Un piano di sostituzione in corso? Lo dice l’ONU. Ma una sana “educazione boldriniana” ci salverà

Di Mauro Bottarelli , il - 202 commenti


Nel mio articolo di ieri raccontavo, tra l’altro, del report che verrà presentato oggi in Germania riguardo l’attendibilità dei resoconti che la stampa teutonica ha offerto ai suoi lettori riguardo la questione migranti. Per chi non volesse leggerlo, ecco un rapido sunto. La ricerca è a cura della Otto Brenner Foundation (è già disponibile sul sito), basata sull’analisi di migliaia di articoli di giornale pubblicati tra il febbraio 2015 e il marzo 2016 e condotta dai ricercatori della Hamburg Media School e dall’Università di Lipsia. Risultato? “I principali organi di stampa tedeschi hanno retto il gioco al governo tedesco nel presentare la crisi migratoria all’opinione pubblica, ignorando tematiche critiche nella loro copertura della peggior crisi dei rifugiati dalla Seconda Guerra Mondiale”. Il tutto in un Paese dove, non più tardi di tre settimane fa, il Bundestag ha votato una legge che prevede pene pecuniarie fino a 50mila euro, se non si controllano e rimuovono contenuti on-line che possono rifarsi alla fattispecie del “linguaggio dell’odio”.

Ecco alcune evidenze: “Nonostante manifestazioni con migliaia di partecipanti a Berlino contro le politiche del governo, i giornali hanno esageratamente supportato l’elite politica, diffondendo il concetto di cultura dell’accoglienza. Quest’ultima è trasfigurata in una specie di mondo magico in cui i servizi da samaritano, quelli ciò che possono essere offerti volontariamente dai cittadini, potrebbero essere addirittura moralmente imposti… Larga parte dei giornalisti ha frainteso il loro ruolo professionale e negato la funzione principale dei media, ovvero fare chiarezza e luce sulla realtà. Gli articoli sono troppo sentimentali e con pochissimi appunti critici verso le autorità… Infine, il nostro studio ha notato come alcuni media abbiano appellato chi si opponeva alla politica delle porte aperte come razzista”. E quale estremista di destra si permetterebbe parole simili? Il professor Michael Haller, coordinatore e responsabile del report. Tanto dovevo a chi ieri aveva, giustamente, di meglio da fare.

E perché ho sentito il bisogno di ribadire il concetto? Semplice, perché giovedì scorso mi era sfuggita questa perla:

ovvero, la presentazione delle conclusioni raggiunte dalla Commissione Jo Cox su odio, intolleranza, xenofobia e razzismo, fortemente voluta dalla presidente della Camera, Laura Boldrini e dedicata appunto alla memoria della deputata laburista uccisa da un presunto fanatico nazionalista alla vigilia del referendum sul Brexit. Udite udite, da quel brainstorming di deputati , senatori ed esperti a varo titolo (26 persone in tutto) è uscita nientemeno che “La piramide dell’odio”, di fatto un atto d’accusa verso l’italiano medio: il quale, ad esempio, ha ancora pregiudizi verso un collega gay (20% del totale) o è così retrogrado da pensare che debba essere l’uomo a provvedere ai fabbisogni della famiglia (49,7%). Occorre rieducare, bestie immonde!

Ed ecco, infatti, come la presidente della Camera ha cristallizzato questi dati: “Autoregolazione delle piattaforme al fine di rimuovere l’hate speech online, stabilire la responsabilità giuridica sociale dei provider e delle piattaforme di social e a obbligarli a rimuovere con la massima tempestività i contenuti segnalati come lesivi da parte degli utenti… sostenere e promuovere blog e attivisti no hate o testate che promuovono una contro-narrazione.. istituzione di un giurì che garantisca la correttezza dell’informazione”. Quest’ultima mi piace tantissimo, però la facciamo alla tedesca: ovvero un ente terzo davvero indipendente che va a controllare in punta di fact-checking chi e come ha venduto a lettori e telespettatori fake news o bufale varie.

Facciamolo presidente Boldrini, io mi candido a collaborare gratuitamente, senza nemmeno rimborso spese se la cosa viene fatta bene. Ovvero, se mi lasciate passare alla lente d’ingrandimento – ad esempio – un anno di servizi della Botteri e della Goracci su situazione interna degli USA e crisi siriana: ci sarebbe da ridere parlando del Russiagate, dell’innocenza ontologica della Clinton, degli ospedali pediatrici di Aleppo, delle armi chimiche di Assad, fino al famoso forno crematorio. Chissà com’è, dubito ce ci sarà il coraggio di comportarsi come in Germania, al netto delle censura che calerà anche lì sulla presentazione del report.

