In Venezuela 13 morti in un giorno, USA indignati. Gli stessi che hanno ammazzato 29 civili in Siria

Di Mauro Bottarelli , il - 47 commenti


Non so se avete mai visto “Nel nome del padre”, il film capolavoro di Jim Sheridan dedicato alla storia vera dei “Quattro di Guilford”, cittadini arrestati, incolpati e condannati per un attentato dell’IRA in territorio britannico sulla base di false prove, poi scoperte dall’avvocato difensore di uno di loro. Bene, la foto di copertina che ho scelto raffigura proprio Emma Thompson nel momento in cui presenta alla Corte la prova di quella manipolazione: un appunto con scritto “Non mostrare alla difesa”, allegato a una testimonianza che dimostrava l’innocenza del suo assistito e dei suoi amici.

Bene, i media mainstream a livello mondiale stanno facendo la stessa identica cosa, le elites è come se avessero scritto con l’inchiostro invisibile quel biglietto e lo avessero consegnato a tutti i direttori di rete e di giornale del mondo: non mostrate questo all’opinione pubblica. Vale per l’impatto devastante della crisi dei migranti sulle nostre società, vale per le norme sul controllo dei capitali che già si stanno discutendo in sede comunitaria in vista dell’autunno, vale per il Russiagate, vale per i conflitti ancora aperti nel mondo, vale per la bolla da Banca centrale del mercati azionario e obbligazionario, vale per le condizioni salariali e di lavoro. La realtà va occultata. La realtà non va mostrata alla difesa. Il mondo, invece, deve vedere questo:


la faccia buona dell’Occidente che si indigna, il gendarme del mondo che fa sentire alta la sua voce contro il “dittatore” Maduro – il quale, tra parentesi, dittatore lo è da un po’ ma, casualmente, solo ora viene denunciato nelle sedi internazionali con tale forza per un voto farsa -, rendendo noto alla popolazione venezuelana che gli USA saranno al loro fianco. Ovvero, che sono pronti a intervenire per ribaltare il governo, in caso se ne creino le condizioni. E se non si creassero da sole, c’è sempre la CIA. Per chi non sapesse chi fosse Nikke Haley, questa fotografia

potrebbe essere utile: si tratta dell’ambasciatrice USA presso le Nazioni Unite, la stessa che emulò Colin Powell con le sue fialette di Gaviscon (proprio oggi l’Alta Corte di Londra ha sancito che nella legislazione inglese non sussiste alcun capo accusatorio in base al quale poter portare alla sbarra Tony Blair per l’invasione dell’Iraq, quindi capite che il concetto di impunità guadagna in precedenti) dopo l’attacco chimico a Idlib dello scorso 4 aprile. Per lei, ovviamente, non c’era alcun dubbio: a usare gli agenti proibiti erano state le truppe di Assad, su espresso e diretto desiderio del presidente siriano. Ovviamente, le smentite – anche di fonte USA e NATO – a quella montatura, resa più credibile dai Carlo Rambaldi del terrorismo salafita, ovvero gli “Elmetti bianchi”, non la videro protagonista di un mea culpa. Ci mancherebbe.

E se questo non bastasse, ecco che il Dipartimento di Stato rincara la dose: “Continueremo a prendere forti provvedimenti contro gli architetti dell’autoritarismo in Venezuela, inclusi coloro i quali partecipano all’Assemblea costituente, frutto a sua volta del risultato delle odierne (di ieri, ndr) elezioni falsate”. In effetti, gli USA negli ultimi sessanta anni non hanno mi sostenuto regimi fantoccio. E, soprattutto, proprio in questi giorni non stanno scannandosi pregiudizialmente sul fatto che le loro stesse elezioni presidenziali sarebbero state falsate da fantomatici hacker russi.

E l’Unione Europea? E’ preoccupata. Molto. Lo confermano le parole del presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani: “In Venezuela è chiaro che l’attuale regime si sta aggrappando al potere. La volontà del popolo è di cambiare il regime. E’ necessario andare a elezioni adesso. E’ un triste giorno per la democrazia in Venezuela, per l’America Latina e per il mondo perché sono stati violati i trattati internazionali, la Costituzione del Paese e, ancora più grave, si agisce contro il volere del popolo. Non è la risposta giusta ai problemi di confronto politico e alla crisi umanitaria che stanno devastando il Paese”.

E ancora: “Nelle ultime 24 ore, la repressione chavista ha raggiunto livelli impensabili. La comunità internazionale non può rimanere in silenzio davanti ad un numero così elevato di morti in Venezuela. Non è stata data la possibilità alla stampa di presidiare e riportare notizie dai seggi elettorali, ulteriore segno di assenza di democrazia del regime in carica… Come presidente del Parlamento europeo, l’unica istituzione direttamente eletta dai cittadini europei, esprimo il mio totale supporto ai rappresentanti del popolo venezuelano: insieme all’Assemblea nazionale non riconosciamo questa elezione”. Insomma, il solco tra buoni e cattivi è stato tracciato e anche le quotazione del petrolio

paiono gradire questa netta presa di posizione del mondo libero. Ora, di certo Maduro non è il mio modello di leader e la sua guida del Paese è stata imbarazzante ma per le strade di Caracas siamo sicuri che circolino soltanto cittadini animati da spontanea e irreprimibile voglia di libertà e democrazia? Sicuri che certi abusi non siano frutto di aperte e pianificate provocazioni? Solo la storia, come quasi sempre accade per l’America Latina, ci darà delle risposte. Qui il problema è un altro: ovvero, che durante il fine settimana – al netto delle cazzate di Tajani sull’impossibilità per i giornalisti di fare il loro lavoro – la grande informazione ha riversato tonnellate di notizie dal Venezuela, tutte ovviamente a senso unico e tutte drammatizzare ad arte sul numero di morti. Già, il mantra è stato quello dei 13 morti nella sola giornata di domenica. Tutti uccisi dalle squadracce di Maduro? Ovviamente sì.

