Perifrasi della costituzione italiana: art.36 – salario e ferie costituzionali, ahahah !!!

Di JLS , il - 46 commenti

Forse credevate che i salari, l’orario di lavoro, le ferie fossero esclusiva materia di sindacati, aziende e contratti nazionali collettivi? Sbagliato. I guai cominciano molto prima con l’art.35 del corano statalista, che proclama il verbo anche su questa materia.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

 

L’enunciazione costituzionale sulla retribuzione è vaga e quindi inconsistente anche solo da un punto di vista logico, oltre che scientifico. Cosa sono infatti la quantità e la qualità del lavoro? ma soprattutto come si misurano? Se un’entità non è definita o non ne è possibile la misurazione, come si potrà parlare di proporzionalità con un’altra entità (la retribuzione)?

La suddetta enunciazione costituzionale è peraltro una bestemmia economica perché contraddice la natura degli scambi economici, dove quello che conta è il valore, non la quantità e la qualità di un lavoro. Cosa infatti potremmo dire di un quadro di Picasso che ad un’asta viene battuto per milioni di euro, o dell’ingaggio milionario di un calciatore, paragonati ad un intervento chirurgico che salva la vita ad un paziente, se ragionassimo applicando le bestialità costituzionali dell’art.35?

Karl Menger nel 1871, mise in evidenza nel suo “Principi fondamentali di economia” che il valore economico non è costituito dalla quantità di ore lavorate, o dalla quantità prodotta, e neppure dalla qualità del lavoro (la qualità di un bene o servizio non è altro che il rispetto dei requisiti contrattuali, quindi è obbligatoria e definita). Il valore dipende dalle persone, e in particolare dalle loro preferenze, gusti, priorità, conoscenze, bisogni, condizioni.

La bestialità costituzionale della prima parte dell’art.35 pone dunque le basi perché un bene come il lavoro non sia fondato sul paradigma del valore, ma su quello di due cose indefinite (quantità e qualità) e di una proporzione non meglio chiarita. Ripeto, uno sano di mente che legge queste stupidaggini, prende la costituzione e le dà fuoco.

L’arroganza dell’art.36, da cui sono discesi tutti i macelli della contrattazione nazionale, di quella pubblica e di quella privata, è una vera e propria distorsione del prezzo, elemento chiave di qualsiasi scambio commerciale, risultato di meccanismi complessi e mutevoli che incrociano i bisogni dei clienti con le capacità dei fornitori. Il prezzo mette d’accordo due contraenti che dallo scambio ricavano un reciproco beneficio. Il fatto che sul prezzo vi sia un attore del tutto esterno, che con la coercizione delle sue regolamentazioni e irreggimentazioni si arroga il diritto di determinarlo dall’esterno, ha le seguenti conseguenze:

  • Discriminazione di una delle due parti che effettuano lo scambio, in barba ai tanto sbandierati principi di eguaglianza dei cittadini degli articoli precedenti del corano statalista
  • Condizionamento artificioso non solo dei meccanismi di scambio, ma di tutto quello che li precede (produzione) e di tutto quello che li segue (consumo)
  • Falsificazione dell’equilibrio economico dello scambio con conseguenti decisioni errate o non efficienti degli attori (lavoratore e datore di lavoro)

Nella pretesa costituzionale che da questa presunta proporzionalità tra quantità e qualità del lavoro e la retribuzione, discendano condizioni di vita libera e dignitosa per il lavoratore e la sua famiglia, l’inconsistenza la fa da padrona: cosa è un’esistenza libera, e cosa è un’esistenza dignitosa? Chi lo stabilisce? Come potremo misurare la condizioni di libertà o dignità?

La libertà e la dignità sono concetti talmente soggettivi, che le loro scale di misura possono avere estremi lontanissimi. Quindi?

Il riposo settimanale, le ferie, la durata della giornata lavorativa non sono altro che declinazioni diverse dell’arroganza dei padri costituenti e della repubblica delle banane che hanno fondato. Arroganza liberticida mascherata da premurosa cura, che in qualsiasi modo e a qualunque costo, pur di esercitare un potere di controllo e di veto, ha l’obiettivo di fissare un prezzo che fissato non è. Questa arroganza politica, unita al massimo grado di ignoranza della scienza economica da parte dei kattokomunisti autori di queste bestialità, ha avuto ed ha le più nefaste delle conseguenze sociali: dal lavoro nero, alla delocalizzazione delle attività, dalla disoccupazione giovanile alla fuga dei cervelli, dal fallimento di migliaia di imprese alla liquefazione irreversibile di milioni di posti di lavoro.