Sarebbe bello, poi, sempre in ossequio al grido di verità lanciato dalla Boldrini, capire come mai si continui a negare l’esistenza di un piano di sostituzione demografica in Europa, visto che la necessità dello stesso, al netto del crollo numerico della cittadinanza in età da lavoro, è stato di fatto preannunciato il 17 marzo del 2000 dalla Population Division of the Department of Economic and Social Affairs (DESA) dell’ONU nel suo report dal titolo “Replacement Migration: Is it a Solution to Declining and Ageing Populations?”. Diciassette anni fa, quando la Boldrini probabilmente si apprestava alla sua carriera proprio all’interno di un branca dell’ONU, l’UNHCR che si occupa guarda caso di profughi e di cui è stata portavoce. Uno studio molto preciso, il quale poteva vantare grafici come questi,


capaci di mettere in comparazione i trend demografici e, nel secondo caso, dirci che la crescita della popolazione in età da lavoro (e, quindi, di consumatori) nei Paesi OCSE più Cina, Brasile e Russia stava ormai arrivando al termine. Anzi, c’era anche la data precisa dell’anno zero: 2018. Vuoi vedere che l’infornata di risorse che stiamo vivendo e molto più che una coincidenza temporale e c’è puzza di programmazione, quasi a tavolino? Capito, vista la fonte dello studio, come mai tanta passione da parte della Boldrini sul tema, nonostante le evidenze siano ormai palesi rispetto a una vera e propria invasione destabilizzante?

Eh già, occorre proprio una stagione di “educazione boldriniana” che ci redima: come è possibile, infatti, che nel 2017 la maggior parte degli interpellati nello studio tanto caro alla presidente della Camera ritenga che quartieri ad alta densità di immigrati favoriscano il terrorismo e la criminalità? E che, addirittura, il 65% pensi che i rifugiati siano un peso, perché godono di benefit sociali e del lavoro degli abitanti? Volete sapere la peggiore? L’80% degli italiani esprime addirittura un’opinione negativa rispetto ai rom. In compenso, quella vetta inarrivabile di ingegno di Virginia Raggi, invece di pensare alla monnezza e al degrado di Roma, vuole far pagare ai cittadini i “mental coach” per i nomadi, al fine di insegnare loro la necessità di lavorare. Probabilmente avrebbe più successo se puntasse tutto su un ritorno all’eterosessualità di Crstiano Malgioglio ma cosa volete, è soltanto un anno che governa, occorre lasciarle almeno un decennio affinché capisca quali sono le priorità minime. E non ho usato la metafora dell’eterosessualità a caso, perché il weekend è stato funestato da un caso senza precedenti. Questo:

ovvero, il diniego da parte del proprietario di un bed and breakfast in Calabria a una coppia gay, dicendo chiaramente che nella sua struttura non sono accettati omosessuali e cani. Ora, la forma in cui è presentata la regola interna è abbastanza da troglodita ma, almeno, a differenza di molti soloni del politicamente corretto, il gestore lo ammette candidamente. Inoltre, non si tratta di un albergo ma di un b&b, quindi una struttura strettamente privata in cui posso decidere chi entra e chi no: magari evito di mettere in parallelo gay e cani ma resta il fatto che, ne ho la quasi certezza, sarebbero in molti a non voler affittare la stanza a uno con le mie idee in fatto di immigrazione. Di certo non griderei allo scandalo umanitario, li manderei a cagare e cercherei un altro posto dove soggiornare.

Ma ecco che, guarda caso su “Repubblica”, il caso viene rilanciato e con toni apocalittici di questo tenore: “Nella mia mente si è materializzata l’immagine storicamente e drammaticamente famosa dei cartelli nazisti esposti fuori dai negozi: vietato l’ingresso ai cani e agli ebrei . Da allora sono trascorsi ben 70 anni, ma da quegli eventi, probabilmente, molti non hanno tratto alcun insegnamento”. Queste le parole di uno dei due respinti, affidate al linguista Massimo Arcangeli, il quale le ha rese pubbliche sulla sua pagina Facebook. Il tutto con la supervisione dell’Arcigay di Napoli, contattata dai due ragazzi di ritorno dalla Calabria. Ora, chi cazzo sia Massimo Arcangeli non chiedetelo a me ma sicuramente è uno che fa figo citare nei circoli che piacciono alla gente che piace, restano però due domande. Primo: perché, se si sentivano vittime di un comportamento da Sud Africa dell’apartheid, non chiamare la polizia o i carabinieri in loco per fare denuncia dell’accaduto?


Secondo, perché appena rientrati a casa, sentirsi di colpo in dovere di fare outing sulla vicenda con l’Arcigay, mettendo anche in mezzo un linguista in veste di megafono indignato e molto intellettuale? Citando poi la scritta dei cartelli presenti nel film la “La vita è bella”, praticamente il prezzemolo di ogni denuncia discriminatoria, dal colore dei capelli alla tifo calcistico fino alle preferenze di location per onanismo. Timori di sessismo all’interno delle forze dell’ordine? Tranquilli, la Boldrini ha già fatto calare la mannaia sulla categoria: questo video

Offese a Boldrini e frasi razziste in un video: SOLIDARIETA' AL POLIZIOTTO SOSPESO

è costato la sospensione al poliziotto che si è permesso di far notare come, grazie alla politica delle porte aperte, ormai sia normale trovare gente che va in autostrada con la bicicletta, avendo probabilmente vissuto fino all’altro giorno in un Paese dove il concetto di viabilità non ha esattamente il primo posto tra quelli da onorare. Una questione di sicurezza, per il ciclista e per gli altri, prima che di codice della strada ma il reato di lesa Boldrini ormai è entrato a forza nel codice del bispensiero politicamente corretto. L’italiano medio avrà anche bisogno di rieducazione da odio e razzismo ma, al netto di tutto questo, c’è qualcuno che ha bisogno di farsi vedere. Da uno bravo. E in fretta.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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