Alla fine, andremo in acque libiche a portare il Prep ai migranti per le scottature. Invoco pietà

Di Mauro Bottarelli , il - 94 commenti


Al netto del caldo bastardo che stiamo subendo, non vi sentite un po’ più larghi? Non state un po’ più comodi? Ma, soprattutto, non vi sentite un po’ più sicuri? Come no, cazzo? Lo dice il Viminale! Segno meno, per la prima volta nel 2017, per gli sbarchi di migranti in Italia: 95.215 ad oggi contro i 97.892 del 2016 (-2,7%). Evviva! Marco “Terminator” Minniti ha fatto ‘o miracolo , come direbbero a Napoli! Al netto delle battute, prepariamoci al peggio, perché siamo entrati nella fase che in un film americano si definirebbe del “poliziotto cattivo”: ovvero, dopo aver prima negato l’emergenza, poi difeso le ONG come reliquie, ecco che ora è partita la grande operazione di presa per il culo dell’opinione pubblica. E lo schema è decisamente collaudato, perché ricalca quello delle retate spot in Stazione Centrale a Milano.

L’altra notte, infatti, la nave Iuventa della ONG tedesca Jugend Rettet, che NON ha firmato il codice di comportamento stilato dal Viminale, è stata bloccata al largo di Lampedusa dalla Guardia costiera italiana, che l’ha scortata fino al porto. Le voci si sono rincorse da subito: sequestro della nave? Arresto dell’equipaggio? Ritorsione delle autorità per mostrare il pugno di ferro dopo la figuraccia dell’altro giorno? In un primo momento, la ONG ha respinto ogni addebito con un tweet, negando sia il sequestro del natante che eventuali provvedimenti di fermo ma nel primo pomeriggio, ecco la novità: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Con questa ipotesi di reato a carico del comandante e di alcuni componenti dell’equipaggio, la Procura di Trapani ha chiesto e ottenuto dal gip Emanuele Cersosimo il sequestro della Iuventa.

Dunque non un semplice controllo di rito in mare, come hanno twittato i generosi volontari teutonici, conseguenza del giro di vite disposto dal Viminale ma una svolta nell’ambito dell’inchiesta condotta dai pm Ambrogio Cartosio e Andrea Tarondo (nel più totale riserbo e silenzio, come si deve fare), i quali dall’ottobre 2016 indagano su presunti rapporti tra componenti dell’equipaggio di una nave delle ONG e presunti scafisti. Ma guarda un po’, allora chi denunciava possibili connivenza non era un mitomane xenofobo, mosso unicamente da volontà di diffamare dei santi altruisti?

Direte voi, c’è da festeggiare: calano gli sbarchi e si comincia a ridimensionare il mito delle ONG, praticamente associazioni in attesa di canonizzazione in vita. Certo, c’è sempre qualche caso clinico che continua la sua battaglia da giapponese nella giungla del politicamente corretto

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ma non è questo il fatto: quanto sta emergendo mi fa incazzare il doppio. Primo, perché l’operazione è talmente astuta che la capirebbe anche Alfano: la Procura di Trapani indaga e scopre qualcosa riguardo la Iuventa, è pronta a intervenire ma attende che le acque diventino ancora un po’ più agitate per le ONG, tanto per non farsi massacrare dai Mentana di turno e quando la mancata firma del protocollo manda su tutte e furie “Terminator” Minniti, ecco che scatta il trappolone degno del blitz in ospedale per arrestare Fracchia la belva umana. Casualmente a fermare la Iuventa ci pensa la Guardia costiera, facendo pensare tutti a una ritorsione del Viminale e poi, a fermo avvenuto, salta fuori la notizia dell’aggravamento della situazione, ovvero di un’indagine pregressa.

Che cazzo di combinazione! Tu guarda a volte la vita cosa ti riserva. Ora, al netto che se fanno un culo così ai tedeschi salva-risorse sono solo contento e festeggio, cosa vi fa intravedere questo quadro in accelerazione verso un morphing che porterà la ONG da essere Nobel per la Pace a sterco del demonio? Il fatto che il governo ha sempre saputo che c’era un’emergenza in atto, che il Paese era esposto a rischi e al collasso sociale e dell’accoglienza, che tra ONG e scafisti c’era più di un saluto a colpi di fari come fanno gli automobilisti che arrivano dal senso opposto per avvisarti di un posto di blocco, che gli arrivi erano frutto di un traffico preciso che andava contrastato in Libia, che l’accoglienza era un business. E io, adesso, dovrei festeggiare il -2,7% di arrivi da inizio anno? Ma banda di stronzi, avete lasciato che arrivassero in 95mila, avete ridotto le città italiane a campi profughi a cielo aperto, rallegrate da risorse che girano col cazzo fuori, fanno bagno e bidet nelle fontane, accoltellano conducenti o rubano le pistole ai vigili e dovrei anche ringraziarvi? Ma, soprattutto, credervi?

