Etica del lavoro e l’arte dell’essere insostituibili


di Francesco Simoncelli

Il tempo stringe, ma la maggior parte delle persone non se ne rende conto, confidando di poter rimandare nel tempo gli obblighi che si ritrova davanti. Quando si è giovani, infatti, si tende a guardare al tempo in modo diverso. Si è orientati al presente. Si pensa, quindi, di avere tutta la vita davanti per decidere circa questioni importanti. In un lampo passano 10 anni e ci si ritrova di nuovo con queste scelte pendenti che richiedono una decisione. Sono pochi i giovani che comprendono il valore effettivo del tempo, ovvero, sono pochi i giovani orientati al futuro. Qualcuno riesce ad essere l’eccezione a questa regola quando coltiva i propri talenti in giovane età, ma è davvero raro vedere una cosa simile riguardo il denaro.

Il tempo è una componente importante della nostra vita. Prima impariamo questa lezione, prima possiamo sfruttare questa conoscenza per diventare ricchi passo dopo passo. Poco a poco. È questa la strategia per sedimentare una consistente quantità di denaro per vivere i nostri anni di pensione nel modo più sereno possibile. Questa bassa preferenza temporale, la quale predilige un accumulo di capitale lento e costante nel tempo, tiene conto di come la parsimonia giochi un ruolo fondamentale nella nostra vita, a differenza di un’alta preferenza temporale che invece richiede soddisfazioni immediate. La prima è una visione orientata al futuro, la seconda orientata al presente.

Quella persona che è disposta a posticipare le spese presenti in cambio di guadagni futuri, avrà a disposizione la possibilità di poter accumulare capitale e si ritroverà in una posizione di vantaggio. Colui che invece preferirà spendere adesso, negherà a stesso la possibilità di guadagni futuri. Al di là di qualsiasi investimento (azzeccato o meno), l’accumulo di capitale è la strategia che ha permesso agli individui di sperimentare quella crescita sensazionale che ha aperto all’Occidente le porte del benessere. Il XIX secolo è stato stupefacente per la crescita dell’essere umano, in un batter d’occhio le classi più povere si ritrovavano a poter accedere a beni che  in precedenza erano accessibili solo alle classi privilegiate. Fu, in sostanza, l’accumulo di capitali ad influire su questa trasformazione della società, i quali misero a disposizione delle persone gli strumenti per avere successo nella vita.

Sebbene sia un requisito cruciale, non basta solo questo. Per avere successo ed avere denaro c’è bisogno di un piano, disciplina e passione. Perché? Perché quando si parla di denaro la maggior parte delle persone è orientata al presente. È scarsamente interessata a risparmiare. È scarsamente interessata a rispettare i piani. C’è bisogno di auto-disciplina; c’è bisogno di una conoscenza di cosa si sta facendo. Quest’ultima caratteristica non è così largamente diffusa come qualcuno può pensare. La scuola, ad esempio, insegna tante cose tranne quelle di base: configurazione del proprio scopo e gestione del tempo. Essenziali nella vita, ci aiutano a far germogliare le nostre capacità in modo da poter essere il più affidabili possibile. La divisione del lavoro, infatti, è stata la quintessenza del nostro successo come specie, elevando in tal modo i nostri standard di vita mentre elevavamo le nostre capacità. Divisione del lavoro significa anche responsabilità. Significa potersi fidare del prossimo. Significa assegnare un compito ad un individuo ed aspettarsi che egli lo porti a termine nei termini temporali e pecuniari concordati.

Malgrado queste parole possono sembrare banali, la maggior parte delle persone la maggior parte delle volte fallisce nell’adattarsi a queste aspettative. Soprattutto ad una: svolgi un compito senza essere monitorato e senza che ti venga ricordato. Gli impiegati sotto i 30 anni falliscono spesso nel conformarsi a questa aspettativa. Qualunque giovane, invece, soddisferà i requisiti sopra elencati, avrà un netto vantaggio rispetto ai suoi pari. Sarà difficile competere con lui. Se poi ci aggiungiamo la passione, abbiamo un cocktail esplosivo che renderà la persona in questione non solo determinata, ma anche non rimpiazzabile.