Il divieto per il lavoratore alla rinuncia alle ferie e al riposo costituisce per finire uno dei peggiori esempi non solo dell’aggressione dello stato sull’individuo lavoratore, ma anche di quel paternalismo statalista da cui milioni di nostri connazionali sono stati allevati e di cui purtroppo non riescono più a fare a meno per tutta la vita.

 

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

  • Pingback: Perifrasi della costituzione italiana: art.35 – salario e ferie costituzionali, ahahah !!!()

  • Fabrizio de Paoli

    Son perfettamente d’accordo, è uno degli articoli più allucinanti della kostituzione marxista.

    “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

    Questa poi è di un’arroganza bestiale. C’è quel “in ogni caso” che invalida i due assunti precedenti, peraltro già traballanti come dimostrato da Menger ed evidenziato nel pezzo.

  • RAgazzi, contestualizzare, ferie, permessi e malattia retribuita non erano conquiste del Partito Dei Lavoratori o delle sinistre, ma concessioni donate dal fascismo, per ottenere consenso. I costituenti hanno pensato bene di metterle nella costituzione per cercare di crearlo come “diritto ” universale e non come concessione del governo. Fossero solo quelle le contraddizione avidenti. Pensiamo solo all’artico XII provvisorio…

  • amadiro

    l’articolo 35 sembra scritto apposta per i parassiti della pubblica amministrazione.
    Non importa quanto sia inutile quello che fai, non importa quanto sia fatto male, non importa l’impegno che (non) ci metti, hai comunque diritto a uno stipendio congruo e alle ferie pagate. per costituzione.

  • Nikytower

    Dall’altra parte lo studio di settore impone a chi ne è soggetto di lavorare senza tregua sperando di arrivare al minimo ricavo “imposto”… ma che bel paese di merda…

    • Fabrizio de Paoli

      Già, alla faccia dell’art. 35. …

  • Il Cercatore

    Che pessimo modo di ragionare. Ti dai degli assunti artificiali che ritieni veri a prescindere e consideri totalmente infondati quelli che hanno dato origine alla Costituzione, sol perche’ contrastano con la tua discutibilissima opinione, perche’ di quello si tratta. Non e’ la prima volta che leggo questo tipo di articoli, che trovo di un pressappochismo unico e raro e mi fa quantomeno venire il dubbio che l’autore non abbia mai lavorato alle dipendenze di qualcuno. Liquidare ogni articolo della Costituzione, che non e’ perfetta ovviamente , come deliri, denota solo Ignoranza. Non credo che e’ opportuno spiegare che la quantità e qualità del lavoro non possano che essere concetti indefiniti.Esprimere Il principio é quello che conta. Sul piano pratico sarà la legge poi a regolare il caso specifico.

    • Fabrizio de Paoli

      Scusa se mi intrometto eh…
      Qualsiasi persona che conosca il significato delle parole in italiano è perfettamente in grado di comprendere autonomamente che si tratta di veri e propri deliri.
      Probabilmente al tempo in cui fu redatta la kostituzione riposero una eccessiva fiducia nell’ignoranza della gente e nel cieco rispetto che questa aveva per l’autorità costituita.
      Ma le parole hanno un significato (lo sostiene addirittura quel comunista di Moretti) e la logica una sua logica, che deve appunto ruotare intorno ad un principio.
      Ora ti chiedo, anzi ti ordino:
      – illustrami il principio di cui stai parlando.
      – evidenziami una coerenza lineare ed indiscutibile con l’articolo in oggetto.
      – dimostrami che in quell’articolo non vi sono contraddizioni.

      Nel caso non ti riuscisse di rispondere seguendo una logica ed una coerenza accettabili ed indiscutibili, puoi anche evitare di replicare ed andare direttamente a farti fottere.

