È molto probabile che la FED invertirà il suo piano di rialzare i tassi d’interesse


Come al solito i pianificatori monetari centrali sono ciechi di fronte alle conseguenze delle loro azioni. O per meglio dire, non possono prendere in considerazioni tutte le eventuali conseguenze delle loro azioni perché è umanamente impossibile. In virtù di ciò le conseguenze non intenzionali sono sempre dietro l’angolo quando si vuole controllare a tavolino un ambiente economico che non risponde alla volontà esclusiva di un manipolo d’individui. Con l’ennesimo rialzo dei tassi da parte della FED, sebbene non si possa effettivamente chiamare “rialzo”, l’economia statunitense già debole è assai probabile che cadrà in recessione. Data l’interconnessione sistemica a livello finanziario e bancario, tra TBTF e GSIB, un declino economico da un lato dell’oceano vuol dire automaticamente un declino economico anche da questo lato. Senza contare la precarietà in cui versa l’ambiente economico europeo e la fragilità del sistema bancario europeo. Il grosso problema in Europa è che la BCE è l’unica istituzione a comprare le obbligazioni sovrane dei vari stati europei, poiché senza i suoi acquisti mensili i rendimenti schizzerebbero alle stelle per quello che è diventato ormai pattume finanziario. Domanda: se la BCE doveva interrompere, o perlomeno rallentare, il suo programma d’acquisto di bond mensile a marzo, ma non l’ha fatto e ciononostante continua a ripetere la nenia della ripresa economica imminente, cosa farà in caso di contagio da una crisi proveniente oltreoceano? Quindi la BCE sta rischiando concretamente di dover affrontare una recessione senza prima aver “rialzato” i tassi. Senza contare che anche il Giappone sarà inondato da questa marea. Come ripeto spesso, i pianificatori monetari centrali possono aggirare le leggi economiche, ma non possono violarle. Alla fine i nodi vengono al pettine e, nonostante si sia riusciti più e più volte a calciare il barattolo in precedenza contro ogni probabilità, bisogna pagare il conto.
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di Thorsten Polleit

La teoria Austriaca del ciclo economico ci dice che l’iniezione di nuovi fondi creati dal nulla mediante prestiti bancari, provoca un boom artificiale; e che il rallentamento della creazione di crediti e denaro, per non parlare di un calo dei fondi mutuabili, trasforma il boom in bust. I dati più recenti sul prestito bancario negli Stati Uniti mostrano un notevole rallentamento sin dall’autunno 2016. È questo un segnale che ci dice che sono in agguato più problemi?

Non esiste una risposta facile a questa domanda. Varie forze sono al lavoro. Per quanto riguarda il lato dell’offerta, le banche potrebbero aver ristretto i loro standard di prestito a causa dell’aumento dei tassi di fallimento, limitando l’accesso a nuovi prestiti. Le banche possono anche vendere l’esposizione creditizia ad istituti non bancari quali, ad esempio, i fondi comuni di investimento, compagnie di assicurazione ecc. Entrambi gli sviluppi verrebbero effettivamente tradotti in un calo del livello degli aggregati del prestito bancario e quindi dei loro tassi di crescita.

Lo stesso vale se e quando le banche rivalutano il loro portfolio di titoli in presenza di tassi d’interesse più alti. Secondo una contabilità “mark-to-market”, un aumento dei tassi d’interesse riduce il valore attuale dei flussi finanziari provenienti da, ad esempio, obbligazioni societarie e sovrane. Se e quando questi titoli sono inclusi negli aggregati del credito bancario, il loro prezzo di mercato ridotto si mostrerebbe anche in una diminuzione del tasso di crescita di questi aggregati di prestiti.

Per quanto riguarda il lato della domanda, le società possono astenersi dall’emettere nuovo debito perché, a causa di forti guadagni, sono piene di soldi. È inoltre possibile che le società preferiscano emettere strumenti di mercato monetario piuttosto che accendere nuovi prestiti bancari. Ma ancora una volta, entrambi gli sviluppi si rifletterebbero nei tassi di crescita dei prestiti bancari.

In ogni caso, l’analisi degli sviluppi del credito bancario ci ricorda che l’economia statunitense è dipendente dall’afflusso di nuovo denaro e credito creati dal nulla. Questa è la linfa vitale che sorregge il boom che, in primo luogo, è stato messo in moto dalla politica monetaria allentata della FED. Questo approccio può essere osservato nel grafico seguente, il quale mostra il credito bancario statunitense e l’indice azionario S&P 500 sin dai primi mesi del 1990.

