Si scrive Orban, si legge Netanyahu: in arrivo un “effetto Bonino” sull’incontro Gentiloni-Soros?

Di Mauro Bottarelli , il - 133 commenti


“Dai Paesi dell’UE abbiamo diritto di pretendere solidarietà, non accettiamo lezioni, tanto meno possiamo accettare parole minacciose. Noi facciamo il nostro dovere e pretendiamo che l’Europa intera faccia il proprio dovere, invece di dare improbabili lezioni al nostro Paese”. Così, quasi gli avessero toccato un nervo scoperto, il premier Paolo Gentiloni ha risposto alla lettera inviatagli dal Gruppo di Visegrad (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia), nella quale il premier magiaro, Viktor Orban, invitava l’Italia a chiudere i propri porti alle navi dei migranti per disincentivare le partenze. Rigurgito di orgoglio patrio, anche dopo la polemica con il ministro degli Esteri austriaco, rispetto alla proposta-ultimatum di trattenere i migranti sulle isole e non farli sbarcare sulla terraferma?

Ne dubito. Trattasi, a mio modo di vedere, di disperazione da livello del guano che sta superando i margini di sicurezza. Avete notato, niente sbarchi per tutta la settimana? Però tre defezioni nel governo. Roba da poco. Ma un segnale. E il segnale più grande è stata proprio la lettera inviata a Gentiloni da Orban a nome del V-4. E cosa ha scritto il premier ungherese? Che l’Italia ha un ruolo chiave nel mar Mediterraneo, è una delle più importanti culle della cultura eruopea e deve restare forte e stabile. Di più, “di fronte ai flussi di migranti in arrivo dal mar Mediterraneo, Roma ha due opzioni: chiudere i porti o accettare l’assistenza europea, che però è inefficace”. E ancora: “Non abbiamo bisogno di una politica comune europea sui migranti, e non abbiamo bisogno di un’agenzia comune europea per i migranti, perché porteranno soltanto caos, difficoltà e sofferenza”.

Per Orban, “da Bruxelles arrivano proposte inefficaci staccate dalla realtà”, quindi il suo consiglio è chiudere i confini: “E’ ciò che consiglio di fare a tutti. Austria e Germania ne hanno abbastanza e se chiuderanno i confini tutti i migranti che arrivano da sud resteranno in Italia, che per questo dovrebbe smettere di farli sbarcare nei suoi porti… Una nazione che non è capace di difendere i suoi interessi non è una nazione, nemmeno esiste e scomparirà”. Infine, il passaggio che con ogni probabilità non farà fare sonni tranquilli stanotte a Gentiloni: “Il flusso migratorio deve essere fermato in Libia”. E all’obiezione che in Libia non esista un potere pronto a collaborare con l’UE per fermare i trafficanti, Orban risponde senza tanti giri di parole: “Penso ad azioni militari”. Infine, la coltellata: “Le ONG che stanno aiutando i profughi in mare sono finanziate ed appoggiate da George Soros”.

E qui non siamo alla riproposizione delle guerra personale tra il premier ungherese e il filantropo USA, qui siamo al messaggio in codice. Primo, cosa è andato a fare George Soros lo scorso 3 aprile a Palazzo Chigi da Paolo Gentiloni? Sull’incontro, ancora oggi, vige il segreto assoluto: né una foto, né un comunicato, né una risposta al Parlamento. Perché tanto segreto, oltretutto non attorno alla visita di un capo di Stato o di governo ma, formalmente, di un privato cittadino con l’hobby della beneficienza e delle ONG (oltre che della destabilizzazione)? Forse perché le parole di Emma Bonino hanno scompaginato non poco le carte, dimostrando la volontà del nostro governo di farsi invadere, pur di ottenere un occhio chiuso dall’UE sui conti? E qui sono cazzi, perché all’epoca dell’accordo, Paolo Gentiloni non era proprietario di una gelateria a Corso Francia ma il ministro degli Esteri, quindi dubito che se si fosse davvero arrivati a un patto europeo di quel genere, lui possa essere stato all’oscuro fino alla dichiarazione di poche settimane fa dell’esponente radicale.

Secondo, Orban ha sì parlato a nome del “Gruppo di Visegrad” ma quando si riferisce a ONG e George Soros è l’asse di ferro stabilito in chiave anti-filantropo con Bibi Netanyahu a mandare il messaggio. Fresco di visita a Budapest, terminata il 19 luglio, il premier israeliano non solo ha benedetto la campagna anti-Soros del governo magiaro, quella a colpi di manifesti con scritto “Non lasciare che rida per ultimo” che ha scatenato le polemiche isteriche di ONG e UE ma ha sparato a palle incatenate contro Bruxelles, definendo il suo atteggiamento nei confronti di Israele “folle”, visto che è l’unico insieme di Paesi al mondo che pone pre-condizioni politiche nel rapporto con Tel Aviv. “Sono matti. La Cina non lo fa, l’India non lo fa. L’Europa deve decidere se vuole vivere o scomparire. Sia il futuro dell’Europa che la sua sicurezza, dipendono dai rapporti che hanno con Israele, da una differente politica nei nostri confronti”, ha chiosato.

Di fatto, l’asse Tel Aviv-Budapest è qualcosa di più di un bilaterale un po’ bizzarro: Netanyahu si è bellamente rotto i coglioni di avere a che fare con un’Europa che gli chiude le porte in faccia a ogni piè sospinto e ha deciso di cambiare strategia. Dar vita a rapporti diretti bilaterali proprio con quegli Stati diciamo “sovranisti” che l’UE vede come fumo negli occhi, ad esempio la Polonia che in questi giorni ha dato il via alla riforma della Corte suprema, atto immediatamente seguito da proteste di piazza, nelle quali le ONG della rete di Soros sono molto attive. Insomma, la destra nazionalista europea è il nuovo grimaldello che il premier israeliano ha scelto per inviare un sonoro messaggio all’UE sorosiana e clintoniana, forte anche del rapporto di ferro con Donald Trump, acerrimo nemico del Circo Barnum dei diritti che gravita attorno a Open Society e Clinton Foundation.


Guarda caso, due referenti della politica estera di Gentiloni, ispirata a sua volta a quella della potente lobby di Sant’Egidio, democrat, liberal e alla base dell’alzata d’ingegno proprio sulla concessione di visti temporanei ai migranti che ha fatto incazzare l’Austria. E il perché è chiaro: una cosa è giocare a nascondino con l’Isis in chiave anti-Assad, una cosa è avere un’Europa che fa entrare migliaia e migliaia di clandestini, tramutandosi giorno dopo giorno in polveriera multi-etnica con un esercito complementare dell’estremismo islamico pronto all’uso. Non fosse altro, per i milioni di ebrei residenti. Prima di reagire come Michel Serrault nel “Vizietto” alle critiche austriche e dei Paesi dell’Est, Gentiloni dovrebbe fare un bel coming out su quell’incontro con George Soros a Palazzo Chigi del 3 maggio. Prima che sia tardi. Prima che a svelarlo sia qualcun’altro. D’altronde, il caso Bonino ci ha mostrato plasticamente come, a volte, la memoria possa tornare in maniera repentina. E senza censure. Si scrive Orban, si legge Netanyahu. O pensavate davvero che, parafrasando Micheal Douglas in “Wall Street”, il premier ungherese si sia svegliato una mattina e abbia deciso di pisciare nell’erba alta coi cani grossi, senza avere le spalle debitamente coperte? Auguroni.

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