Non lamentiamoci di Macron, se perdiamo tempo a caccia di fascisti e fake news o a censurare libri

Di Mauro Bottarelli , il - 75 commenti


Stamattina, guardando le prime pagine di tre dei principali quotidiani italiani,



non si rischia di perdersi in un dedalo di interpretazioni: la Francia di Emmanuel Macron ci ha umiliati sulla questione libica e il risentimento del governo è palpabile. Tanto più che, come non bastasse l’intesa parigina, è di ieri anche la notizia dell’ultima, colossale presa per il culo dell’UE verso il nostro Paese: in onore alla politica del contentino, ecco infatti che il presidente della Commissione, Superciuk Juncker, ha presentato il suo piano di aiuti concreti all’Italia: una task-force permanente sul tema migranti che sarà operativa fin da subito e, in caso di aumento degli arrivi in agosto, 100 milioni di euro di stanziamento per il piano Minniti e 500 esperti in gestione degli arrivi. Insomma, le briciole e gente che verrebbe da fuori a dirci come far attraccare meglio le navi: un risultato davvero da applausi, quello che abbiamo ottenuto dopo tre settimane di tour diplomatico in giro per il Continente.

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Malta? Se ne sta bella placida a godersi la stagione turistica, da loro le ONG non scaricheranno risorse. Insomma, come era abbastanza ovvio e scontato, l’Italia è da sola nell’emergenza e ora si rischia davvero un mezzo collasso del Paese, perché se i flussi ad agosto aumenteranno d’intensità – con il Paese chiuso per ferie (Parlamento in testa) e impegnato con i roghi dolosi -, la possibilità che in qualche località più sensibile delle altre salti il tappo della pazienza, si fa decisamente alta. Tanto più che ormai anche la freddezza delle forze dell’ordine è arrivata allo stremo, fra turni massacranti e risorse arroganti e ben predisposte alla violenza, godendo di impunità politicamente corretta: questo video,
Ventimiglia, poliziotto strattona e insulta migrante in Stazione: “Tornatene in Burundi”

girato alla stazione di Ventimiglia, ci mostra l’ultimo caso, con un agente che perde le staffe dopo l’ennesimo invito ad andarsene verso un clandestino e lo invita “a tornarsene in Burundi”. Ovviamente, tutto filmato e documentato dai filantropi delle ONG, i quali ora passano le giornate nelle stazioni e nei centri di raccolta, armati di telecamerine e smartphone, per documentare e testimoniare le “maniere brutali” della polizia.

E non capita solo in Italia. Poco fa, infatti, abbiamo scoperto che “la polizia francese compie regolarmente abusi e violenze ai danni di migranti e richiedenti asilo”: lo afferma un rapporto di Human Right Watch, che punta il dito contro le autorità che “chiudono gli occhi di fronte alle denunce”. È soprattutto nell’area di Calais che l’organizzazione denuncia “l’uso di spray al peperoncino contro adulti e bambini, anche mentre dormono o comunque in situazioni in cui non rappresentano una minaccia”. Le forze dell’ordine francesi, accusano gli attivisti, “confiscano abitualmente sacchi a pelo, coperte e vestiti” con lo scopo di forzare i migranti ad allontanarsi dalla zona. La relazione si basa sulle testimonianze di 60 richiedenti asilo e migranti a Calais e Dunkerque, tra cui 31 minori non accompagnati, raccolte nei mesi di giugno e luglio 2017. Quindi, praticamente Vangelo per le vestali dell’accoglienza a tutti i costi (sicuramente le interviste ai clandestini non sono state direzionate, né ritoccate nemmeno un po’).

Insomma, sul binario Francia-Italia si sta giocando una parte sostanziale della partita migranti, ognuno con i suoi egoismi e le sue emergenze cui far fronte. E questi due Paesi sono accomunati anche da altro: l’aver voluto negare l’evidenza per troppo tempo. Peccato che Oltralpe, piaccia o meno, sia arrivato qualcuno con un mandato e un’agenda ben chiari, il quale appena insediato all’Eliseo ha tracciato il solco e reso nota la sua volontà di difenderlo: profughi sì (ma senza ricollocamenti), migranti economici no (ed ecco la situazione stile Calais che si sta creando a Ventimiglia). C’è un altro elemento che accomuna il nostro destino e quello dei francesi in tema di immigrazione e che mostra plasticamente come l’era Hollande fosse drammaticamente simile a quella Letta-Renzi-Gentiloni per l’Italia: l’ipocrisia di non voler ammettere una situazione insostenibile che si sostanzia nel paradosso di negare la libertà di espressione in nome della difesa dei presunti diritti dei migranti e della solidarietà.

Ricorderete come nelle scorse settimane io vi abbia anticipato dell’uscita dell’edizione italiana di “Guerriglia”, il libro dello scrittore francese, Laurent Obertone, nel quale si narra la fine della Francia come Stato sovrano e repubblicano, schiacciato dalla rivolta violenta della masse immigrate. Proprio a causa del regime politicamente corretto di Hollande, il libro ottenne grande successo in Francia ma anche grande censura e boicottaggio, sia nelle librerie che sui giornali o in tv: certe ipotesi vanno stroncate sul nascere, un po’ come avvenne dal 1973 in poi con “Il campo dei santi” di Jean Raspail, divenuto oggi libro oggetto di culto e pressoché perfetto narratore fuori campo della realtà. Bene, ieri il profilo Facebook di “Guerriglia” pubblicava questo post:

