Sui migranti, doppio schiaffo anche per Gentiloni. Ma è quest’Italia, senza più valori, a voler morire

Di Mauro Bottarelli , il - Replica


Come volevasi dimostare, il vertice trilaterale fra Paolo Gentiloni, Angela Merkel ed Emmanuel Macron a Trieste prima della Conferenza sui Balcani occidentali è stato il corrispettivo politico della “Corazzata Potemkin”. Di fatto, è durato meno di mezz’ora, durante la quale – a detta di Gentiloni – si sarebbe parlato di Balcani, nuove sfide dell’UE, economia europea nel contesto della ripresa globale e, negli ultimi 10 secondi, anche di migranti. In che termini? La Merkel ha detto che l’UE deve essere solidale con il grande sforzo dell’Italia nel salvataggio e nell’identificazione dei migranti ma l’unica concessione che ha fatto è quella su un ampliamento della cooperazione con quegli Stati da cui partono gli immigrati.

Macron, di suo, ha ammesso che “la Francia non ha fatto sempre il suo dovere al riguardo” ma ha soprattutto ribadito il fatto che non cederà “al senso di confusione imperante”, dicendo chiaro e tondo che di immigrati economici la Francia non ne accetterà. In tal senso stamattina a Parigi si è discussa una legge ad hoc e, domani, Macron ha annunciato che continuerà a parlare del tema con la Merkel, limitando il ruolo dell’Italia a quello di un Paese che verrà aggiornato su quanto si decide sull’asse renana. Insomma, un fallimento totale, uno sfanculamento vista banchina giuliana senza precedenti, un’umiliazione che dovrebbe far sprofondare Gentiloni un metro sotto terra. Ma non sarà così, vedrete che questa ennesima pantomima sulla nostra pelle ci verrà spacciata come una grande vittoria diplomatica, un primo ma fondamentale passo verso il cambiamento.

D’altronde, se i precedenti sono questi,


come sperare qualcosa di diverso? Ho già pubblicato queste due prime pagine nel mio articolo precedente ma è sempre meglio abbondare, quando si tratta di denunciare la disinformazione mainstream. Anche perché temo che domani leggeremo molto sulla “svolta di Trieste” e poco sulle parole giunte poco fa dal numero uno di Frontex, Fabrice Leggeri, raggiunto a Bruxelles dopo la sua audizione di fronte all’Europarlamento. Eccole: “Ho sentito la richiesta dell’Italia, ma non ho registrato alcuna disponibilità da parte degli altri Paesi ad accogliere sbarchi di migranti nei loro porti”. Se, infatti, l’agenzia delle frontiere è disposta a rivedere il piano operativo di Triton, avverte che l’ipotesi di consentire alle navi dell’operazione di sbarcare i migranti in porti diversi da quelli italiani è “una questione complessa per diverse ragioni, soprattutto politiche. E non spetta a Frontex risolvere problemi politici”.

Stando alla richiesta presentata formalmente ieri dall’Italia alla riunione del Consiglio di gestione di Frontex a Varsavia, il nuovo piano operativo per l’operazione Triton dovrebbe prevedere proprio questa possibilità: l’utilizzo di porti di altri Paesi dell’Unione europea oltre che di quelli italiani in caso di flussi massicci di migranti. Ma, come ha spiegato Leggeri, tale piano “deve essere concordato fra Italia, altri Stati e Frontex e gli Stati che partecipano devono essere d’accordo con il piano operativo, che devono approvare all’unanimità”. Della serie, scordatevelo. E, tanto per ribadire il concetto: sui migranti sono tutti cazzi vostri, buona estate di sbarchi.

E a mettere il carico di novanta sulla faccenda, confermando quanto dichiarato la scorsa settimana da Emma Bonino, ci ha pensato Luigi Di Maio, il quale proprio stamattina ha incontrato lo stesso Leggeri e ha postato quanto segue sul suo profilo Facebook: “Stiamo incontrando il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri. Ci ha confermato, dopo averlo chiarito anche in audizione al Parlamento UE, che Triton, voluta da Renzi, prevede che tutti i migranti siano portati in Italia. Questa è la verità: ci hanno svenduti per 80 euro trasformandoci nel più grande porto d’Europa, pensando di poterci trattare come gli scemi, convinti che saremmo rimasti in silenzio”.

E ancora: “L’Italia ha accettato e autorizzato gli sbarchi esclusivamente nei propri porti in cambio di flessibilità, perché Renzi potesse dare i suoi bonus. Mi prendo tutta la responsabilità di dire che quanto deciso su Triton è legato alla maggiore flessibilità concessa al governo in quei giorni, ce lo confermano anche ex ministri del governo PD come Emma Bonino e Mario Mauro, che erano ministri del governo Letta prima dello “stai sereno” di Matteo Renzi”.

Ma la cosa peggiore della giornata, in tema di migranti, è quella rappresentata dalla foto di copertina e da questa denuncia,

lanciata stamattina dall’eurodeputata di Forza Italia, Lara Comi, nel corso di una trasmissione televisiva: il business dell’accoglienza non è più questione legata solo ai CARA, alle strutture delle coop e delle associazioni convenzionate con il sistema Sprar ma starebbe diventando un qualcosa di più ampio. Ovvero, privati cittadini o aziende che cercano stabili, sfruttando i servigi di grandi operatori dell’immobiliare, palesemente e apertamente identificati come strutture destinate all’accoglienza di migranti. Insomma, un business troppo grande da lasciarsi sfuggire, tanto da stimolare lo spirito imprenditoriale di molti.

E, partendo dal presupposto che quanto denunciato dalla Comi sia vero e non ho dubbi al riguardo, per ogni richiesta alla luce del sole come questa, quanti traffici nell’ombra del nero si staranno facendo, visto che ormai la logica pare quella del “già che dobbiamo tenerceli, almeno guadagniamoci su”? Ora, soltanto da stamattina, sono stati soccorsi nel Mediterraneo altri 1.100 migranti, sintomo che la breve pausa degli sbarchi che abbiamo vissuto nel fine settimana era soltanto un reset tecnico. Le sponde libiche brulicano di immigrai pronti a partire, gli scafi viaggiano senza sosta, le navi europee sono pronte intervenire per “salvare” e poi portare i migranti nei porti italiani. Lo impone Triton, ce lo ricorda Frontex, lo ha voluto Matteo Renzi.

Ma, alla luce di quella mail, un Paese che si svende, perché ha come unico valore il denaro e il profitto, non ha il diritto di prendersela e scaricare responsabilità e colpe contro nessuno. Siamo il nulla, meritiamo i dibattiti deliranti di questi giorni, perché sono lo specchio del Paese. E meritiamo quei titoli di giornali che mistificano la realtà, per adattarla alla narrativa di governo. E per avere un capro espiatorio con cui prendercela, evitando di guardarci allo specchio e constatare cosa siamo diventati.

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