Perifrasi della costituzione italiana: art.36 – salario e ferie costituzionali, ahahah !!!

Di JLS , il - 21 commenti

Forse credevate che i salari, l’orario di lavoro, le ferie fossero esclusiva materia di sindacati, aziende e contratti nazionali collettivi? Sbagliato. I guai cominciano molto prima con l’art.35 del corano statalista, che proclama il verbo anche su questa materia.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

 

L’enunciazione costituzionale sulla retribuzione è vaga e quindi inconsistente anche solo da un punto di vista logico, oltre che scientifico. Cosa sono infatti la quantità e la qualità del lavoro? ma soprattutto come si misurano? Se un’entità non è definita o non ne è possibile la misurazione, come si potrà parlare di proporzionalità con un’altra entità (la retribuzione)?

La suddetta enunciazione costituzionale è peraltro una bestemmia economica perché contraddice la natura degli scambi economici, dove quello che conta è il valore, non la quantità e la qualità di un lavoro. Cosa infatti potremmo dire di un quadro di Picasso che ad un’asta viene battuto per milioni di euro, o dell’ingaggio milionario di un calciatore, paragonati ad un intervento chirurgico che salva la vita ad un paziente, se ragionassimo applicando le bestialità costituzionali dell’art.35?

Karl Menger nel 1871, mise in evidenza nel suo “Principi fondamentali di economia” che il valore economico non è costituito dalla quantità di ore lavorate, o dalla quantità prodotta, e neppure dalla qualità del lavoro (la qualità di un bene o servizio non è altro che il rispetto dei requisiti contrattuali, quindi è obbligatoria e definita). Il valore dipende dalle persone, e in particolare dalle loro preferenze, gusti, priorità, conoscenze, bisogni, condizioni.

La bestialità costituzionale della prima parte dell’art.35 pone dunque le basi perché un bene come il lavoro non sia fondato sul paradigma del valore, ma su quello di due cose indefinite (quantità e qualità) e di una proporzione non meglio chiarita. Ripeto, uno sano di mente che legge queste stupidaggini, prende la costituzione e le dà fuoco.

L’arroganza dell’art.36, da cui sono discesi tutti i macelli della contrattazione nazionale, di quella pubblica e di quella privata, è una vera e propria distorsione del prezzo, elemento chiave di qualsiasi scambio commerciale, risultato di meccanismi complessi e mutevoli che incrociano i bisogni dei clienti con le capacità dei fornitori. Il prezzo mette d’accordo due contraenti che dallo scambio ricavano un reciproco beneficio. Il fatto che sul prezzo vi sia un attore del tutto esterno, che con la coercizione delle sue regolamentazioni e irreggimentazioni si arroga il diritto di determinarlo dall’esterno, ha le seguenti conseguenze:

  • Discriminazione di una delle due parti che effettuano lo scambio, in barba ai tanto sbandierati principi di eguaglianza dei cittadini degli articoli precedenti del corano statalista
  • Condizionamento artificioso non solo dei meccanismi di scambio, ma di tutto quello che li precede (produzione) e di tutto quello che li segue (consumo)
  • Falsificazione dell’equilibrio economico dello scambio con conseguenti decisioni errate o non efficienti degli attori (lavoratore e datore di lavoro)

Nella pretesa costituzionale che da questa presunta proporzionalità tra quantità e qualità del lavoro e la retribuzione, discendano condizioni di vita libera e dignitosa per il lavoratore e la sua famiglia, l’inconsistenza la fa da padrona: cosa è un’esistenza libera, e cosa è un’esistenza dignitosa? Chi lo stabilisce? Come potremo misurare la condizioni di libertà o dignità?

La libertà e la dignità sono concetti talmente soggettivi, che le loro scale di misura possono avere estremi lontanissimi. Quindi?

Il riposo settimanale, le ferie, la durata della giornata lavorativa non sono altro che declinazioni diverse dell’arroganza dei padri costituenti e della repubblica delle banane che hanno fondato. Arroganza liberticida mascherata da premurosa cura, che in qualsiasi modo e a qualunque costo, pur di esercitare un potere di controllo e di veto, ha l’obiettivo di fissare un prezzo che fissato non è. Questa arroganza politica, unita al massimo grado di ignoranza della scienza economica da parte dei kattokomunisti autori di queste bestialità, ha avuto ed ha le più nefaste delle conseguenze sociali: dal lavoro nero, alla delocalizzazione delle attività, dalla disoccupazione giovanile alla fuga dei cervelli, dal fallimento di migliaia di imprese alla liquefazione irreversibile di milioni di posti di lavoro.

Il divieto per il lavoratore alla rinuncia alle ferie e al riposo costituisce per finire uno dei peggiori esempi non solo dell’aggressione dello stato sull’individuo lavoratore, ma anche di quel paternalismo statalista da cui milioni di nostri connazionali sono stati allevati e di cui purtroppo non riescono più a fare a meno per tutta la vita.