      • Il Cercatore

        Innanzitutto non prendo ordini da nessuno, figuriamoci da un arrogante e saccente come te. Se ignori o non comprendi i principi di equità che sono dietro alcune norme della Costituzione è un problema tuo, io non sono tenuto a spiegarti niente. A me la servitù della gleba non piace e non la auguro a nessuno. Ma forse a te farebbe bene assaggiarla.

        • Fabrizio de Paoli

          Ti ho dato uno spiraglio per cambiare discorso e non rispondere nel merito. L’hai subito utilizzato, probabilmente l’hai visto come un’ancora di salvezza.

          Ripeto: illustrami il principio di cui parli.
          …altrimenti taci.

          • Il Cercatore

            I say a little prayer for you…

          • Fabrizio de Paoli

            Sì, che mi devi spiegare a quale principio ti riferisci ed illustrarmi la coerenza di una frase tipo questa:

            “lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”

            Perché per esempio in questo caso io non riesco a capire se il grado di retribuzione sia collegato alla quantità e qualità del lavoro oppure alla esigenza di una normale famiglia.
            Nel caso rispondessi la seconda, allora ti chiederei: che cazzo c’entra la prima? Ma soprattutto, chi paga?

            …e non sto sto ancora facendo le considerazioni sacrosante di Menger.

    • MATT KENT

      La ringraziamo del commento, e la ringraziamo del fatto che non è la prima volta che legge questi articoli. In effetti ne abbiamo pubblicato 35 finora. Sarebbe utile tuttavia se lei volesse farlo, spiegare cosa è il pressapochismo che denuncia e l’ignoranza che attribuisce all’autore che non conosce. Se lo farà contribuirà ad approfondire i lettori e l’autore del post. Se non la farà la ringraziamo lo stesso. Continui a leggere liberamente, in fondo tra tante notizie fondate e opinioni ufficiali fornite dai media ogni giorno, a tutti fa bene svagarsi con un po di pressaposchismo e ignoranza.

      • Fabrizio de Paoli

        Mi associo ai complimenti di Stemby ed aggiungo, rilegando tutti gli articoli finora discussi si otterrebbe già un ottimo libro pronto per essere pubblicato, aggiungo che se dovessi un giorno vincere alla lotteria sarei disposto a regalarne a mie spese una copia per famiglia, inoltre ne farei stampare delle copie in arabo, francese e nigeriano per quei poveri disgraziati che vengono qui illudendosi di trovare chissà quale grado di evoluzione statale, parlo per le persone perbene ovviamente.

      • Il Cercatore

        La ringrazio della pacata risposta, che denota uno stile ben diverso da quello di altri utenti. Così, forse, ci possono essere i presupposti per intavolare una discussione.
        Cominciamo col dire che datore di lavoro e lavoratore non hanno di fatto parità contrattuale. Il lavoratore si trova generalmente in una situazione di sudditanza materiale e psicologica nei confronti del suo datore di lavoro. La Costituzione, in questo caso, intende tutelare la dignità dell’individuo, limitando la subordinazione del lavoratore alla sola prestazione lavorativa, impedendo abusi che possono verificarsi ai danni del soggetto ritenuto parte debole. In questo caso la minaccia dell’intervento “statalese” rappresenta un efficace deterrente alle suddette situazioni che cmq avvengono sempre più frequentemente nella realtà. Il riconoscimento di ferie, malattie, durata max della giornata lavorativa è finalizzato anche alla tutela della salute del lavoratore e a garantire il necessario recupero delle energie psico-fisiche necessarie alla prestazione lavorativa, in parole povere ad impedirne lo sfruttamento. La prestazione lavorativa è salvaguardata dalle clausole elastiche contenute nei CCNL di riferimento o nel contratto individuale e rapportate alla specifica attività lavorativa. Concordo con lei che gli oneri sono pesanti ed eccessivi, ma le norme poste a tutela dei lavoratori non possono essere definite deliri. Sono, a mio avviso e non solo, il raggiungimento di un un grado di civiltà che con le riforme messe in atto dagli ultimi governi è di nuovo messo in pericolo.
        Le norme della Costituzione sono di solito espresse attraverso principi che sono generici e non potrebbe essere altrimenti, ma questo garantisce anche la flessibilità che serve per adattarsi ai mutamenti economico-sociali attraverso l’interpretazione. Spetta alle leggi e ai regolamenti disciplinare i casi concreti. Spiegare con esattezza i principi non è semplice, ad esempio il principio di buona fede si realizza nel “corretto” comportamento di un dato soggetto e questo va valutato caso per caso. Occorre l’intuizione. Lo stesso discorso si può fare per altri principi quale quello di equità o parità dei cittadini, il legislatore, infatti, non esclude le differenze (sarebbe impossibile), ma delinea un percorso ideale da seguire.