Da una parte, i prezzi delle azioni sono stati spinti verso l’alto grazie all’aumento della produttività e alla crescita degli utili. Dall’altra parte, l’iniezione di nuovi fondi creati dal nulla tramite prestiti bancari ha fatto salire i prezzi, compresi quelli delle azioni. E non solo. La manipolazione al ribasso del tasso d’interesse da parte della FED ha anche incoraggiato modelli di business che possono sopravvivere fintanto che i tassi di prestito rimangono bassi, o scendono ulteriormente nel tempo.

Questo perché l’emissione di nuovi fondi attraverso la creazione di credito, spinge il tasso d’interesse di mercato al di sotto del livello che avrebbe dovuto raggiungere se non ci fosse stato un aumento di denaro e credito dal nulla. La distorsione del tasso d’interesse induce le imprese ad intraprendere progetti d’investimento che non sarebbero stati intrapresi se i tassi d’interesse non fossero stati manipolati, e possono sopravvivere economicamente solo se i tassi d’interesse rimangono artificiosamente bassi.

Ludwig von Mises ha riassunto in modo succinto la lezione inevitabile da trarre dalla teoria Austriaca del ciclo economico:

Il movimento ondulatorio che colpisce il sistema economico, la ricorrenza dei periodi di boom che sono seguiti da periodi di depressione, è l’inevitabile esito dei tentativi, ripetuti di nuovo e di nuovo, di abbassare il tasso d’interesse lordo di mercato mediante l’espansione del credito.

È la FED che causa una ripetizione dei cicli boom e bust. Innesca un boom attraverso la sua politica monetaria allentata. Nel tentativo di fermare l’eccesso che ha creato, la FED ad un certo punto trasforma il boom in bust. Per combattere il bust torna ad una politica monetaria allentata. Il risultato non è solo un’economia volatile, ma anche un insostenibile accumulo di quantità sempre maggiori di debiti da parte dello stato, dei consumatori e delle imprese — rendendo il bust finale estremamente costoso.

Come se ci fosse una certa gioia nella ripetizione, la FED ha nuovamente intrapreso un ciclo di “rialzo” dei tassi, suggerendo infatti che ci sono difficoltà lungo la strada: guardando al passato, la FED ha rialzato i tassi al punto in cui ha fatto crollare l’economia alimentata da un boom indotto dal credito, provocando un grande dolore per l’economia e il sistema finanziario. È giusto però dire che nessuno sa veramente cosa accadrà questa volta.

Anche se la FED riuscirà a mantenere l’attuale boom ed a spingere i prezzi delle azioni e delle abitazioni, l’investitore avveduto dovrebbe ricordarsi che un boom sarà ad un certo punto seguito dal bust; e sarebbe davvero miope, per esempio, estrapolare le ultime performance esuberanti del mercato azionario e degli investimenti.

La teoria Austriaca del ciclo economico è questa: o il boom continua e i tassi d’interesse continuano a rimanere a livelli molto bassi, o i tassi d’interesse tornano alla normalità e il boom si trasforma in bust. Tuttavia un boom duraturo, accompagnato dal ritorno a tassi d’interesse normali, è lo scenario meno probabile. Se la FED ha imparato qualcosa dal suo passato più recente, non sarebbe sorprendente se i tassi d’interesse rimarranno più bassi per più tempo.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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  • ZeitGeist80

    guardare alla questione della manipolazione del tasso senza legarla all’ andamento del QE puo’diventare fuorviante.. come al solito il problema e’ aver usato queste due armi contemporaneamente ed essere arrivati sulla soglia del prossimo “bust” senza aver ricaricato la cartucciera. Dal mio modesto punto di vista la strada del rialzo dei tassi verra’ comunque intrapresa dalla FED ed e’ anche abbastanza ovvio che lo fara’ ad un ritmo comunque piu’ blando rispetto a quello preannunciato… questo perche’ sanno che la cartucciera va caricata con munizioni “vere”. Il vero nodo a mio parere sta’ cosa decideranno di fare nel frattempo le varie banche centrali i programmi di QE e qui ho veramente paura che creeranno i presupposti per la VERA catastrofe… non smetteranno ne tantomeno ridurranno i programmi di acquisto. A quel punto la realta’ economica intesa in senso tradizionale verra’ a tal punto distorta che faccio anche fatica a prevederne le conseguenze. Certo e’ che creare vero valore attraverso attivita’ produttive e/o intelletuali diventera’ praticamente impossibile, la sperequazione nella distribuzione di denaro aumentera’ e le popolazioni anche del mondo occidentale cadranno in vera miseria. Se qualcuno fa fatica ad immaginare tale scenario non c’e’ bisogno che vada in Nord Africa, basta raggiungere la Grecia e se Atene non bastasse farsi un giretto nell’ interno.

    • Ronf Ronf

      Insomma, stiamo tornando al Medioevo o comunque all’Italia di fine Ottocento

      • ZeitGeist80

        Si, in un certo senso e’ la fine della modernità’ entusiasticamente intesa. E’ un medioevo postmoderno in cui i popoli tornano ad essere schiavi da un lato del capitale “virtuale” e malamente distribuito, dall’ altro della deflazione tecnologica.

    • Fabrizio de Paoli

      Vorrei un tuo commento su questa mia interpretazione:
      La creazione di nuovo denaro al momento riguarda il mercato virtuale bancario ed azionario, è lì che finisce, provocando un’inflazione su “valori” però virtuali: una bolla è inflazione azionaria, serve per l’immagine, ma più andiamo avanti e più l’immagine virtuale si separa dalla realtà di main street. Per questo agire sulla domanda non sta più funzionando.
      Sui tassi d’interesse idem, perché fossilizzarsi sui tassi che fanno salire o scendere quando i prestiti non arrivano più a main street? E meno male, aumenta lo collegamento tra economia reale e virtuale.
      Quei soldi servono al sistema virtuale per evitare che la sua immagine collassi.
      Ma tanto collassa lo stesso se main street e scollegata.

      Quello che invece secondo me è ancora più grave è il dirigismo economico che avviene, non con l’immissione di moneta o la manipolazione dei tassi, lì è solo questione di tempo ma le cose si riequilibrano, ma dicevo è gravissimo il voler dirigere con obblighi e divieti il naturale svolgersi della produzione.
      Ci sono vari modi per ammazzare il mercato: qe, tassi, leggi e tasse, e secondo me i primi due sono ormai inefficaci.
      Forse sono eccessivamente ottimista, ma potrei quasi considerarlo come un segnale positivo il fatto che agire sulla carta non abbia più effetto nel concreto.

      • ZeitGeist80

        Non starei a separare in maniera stagna l’ economia finanziaria da quella reale. La prima e’ un derivato della seconda ma Qe e manipolazioni dei tassi hanno alterato le proporzioni naturali. D’ altronde se pensi che i valori in gioco nei mercati finanziari non siano altro che una proiezione nel futuro dell’ economia reale di oggi capisci come l’ effetto moltiplicatore del Qe abbia portato ad avere valori nelle borse totalmente sconnessi/gonfiati dai fondamentali che invece attendono all’ economia reale. Non penso che oggi come oggi Qe e manipolazione dei tassi non abbiano più’ influenza sugli andamenti reali dell’ economia, anzi.. ne hanno troppa! Il segno e’ il fatto che sistemi pachidermici e totalmente inefficienti sono ancora “artificialmente” in piedi quando invece in una sana economia di mercato sarebbero falliti da un pezzo. Il dirigismo economico come lo chiami tu non e’ altro che una riesumazione in salsa mainstream della pianificazione economica cara ai vecchi modelli marxisti. Semplicemente e’ il concetto del “too big ti fail” elevato all’ ennesima potenza dove le elite dirigenziali di man in mano che il sistema collassa tengono a privilegiare/salvare i sistemi più’ indebitati e clientelari solo perche’ si teme l’ effetto sistemico dovuto ad un loro eventuale fallimento. Peccato che ciò’ non abbia creato nulla di più’ che un enorme azzardo morale in cui il buco del debito, invece che restringersi, si e’ elevato esponenzialmente.

        • Fabrizio de Paoli

          Concordo con i meccanismi che descrivi, quello che intendevo dire è proprio il fatto che, secondo me, economia finanziaria e reale si stanno separando sempre più, specialmente nel piccolo e se quella finanziaria è destinata nel tempo a morire, o perlomeno a ridimensionarsi drasticamente, quella reale sopravvivera’ irrobustita dalle selezioni naturali che nel frattempo sono avvenute e ripulita da tutte quelle attività inutili indotte da una economia finanziaria illusoria.

  • what you see is a fraud

    Bank Of Italy Warns Citizens Against “Creating Your Own Currency”

    La banka d’Italia avvisa i cittadini di non creare la loro moneta !

    http://www.zerohedge.com/news/2017-07-17/bank-italy-warns-citizens-against-creating-your-own-currency

  • what you see is a fraud

    Il fatto che l’economia e’ legata alla guerra perpetua e’ certamente provato . Ma come fa uno stato che ha le mani in pasta in molti casini nel mondo a sopravvivere ? Semplice ! nasconde le bare dei morti .
    Come sostenere la guerra perpetua ? Facile ! Nascondere i corpi .
    How to Sustain Perpetual War? Easy: Hide the Bodies
    http://www.informationclearinghouse.info/47465.htm

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