In effetti, cazzarola, 13 morti in un giorno solo sono tanti, meritano i titoli di apertura di giornali e siti d’informazione. Da non mostrare alla difesa, invece, sono gli almeno 29 civili morti causati da una serie di raid aerei compiuti giovedì scorso della coalizione a guida statunitense sulla località siriana di Raqqa: lo hanno reso noto fonti delle organizzazioni siriane per la difesa dei diritti umani, quelle che hanno abbastanza in odio Assad, quindi difficilmente tacciabili di propaganda per il governo. Tra le vittime, stando a quanto riferito dalle ONG (queste però, almeno sull’episodio in questione, non vengono ritenute molto credibili, mica come quelle che salvano i migranti in mare), vi sarebbero anche otto bambini.

Ma non basta, perché ieri – proprio in contemporanea con il voto in Venezuela – sempre gli aerei della coalizione USA hanno colpito un ospedale nel paese di Abukemal, nella provincia strategica siriana di Deir ez-Zor: sei persone sono morte e 10 sono state ferite, stando all’agenzia di stampa SANA, a detta della quale le bombe hanno colpito l’ospedale Aisha e il club sportivo di Abukemal. Si tratta del quarto attacco aereo della coalizione nella provincia di Deir ez-Zor, nel quale sono morti civili. Sabato, poi, è stato reso che dei raid aerei nel sud della città di Mayadin, nel nord della Siria, hanno provocato la morte di dieci persone, tra cui altri cinque bambini. Parliamo, giova ricordarlo, di azioni di fatto illegittime, poiché condotte senza il consenso delle autorità siriane. Eh già, perché il diritto internazionale mica vale solo per incularsi Maduro: o vale sempre o mai.

Come mai nemmeno un secondo di servizio nei tg? Soltanto nel primo raid 29 morti civili, più del doppio di quanti caduti sotto il fuoco di Maduro: perché nel secondo caso sono intervenuti Dipartimento di Stato, Unione Europea, ambasciatrice USA all’ONU e nel primo un cazzo di nessuno? Quanti civili siriani morti per bombe USA ci vogliono per ogni venezuelano? E poi, dov’era Lucia Goracci, la specialista degli attacchi contro gi ospedali in Siria? Forse quello colpito dalle democratiche munizioni del Pentagono non era pediatrico, quindi esula dalla sua competenza specifica? O forse se non si può buttare merda contro i russi, delle vittime civili ci si può allegramente sbattere i coglioni? Anche in RAI vige il principio del “non mostrare alla difesa”? Nè USA, né UE hanno il diritto di dire alcunché, né godono di una superiorità morale per condannare o imporre epiloghi democratici a chicchessia, visto che i primi sono esportatori netti di destabilizzazione e la seconda una servile appendice dell’Impero che tace e acconsente: Maduro sarà anche un brutale dittatore ma rimane comunque un dilettante allo sbaraglio rispetto a Washington.

Il Venenzuela, a occhio e croce, sta per vivere il suo momento della verità: l’opposizione, a fronte dell’ultima stretta del governo su Parlamento e magistrati, già prefigura la guerra nelle strade, di fatto il modo migliore per scatenare la reazione pavloviana della repressione di Maduro e mostrare al mondo, a reti unificate, un bel bagno di sangue. Sembra un copione già scritto: sobillare, sfruttare a proprio favore gli orrori della repressione estrema e poi intervenire per ribaltare il governo, tra il plauso dei gonzi occidentali. Nel frattempo, in Siria si muore e nello Yemen massacrato dai sauditi armati da Washington si sta vivendo la peggiore emergenza umanitaria di sempre, fra colera, mancanza di acqua, cibo e medicinali (grazie all’embargo criminale di Ryad) e sfollati senza più un posto dove potersi nascondere.

“Solo negli ultimi tre mesi sono stati registrati 400mila casi sospetti di colera e 1.900 morti. Infrastrutture essenziali per la salute, l’acqua e lo smaltimento dei rifiuti sono paralizzate da due anni di ostilità, creando le condizioni ideali per il diffondersi della malattia”, hanno dichiarato Antony Lake, a capo dell’agenzia ONU per l’infanzia, Tedros Adhanom Ghebreyesus dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità e David Beasley del programma per la lotta alla fame in una nota diffusa il 27 luglio ad Aden. Dove cazzo sono le ONG, in questo caso? Sono allergiche ai profughi veri? Difficile vincere appalti in Yemen? O del colera hanno una fifa blu, meglio rischiare solo la scabbia o le piattole sulle navi nel Mediterraneo? Gente del genere non ha diritto né di parola, né di critica. Maduro, confronto a loro, è Gandhi.

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