Come la blockchain sta cambiando il mondo dell’arte


di Wassim Bendella

Forse avete sentito parlare di John Myatt, il famoso falsario dietro “la più grande frode nel mondo dell’arte del XX secolo”. Myatt riprodusse oltre 200 pezzi d’arte dei pittori più famosi del XIX e XX secolo.

I suoi falsi sembravano così simili agli autentici che gli esperti delle case d’aste li valutarono a prezzi enormi e gli acquirenti furono ingannati. Tali inganni e falsificazioni non sono un caso isolato.

Infatti il 2016 è stato anche etichettato come “l’anno del falso” per la grande quantità di scandali di contraffazione artistica.

Mentre molti considerano la blockchain come una tecnologia dirompente che potrebbe avere un effetto trasformativo sulla nostra economia globale, devo concordare sulla sua versatilità. Devo ancora trovare un settore in cui non avrà un impatto considerevole, e il mondo delle belle arti è uno di quelli che potrebbe sfruttare la blockchain per risolvere alcuni dei suoi problemi.

L’attuale sistema di trasferimento delle opere d’arte soffre di una grande opacità che rende difficile la tracciabilità della provenienza e del movimento degli oggetti d’arte. La maggior parte delle transazioni è registrata ancora su carta, cosa che le espone ad una pletora di rischi – possono essere facilmente persi, distrutti, alterati o rubati.

Qui è dove la blockchain è particolarmente idonea per risolvere questi problemi. Come libro mastro distribuito, può essere utilizzata per fornire una banca dati immutabile e resistente alla censura riguardo i diritti di proprietà.

Infatti molte organizzazioni stanno cercando di sfruttare questa tecnologia nel rilascio di certificati di autenticità.

Una di queste organizzazioni è Verisart, che sta costruendo un registro mondiale permanente e decentralizzato sull’arte ed il collezionismo. La sua applicazione su cellulare può essere utilizzata dagli artisti per generare un certificato di autenticità e dai collezionisti per verificare la provenienza in tempo reale.

Ascribe e Monegraph sono altre startup che sono entrate in questo campo. Ascribe consente agli artisti di generare un certificato di proprietà per ciascuna delle loro creazioni. Ad ogni pezzo è assegnato un ID crittografico univoco da cui è possibile recuperare la sua storia completa.

Gli artisti possono quindi condividere il loro lavoro, ottenere visibilità su Internet ed utilizzare la blockchain per concedere autorizzazioni e generare ricavi.

Per quanto riguarda Monegraph, anch’esso utilizza la blockchain per verificare le risorse digitali. Gli artisti possono presentare l’URL delle loro creazioni online e ricevere un codice sulla blockchain, mentre il valore viene custodito in un wallet Namecoin.

Namecoin è un sistema open source decentralizzato per la registrazione e il trasferimento di chiavi/valori basati sulla tecnologia bitcoin. Utilizzando questo metodo che considera l’arte come una valuta digitale, gli artisti possono custodire i certificati di proprietà delle loro creazioni.

Monegraph, a sua volta, può individuare se una persona illegittima in futuro cercherà di rivendicare la proprietà delle creazioni registrate.

La capacità della blockchain di certificare la provenienza non solo ha attirato nuovi imprenditori, addirittura aziende di servizi come Deloitte hanno espresso il loro interesse per tale tecnologia.

“Il registro distribuito conosciuto come blockchain può tracciare il viaggio delle opere d’arte. Quando questa tecnologia viene utilizzata nel mercato dell’arte, tutti gli eventi nel ciclo di vita di un’opera sono registrati e rintracciabili. L’applicazione riguarda oggi una delle principali preoccupazioni nel mercato dell’arte, vale a dire, la fragile documentazione relativa alla provenienza e ai movimenti di un pezzo”, spiega Patrick Laurent, partner e leader tecnologico di Deloitte Luxembourg.

Deloitte ha costruito una piattaforma che consente a chiunque, dagli artisti alle gallerie e ai proprietari, di accedere ad un registro distribuito riguardante la provenienza e la storia degli spostamenti dei pezzi d’arte.

Soprannominato “ArtTracktive”, questo concetto di validazione convalida i movimenti sulla chain attraverso un consenso, riducendo così la necessità di chiamare in causa una terza parte.

L’iniziativa mostra come la tecnologia della blockchain possa risolvere le attuali problematiche legate all’autenticità e alla tracciabilità nel mondo dell’arte, andando a registrare la storia completa di un’opera in un ambiente sicuro e disponibile a tutti.

Sebbene la tecnologia della blockchain sia ancora nei suoi primi giorni ed i modelli di business siano ancora in fase di sviluppo, è molto probabile che la blockchain guadagnerà slancio tra quegli artisti che sono interessati ad ottenere un maggiore controllo sul loro lavoro ed essere compensati adeguatamente.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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  • Albert Nextein

    Semplifica molto.
    Ma vedo che i doganieri rimangono sempre.

  • faniarte

    Insomma se ho capito bene queste startup ci guadagnano sia da chi crea arte sia da chi l’acquista?
    Ma ancora non esiste chi scopre e promuove (sul serio) il VERO talento artistico.
    Magari forse esiste una startup di questo tipo e non ne sono a conoscenza.

  • Alex

    Curioso che sul blog non appaia nessun articolo sul vistoso calo che un pò tutte le croptovalute stanno registrando da qualche giorno a questa parte..ethereum in particolare…che ha perso oltre il 50% del proprio valore..

    • Ronf Ronf

      In effetti…

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