  • Francesco Talarico

    Eppure per Roberto Benigni è la più bella del mondo!!!!

  • Stemby

    Refuso ad inizio articolo, nell’inciso tra parentesi: la proporzionalità non è col lavoro, ma con la retribuzione.

    In ogni caso, chapeau. La rilettura critica della carta più bella del mondo meriterebbe una diffusione video.

  • prima di tutto la costituzione non conta più nulla dato che l’eu, i mercati o tutto quello che l’innominato decide, vengono prima.

    seconda cosa : quello che ha scritto tutto questo, lavorerebbe per 30 euro in un ristorante di mare, al nero e per 13/14 ore al giorno 7 su 7?

    (ciò che avete appena letto è NORMALE nella ristorazione, ma NESSUNO osa parlarne)

    ringrazio anticipatamente per la risposta

    Buonasera RC

    • Fabrizio de Paoli

      30 € al giorno?
      Pazzesco, una miseria, sembra incredibile che con questi costi di personale un ristoratore debba chiudere per non fallire.
      Pensa che certi ristoratori prima di fallire licenziano i camerieri da 30€ ai quali si sostituiscono direttamente loro per 15.

      • certo e queste cose sono ancor più “normali” in posti di lusso o estremamente famosi.
        La ragione dei fallimenti è una : si stanno buttando nella ristorazione dei completi incompetenti che hanno visto qualche puntata di masterchef in tv e credono di capirci qualcosa.
        Che quella scatola nera sia sempre maledetta

        • Fabrizio de Paoli

          Se la causa è solo quella allora non bisogna preoccuparsi, è un naturale e sano meccanismo di selezione del mercato.
          …ma secondo me non è l’unica.

          • le ragioni sono molteplici ma quella che ho scritto prima ritengo sia la principale, la tv e oggi internet rappresentano le prime fonti di rincoglionimento delle masse

    • MATT KENT

      il lavoro nero o mal pagato, la dice lunga sull’efficacia dei pronunciamenti della costituzione, e delle vagonate di leggi e decreti e circolari e dichiarazioni di migliaia di parassiti della politica e degli apparati della partitokrazia. Il mercato del lavoro è un mercato distorto dalla predazione fiscale che danneggia il lavoratore e l’impresa. Se non si ragiona si da la colpa a un sedicente turboliberismo o capitalismo che l’italia non ha mai conosciuto. Il nostro paese è uno tra i più irreggimentati e regolamentati paesi al mondo, quindi se la situazione è questa non è colpa dei marziani o dei fantasmi, ma del contesto e delle conseguenze della costituzione che ha permesso al legislatore, di dire e contraddire, fare e disfare, vietare e obbligare, tassare e sussidiare, trasformando questo paese in una fogna a cielo aperto

      • @MK
        il settore della ristorazione è la quintessenza del libero mercato, tasse e autorizzazioni varie a parte, il prenditore può fare quello che vuole ai suoi lavoratori, tutti sanno come vanno certe cose eppure tutto continua come se nulla fosse.
        Di quale costituzione parli? L’Italia è TOTALMENTE controllata da organismi sovranazionali e non da ieri, è fin troppo facile nonché miope dire : “tutta colpa dello shtato”.
        Potrei essere d’accordo con te solo se l’Italia fosse padrona delle proprie politiche militari, politiche ed economiche ma dato che non è così…
        P.S.
        Buonanotte RC

  • Massimo Bordin

    quindi uno dovrebbe lavorare gratis e senza dirittto al riposo? sei un IDIOTA. senza se e senza ma

    • se siamo nella merda è anche colpa di chi accetta paghe e condizioni di lavoro da simil schiavismo.

      • Fabrizio de Paoli

        Poco sotto, a proposito dei ristoratori tu affermi: “si stanno buttando nella ristorazione dei completi incompetenti che hanno visto qualche puntata di masterchef in tv e credono di capirci qualcosa.”
        Ebbene, si tratta proprio di persone ambiziose che evidentemente vogliono qualcosa di più e non sono disposte ad accettare “condizioni da simil schiavismo”.

        Secondo me devi metterti d’accordo col tuo cervello.

        • no fabrizio sei tu che non conosci la situazione.
          se l’incompetente è un prenditore non darà valore all’impegno del dipendente, ergo, situazioni che hai letto sopra.
          Se l’incompetente è un lavoratore, non chiederà un compenso pari al suo impegno profuso.
          Considera che in famiglia siamo in questo campo da generazioni, quindi, so bene di cosa sto parlando.
          Cordiali saluti

          • Fabrizio de Paoli

            Non ho capito.

          • ecco, me ne sono accorto 😀
            poco male, spiegherò meglio il concetto cominciando dal principio.
            Molti prenditori che si cimentano nella ristorazione provengono da altri settori che nulla hanno a che fare con l’arte culinaria, perciò non hanno la minima idea di quanto impegno ci vuole per lavorare in una cucina, per cui offriranno paghe e condizioni lavorative da fame. Per risparmiare i prenditori si rivolgeranno a giovanissimi, immigrati, persone con l’acqua alla gola o schiave di dipendenze (droghe, gioco d’azzardo) affinché questi accettino senza fiatare.
            La ristorazione, quindi, incarna la quintessenza dell’anarco capitalismo, certo lo Stato si fa sentire per quanto riguarda tasse e autorizzazioni varie ma di fatto il prenditore può fare quello che vuole al lavoratore.
            Se vuoi maggiori delucidazioni chiedi pure, modestamente sono molto preparato a riguardo dato che ne ho viste di tutti i colori…
            Buonanotte RC

          • Il Cercatore

            Scusa spadaccino, ma quello che dici lo fanno anche ristoratori affermati (ne conosco alcuni). Lo fanno perché il sistema consente loro di farlo, nonostante le tutele previste dalla legge che cmq sono state di molto affievolite. Dipende tutto dalla coscienza ed onestà del titolare.

          • prego, Cercatore (:
            in uno dei miei commenti precedenti, infatti, ho detto che certe dinamiche avvengono anche in luoghi insospettabili in quanto di lusso o rinomati.
            Un tempo(fino ad una decina d’anni fa), però, non era così, adesso è diventato un così fan tutti.

  • LucaP

    Forse invece il problema è proprio che non viene applicato e non mi sembra di essere il solo a pensarlo.
    Non riesci a pagare decentemente i dipendenti chiudi e visto che lo sai magari non apri proprio.Tradotto niente lavori di merda.

    https://www.rischiocalcolato.it/2016/12/un-ordinario-natale-le-nuove-risorse-lavori-merda.html
    “Dopo oltre 3 anni in Svizzera una cosa l’ho capita: non ci deve essere spazio per lavori di merda che rendono un salario inferiore ad un minimo che permetta la possibilità di migliorare se stessi. Poi se uno decide di spenderseli a troie e videopoker cavoli suoi.

    In Svizzera esiste il concetto di salario minimo, e funziona. Nel senso che un modello di business che preveda dei ciclisti pagati a cottimo per consegna semplicemente non può esistere. Cosi’ gli svizzeri o pagano il servizio ciò che è necessario per dare una vita decente al lavoratore che lo fornisce oppure rinunciano ad avere questo favoloso servizio….
    e poi scoprono che si vive benissimo lo stesso.”

    Per quanto riguarda il termina “qualità” la definizione della Treccani mi sembra che comprenda il valore di mercato.
    “Proprietà che caratterizza … una cosa, … come specifico modo di essere, soprattutto in relazione a particolari aspetti e condizioni, attività, funzioni e utilizzazioni.”

    • Fabrizio de Paoli

      State girando intorno ad un fatto: non volete accettare che siamo tutti diversi ed ognuno può offrire al mercato quantità e qualità di lavoro o prodotti, diversi tra loro. È quindi inconcepibile pensare che il mercato possa retribuire tutti allo stesso modo. O no?
      Tu pagheresti una bottiglia di coca cola al prezzo di una di Barolo?
      Non credo. Stesso discorso per un dipendente, lo paghi in funzione di ciò che ti offre.

