Chissenefrega del silenzio della Boldrini su Rimini, la cosa più grave è la sfiducia totale della Polonia

Di Mauro Bottarelli , il - 140 commenti


Il grado di masochismo della gente è davvero alto, sarà che la degenerazione dei costumi ha amplificato tutto e portato ogni percezione all’estremo. Da due giorni, lo sport nazionale è quello di chiedere una dichiarazione, una presa di posizione, un post o un tweet a Laura Boldrini rispetto a quanto accaduto a Rimini la notte tra venerdì e sabato. Come si dice in gergo da bar, se la è cercata: non puoi rompere i coglioni con le meraviglie dell’integrazione e dell’accoglienza e sperare che quando quattro animali dal Maghreb compiono un’azione da “Arancia meccanica”, i tuoi avversari te la facciano passare liscia. Il problema è che Laura Boldrini è furba. E ben consigliata. E con il suo piagnisteo urbi et orbi riguardo gli insulti che riceve in Rete, ha tirato una bella bomba lacrimogena: se la attacchi, immediatamente sei un hater che merita la denuncia. Anche se dici la verità, come in effetti sta facendo chi le chiede un commento su Rimini, essendo lei la paladina delle donne, dalla legge sul femminicidio in giù. A far deflagrare ciò che sui social era già una tormenta virale, è stato questo tweet
di Giorgia Meloni,


sicuramente bello diretto ma mi sarei stupito che una come la presidente di Fratelli d’Italia la toccasse piano, non il contrario. Ovviamente, nessuno è entrato nel merito ma tutti si sono attaccati alla locuzione “vermi maghrebini”. Ecco ad esempio, il tweet di Arturo Scotto,


uno che ancora manco a capito dove cazzo sedersi tra gli scranni del Parlamento ma che ha avuto urgenza di esprimere il suo parere. Ne prendiamo atto, dubito passerà alla storia con “I have a dream” di Martin Luther King. Anche Stefano Fassina di Sinistra Italiana ha voluto dire la sua, chiedendo retoricamente alla Meloni se lei non ha niente da dire “quando, come nella maggior parte dei casi, i protagonisti degli stupri sono vermi italiani”. Altra perla, roba degna di Gomez Davila o un Ennio Flaiano. Ma ecco che il mio richiamo al masochismo di inizio articolo, trova una spiegazione. Nel tardo pomeriggio di oggi, è arrivato questo:


di fatto, la risposta di Laura Boldrini tanto invocata. E mi chiedo, a questo punto: una volta che se stava zitta, in vacanza, senza sparare cazzate, siete davvero così masochisti da andare a stuzzicarla? Si stava tanto bene senza idiozie sulle fake news – ricordate la presentazione in pompa magna del sito “Basta bufale”, penso chiuse visto che potevano denunciarci all’interno solo notizie diffuse da media mainstream? -, sul femminicidio, sul dovere dell’accoglienza, sui monumenti fascisti che disturbano la vista dei gappisti di via Rasella, sui migranti che saranno il futuro, ci garantiranno progresso demografico, ci pagheranno le pensioni e ci laveranno anche la macchina.

Nonostante questo caldo infame, erano giorni di quiete e buonsenso, con la terza carica dello Stato tacente e occupata con la tintarella: poi saltano fuori Salvini, Meloni e compagnia cantante a rompere i coglioni con i tweet da bambini piccoli ed ecco che lei torna alla ribalta, rompe il silenzio. E non solo. Grazie, diciamo che per furbizia politica ve la giocate con quelli di Forza Nuova, che hanno tramutato il prete della piscina in Gandhi.

Intendiamoci, per come ragiono io – il mio idolo e riferimento sull’ordine pubblico è Rodrigo Duterte, parametrate pure – se quei quattro mai venissero presi, andrebbero massacrati di botte e poi appesi ai lampioni del lungomare come esempio. Ma qui siamo tra persone perbene e occorre ragionare in punta di inchiesta e soprattutto di diritti, con un occhio al Beccaria e alla sua lezione di civiltà giuridica: a che punto siamo dell’indagine? Io non ci capisco più un cazzo. Ora si parla di un novero di 20 persone, tutte straniere, più o meno conosciute dalle autorità per precedenti per violenza e spaccio. Ci sarebbero gli identikit pronti, si controllano celle e comunicazioni telefoniche, oltre a DNA e impronte digitali e adesso si indagherebbe anche su un precedente tentato stupro contro una coppia di Varese: per l’attentato a Barcellona si sono sbattuti di meno. Siamo di fronte a un altro Igor il russo, stavolta di gruppo?