Potete scordarvi di apprendere tutto ciò su un banco di scuola. Potete scordarvi di apprendere tutto ciò in una qualsiasi aula universitaria. Le normative statali precludono ai giovanissimi di accedere al mondo del lavoro fino all’età di 18 anni. A quel punto la maggior parte dei ragazzi ha in mente principalmente concludere la propria carriera scolastica. Non ha un’etica del lavoro. Non ha sviluppato una sensibilità alla pratica. Inoltre ci sono le normative statali assurde che scoraggiano le aziende ad offrire lavoro a chi ha poca pratica e dimestichezza col mondo del lavoro, per non parlare di offrire una paga “eccessivamente” bassa. In questo contesto i giovani, non avendo sviluppato un’etica del lavoro e non avendo coltivato il proprio piglio imprenditoriale, si ritrovano in balia degli eventi, scoprendo d’aver studiato per niente.

E se hanno contratto debiti per poter studiare? Sarà molto più dura emanciparsi dalla famiglia e crearne una loro.

SOVRABBONDANZA DI DIPENDENTI, CARENZA DI IMPRENDITORI

Ogni volta che lo stato s’intromette nelle meccaniche del mercato, alterando una determinazione onesta dei prezzi, esso crea carenze e sovrabbondanze artificiali. Come cerca di risolverle? Con gli stessi strumenti che hanno creato il problema in primo luogo. Di conseguenza non sorprende se sin dal 2008, ad esempio, il mercato del lavoro nei vari Paesi del mondo sia diventato ingessato a causa di una selva intricata di normative e controlli dei prezzi. Le promesse politiche si basano principalmente sulla creazione di posti di lavoro, ma la domanda è: che tipo di lavori? Sono utili? Nessuno se lo chiede. Ma nel frattempo le risorse economiche scarse vengono sprecate, e in quanto scarse, non possono essere replicate dal nulla.

L’insostenibilità di tale situazione porterà la società a dover affrontare un dilemma che ormai pende sulla sua testa da molto tempo: reinventarsi oppure depletare completamente il bacino della ricchezza reale? A livello micro, è lo stesso dilemma che deve affrontare un qualsiasi lavoratore. La passività con cui si affaccia al mondo del lavoro, non gli permette di percorrere strade alternative a quella del dipendente. Questo fondamentalmente perché la scuola dell’obbligo trasmette all’alunno obbedienza, mentre smorza la creatività e la produttività. Al contrario, il mondo del lavoro premia la creatività e la produttività, perché diversamente della soddisfazione di regole arbitrarie ed evanescenti ne esiste una fondamentale che nessuno può cambiare: si è creato valore?

Il consumatore è il re, di conseguenza creare valore ed anticipare quanto più accuratamente la sua domanda diventa lo scopo fondamentale alla base delle produzione. C’è bisogno di flessibilità, quindi, non rigidità. E ciò si rispecchia anche nella conduzione del lavoro, poiché non rispettare la flessibilità significa perdere denaro e questo a sua volta significa fallimento. Il licenziamento fa parte del gioco, ma anche la possibilità di abbandonare un lavoro che non rappresenta adeguatamente la propria indole produttiva. La scuola, invece, non permette agli alunni di abbandonarla. L’uso della forza è rigidamente concepito per affossare l’individualità e fondere la personalità degli alunni in quella che può essere definita una mentalità da branco.