 

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  • Fabrizio de Paoli

    Son perfettamente d’accordo, è uno degli articoli più allucinanti della kostituzione marxista.

    “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

    Questa poi è di un’arroganza bestiale. C’è quel “in ogni caso” che invalida i due assunti precedenti, peraltro già traballanti come dimostrato da Menger ed evidenziato nel pezzo.

  • RAgazzi, contestualizzare, ferie, permessi e malattia retribuita non erano conquiste del Partito Dei Lavoratori o delle sinistre, ma concessioni donate dal fascismo, per ottenere consenso. I costituenti hanno pensato bene di metterle nella costituzione per cercare di crearlo come “diritto ” universale e non come concessione del governo. Fossero solo quelle le contraddizione avidenti. Pensiamo solo all’artico XII provvisorio…

  • amadiro

    l’articolo 35 sembra scritto apposta per i parassiti della pubblica amministrazione.
    Non importa quanto sia inutile quello che fai, non importa quanto sia fatto male, non importa l’impegno che (non) ci metti, hai comunque diritto a uno stipendio congruo e alle ferie pagate. per costituzione.

  • Nikytower

    Dall’altra parte lo studio di settore impone a chi ne è soggetto di lavorare senza tregua sperando di arrivare al minimo ricavo “imposto”… ma che bel paese di merda…

    • Fabrizio de Paoli

      Già, alla faccia dell’art. 35. …

  • Il Cercatore

    Che pessimo modo di ragionare. Ti dai degli assunti artificiali che ritieni veri a prescindere e consideri totalmente infondati quelli che hanno dato origine alla Costituzione, sol perche’ contrastano con la tua discutibilissima opinione, perche’ di quello si tratta. Non e’ la prima volta che leggo questo tipo di articoli, che trovo di un pressappochismo unico e raro e mi fa quantomeno venire il dubbio che l’autore non abbia mai lavorato alle dipendenze di qualcuno. Liquidare ogni articolo della Costituzione, che non e’ perfetta ovviamente , come deliri, denota solo Ignoranza. Non credo che e’ opportuno spiegare che la quantità e qualità del lavoro non possano che essere concetti indefiniti.Esprimere Il principio é quello che conta. Sul piano pratico sarà la legge poi a regolare il caso specifico.

    • Fabrizio de Paoli

      Scusa se mi intrometto eh…
      Qualsiasi persona che conosca il significato delle parole in italiano è perfettamente in grado di comprendere autonomamente che si tratta di veri e propri deliri.
      Probabilmente al tempo in cui fu redatta la kostituzione riposero una eccessiva fiducia nell’ignoranza della gente e nel cieco rispetto che questa aveva per l’autorità costituita.
      Ma le parole hanno un significato (lo sostiene addirittura quel comunista di Moretti) e la logica una sua logica, che deve appunto ruotare intorno ad un principio.
      Ora ti chiedo, anzi ti ordino:
      – illustrami il principio di cui stai parlando.
      – evidenziami una coerenza lineare ed indiscutibile con l’articolo in oggetto.
      – dimostrami che in quell’articolo non vi sono contraddizioni.

      Nel caso non ti riuscisse di rispondere seguendo una logica ed una coerenza accettabili ed indiscutibili, puoi anche evitare di replicare ed andare direttamente a farti fottere.

      • Il Cercatore

        Innanzitutto non prendo ordini da nessuno, figuriamoci da un arrogante e saccente come te. Se ignori o non comprendi i principi di equità che sono dietro alcune norme della Costituzione è un problema tuo, io non sono tenuto a spiegarti niente. A me la servitù della gleba non piace e non la auguro a nessuno. Ma forse a te farebbe bene assaggiarla.

        • Fabrizio de Paoli

          Ti ho dato uno spiraglio per cambiare discorso e non rispondere nel merito. L’hai subito utilizzato, probabilmente l’hai visto come un’ancora di salvezza.

          Ripeto: illustrami il principio di cui parli.
          …altrimenti taci.

          • Il Cercatore

            I say a little prayer for you…

          • Fabrizio de Paoli

            Sì, che mi devi spiegare a quale principio ti riferisci ed illustrarmi la coerenza di una frase tipo questa:

            “lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”

            Perché per esempio in questo caso io non riesco a capire se il grado di retribuzione sia collegato alla quantità e qualità del lavoro oppure alla esigenza di una normale famiglia.
            Nel caso rispondessi la seconda, allora ti chiederei: che cazzo c’entra la prima? Ma soprattutto, chi paga?

            …e non sto sto ancora facendo le considerazioni sacrosante di Menger.

