Aspettative salariali ai minimi, tossici ai massimi e over-50 pronti a tutto: la ripresa USA è servita

Di Mauro Bottarelli , il - 67 commenti


Ci sono notizie che apparentemente sembrano innocue, un qualcosa di fuori dall’ordinario ma senza alcun effetto collaterale. O doppio fine. Nel tentativo di sfuggire dagli ultimi ricaschi dell’inchiesta di Barcellona e dalla litania giaculatoria del terremoto di Ischia, dove mi pare di aver capito che siano abusive anche le nuvole, ecco che mi sono imbattuto con un giorno di ritardo in questo:


la visita a Fort Knox del segretario al Tesoro USA, Steven Mnuchin, il quale in una bella mattinata di agosto, dopo aver debitamente ricordato a Donald Trump che se non si trova l’accordo sul tetto di debito entro fine settembre si rischia il default tecnico, si è sentito in dovere di rassicurare gli americani: l’oro è al sicuro. Mnuchin è stato solo il terzo segretario di Stato a recarsi in visita a Fort Knox dalla sua fondazione nel 1936: come mai proprio ora? Non lo ha detto, in compenso ha rilasciato queste poche parole alla stampa: “Abbiamo approssimatamente 200 miliardi di dollari in oro a Fort Knox. L’ultima volta che qualcuno era andato a visitare è stato nel 1974 e si è trattato di una visita di membri del Congresso. E l’ultima volta che è stato contato si è trattato del 1953”. Voi vi fidereste, con i tempi che corrono, della parola di un ex partner anziano di Goldman Sachs? Tant’è, quando si mette in mezzo Fort Knox, in America significa una cosa sola: è in corso una grave crisi di fiducia.

E nulla rassicura più di un bel lingotto, soprattutto quando è stata raggiunta quota 1.300 dollari l’oncia e ci si trova nella patria dell’oro di carta e dell’impossibilità di consegna di quello fisico, salvo esplosione della bolla del secolo. Ma che ne sa la gente di queste cose? La gente ha ben altro a cui pensare, ad esempio, a trovarsi un lavoro. Già, quota 4% di disoccupazione è solo sulla carta negli USA.

Perché il Paese è nel pieno del paradosso: se infatti c’è talmente carenza di lavoro specializzato che l’ultimo sondaggio NAHB ha certificato come il 75% dei costruttori non sia in grado di trovare lavoratori nell’edilizia, l’altra faccia della medaglia ci dice altro. Il sondaggio pubblicato ieri dalla FED, infatti, ci dice che per la prima volta i lavoratori e chi è in cerca di occupazione negli USA sono così disincantati rispetto al mercato del lavoro e alla condizioni salariali da essere arrivati a determinare questo:

ovvero, nel mese di luglio l’annuale ricerca sui salari ci ha detto che gli americani accetterebbero anche un nuovo lavoro che garantisca loro 57.960 dollari l’anno, contro i 59.660 di quattro mesi prima e i 62mila della fine del 2016. Siamo in pieno “reservation wage”, minimi di aspettativa salariale che non si toccavano dal marzo 2015. E peggio ancora, quando si chiede quale stipendio ci si attende di poter ricevere e che si intenderebbe accettare nei prossimi quattro mesi, la media scende di un altro 7%. D’altronde, questo grafico

conferma la storica tendenza di tutta la ripresa obamiana, ovvero camerieri e baristi come se piovesse: quindi, lavori al minimo salariale, senza tutele e senza garanzie. Oltretutto, basati quasi unicamente sulle mance dei clienti e con la copertura sanitaria che è un miraggio. E questo, alla luce di un numero di aperture di posizioni lavoratori tutt’altro che negative nel mese di luglio, come ci mostra il grafico:

c’è un solo problema, il salario che non si schioda dal minimo e porta a fenomeni come i tripli lavori pur di campare o il record di assunti over-50 da parte di Wal-Mart, pur di poter raggiungere la pensione. Siamo di fronte a un esercito di schiavi salariali, le cui aspettative – oltretutto – continuano a tendere al ribasso. Qualsiasi cosa pur di un lavoro, qualsiasi condizione. Oppure, l’alternativa finché reggerà il sistema: i sussidi. Questa, signori, è l’America che sta formalmente alzando i tassi di interesse perché cresce robusta e forte, questa è l’America che può permettersi il lusso della normalizzazione monetaria, altro che quei barboni della BCE che continuano a stampare, per non parlare dei giapponesi. Scherzi a parte, con aspettative salariali ai minimi da due anni, si dovrebbe pensare a una politica espansiva e non di aumento dei tassi: stranamente, questo studio così poco entusiasta è stato pubblicato a quattro giorni dall’inizio del simposio della FED a Jackson Hole.