Cosa c’è da scoprire durante una lezione? Qual è lo stimolo per gli studenti a migliorarsi a parte prendere un buon voto? Che dire di quelle materie che stonano con l’indole di determinati studenti? Impossibile rinunciarvi e sebbene esso eccella in altri campi, quelli in cui non è brillante lo penalizzano oltremodo togliendo tempo a quei campi che più s’intonano con la sua curiosità. La scuola non ricerca il miglioramento, ricerca la standardizzazione. Non è una questione di “lasciare indietro” chi ha difficoltà, è una questione di permettere ad ogni individuo di occupare quella nicchia che più si adatta alle proprie esigenze e capacità. Rompere gli schemi non è concepito all’interno delle aule scolastiche, mentre invece è altamente remunerato all’interno del mondo del lavoro e delle imprese. Pensare all’impensabile e scommetterci non è tollerato nelle scuole, sarebbe come un insulto nei confronti degli insegnanti e delle regole.

Non è concesso uscire dai margini, sviluppare le proprie abilità e metterle a disposizione del prossimo. Tutte le abilità devono essere vagliate dagli insegnanti e messe a loro disposizione, come se una sola persone fosse tanto onnisciente da decretare in una manciata d’anni le capacità reali di un singolo individuo. Infatti loro travisano il loro ruolo. Non fungono da guida, bensì da comandanti supremi di un ordine di dubbia utilità.

Fortunatamente non tutte le scuole sono così. Le scuole parentali, o homeschooling, e le scuole Montessori, ad esempio, rappresentano una valida alternativa al lugubre ambiente incarnato dalla scuola pubblica obbligatoria.

SIETE SPACCIATI?

Sebbene la scuola dell’obbligo faccia enormi danni per quanto riguarda l’etica del lavoro degli individui, coloro che escono da suddetto tritacarne non sono spacciati. Bensì, seguendo i consigli forniti in questo articolo, possono riprendere in mano le redini della loro vita e trasformare una situazione potenzialmente irreparabile in qualcosa di più interessante ed entusiasmante. È chiaro che sia impossibile sviluppare un’esperienza lavorativa leggendo semplicemente un articolo, è invece possibile sviluppare una mentalità che acceleri il processo di apprendimento. In primo luogo, come si diceva nella sezione precedente, il lavoro rappresenta uno scambio: il lavoratore pone maggior valore sui soldi con cui viene pagato, mentre l’imprenditore pone maggior valore sul lavoro dei lavoratori piuttosto che sul denaro con cui li paga (perché ritiene di poterne fare di più in seguito una volta che la sua idea prenderà forma).

È una questione di soggettività, e laddove le volontà di entrambe le figure di mercato (lavoratore e imprenditore) si intersecheranno, avremo come risultante un accordo. Il lavoratore lavorerà per una determinata paga e l’imprenditore si impegnerà a fornirgliela in cambio dei suoi sforzi. Alla base di questo processo c’è fondamentalmente una regola: creare valore affinché si possano soddisfare al meglio i desideri dei consumatori. Quindi un lavoratore, se vuole veder aumentare la propria paga, deve impegnarsi a contribuire maggiormente alla creazione di suddetto valore. Più la propria produttività, e quindi il proprio ruolo all’interno dell’azienda, diventa cruciale, più si diventerà indispensabili e difficili da sostituire, più si otterrà una paga maggiore.

A tal proposito, infatti, è meglio iniziare accettando paghe basse. Non solo perché la propria esperienza è ai minimi ancora, ma perché in questo modo c’è più possibilità di essere assunti. Inoltre questo aspetto permette al lavoratore di venire classificato tra i ranghi bassi dello staff, così nel caso di tagli è più probabile che mantenga il lavoro. Ma più di tutto una paga bassa vi permette anche di tenere inizialmente bassi i vostri standard di vita, in modo da poter accettare più a cuor leggero eventuali nuovi lavori che possono offrire una prospettiva migliore.

Poi è importante stimolare la propria creatività. Farsi venire idee. Ricordo quando ero un ragazzino e il pomeriggio mio padre doveva portarmi con sé all’officina in cui lavorava. Spesso la noia s’impadroniva di quei momenti, rimanendo a ciondolare su uno sgabello. Ciononostante non mi sfuggiva il fatto che lui, indaffarato con le varie cose da fare, ogni tanto aveva difficoltà a fare tutto da solo. Allora la prima cosa che feci fu guardare come completava i lavori più semplici. In seguito, quando mi lasciava a guardia dell’officina perché aveva questione da sbrigare fuori città, io prendevo la palla al balzo e lo aiutavo in quei compiti più semplici e che gli avrebbero portato via tempo prezioso per compiti più complessi.

Certo, all’inizio sbagliavo, ma piano piano ho appreso i rudimenti alla base di quei compiti. Man mano che acquistavo abilità, passavo anche ad altro (es. spazzare per terra, mettere in ordine gli attrezzi da lavoro, ecc.). Più mi guardavo intorno, più vedevo che c’erano nuove cose da fare. Questo perché le cose da fare sono infinite, e scovarle stimola il proprio piglio imprenditoriale. Non solo, ma permette agli individui di inserire nel proprio bagaglio lavorativo abilità che in futuro potrebbero tornare utili. Oltre all’atteggiamento mentale, si acquisisce anche praticità in campi diversi.

Oltre a ciò, mettiamo che veniate promossi. A chi dovete il vostro successo? Interamente a voi stessi? Assolutamente no. La migliore “arma” con cui l’essere umano è sopravvissuto alle avversità della natura ed è prosperato, è stata la cooperazione. Questo significa che una eventuale promozione dipende anche dai colleghi. Mantenere buoni rapporti ed essere accondiscendenti con loro significa coltivare la propria possibilità di avere successo. Non c’è cosa peggiore che essere promossi e ricoprire un ruolo solo per il titolo e non per merito. Infatti il corollario alla precedente regola, soddisfare il cliente, è il seguente: soddisfare le esigenze dei colleghi. Essere rispettati ed apprezzati è cruciale in un ambiente lavorativo, perché questo crea sinergia tra gli individui e in questo modo è possibile migliorare esponenzialmente la produttività dell’azienda.

Quindi val la pena ricoprire un ruolo inferiore, ma nel frattempo intessere buoni rapporti col resto dei lavoratori. Purtroppo, però, le cose non vanno sempre così e spesso il proprio successo può essere causa d’invidia o risentimento. In questo senso è sempre meglio avere un occhio al mercato, in modo da avere opportunità nel caso in cui le cose andassero male, senza adagiarsi completamente su un singolo lavoro. Nel malaugurato caso in cui si arrivasse al licenziamento, non mostrate rabbia o risentimento. Anzi, ringraziate per l’opportunità avuta e per le cose apprese.

La maggior parte delle volte non ci si aspetta una reazione simile e potreste sfruttare i dirigenti per ottenere buone referenze altrove. Se il motivo deriva dall’invidia altrui, allora un atteggiamento magnanimo potrebbe mettere in discussione la decisione dei dirigenti. Qualunque sia la ragione non è la cosa peggiore che vi possa capitare, in realtà, è un’occasione per mettersi alla prova.

Questo vuol dire coltivare uno dei capitali più preziosi e scarsi al mondo: il capitale umano. Val la pena prendersene cura e riversarci tempo, forze ed energie. È una delle cose più importanti della vita, non solo per ottenere un buon lavoro, ma soprattutto per diventare una persona straordinaria nel processo.

CONCLUSIONE

Quanto prima riuscirete a sviluppare un’etica del lavoro, tanto velocemente diventerete una risorsa preziosa per le imprese che cercheranno lavoratori. Questo perché la produttività sarà una spinta automatica, insita nella vostra indole; la ricerca dell’eccellenza non vi porterà via un solo minuto di sforzo, permettendo al desiderio di migliorarsi di diventare il perno della propria insostituibilità.

Apprendere, affinare e fare propria questa etica è la cosa migliore che potete coltivare durante la vostra vita. Non importa quale sia il tipo di lavoro svolto, essa si applica a tutti. In questo modo avrete un vantaggio rispetto ai vostri colleghi o agli imprenditori concorrenti. I rendimenti, sia dal punto di vista umano che dal punto di vista pecuniario, saranno sensazionali.

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