Non lo so e non è mio compito saperlo, gli inquirenti stanno lavorando e hanno diritto di farlo in pace. Due cose, però, contano davvero. La prima è la totale sfiducia – di fatto – della Polonia di fronte alla nostra gestione del caso. E non mi riferisco alla vagonata di giornalisti polacchi calati a Miramare di Rimini, bensì – a quanto sembra – a investigatori e poliziotti, i primi dei quali starebbero attendendo il via libera per attivarsi, mentre i secondi sarebbero già in Riviera per collaborare con i nostri agenti. Il procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, ha ricevuto infatti ieri la telefonata del vice-ministro della Giustizia polacco e oggi la mail del procuratore regionale di Varsavia.

Nessuna difficoltà da parte della magistratura italiana, pare, la quale dovrà comunque avere l’autorizzazione della procura generale e del ministero: “Se può essere utile per le indagini? Per i rapporti con le vittime, certo”, commenta il procuratore Giovagnoli. Come dire, le indagini sono nostre. Sicuri che i polacchi molleranno l’osso tanto presto? Ricordo sommessamente il trattamento che subirono i tifosi della Lazio fermati per disordini proprio in Polonia qualche hanno fa, su cui fece in interrogazione proprio Giorgia Meloni.

E c’è dell’altro. Perché un altro polacco oggi ha detto la sua sul caso e diciamo che a tramutato il tweet della Meloni in uno spot di Hello Kitty: “Per le bestie di Rimini ci vorrebbe la pena di morte e nel loro caso non sarebbe male tornare alle torture. Ecco i vostri immigrati, li volete in Polonia? Se mai dopo la mia morte”. Chi è, un hooligan del Legia Varsavia? No, si tratta dello stesso vice-ministro della Giustizia polacco che ha preso contatto con gli inquirenti di Rimini, Patryk Jaki. Ed ecco la seconda cosa che conta. A smontare, devastare, ridurre in cenere la prosopopea e la narrativa buonista della Boldrini ci ha pensato un vice-ministro di un Paese UE, il quale non solo mi pare abbia fornito una parola finale e chiara rispetto alla politica dei ricollocamenti ma ha detto altrettanto chiaramente che la nostra politica sull’immigrazione è qualcosa di vomitevole.

La Boldrini può fare tutte le denunce che vuole – chi, quasi sempre anonimamente, minaccia o insulta sul web resta un vigliacco del cazzo, ben inteso – e farsi aiutare ad attaccare i francobolli da Minniti e Alfano ma le parole durissime del vice-ministro, le richieste di magistrati e poliziotti polacchi e la calata di giornalisti ci dicono che un Paese che noi in sede UE tacciamo di limitazione di espressione e delle libertà, ci imputa le stesse cose. Ma con i fatti, non in base ai desiderata di Soros imposti a Bruxelles. La riprova? Da quando per un fatto di cronaca nera, per quanto raggelante nella sua violenza, un Paese estero manda poliziotti e inquirenti nella nazione in cui si è svolto? Capirei se avessero trovato morto, in una stanza d’albergo e in circostanze sospette, un diplomatico, un politico, un incarico d’affari o un grade imprenditore: qui è tutt’altra cosa, per quanto gravissima.

Perché tanta sfiducia immediata? Capite, quindi, che le cose serie sono altre. Quindi, per carità, smettetela di invocare la Boldrini, lasciatela in silenzio che ne beneficiano le orecchie di un intero Paese. Cosa sia l’Italia del PD lo dimostra la totale sfiducia della Polonia riguardo quanto accaduto e, soprattutto, l’inchiesta e le indagini al riguardo. Cosa farà Alfano, convocherà irritato l’ambasciatore polacco per lamentarsi? O, finalmente, si dimetterà, dando un primo assaggio di giustizia a quella povera ragazza?

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