E qui arriva il bello, perché adesso andiamo in Libia. La Camera questa mattina (seguita poco fa dal Senato) ha votato sì alla nostra missione nelle acque libiche a sostegno della Guardia costiera di quel Paese: contrari Lega Nord e M5S, astenuti Fratelli d’Italia, tutto il resto del Parlamento ha dato il via libera, in un tripudio di trolley e infradito, visto che il voto era l’ultimo prima dei meritati 40 giorni di ferie dei nostri deputati. Ma, alla fine, voi avete capito cosa cazzo andiamo a fare in Libia, visto che Haftar ci ha già detto che le nostre navi saranno viste come un’ostile violazione della sovranità? Parliamo dello stesso Haftar che ha dietro di sé Russia, Egitto e Francia, non di quell’Al-Sarraj di cui vantiamo l’amicizia e che non comanda nemmeno nel salotto di casa sua. Andiamo a contrastare gli scafisti, di modo che loro e le ONG non riescano più a mettere a disposizione il servizio taxi verso la Sicilia?

Col cazzo, il ministro Pinotti, una che sta alla guerra come io al concetto di tolleranza, è stata chiara in conferenza stampa ieri: non operiamo in modalità di blocco navale, perché quello configurerebbe una violazione della sovranità. Ovvero, una sorta di dichiarazione di guerra. Quindi, avendo ancora una sinapsi in grado di farci evitare uno scontro militare con la marina di Haftar, portatosi non a caso avanti con le minacce, ecco che arretriamo già il nostro raggio d’azione. Va beh, potremo almeno bloccare chi sfugge alla marina libica? Certo ma in quel caso ci toccherà scortarlo in un porto italiano, quindi altre risorse. Perché i partner europei mica sono stronzi, appena giunta la notizia del flop al Viminale sul nuovo codice, hanno detto chiaro che i porti europei si chiuderanno per le ONG che non hanno firmato: e loro chiudono davvero. Perché hanno governi seri e molte miglia nautiche che li dividono dai barconi, i quali invece sono a portata di accompagnamento dall’Italia, visto che Malta non ci pensa nemmeno ad accoglierli.

E poi, se per caso dovesse verificarsi un incidente serio, un naufragio che faccia qualche centinaio di morti, magari in concausa con il mancato coordinamento tra libici e italiani? Et voilà, le ONG e il loro operato tornerebbe immediatamente a essere il corrispettivo dell’attività di Re Mida: alla faccia del Viminale e del suo codice. Non a caso firmato da gente come MOAS, ovvero chi ha già avuto gli occhi delle Procure addosso e, sapendo che non durerà nemmeno due settimane, ha usato quella firma come photo-opportunity per dimostrare che non ha nulla da nascondere. Ma il meglio sta nelle regole d’ingaggio. Sapete, alla fine della fiera, quale sarà l’unica azione possibile per le nostre due (2) navi in acque libiche? Lo ha detto con fierezza militaresca il ministro Pinotti: “Se attaccate, potranno rispondere”. Sti cazzi, nientemeno!

Potremo addirittura rispondere al fuoco di scafisti o libici incazzati! Penso che una libertà di azione così ampia non l’abbia avuta nemmeno il commando di Navy Seals nell’operazione “Neptune Spear” che ha eliminato Bin Laden ad Abbottabad! Ma ci rendiamo la figura di merda a cui stiamo esponendo la nostra Marina, una delle più importanti, storiche e rispettate al mondo? Di fatto andiamo a fare i semafori in acque libiche, andiamo a portare acqua e Prep per lenire le scottature dei migranti in traversata. E, il tutto, pensando pure di aver ottenuto un grosso risultato diplomatico: penso che Macron stia ridendo da tre giorni di seguito, all’Eliseo è una sorta di carnevale anticipato. Io, invece, invoco solo pietà. E, a mia volta, lo status di profugo. Ovunque, basta che sia al di sopra delle Alpi. E un centimetro prima del ridicolo.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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