      • LucaP

        l’art. 36 non dice di retribuire tutti allo stesso modo
        “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità”
        ma dice che non puoi dare lavoro al di sotto di certe condizioni.
        Poi che qualcuno lo legga così è uno delle solite masturbazioni mentali dei nostri pseudo intellettuali.
        Il ghirigori fatto sulla parola qualità è proprio questo basta prendere un dizionario come ho fatto sopra.
        Poi se si vuole vedere un gombloodddo dappertutto beh allora M5S sono maestri in questo.

        • Fabrizio de Paoli

          Nessuna segna mentale, se uno legge cosa c’è scritto capisce che è contraddittorio perché impossibile da sostenere qualora la realtà delle cose fosse diversa.
          Per esempio cosa succede quando il mercato non è disposto a pagare per quella qualità e quantità un prezzo superiore a quelle “certe condizioni” (mi riferisco alla retribuzione che qualcuno ritiene obbligatoria per mantenere un certo standard di vita). Dimmi, cosa succede in quel caso?

          • LucaP

            Succederà che certi lavori spariranno come è sempre successo.
            Due esempi VERI:
            un mio prozio faceva il cestaio quando è apparsa la plastica non ha abbassato i prezzi ha iniziato a fare oggetti per la casa e bomboniere per inciso con un ricarico maggiore e meno lavoro.
            il padre di un mio amico faceva il maniscalco, ad fine anni 50 vista l’aria che tirava ha iniziato a raccogliere ferro dalle officine della zona.

          • Fabrizio de Paoli

            Ma non hai risposto alla mia domanda!

            Comunque, sì, succederà ciò che dici.
            Perché il mercato seleziona, e seleziona perché gli conviene.
            Anche tu lo fai, tu scegli un’auto che a parità di prestazioni costa e consuma meno, o un prosciutto che costa meno ed è più buono di quello che mangiavi prima. Anche tu sei il mercato ed ogni volta che scegli stai rendendo qualcuno disoccupato e ne stai facendo lavorare uno nuovo.
            Funziona così.
            E come ti adatti tu consumatore alle tue scelte dovresti adattarti anche quando sei produttore/lavoratore.

          • LucaP

            Certo che ti ho risposto sotto un certo limite non ha senso abbassare gli stipendi.

            Dal mio punto di vista quando un lavoro non rende più e l’azienda non sta in piedi abbassare gli stipendi (posizione liberista) o sovvenzionare l’azienda (posizione dei sindacati e confindustria) sono perfettamente uguali.
            Se lo leggi con il mio modo di vedere le cose dice che non si devono fare lavori sottopagati non che devi pagarli una cifra assurda che è una cosa ben diversa.
            Poi sul come fare questo ci sono tanti modi, tecnologia formazione.
            In questi termini IMHO tale art. è stato pesantemente disatteso.

            Ad esempio i salari Fiat ed indotto sono piuttosto bassi questo ha fatto in modo che Fiat si sedesse sulla fascia bassa del mercato tanto mordeva sui fornitori o interveniva lo stato. Risultato: la Spagna produce 4 volte le nostre auto la Germania 8 volte la Francia il doppio.

          • Fabrizio de Paoli

            No che non hai risposto.
            La mia domanda era:

            “Per esempio cosa succede quando il mercato non è disposto a pagare per quella qualità e quantità un prezzo superiore a quelle “certe condizioni” (mi riferisco alla retribuzione che qualcuno ritiene obbligatoria per mantenere un certo standard di vita). Dimmi, cosa succede in quel caso?”

            Se vuoi rispondo io,
            A) non lo paga perché non è conveniente, il rapporto di lavoro si interrompe, l’azienda chiude perché non può assumere nessuno ad un prezzo inferiore a quello imposto, il dipendente deve cercarsi un altro lavoro.
            B) paga lo stesso quel prezzo superiore perché obbligata da qualcuno, non riuscirà più a far quadrare i conti, fallirà o chiuderà ed il dipendente dovrà cercarsi un altro lavoro.
            c) pagherà un prezzo inferiore perché conveniente e funzionale alla sopravvivenza dell’azienda, azienda che in cuor suo vorrebbe destinare più soldi al dipendente meritevole ma prima ancora del dipendente deve dirottare una larghissima parte del denaro a qualcuno che invece non lavora -lo stato-.
            Sarà in una situazione economicamente sostenibile ma illegale, il dipendente continuerebbe a lavorare, però nel caso l’azienda venisse denunciata e sanzionata probabilmente chiuderebbe ed il dipendente dovrebbe cercarsi un nuovo lavoro.

          • LucaP

            Scusa ma non vedo differenze con la mia frase:
            “Succederà che certi lavori spariranno come è sempre successo.”
            Spariranno come è sempre successo perché economicamente insostenibili ma comunque son destinati a sparire.

            Oltretutto li dentro non c’è scritto che lo stato debba essere una sanguisuga come hai detto al punto C.
            Cmq continuo a non vedere differenze tra sottopagare la gente o sovvenzionare aziende che sono economicamente insostenibili.
            Nel primo caso dovrai usare parte del bilancio dello stato per integrare il reddito nell’altro lo userai per tenere in vita aziende che non hanno senso.

        • MATT KENT

          Non mi pare che siano definite le condizioni minimali. Infatti le condizioni minimali oggi contraddicono ampiamente il buon senso non la costituzione: pensi ai pensionati con la minima, agli esodati (persone che dallo stato non ricevo alcuna pensione sebbene abbiano versato allo stato i contributi per tutta la vita). La costituzione è semplicemente uno specchietto per anime pie, desiderose di essere rincuorate e prese in giro.

  • Friendly Cynic

    Sono tutti liberisti con il culo degli altri.

    Dubito che chi scrive queste apologie della contrattazione individuale e della deregolamentazione del mercato del lavoro, sia un lavoratore dipendente o lo sia mai stato a lungo: al massimo sarà un dirigente/quadro con rare specializzazioni che gli permettono di saltare da un azienda ad un altra se non si trova bene e guadagnare cosí tanto da poter sopravvivere di risparmi per parecchi anni.

    Operai ed impiegati non possono permettersi un mercato del lavoro libero e deregolamentato o si troverebbero a vivere con salari ed orari cinesi.

    • MATT KENT

      L’articolo tratta la costituzione indicandone gli errori e gli abusi. Sono gli abusi sulla libertà delle persone a produrre le disparità e lo sfruttamento, e la finta protezione proclamata dallo stato si manifesta in quello che c’è intorno: milioni di posti liquefatti, interi settori industriali mandati allo sfacelo. Non è colpa certo di una cosa che non c’è la causa di un problema. E se una cosa c’è è propio la iperregolamentazione e l’interventismo statalista. Se a lei sta bene questo paese di fogna, perchè l’hanno convinta che con la deregolamentazione (che vuol dire libertà) si starebbe anche peggio, è un problema suo. La deregolamentazione non significa assenza di contratti e accordi. Significa solo che i contratti e gli accordi li fanno solo le due parti interessate. Senza intrusi ed estorsori tra i piedi da mantenere e ingrassare.

      • Il Cercatore

        Il mondo alla rovescia é il suo e quello della sua falsa libertà.

        • MATT KENT

          si può sempre fare che lei si tiene il suo fantasmagorico mondo dritto, da cui trae evidentemente soddisfazione e motivi di fiducia. E io OTTENGO il mio mondo alla rovescia sottraendolo alla predazione e all’arroganza di quelli del mondo dritto. Una volta ottenuto questo,.ognuno si paga e si mantiene il mondo che gradisce. Sono certo che lei non avrà nulla in contrario, in fondo il mondo dritto, della costituzione, della democrazia, della giustizia, della eguaglianza è tollerante e accetta la diversità. O per caso mi sbaglio nel mio caso ?

RC Facebook

RC Twitter

RC Video

Licenza

Creative Commons License Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5. In particolare la pubblicazione degli articoli e l'utilizzo delle stessi è possibile solo indicando con link attivo l'indirizzo di questo blog (www.rischiocalcolato.it) oppure il link attivo dieretto all'articolo utilizzato.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi