Ora, in attesa che Rocco Siffredi si dissoci dalla figa, godiamoci lo spettacolo della loro ipocrisia

Di Mauro Bottarelli , il - 107 commenti


Ormai è un fiume in piena, “aiutiamoli a casa loro” è diventato un mantra. Declinato in vari modi ma, alla fine, il senso è quello: se non li vogliamo tra i coglioni, occorrerà fare qualcosa. Lo ha detto Matteo Renzi, scatenando un putiferio politico, lo hanno ribadito con sfumature differenti anche Paolo Gentiloni e Marco Minniti, parlando di accoglienza con dei limiti e impossibilità di accogliere tutti. Ma come, non erano gli stessi che fino a non più tardi di un mese fa, negavano addirittura l’emergenza? Sono bastati 12mila arrivi in due giorni per tramutare un “fenomeno inarrestabile e che durerà vent’anni” in qualcosa che si può e si deve fermare, tanto da mettere in atto un braccio di ferro in sede europea?

“Non si può fermare la storia con i muri” dicevano, evocando un futuro di migrazioni di massa come un qualcosa di ineluttabile, anche per colpa dell’Occidente: ora parlano di chiudere i porti e minacciano di tagliare i contributi italiani al budget UE, se i nostri partner non fanno qualcosa. E, giova dirlo, se in Italia la coerenza latita, altrove non abbonda di certo, a partire dagli austriaci che si sono rimangiati i carrarmati al Brennero nel tempo di un “bah”. E Macron, quel figo pazzesco? Guardate la prima pagina del “Secolo XIX” di oggi, il quotidiano di Genova:

non solo ha blindato la frontiera di Ventimiglia in maniera ermetica ma ha anche riaperto, dopo 20 anni, il presidio di Ponte San Luigi: insomma, l’uomo che ha scacciato il fantasma xenofobo della Le Pen dai sonni delle elites, sta mettendo in atto in maniera pedissequa la sua politica sull’immigrazione. Anzi, forse a certi estremi non sarebbe arrivata: ma, si sa, il mondo è strano in questo periodo, visto che adesso la brava Marine è diventata pro-euro.

E poi, la ciliegina sulla torta. Laura Boldrini, la donna che ha fatto dell’immigrazione un dogma positivista, arriva a parlare di “destabilizzazione da fenomeno migratorio”: ma come, non erano delle risorse? Non dovevano pagarci le pensioni? Non dovevano rappresentare il nostro futuro, visto che siamo un Paese vecchio e di vecchi, condannato dalla denatalità all’estinzione? Non erano il sangue fresco che ci avrebbe rivitalizzato come società? E poi, com’è che di colpo, cara Presidente, il flusso inarrestabile di chi scappa da guerra, fame, caldo, ulcera duodenale e cagotto diventa arrestabile, al netto di fare in modo che non abbiano più motivo di scappare? Forse, non è che proprio proprio tutti scappino da un pericolo incombente. Tanti hanno solo voglia di Occidente: di Nike, wi-fi potente, Plystation, iPad e quant’altro.

Desideri condivisibili ma non certo un’emergenza umanitaria: si vive anche senza le scarpe ultimo modello, lo capiranno anche quelli della “meglio gioventù” nigeriana se glielo si fa capire nel modo giusto. “Accogliere è un dovere”, era il mantra. Ora, il dovere è quello di aiutarli a casa loro. Se per caso gli sbarchi non dovessero cessare, quasi certamente il dovere diventerà quello di tutelare la sicurezza nazionale: come fa quel gran fico di Macron. C’è odore di elezioni nell’aria ma, soprattutto, c’è una gran puzza di merda proveniente dalle sedi istituzionali romane, dopo la dichiarazione-choc di Emma Bonino riguardo il patto con l’UE sugli sbarchi in Italia nel biennio 2014-2016: pensate che una con l’esperienza e l’intelligenza politica di Emma Bonino si sia fatta scappare una cosa simile in un momento simile, solo per sbaglio o leggerezza? Illusi, quello era un messaggio in codice. E, penso, lo abbiamo recepito velocemente in tanti.

In attesa di un duro pronunciamento di Rocco Siffredi contro la figa e i danni che arreca al genere umano maschile, godiamoci questo momento, godiamoci lo spettacolo indegno e da teatro dell’assurdo della loro ipocrisia ontologica. Ormai, rimane solo lui,

fisso sulle sue posizioni: il compagno Bergoglio, intervistato dal compagno (fu camerata ai tempi di Salò), Eugenio Scalfari. Ecco la perla di due pagine di colloquio a Santa Marta, roba che in confronto una maratona di SuperQuark equivale a cocaina, in quanto a capacità di stare svegli: “Papa Francesco mi ha detto di essere molto preoccupato per il vertice riunione del G20. Temo che ci siano alleanze assai pericolose tra Potenze che hanno una visione distorta del mondo: America e Russia, Cina e Corea del Nord, Russia e Assad nella guerra di Siria. Qual è il pericolo di queste alleanze, Santità? Il pericolo riguarda l’immigrazione. Noi, lei lo sa bene, abbiamo come problema principale e purtroppo crescente nel mondo d’oggi, quello dei poveri, dei deboli, degli esclusi, dei quali gli emigranti fanno parte. D’altra parte ci sono Paesi dove la maggioranza dei poveri non proviene dalle correnti migratorie ma dalle calamità sociali di quel Paese; altri invece hanno pochi poveri locali ma temono l’invasione dei migranti. Ecco perché il G20 mi preoccupa”.

Insomma, George Soros e la sua agenda politica hanno conquistato anche il Vaticano, tanto da far passare il Papa dal dramma umano dei migranti all’assetto istituzionale dell’Europa nell’arco di poche righe. E trarre questa conclusione: “O l’Europa diventa una comunità federale o non conterà più nulla nel mondo”. Grazie al cielo, lo stesso cui fa riferimento Bergoglio, stiamo avviandoci proprio verso il secondo epilogo. Con enorme scorno del Vaticano ma, siamo certi, se la Boldrini è arrivata ad associare la parola migrante al concetto di destabilizzazione, anche Papa Bergoglio riuscirà, prima o poi, a capire il significato di ingerenza indebita. Amen.

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