    • MATT KENT

      La ringraziamo del commento, e la ringraziamo del fatto che non è la prima volta che legge questi articoli. In effetti ne abbiamo pubblicato 35 finora. Sarebbe utile tuttavia se lei volesse farlo, spiegare cosa è il pressapochismo che denuncia e l’ignoranza che attribuisce all’autore che non conosce. Se lo farà contribuirà ad approfondire i lettori e l’autore del post. Se non la farà la ringraziamo lo stesso. Continui a leggere liberamente, in fondo tra tante notizie fondate e opinioni ufficiali fornite dai media ogni giorno, a tutti fa bene svagarsi con un po di pressaposchismo e ignoranza.

      • Fabrizio de Paoli

        Mi associo ai complimenti di Stemby ed aggiungo, rilegando tutti gli articoli finora discussi si otterrebbe già un ottimo libro pronto per essere pubblicato, aggiungo che se dovessi un giorno vincere alla lotteria sarei disposto a regalarne a mie spese una copia per famiglia, inoltre ne farei stampare delle copie in arabo, francese e nigeriano per quei poveri disgraziati che vengono qui illudendosi di trovare chissà quale grado di evoluzione statale, parlo per le persone perbene ovviamente.

      • Il Cercatore

        La ringrazio della pacata risposta, che denota uno stile ben diverso da quello di altri utenti. Così, forse, ci possono essere i presupposti per intavolare una discussione.
        Cominciamo col dire che datore di lavoro e lavoratore non hanno di fatto parità contrattuale. Il lavoratore si trova generalmente in una situazione di sudditanza materiale e psicologica nei confronti del suo datore di lavoro. La Costituzione, in questo caso, intende tutelare la dignità dell’individuo, limitando la subordinazione del lavoratore alla sola prestazione lavorativa, impedendo abusi che possono verificarsi ai danni del soggetto ritenuto parte debole. In questo caso la minaccia dell’intervento “statalese” rappresenta un efficace deterrente alle suddette situazioni che cmq avvengono sempre più frequentemente nella realtà. Il riconoscimento di ferie, malattie, durata max della giornata lavorativa è finalizzato anche alla tutela della salute del lavoratore e a garantire il necessario recupero delle energie psico-fisiche necessarie alla prestazione lavorativa, in parole povere ad impedirne lo sfruttamento. La prestazione lavorativa è salvaguardata dalle clausole elastiche contenute nei CCNL di riferimento o nel contratto individuale e rapportate alla specifica attività lavorativa. Concordo con lei che gli oneri sono pesanti ed eccessivi, ma le norme poste a tutela dei lavoratori non possono essere definite deliri. Sono, a mio avviso e non solo, il raggiungimento di un un grado di civiltà che con le riforme messe in atto dagli ultimi governi è di nuovo messo in pericolo.
        Le norme della Costituzione sono di solito espresse attraverso principi che sono generici e non potrebbe essere altrimenti, ma questo garantisce anche la flessibilità che serve per adattarsi ai mutamenti economico-sociali attraverso l’interpretazione. Spetta alle leggi e ai regolamenti disciplinare i casi concreti. Spiegare con esattezza i principi non è semplice, ad esempio il principio di buona fede si realizza nel “corretto” comportamento di un dato soggetto e questo va valutato caso per caso. Occorre l’intuizione. Lo stesso discorso si può fare per altri principi quale quello di equità o parità dei cittadini, il legislatore, infatti, non esclude le differenze (sarebbe impossibile), ma delinea un percorso ideale da seguire.

  • Francesco Talarico

    Eppure per Roberto Benigni è la più bella del mondo!!!!

  • Stemby

    Refuso ad inizio articolo, nell’inciso tra parentesi: la proporzionalità non è col lavoro, ma con la retribuzione.

    In ogni caso, chapeau. La rilettura critica della carta più bella del mondo meriterebbe una diffusione video.

  • prima di tutto la costituzione non conta più nulla dato che l’eu, i mercati o tutto quello che l’innominato decide, vengono prima.

    seconda cosa : quello che ha scritto tutto questo, lavorerebbe per 30 euro in un ristorante di mare, al nero e per 13/14 ore al giorno 7 su 7?

    (ciò che avete appena letto è NORMALE nella ristorazione, ma NESSUNO osa parlarne)

    ringrazio anticipatamente per la risposta

    Buonasera RC

    • Fabrizio de Paoli

      30 € al giorno?
      Pazzesco, una miseria, sembra incredibile che con questi costi di personale un ristoratore debba chiudere per non fallire.
      Pensa che certi ristoratori prima di fallire licenziano i camerieri da 30€ ai quali si sostituiscono direttamente loro per 15.

      • certo e queste cose sono ancor più “normali” in posti di lusso o estremamente famosi.
        La ragione dei fallimenti è una : si stanno buttando nella ristorazione dei completi incompetenti che hanno visto qualche puntata di masterchef in tv e credono di capirci qualcosa.
        Che quella scatola nera sia sempre maledetta

        • Fabrizio de Paoli

          Se la causa è solo quella allora non bisogna preoccuparsi, è un naturale e sano meccanismo di selezione del mercato.
          …ma secondo me non è l’unica.

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