Ma non basta, perché se le dinamiche del lavoro non sembrano rosee, quelle sociali lo sono ancora di meno. Al netto dell’ormai cronica proletarizzazione della mitica classe media americana e dell’abuso di oppiacei da parte della categoria demografica 19-35 ritrovatasi senza nulla dopo l’uragano Lehman Brothers, questo grafico

ci dice all’altro. Negli USA, il tasso di overdosi fra ragazzi di età compresa tra i 15 e i 19 anni nel lasso di tempo fra il 2007 e il 2014 era sceso del 26%, addirittura tra i ragazzi il crollo era stato di un terzo. Poi, nel 2015, quel medesimo tasso è tornato a salire fra i teenagers USA, addirittura di un quinto del totale. In quell’anno, negli Stati Uniti, i giovani morti per overdose furono 772, contro i 658 dell’anno precedente. Eroina? Crack? Ecstasy? Cosa sta letteralmente uccidendo la gioventù USA, dopo aver tramutato la classe lavoratrice in un esercito di zombie? Oppiacei sintetici come il Fentanyl o il Carfentanil, i quali pur potendo essere potenzialmente 100 volte più potenti della morfina, sono semplici farmaci anti-dolorifici che si possono comprare al drugstore con la ricetta del medico o, sempre più facilmente, al mercato nero.

Dunque, un bel mix: ceto medio proletarizzato, over-50 disperati e unica categoria che beneficia di aumenti dei tassi occupazionali ma a condizioni pessime, giovani che o fanno lavori al minimo salariale (baristi e camerieri) o si fanno e basta. Trump è stato in grado di distruggere in nove mesi il miracolo di Obama o, forse, quest’ultimo non è mai esistito, se non nei buybacks di Wall Street? Mercato del lavoro e tenuta sociale del Paese sembrano dirci una cosa: quel tweet di Mnuchin sul fatto che l’oro degli americani sia al sicuro, forse, non è stato fatto a caso. Così come la strombazzata visita a Fort Know: serve davvero rassicurare il Paese e occorre farlo ricorrendo alle emozioni di pancia, al vecchio caro lingotto che ti fa sentire ricco. E, soprattutto, al sicuro da ogni accadimento.

Ma l’America non pare più ricca, appare solo più disperata. Tanto che per garantirsi abbastanza Fentanyl per tenere sotto controllo eventuali esplosioni d’ira da parte di qualche milione di potenziali protagonisti di “Un giorno di ordinaria follia”, si è deciso di rafforzare la presenza in Afghanistan, spostando dalla sera alla mattina il fronte della lotta al terrorismo globale in un Paese che lungi dal rappresentare una minaccia esterna. Temo che la contrapposizione fra suprematisti e anti-razzisti sia soltanto la punta di un iceberg di disgregazione e disagio molto più grande e profondo: ai media conviene mostrare quello, piuttosto che ciò che sta accadendo silenziosamente nel resto del Paese che non scende in piazza con il cappuccio del Ku Klux Klan o il passamontagna.

La fabbrica dei nuovi schiavi, forse, ha esagerato e ora che ha creato le condizioni ideali per avere le mani libere – FED n testa – necessita di sedare, prima di doversi vedere costretta a reprimere brutalmente (quello è previsto un po’ più avanti). E non pensiate che qui la faccenda sia diversa, è solo in ritardo come le serie televisive. Ma arriva. E non mi riferisco solo a questo grafico

ma anche a un qualcosa che, anche voi come me, avrete notate, da almeno nove mesi a questa parte: l’invasione di prodotti analgesici e anti-dolorifici nelle pubblicità televisive, radiofoniche e sugli scaffali delle farmacie. Mal di schiena, mal di testa, nevralgia, cervicale: all’inizio sono tutti innocui farmaci, quasi tutti da banco. Ma sono ovunque e ti dicono chiaro: la vita è già una merda, prenditi una bella pastiglia e passa tutto. Rilassati. E se non basta, rimbambisciti. Si comincia così, con la dipendenza indotta da pigrizia fisica e bombardamento televisivo. Come si finisca, chiedetelo in Ohio.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi