Se non archiviamo per sempre Prodi e Berlusconi, tanto vale arrendersi. E non lamentarsi più, però

Di Mauro Bottarelli , il - 184 commenti


Che l’Italia sia nella merda, non sono certo io a dovervelo dire. Basta alzarsi al mattino e vivere una giornata tipo per rendersene conto: burocrazia, mercato del lavoro, costo della vita, salari, servizi, tassazione, sicurezza. Ogni voce, una criticità presente. Ci sono poi i dati macro, debito alle stelle, sistema bancario zavorrato da sofferenze, prestiti allegri agli amici degli amici, rubinetto praticamente chiuso per famiglie e imprese, nonostante la messe di denaro della BCE e indigestione di titoli di Stato a bilancio. Ora, poi, l’emergenza migranti, il peso del salvataggio delle due banche venete e il DEF che ci attende in autunno, con la spada di Damocle dell’aumento dell’IVA ,in caso non si scongiurino le clausole di salvaguardia sui conti.

La politica, poi, è in fibrillazione. Il PD che doveva essere pacificato dal voto per il nuovo segretario è precipitato nel Vietnam delle fazioni del post-amministrative, il centrodestra appare spaccato tra fronte moderato e quello populista-sovranista, 5 Stelle in perenne crisi di identità su molti argomenti, falcidiati da impreparazione e sindaci nel mirino e, soprattutto, dal dogma del “dialogo con nessuno” che è un limite, non una dimostrazione di forza. Ieri sera a un festival sul Garda, è andata in onda una sorta di prova tecnica di coalizione fra esponenti di punta del Carroccio e Luigi Di Maio ma, a detta degli stessi protagonisti, parlare di alleanza allo stato attuale è fantascienza. Tutt’intorno si agitano da un lato la sinistra-sinistra che tenta di federarsi sotto l’ala taumaturgica dell’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia e i gruppuscoli centristi, in primis “Alternativa popolare” di Angelino Alfano che cercano qualche seggio sicuro, ancor prima della loro ragion d’essere.

Un gran casino, insomma. Tanto che oggi la sinistra italiana si riunirà in due piazze differenti, quasi a sfidarsi, più che ad annusarsi e cercare una mediazione: Matteo Renzi e i suoi fedelissimi a Milano alla convention dei circoli PD e la sinistra scissionista di Bersani e D’Alema insieme a quella di Fratoianni e Scotto a Piazza Santi Apostoli a Roma per cercare di creare i presupposti della federazione. Ma, attenzione, perché in piazza con Pisapia a Roma ci sarà anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, competitor di Renzi alle primarie PD, il quale nel confermare la sua adesione ha sottolineato come “Renzi deve dimostrare di essere lui il leader dello schieramento”. E chi appare il gran manovratore della fronda anti-Renzi esplosa furiosa dopo la sconfitta alle amministrative? Romano Prodi, protagonista negli ultimi giorni di un duro faccia a faccia con Matteo Renzi, il quale gli ha detto chiaro e tondo di spostare la sua “tenda” un po’ più distate dal PD: in parole povere, levati dai coglioni, il tuo tempo è andato e il partito lo guido io, primarie docet.

Per quanto non lo sopporti minimamente, in questa battaglia io sto con il segretario PD. Così come, sul fronte opposto, sto con Matteo Salvini, Raffaele Fitto, Giovanni Toti e Giorgia Meloni. Perché, per quanto confuso come voi di fronte al dedalo che è la politica italiana, ho maturato una certezza: finché non mandiamo in pensione, definitivamente, Silvio Berlusconi e Romano Prodi, siamo destinati al declino totale e assoluto. Occorre archiviarli. Superarli. Per capirci, mandarli a cagare una volta per tutte. E lo dico a ragion veduta e in punta di stratta cronaca, come dimostrano la prima pagina di “Repubblica” di oggi e le tabelle relative al sondaggio Demos che il quotidiano romano pubblica con grande evidenza. Non a caso, proprio oggi.


Romano Prodi, occorre dirlo chiaro fin da subito, è molto peggio del Cavaliere, perché più subdolo. E’ stato in naftalina per il ciclo politico a guida PD, ancorché con governi tecnici e di larghe intese e si è ricostruito una verginità di centrosinistra reale, facendo convegni, scrivendo editoriali da padre nobile dell’Ulivo sui giornali, partecipando raramente a talk-show in base alla legge morettiana del “mi si nota di più se vado o se non vado” e poi, quando il referendum del 4 dicembre scorso è deflagrato, eccolo ritornare sulla scena, quasi evocato da quella parte di sinistra a cui la leadership di Renzi sta stretta ma che da sola non è in grado nemmeno di organizzare una partita di calcetto, a livello di numeri elettorali. Ha scritto un libro, “Il piano inclinato” che è un palese manifesto politico e programmatico per una nuova stagione del centrosinistra, di fatto un nuovo Ulivo ma ha continuato a negare. “Sono solo suggerimenti, consigli politici”, bofonchia con quella sua voce bassa e lenta da prevosto di campagna, rassicurante come una coperta e infido come una coltellata alle spalle.

“Sono felice a fare il nonno”, ha dichiarato non più tardi di due settimane fa, quando già stava tramando nell’ombra, leccandosi i baffi per la debacle alle amministrative che avrebbe indebolito il leader del PD e aperto spazi politici in cui infilarsi, ovviamente come deus ex machina, mica come magut. Ora, al netto delle stronzate sesquipedali compiute dal suo governo, pensate davvero che la risposta agli errori di Renzi sia Prodi, l’uomo che ha svenduto l’Alfa di Arese come fosse roba sua? L’uomo che ha regalato l’Italia in conto vendita da presidente dell’IRI, l’uuomo che è stato politicamente in piedi per mesi e mesi a dispetto dei santi solo con accozzaglie partitiche che ci hanno regalato al governo i Mastella, i Bertinotti e i Cossutta, i Lamberto Dini e che ora vorrebbe riproporci, visto che la sua proposta odierna è quella di una legge elettorale che favorisca gli accorpamenti per avere un governo stabile?

E’ forse Prodi l’uomo del fair play che manca alla politica italiana, uno così pieno di sé dopo la tornata elettorale della primavera 2006, di fatto pareggiata, da non concedere all’opposizione nemmeno la prassi della presidenza di un ramo del Parlamento? Vogliamo parlare del suo contributo in seno alla Commissione Europea alla creazione del Leviatano attuale? I giardinetti con i nipoti mi paiono la destinazione migliore, stante il destino già abbastanza segnato del nostro Paese, cui lui ha attivamente partecipato al declino assoluto, prima da boiardo di Stato – anche se lui preferirebbe la definizione di grand commis – e poi da primo ministro.

Silvio Berlusconi, ancorché meno subdolo, ha compiuto la medesima scelta: attendere nell’ombra e poi cercare di riprendersi ciò che i traditori eletti sotto il suo nome e poi andati altrove, gli hanno tolto con la decadenza legata alla legge Severino. Oggettivamente, il Cavaliere è stato massacrato da una magistratura che verso altre angolazioni politiche è risultata negli anni strabica e anche quanto accaduto con lo spread nel 2011 merita una nota a parte ma è stata la sua azione politica a screditarlo, in primis la gestione da separati in casa dell’economia che aveva con Giulio Tremonti. Berlusconi non è un politico, è un venditore di pentole. Bravissimo. Ha rivendicato ia sua paternità sull’accordo di Pratica di Mare per anni, quando quello stesso accordo tra NATO e Russia si è visto a cosa abbia portato in concreto, se ragioniamo in base agli equilibri dei giorni nostri: fuffa buona per le photo-opportunities.

Vuole essere statista ma sa da solo che sarà ricordato per le mignotte alla villa di Arcore, per la nipote di Mubarak, per la corte dei miracoli di cui si è sempre contornato con somma disperazione della figlia Marina, per il divorzio miliardario dalla moglie proprio a seguito dell’eccesso di puttanaggine al suo cospetto. Ha mandato libri fotografici a casa, si è fatto ospitare in qualsiasi trasmissione del globo terracqueo, ha firmato “contratti con gli italiani” in televisione come si firma per una petizione contro le cacche dei cani, ha giocato malissimo le sue carte in Europa con il suo fare da giullare, le sue battute, il suo “ghe pensi mi”, il suo far attendere la Merkel in piedi davanti ai fotografi, perché doveva finire la telefonata con Erdogan: poi, tutte queste stronzate si pagano.

Perché o hai la forza del grande leader con un grande Paese alle spalle oppure devi basarti su alleanze, se puoi vantare come unico regno Arcore e il suo agglomerato di sgallettate del bunga-bunga. Il problema è che quando ha pagato, pesantemente e con tanto di risolino di scherno di Merkel e Sarkozy, il prezzo l’ha fatto pagare a tutto il Paese, regalandoci lo spread a 575 e poi Mario Monti e il suo loden. Lui ha perso l’ego, noi ci abbiamo rimesso il culo. E lo stesso vale per l’altra vanteria di politica estera, ovvero il fatto di essere stato l’unico ad essersi opposto fino all’ultimo all’attacco contro Gheddafi: alla fine, però, ha ceduto e non ha denunciato pubblicamente le pressioni indebite dell’allora presidente, Giorgio Napolitano. Non certo per amore del rais di Tripoli o in odio alla follia geopolitica a guida francese che si stava compiendo ma per restare in sella, perché senza politica i suoi interessi privati erano in pericolo. Un pericolo chiamato mercato.

Lui che si definisce liberale a ogni piè sospinto ma che ha sempre usato Palazzo Chigi come polizza assicurativa per i beni di famiglia. Ora, con la possibilità che la Corte europea gli ridia la candidabilità il 22 novembre , eccolo giungere come sabotatore del nuovo centrodestra. Lepenista, populista, massimalista. Ma nato senza di lui tra le palle, troppo impegnato a scontare l’affidamento ai servizi sociali, a evitare che Bollorè lo mettesse in mutande su Premium o a dare il latte agli agnellini della Brambilla. Il suo terrore è proprio un’alleanza Lega-5 Stelle che lo tolga di mezzo e che veda una buona parte di Forza Italia, capitana da Giovanni Toti, abbandonare il veliero azzurro, oggi saldamenti nelle mani di gente come Brunetta o Gasparri.

Punta tutto sul voto, sperando in un Nazareno 2.0 che lo mantenga in auge, lui e il suo ego ipertrofico. Posso dare solo un consiglio non richiesto ai due Mattei: non cedere alle lusinghe del passato, per Renzi addirittura doppie, perché pronte a incastrarlo sia da destra, sia da sinistra. Perché, attenzione, i due hanno fatto più danni della grandine, pur presentandosi come un misto tra Cavour e Churchill ma sanno vendersi benissimo e la tornata delle amministrative ce lo dimostra: Berlusconi con una settimana di tour televisivo ha imbonito come non mai e Romano Prodi ha logorato ai fianchi il PD come solo un pugilato consumato sa fare. Per quanto sia il centrosinistra che il centrodestra non mi paiano una risposta alle esigenze gravissime del Paese, certamente la risposta non è affidarsi di nuovo a chi ha governato per anni e ci ha regalato la meraviglia di situazione attuale. In un’azienda privata, chi porta risultati simili, viene licenziato.

In Italia, invece, diventa “padre nobile” e punta a Palazzo Chigi o dintorni. E’ ora di pensionarli, si godano entrambi i bei soldi che hanno (uno più dell’altro ma dubito che il secondo faccia i conti per arrivare a fine mese), leggano libri, dipingano, facciano passeggiate, vadano a pesca o giochino con i nipotini. Ma toglietevi dai coglioni una volta per tutte. A forza di saggezza, moderazione, liberalismo d’accatto e soprattutto di relazione consociativa, coalizioni ampie (io direi, empie), siamo ridotti come un Stato centrafricano. Con Renzi o Salvini o 5Stelle sarà peggio? Probabile. Quasi certo. Ma una speranza di ignoto, resiste. Con quei due, quale sia la brace in cui finire dopo una bella rosolata in padella, lo sappiamo tutti. E, francamente, io ne avrei un filino pieni i coglioni. Meglio una botta di micro-onde che magari brucia tutto, piuttosto che fare la fine della rana bollita di Chomsky. Per l’ennesima volta.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi