più impegnati nel controllo di gruppi neo-nazisti o islamisti radicali. Parlando con la “Bild”, il deputato dalla CDU, Jens Spahn, ha dichiarato che “l’estremismo di sinistra è stato sottovalutato e minimizzato per troppi anni”.

Ecco le sue parole: “Se coloro i quali hanno ridotto Amburgo in cenere fossero stati neo-nazisti, l’indignazione pubblica sarebbe stata enorme. I fascisti di sinistra con il loro odio e la loro violenza, meritano la stessa risposta”. Per il segretario della CDU, Peter Tauber, “sinistra e Verdi hanno deliberatamente minimizzato la violenza estremistica, chiudendo politicamente gli occhi. Nessuno accetterebbe l’idea anche solo di tollerare l’esistenza di centri dell’estrema destra, mentre aree come Rigaer Strasse a Berlino o Rote Flora ad Amburgo vedono la gente, diciamo, più riservata nel denunciare. Questo deve cambiare”. Ed ecco il tweet al riguardo di Peter Altmaier, capo dell’Ufficio federale della Cancelleria,


il quale ha paragonato il “repellente terrore estremista” di Amburgo al terrore dell’estremismo di destra e islamico, ringraziando la polizia per gli sforzi compiuti nel cercare di contenere il rivoltosi. Ma dopo il tweet, ha detto altro ai giornalisti: “Non dovremmo tollerare l’esistenza di alcuna zona senza ordine. Tollerare il fatto che per l’estrema sinistra danneggiare la proprietà privata non sia cosa grave, sarebbe un enorme errore. La chiusura dei centri dell’estremismo di sinistra dovrebbe essere una test per la Germania”.

Et voilà, quanti risultati grazie a tre giorni di delirio, se non organizzato, quantomeno strutturalmente tollerato e reso possibile. Richiesta di sempre maggiore coordinamento a livello di intelligence europea contro l’estremismo, parificazione di estremismo politico interno al radicalismo islamico, richieste di maggior attenzione da parte dei servizi segreti verso aree antagoniste e, infine, la “prova” che attende la Germania al varco: chiudere i centri dell’estremismo. Ora, lungi da me difendere certa gente ma pensate davvero che quando esponenti politici di quel livello di espongono in questo modo, parlino di estremismo facendo riferimenti ai centri sociali e ai no-global? Oppure ciò che conta è la frase di Haiko Maas, il ministro della Giustizia che ha gettato le basi alla censura di Stato del web contro il linguaggio d’odio? Ovvero, colpire sì gli estremisti ma anche chi supporta la loro violenza, ovviamente non in maniera attiva e diretta ma con la militanza e il lavoro intellettuale e di contro-informazione.

Pensate che sia un caso che, di colpo, la stessa Germania che ha patito anni di terrorismo rosso della RAF, voglia farsi scoprire colta di sorpresa dall’estremismo di sinistra? Ed è un caso che l’unico grande calibro a dire pochissimo sull’accaduto sia stato proprio Martin Schulz, il capo dell’SPD e competitor – in risalita fino ad ora nei sondaggi – della Merkel per la Cancelleria il prossimo settembre? Il suo partito di scheletri nell’armadio con la DDR e con la sottovalutazione dell’estremismo rosso ne ha parecchi, quindi è meglio che tenga i toni bassi per un po’: altrimenti la devastazione di Amburgo potrebbe scatenare la reazione politica del centrodestra, pronto a brandire l’arma del cosiddetto “album di famiglia” contro i socialdemocratici. In Italia, nel frattempo, siamo agli anni Cinquanta e al surreale dibattito sull’apologia di fascismo, con Emanuele Fiano nei panni di Scelba. Non sarà che il concetto da far passare sia l’equazione fra il fascista di ieri e il populista di oggi?

Attenzione, perché la legge sulle fake news, dichiaratamente contro i blog e la contro-informazione, giace al Senato ma potrebbe essere rivitalizzata e ri-calendarizzata di corsa, se necessario. Magari se il flirt Lega-M5S dovesse diventare qualcosa più che un valzer di smentite e tramutarsi in un volteggio di convergenze parallele in Aula. E nell’urna. Attenti a sottovalutare quanto sta accedendo: già oggi, in Germania migliaia di persone hanno sentito la polizia suonare alla porta per chiedere conto di quanto scritto sui social. E parecchi sono finiti sotto processo. Magari, sottovalutando il blitz estivo di Fiano rischiamo di ritrovarci nella stessa situazione. D’altronde, la prossima primavera si vota anche qui. Meglio portarsi avanti.

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