Costituzione italiana: perifrasi art.37 – donne e minori

Di JLS , il - 56 commenti

Non poteva mancare dal corano statalese la tutela della donna e dei minori sul lavoro. Si conferma ancora una volta in questo articolo, l’arroganza di un gruppo di potere su decine di milioni di persone ritenute incapaci di intendere e di volere, di difendersi e tutelare la propria dignità. Credo che la cosa più tragica e sottovalutata della costituzione sia proprio la concezione della persona umana su cui è basata. Una concezione contraria alle evidenze naturali della storia umana, del progresso e della civiltà. Una concezione autoritaria secondo la quale le persone, a parte votare e farrsi espropriare dal fisco, hanno bisogno in ogni aspetto della loro vita personale e sociale, di un intermediario che definisca e stabilisca ogni aspetto e condizione. La barzelletta di questa concezione è tutta concentrata nel fatto che questo intermediario è costituito a sua volta da individui provenienti dalla stessa popolazione incapace di intendere e di volere. Gruppo di “predestinati”, quand’anche per avere ricevuto delle preferenze elettorali, vengono come per incanto investiti di un mandato soprannaturale tale da renderli capaci di interpretare e soddisfare le esigenze e i bisogni di milioni di individui. Come ho spesso scritto e ripetuto la demokrazia è una vera barzelletta statistica e logica. Ecco a voi il sacro testo del corano statalese:

Art. 37
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Ricordo intanto che, quando qualcuno descrive e declama diritti che sono naturali, mascherandosi da tutore di questi diritti, è uno che se ne appropria e che ne può fare quello che vuole a seconda dei suoi fini.

Ora che le retribuzioni debbano essere uguali a parità di lavoro, è una contraddizione economica. Infatti un cliente non paga il lavoro, ma il risultato che egli ottiene da quella azienda di cui il lavoro è solo uno dei fattori produttivi.

Quindi se chi paga il lavoro tiene conto del valore dei beni e dei servizi che ottiene, e non della quantità di lavoro e del genere sessuale del lavoratore, la retribuzione può essere uguale solo se il valore prodotto insieme agli altri fattori della produzione (uno tra tutti la tecnologia utilizzata) è uguale e non perchè è scritto nella costituzione. L’enunciato quindi dell’art.37 suddetto, è un elemento di distorsione economica gravissimo. La tragedia è che non è affatto l’unico.

Quanto alla difesa della maternità e della tutela della donna nella sua funzione familiare, mi torna in mente il prof.Antonio Martino che nel suo “Liberalismo quotidiano”, scriveva che non basta proclamare una buona intenzione per vederla realizzata e soprattutto rispettata per sempre. Prova conclamata che la costituzione, se solo garbatamente la si considera è una raccolta di buone intenzioni e null’altro, sono gli esiti della prevista difesa costituzionale di donne con famiglia e bambini !! ( Leggere le statistiche ISTAT per capire: https://www.istat.it/it/archivio/famiglia ).

Sulla tutela del lavoro minorile, ho un piccolo aneddoto personale da raccontare: a partire dai 12 anni, ho trascorso tutte le estati a lavorare ora come magazziniere, ora come operaio di piccole aziende ed esercizi commerciali. Pattuivo già all’epoca da solo una paga giornaliera con il datore di lavoro, e l’orario. Ho passato così tutte le estati dalla scuola media alla laurea, facendo negli ultimi anni il responsabile di un villaggio turistico.

Dimenticavo !! la mia paga giornaliera non credo corrispondesse giustamente a quella di persone regolarmente assunte. Capii solo molti anni dopo, che uguale non poteva esserlo visto che il 50 o 60 % in più dato ai lavoratori regolari, serviva giusto per pagare i  fankazzisti che dalla costituzione in avanti si occupano dei diritti altrui senza esserne stati richiesti e avendo eretto a occupazione permanente questo business.

Da giovane, pardon da minore qual’ero all’epoca, non mi è mai successo nulla, non mi sono sentito sfruttato o truffato, e quello che guadagnavo lo utilizzavo per qualche sfizio o utilità che i miei non potevano concedermi.

Ma era un’altra epoca, in un paese ancora mezzo normale. Poi è diventata la cloaca a cielo aperto che conosciamo grazie alle regolamentazioni di tutto e su tutto, compreso il lavoro che in effetti non c’è più per nessuno. Il modo migliore per tutelare tutti !!

Le buone intenzioni rimangono, tutte concentrate nel corano statalese, tenetelo sul comodino e leggetelo tutte le sere. Analfabeti funzionali e imbecilli che non siete altro.

 

 

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