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della serie, noi ci proviamo ma qualcuno ci sta ostacolando. Qualcuno di grosso e che sta opponendo una resistenza non da poco al fatto che la gente possa leggere questo libro e, magari, aprire gli occhi, riscontrandoci dentro i prodromi di una guerra civile seminale che l’Italia sarà giocoforza costretta a combattere. In effetti, l’uscita era prevista per il 14 luglio, poi spostata al 18 e, infine, giunta in ordine sparso nei giorni scorsi, un po’ a singhiozzo vista l’attività di distribuzione, persino su Amazon: scommettete che, se si fosse trattato di un libro sui diritti dei migranti a fronte delle atrocità del colonialismo, lo trovereste anche al banco ortofrutta del supermercato? Perché abbiamo paura dei libri? Perché abbiamo paura delle idee, ancorché scorrette? Non è, questo tipo di atteggiamento, alla base di quel presunto fascismo che, ultimamente, i nostri governanti e intellettuali vedono ovunque, tranne dove c’è veramente, ovvero in libreria?

Si sa, la cultura in Italia – a livello editoriale – è in mano a tre soggetti che fanno il mercato, il resto è contorno: basta fare un giro in una grande libreria è capirete subito l’aria che tira, ciò che viene “spinto” e ciò che è destinato al retro scaffale, al reso e al ritiro dal mercato. Se a questo uniamo una presidente della Camera che passa il suo tempo a censurare post e fare segnalazioni, manco fosse la versione istituzionale di Selvaggia Lucarelli, un Parlamento che perde tempo con leggi già esistenti sull’apologia di fascismo, facendosi forte di scoop come quelli sulla “spiaggia fascista” di Chioggia (“Repubblica” avrà anche fatto denunciare il gestore ma quest’ultimo si frega le mani a livello di clientela, grazie alla pubblicità gratuita ricevuta) e una classe intellettuale che pare pronta anche al martirio contro il ridicolo, pur di non ammettere la realtà dei fatti, c’è poco da prendersela con Macron. O con “Guerriglia”.

Questo Paese, mentre stringeva patti sotterranei in sede UE sugli sbarchi di Triton, ha negato – fino ai 12mila sbarcati in un weekend di un mese fa – il fatto stesso che esistesse un’emergenza sul tema migranti, negava i centri al collasso, gli hot-spot ormai inservibili, il degrado sociale divenuto quotidianità in tutte le città d’Italia con punte d’eccellenza criminale a Milano, Roma e Bolzano, la frustrazione degli amministratori locali e delle forze dell’ordine, la paura e l’indignazione dei cittadini, l’allarmante scollamento di una società che ormai si avvia verso un regime di anarchia a macchia di leopardo, con zone dove gli italiani (e, spesso, anche la polizia) non mettono il piede nemmeno per sbaglio.

E poi, la somma di tutte le ipocrisie: scoprire solo ora che il nodo di tutto stia in Libia, ovvero il Paese da cui questi flussi immensi partono indisturbati da mesi e mesi, alimentando un business criminale miliardario. Quindi, quei titoloni di giornale così risentiti verso Macron e la Francia, sono l’emblema stesso di cosa sia stata l’Italia finora: un covo di governanti ipocriti o incapaci, non so cosa sia peggio, che ha buttato il suo tempo nella lotta alle fake news, alla censura di chi scrive un post su Facebook, alla crociata contro un imprenditore balneare più mitomane che fascista, alla criminalizzazione da chi dissente verso una politica dell’immigrazione folle, alla riduzione a paradigma di ignoranza e xenofobia di chiunque osi dire che non vuole un centro profughi sotto casa. E, adesso, si lamenta dell’interventismo di Macron sulla caso libico, con buona pace di ENI e tappi di champagne che saltano nella sede di TOTAL.

Un governo e un classe politica e intellettuale che dovrebbe chiedere scusa e, invece, al culmine della vigliaccheria, ordina al suo braccio editoriale in stile Goebbels di rendere la vita più difficile possibile a un libro che, bello o brutto che sia, ha l’unico torto di prefigurare uno status in cui la nostra società rischia di precipitare a breve, se non si comincia a usare il pugno di ferro. Come la polizia francese a Calais, ad esempio, invece che multare o sospendere poliziotti esasperati per delle espressioni troppo colorite. Avete voluto l’inferno, ora non lamentatevi del caldo. Perché “Guerriglia” e la necessità di censurarlo sono solo il sintomo di qualcosa di più profondo che cresce di giorno in giorno, non più solo nelle periferie ma anche nei centri urbani, in provincia, ovunque. Ho passato una vita a sentirmi dire che “dando retta a gente con le tue idee, si arriva ai roghi dei libri”.


Già, quante volte – per ribadire la necessità sacrale di difendere la libertà di espressione, da Charlie Hebdo in poi – i soloni del politicamente corretto hanno scomodato il Bücherverbrennungen del 10 maggio 1933, con coté di “Fahrenheit 451” e i pompieri-incendiati di Ray Bradbury? Tante, troppe. E, adesso che la tensione nelle nostre strade sta salendo al punto di non ritorno proprio grazie alla loro politica ipocrita di accoglienza, cosa fanno? Lo stesso dei nazisti. Anzi, peggio. Perché almeno i nazisti ci misero la faccia nei requisire e poi bruciare i libri, mentre lorsignori, i distributori e gli editori non ne hanno il coraggio: loro negano il problema in nuce, semplicemente “Guerriglia” e lo scenario apocalittico che prefigura, non devono esistere alla vista dell’opinione pubblica. Occorre nascondere, occultare, negare. Che brutto risveglio li attenderà, quando i loro fantasmi usciranno da quelle pagine e diventeranno realtà per le strade. E, magari, anche sotto i palazzi del potere.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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