A Tallinn è un record senza precedenti: prima che iniziasse il vertice, ci avevano già sfanculato tutti

Di Mauro Bottarelli , il - 156 commenti


Sicuramente adesso ci diranno che quella persa oggi è stata solo una battaglia, mentre la guerra vera si combatterà l’11 luglio prossimo a Varsavia in sede Frontex. E noi, da bravi cittadini coscienziosi, faremo finta di credergli. Ma, guardando in faccia la realtà, ci sarebbe da sotterrarsi dalla vergogna: mai, penso, l’Italia è stata così piccola, debole e isolata in un contesto internazionale. Ciò che è avvenuto questa mattina, infatti, non ha precedenti: prima ancora che il vertice informale dei ministri dell’Interno UE di Tallinn, dedicato all’emergenza migranti, avesse inizio, era già terminato. Non erano nemmeno le 9 del mattino e già Spagna, Germania, Belgio, Olanda e il padrone di casa estone avevano chiuso la porta in faccia alla principale richiesta italiana, la cosiddetta regionalizzazione degli sbarchi. Ovvero, l’apertura di altri porti europei all’arrivo di migranti, in modo da decongestionare quelli italiani, pressoché al collasso.

E se Madrid già ieri aveva anticipato il suo no, motivato dal fatto che “i nostri porti sono già troppo sotto pressione”, arrivando al vertice, il ministro tedesco, Thomas de Maiziere, aveva dichiarato subito: “Non sosteniamo la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio”. Lo stesso ha fatto anche il ministro belga per l’Asilo e politica migratoria, Theo Francken: “Non credo che apriremo i nostri porti”. E il padrone di casa estone, Sven Milkse, ha ribadito che sulla questione “non è possibile forzare nessuno”. Pare che anche la Svizzera, pur non c’entrando un cazzo, si sia sentita in dovere di inviare una lettera nel quale declinava l’invito, non tanto per assenza di porti – avrebbero ovviato in qualche modo, per senso di solidarietà – ma perché la presenza di migranti inquieta le vacche, pregiudicando la qualità del latte e, quindi, del cioccolato.

Inoltre, è stata rinviata all’11 luglio l’altra furba mossa italiana: la richiesta di rimodulare il mandato dell’operazione Triton per indurre i partner a condividere il peso e la responsabilità delle vite salvate, consentendo gli sbarchi su porti europei. Anche in questo caso, porta in faccia. E direttamente dal Commissario UE per l’immigrazione, Dimitris Avramopoulos, il quale si è detto nettamente contrario: “Triton ha già un mandato ben definito, si tratta di migliorare l’attuazione di quanto già deciso”. Affermazione poi attenuata dai portavoce, i quali hanno infatti detto che le richieste italiane verranno vagliate appunto il prossimo 11 luglio in sede Frontex, organo da cui dipende Triton. Della serie, vinciamo già 6 a 0, ora facciamo melina e aspettiamo che l’arbitro fischi, tanto la patita di ritorno sarà una formalità. Sconcertante la prima reazione del ministro dell’Interno, Marco Minniti, allo schieramento avverso venutosi a creare: “Il vertice è comunque andato secondo le aspettative. L’agenda era stata disegnata dall’incontro di Parigi e dalla stessa Commissione europea”.

E cosa cazzo siamo andati a fare a Tallinn, a farci prendere in giro in nome dell’Europa? Non avrebbe fatto più bella figura una sedia vuota? No, perché in seconda battura Minniti cerca di tamponare il fallimento. In primis, promettendo fermezza nel dibattito in sede Frontex: avendo minacciato la chiusura dei porti e fatto marcia indietro dopo 24 ore, immagino quanto i nostri partner siano intimoriti. Secondo, rivendicando quanto ottenuto: approvazione del codice di comportamento per le ONG, via libera ai nuovi finanziamenti a sostegno della Guardia Costiera libica e riaffermazione della necessità di elaborare una nuova politica europea sui rimpatri. Insomma, fuffa. Ma tranquilli, perché l’11 luglio a Varsavia gli faremo vedere i sorci verdi a questi stronzi di partner europei che non vogliono condividere con noi le risorse. Ci sono tanti modo di perdere, quello di negare la sconfitta è il peggiore.

Anche perché ormai davvero il Re è nudo. Non basta la candida auto-denuncia fatta da Emma Bonino, riguardo la scelta italiana – nel 2014 – di prendere in carico sul nostro territorio tutti i migranti in arrivo, un do ut des con le autorità europee che puzza lontano un miglio di compravendita sui nostri traballanti conti pubblici, ora a rendere ancora più patetico e politicamente criminale l’atteggiamento tenuto dai governi succedutisi a Palazzo Chigi ci ha pensato anche Bill Gates. Il fondatore di Microsoft, infatti, dall’alto del suo ruolo di filantropo miliardario, ha detto chiaro e tondo che l’Europa deve chiudere i confini, perché mostrandosi troppo generosa verso i migranti non farà altro che stimolare nuove partenze, rischiando di venire schiacciata dalla pressione migratoria e demografica dell’Africa. Insomma, ciò che dice Salvini ma senza essere tacciato di razzismo. Anzi, essendo ospitato con tutti gli onori sul “Corriere della Sera” e ascoltato come l’oracolo di Delfi.

Emma Bonino – L’abbiamo chiesto NOI! L’accordo l’abbiamo fatto NOI|

Mettiamoci l’animo in pace, anche perché il Viminale ha già aggiornato il dato: da inizio anno sono oltre 85mila i migranti approdati sulle nostro coste e, state certi, a Varsavia non si otterrà un cazzo, quindi da qui a fine anno la quota di 220mila arrivi preventivati sarà facilmente polverizzata. E il Paese messo a serio pericolo di esplosione sociale. Io posso dire una cosa sola: in punta di dignità, fossi Marco Minniti mi dimetterei e dovrebbe fare altrettanto Paolo Gentiloni, per manifesta incapacità. Ma, sopra ogni cosa, il Parlamento – e magari qualche Procura – dovrebbe chiedere conto a Emma Bonino delle sue parole, perché se risultassero vere – e non ho il minimo dubbio al riguardo – chi decise, pose in essere e diede il via libera a quello scambio – sulla pelle del Paese – in sede europea, andrebbe processato per alto tradimento.

E sarebbe il caso di dare vita ad iniziative concrete di sensibilizzazione e denuncia per ottenere chiarezza in tal senso, anche a partire da questo blog, se le condizioni lo renderanno possibile. Per il resto, alla luce di quanto vi ho appena detto, non mi resta che dirvi di prepararvi al peggio, ognuno nel modo che ritiene più necessario e opportuno. Lo ha detto ieri anche il generale Marco Bertolini, capo delle missioni estere italiane, nel suo discorso di commiato al Centro Operativo Interforze: “Ad altri toccheranno sfide che alla mia generazione sono state risparmiate.. Guardiamo a quanto accade fuori dai nostri confini con più rispetto.

Osserviamo la vera realtà, non quella delle fiction di prima serata o di alcuni superficialissimi talk-show… In Italia ci ostiniamo a voler credere di vivere nel migliore dei mondi possibili. Non è così”. Significa prepararsi alla guerra. E magari, in prima istanza, non obbligatoriamente contro un nemico esterno. Ma contro qualcuno cui abbiamo dato le chiavi di casa. Per questo, chi di dovere dovrà pagare. Nel frattempo, il conto lo dovremo saldare tutti noi. E sarà salatissimo.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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