Sui migranti non c’è emergenza, in compenso gli USA secretano le atomiche in Italia. Va tutto bene

Di Mauro Bottarelli , il - 54 commenti


Divisa tra il dolore delle celebrazioni della strage di via D’Amelio e le contorsioni politiche per l’addio al governo del ministro Enrico Costa, uno di cui – prima di ieri – nessuno aveva sentito parlare prima, ieri l’Italia non ha tributato il giusto interesse al question time di cui è stato protagonista il ministro Marco Minniti alla Camera sul tema dei migranti. Vediamo di porre rimedio. Cosa ha detto il responsabile del Viminale? “Né il ministero, né il governo ritengono sussistere le condizioni per dichiarare lo stato di emergenza umanitaria per il tema migranti. La politica di gestione dei flussi dev’essere ispirata a un intervento pianificato, strutturato, distante da logiche emergenziali”. Giusto. Allora perché si è scapicollato come un matto a Tripoli per incontrare i sindaci del sud della Libia, se non esiste emergenza? Per un caffè e quattro chiacchiere? Come mai non si assisteva a un lavorio diplomatico simile, tra un vertice internazionale e l’altro? E il braccio di ferro con l’Austria, anch’esso è sinonimo di una situazione sotto controllo, al netto delle sparate elettoralistiche di Vienna in vista del voto del 15 ottobre prossimo?

Delle due, l’una: o fino ad oggi ci hanno venduto una situazione che non c’è – centri profughi al collasso, porti presi d’assalto, Caritas pronta a mollare per eccesso di richiesta, sindaci a un passo dalla rivolta e dalla disubbidienza civile – oppure il ministro sottovaluta. E parecchio, trovandosi in una sede istituzionale come la Camera dei Deputati. Ma tranquilli, perché le cose importanti Minniti le ha sott’occhio: “Il Codice per le ONG sui migranti è in linea con le deliberazioni del Parlamento. La bozza è stata già trasmessa ieri (mercoledì) alle organizzazioni umanitarie e per il 25 luglio è previsto un incontro al Viminale con le stesse ONG. Il Codice è un’iniziativa che assume importante rilievo, visto che nei prime sei mesi di quest’anno il 34% delle persone salvate in mare sono state tratte in salvo da ONG. Sussiste l’esigenza di bilanciare sicurezza ed esigenze umanitarie e per questo si lavora da tempo. Non è un’iniziativa estemporanea del governo ma frutto di un intenso lavoro parlamentare su queste tematiche e mi farebbe piacere che il Parlamento potesse rivendicarlo. Il Governo ha dovere di ascoltare il Parlamento e di prendere iniziative”.

Ora, io avrò anche la memoria corta per l’età ma al riguardo mi sovvengono due cose. Primo, quando le opposizioni cominciarono a chiedere chiarezza sull’operato delle ONG, anche sulla scorta delle indagini della Procura di Catania, il governo e la maggioranza reagirono come se gli avessero scopato la sorella. Secondo, se quel codice è nato è solo perché è stato il contentino per Minniti al vertice di Talliin, dopo che ogni altra richiesta dell’Italia – in primis la regionalizzazione di Triton – era stata bocciata prima ancora che la riunione iniziasse. Diciamola chiara.

Ma non basta. Perché in nome del pugno duro, delle minacce ai partner europei e della non emergenza, ecco che proprio Minniti oggi incontrerà di nuovo i vertici dell’ANCI, “per proseguire la condivisione dell’attuazione del piano di accoglienza per i richiedenti asilo”. Di più, per Minniti “l’intensità degli sbarchi ha indotto il Governo a ridisegnare i meccanismi dell’accoglienza dei migranti e si è da tempo affermata la consapevolezza del coinvolgimento dei territori, perché questo tema non deve trasformarsi in una ragione di conflitto capace di minare la coesione territoriale. Ma i Comuni che fanno accoglienza, 3.153, sono ancora oggi meno del 50%, mentre sono convinto che l’accoglienza sia l’unico modo per bilanciare il diritto di chi accoglie con il diritto di chi è accolto”.

Capito, al netto delle frontiere chiuse e del “no” – ovvio, fin dall’inizio – dell’UE all’ipotesi della concessione di visti temporanei, il problema più grande del Viminale non è fermare gli sbarchi e imporre agli altri Stati di darci una mano, bensì di cooptare più comuni possibili nell’accoglienza diffusa, sintomo che Minniti sa che gi sbarchi andrranno avanti per tutta estate, copiosi e che non ci sarà altro da fare che prepararsi a tenerli tutti qui, nell’imbuto che il Mediterraneo rappresenta a fronte di frontiere Nord completamente sigillate. Lo capisco e non scherzo: quando si allaga casa, cerchi gli stracci prima di chiamare l’idraulico. Peccato che l’intero governo abbia negato fino a tre settimane fa, il fatto stesso che il rubinetto non solo perdesse ma stesse tramutandosi nelle cascate del Niagara. E ieri, alla Camera, abbia fatto lo stesso, negando l’emergenza. Ma, subito dopo, annunciando l’incontro con l’ANCI per obbligare i comuni renitenti e recalcitranti ad accogliere migranti. Sono sincero, non mi pare che Minniti stia brillando per coerenza e lucidità negli ultimi giorni.

Anche perché, un suo uomo, un poliziotto, 24 ore prima alla Stazione Centrale di Milano era stato accoltellato da un clandestino della Guinea, il quale aveva in tasca un decreto di espulsione datato 4 luglio scorso ed emesso dal Questore di Sondrio. Solo il giubbotto anti-proiettili ha fatto in modo che il fendente, diretto al petto, non risultasse fatale. Di fronte a questo ennesimo caso di violenza in pieno giorno e nel pieno centro di Milano, da un ministro degli Interno ci si aspetta qualcosa di più della negazione dell’emergenza. Ma, forse, dev’essere un virus nell’aria, perché proprio ieri la simpatica risorsa accoltellatrice è stata scarcerata e sottoposta unicamente all’obbligo di firma, Già, il 31enne Saidou Mamoud Diallo, a San Vittore ci è rimasto meno di 36 ore: adesso è affidato alla polizia, la quale dovrà decidere del suo fututo tra permanenza in un Centro di detenzione per il rimpatrio e l’espulsione.

State certi che l’epilogo avrà un terzo sbocco, Diallo si darà alla macchia. Non per colpa della Questura milanese ma della farraginosità delle leggi al riguardo e della scarsezza di personale, a fronte di una situazione di emergenza come quella attuale nelle nostre grandi città. Ma Minniti, la nega. Straordinaria la motivazione del rilascio: la risorsa non avrebbe sferrato il fendente per uccidere ma come conseguenza della colluttazione con il poliziotto. Rasentiamo ormai il kafkiano. E poi, scusate, dopo l’attacco non aveva esclamato “Voglio morire per Allah”? Se non sbaglio, un avvenimento simile qualche settimana fa ha visto un cittadino italiano di origine straniera finire al 271-bis, solo per aver commentato un filmato dell’Isis su un social: in meno di 36 ore avete fatto anche le verifiche anti-terrorismo? Cazzo è diventata Milano, meglio di Guantanamo?

Ma che l’emergenza poco percepita da Minniti sia invece davvero sentita dalla gente normale, ce lo dimostra un altro fatto di cronaca legato all’immigrazione indiscriminata. Ieri sera la Polfer ha arrestato l’uomo di origine africana che in mattinata aveva accoltellato alla mano un controllore, reo di avergli chiesto il biglietto sul treno Milano-Piacenza. In questo caso l’accusa è di tentato omicidio ma non escludo alzate d’ingegno o interpretazioni à la carte del codice anche in questo caso. Resta però il precedente: i sindacati, normalmente in prima linea nella difesa dei migranti, hanno indetto uno sciopero del personale Trenord per protestare per le carenze di sicurezza sui convogli, al netto di 30 vigilantes per 2.200 treni in Lombardia.

Ma non erano risorse? Cazzo scioperate, compagni, contro le risorse? Siete matti? Si sa, l’accoglienza è bella ma – come la guerra cantata da De Gregori in “Generale” – fa male. E se il rischio di beccarti una coltellata diventa quotidiano, metti gli ideali in un cassetto, li chiudi a doppia mandata e scioperi. Di lunedì, così hai anche il weekend lungo. Sono fantastici, li amo sinceramente. Insomma, diciamo che – al netto della negazione di Minniti – un minimo di emergenza sul tema, il mitologico “territorio” la percepisce.

Ma si sa, quello dell’immigrazione è un argomento da discutere in ambito europeo, l’Italia da sola può poco. Molto poco. Pochissimo, visto che ormai – a livello di sovranità – non conta più un beato cazzo. “Repubblica” di oggi, infatti, riporta una notizia che temo non desterà l’interesse del Parlamento e non diverrà tema del prossimo question time, in questo caso a scelta con i ministri Pinotti o Alfano: il Pentagono non rivelerà più i report delle ispezioni di sicurezza sui suoi armamenti atomici, i quali verranno secretati. Non sarà quindi più possibile sapere se le bombe stoccate ad Aviano e Ghedi presentano falle di sicurezza, già emerse in passato grazie proprio a ispezioni ufficiali dello stesso governo americano.

Ecco la cronaca: “La decisione arriva come un fulmine a ciel sereno, dopo che per anni esperti e giornalisti hanno potuto accedere a questo tipo di informazioni, che, ad oggi, non hanno mai comportato un rischio, dal momento che i report non contengono di certo dati classificati, come conferma a Repubblica il guru della segretezza, l’americano Steven Aftergood, che guida il programma Project on Government Secrecy della Federation of American Scientists di Washington… D’ora in poi queste informazioni saranno completamente off limits “per effetto di una decisione della US Air Force e del Joint Chiefs of Staff… Ad oggi, i report sulle ispezioni ufficiali costituiscono una delle pochissime fonti di dati sullo stato degli arsenali e ora che si parla dell’arrivo in Italia della nuova bomba termonucleare B61-12 per sostituire le vecchie B-61 e andare in dotazione ai caccia F-35, l’esigenza di un controllo minimamente efficace di questi armamenti è più cruciale che mai. Proprio martedì scorso il tema è stato affrontato in Senato, dove sono state presentate quattro mozioni per bloccare questo tipo di ordigni”.

Poi, per finire, il giudizio lapidario di Steven Aftergood: “Tutta questa storia puzza. Agiscono come se avessero qualcosa da nascondere: non si tratta di segreti che riguardano la sicurezza nazionale. Io credo che questa nuova policy non distingua tra la protezione dei segreti legittimi e la decisione di schermare l’incompetenza. E’ chiaro che le informazioni classificate che riguardano la tecnologia delle armi nucleari vadano protette, ma negligenze ed errori non devono essere nascosti all’opinione pubblica”. Benvenuti in Italia, colonia USA da settant’anni e presto protettorato nigeriano, anche grazie a interpretazioni della giurisprudenza e del diritto d’asilo abbastanza estrose. Ma tranquilli, non c’è emergenza. Va tutto bene.

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