Ma i difensori delle donne sono ancora in ferie o aspettano il primo stupro compiuto da un italiano?

Di Mauro Bottarelli , il - 118 commenti


Ma quanto cazzo è grande il diametro del cerchio che si sta stringendo attorno al branco di Rimini? Parecchio pare, visto che gli inquirenti sembrano in possesso di tutto: identificazione del trans peruviano (me ne fotto se il politically correct dice che va declinato al femminile, ha il cazzo quindi per me è maschile), novero ristretto di ricercati, persino identità visto che la stampa parla di soggetti regolari, cresciuti addirittura nella cittadina romagnola e noti per attività criminali. Sicuramente li arresteranno in pompa magna cinque minuti dopo che avrete letto questo articolo e io farò una solenne figura di merda ma resta il fatto che tempi, calata di massa di investigatori e poliziotti polacchi e sparizione del caso dalle prime pagine emanano puzza di qualcosa di poco chiaro.

Il problema è che, a quanto pare, Rimini è parecchio soggetta a queste pratiche: a parte la coppia di Varese che sarebbe stata insediata dallo stesso branco, è di oggi la notizia di un nuovo tentato stupro, grazie al cielo sventato dai carabinieri giunti in tempo sulla spiaggia, dopo la chiamata di un uomo che denunciava la violenza che stava subendo la moglie. L’arrestato è un ingegnere di Salisburgo? No, un marocchino, colto sul fatto con le braghe già calate. Ma non basta, perché un’altra simpatica risorsa di 22 anni (già espulso) è stata arrestata per aver stuprato una 17enne a Desio, mentre a Bologna è toccato a un senzatetto pakistano di 28 anni che ha tentato una violenza sessuale sventata da un automobilista di passaggio.

E, somma dello schifo, a Milano una donna di 81 anni è stata violentata in pieno giorno al Parco Nord. In questo caso, almeno per ora, non abbiamo indicazione etnica di chi meriterebbe il taglio dei coglioni (ma si parla di soggetto probabilmente straniero) ma poco conta: fosse anche di Porta Romana, una merda rimane. Il problema è che al fisiologico numero di bestie autoctone, noi abbiamo acconsentito al ripopolamento di bestie dall’estero: pagandogli anche colazione, pranzo e cena, altrimenti non sono in forze.

E sapete qual è la prima notizia rilanciata dal sito di “Repubblica” in quella che ormai è la sezione “stupri del giorno”? La violenza sessuale subita da una turista 19enne in un villaggio vacanze del Salento dopo una serata in discoteca: e sapete perché? Perché a compierla è stato un 27enne di Latina! Scommettete che i silenti difensori dei diritti delle donne ritroveranno ora magicamente la voce? Già, perché nell’ultima settimana sono stati belli silenti e schisci, come si dice a Milano: basti guardare come il tg di La7 Ha trattato lo stupro di Rimini negli ultimi tre giorni. Era un misto tra il rigore della BBC e un mattinale di questura e quasi a Mentana dovevano estorcere la parola “maghrebini” con le pinze per fargliela cacciare fuori.

Panegirici di cinque minuti prima della corrispondenza dalla Romagna, precisazioni, sottolineature, supercazzole varie: se c’è di mezzo una risorsa, si applica un garantismo che nemmeno Cesare Beccaria. Chissà che in futuro il buon Chicco applichi questa metrica a tutti, magari anche allo stupratore ciociaro del Salento o a Bashar al-Assad, quando spuntano stronzate come i forni crematori di Damasco per i quali si scomodano i camini di Auschwitz senza vergogna (e senza riscontri). Emulazione post-Rimini? Può essere. Ma può anche essere il contrario. Ovvero che l’ondata mediatica scatenata dai populisti nazi-fascisti e xenofobi come il sottoscritto abbia portato più donne a trovare il coraggio di denunciare. E, magari, la polizia a prendere un po’ più sul serio la vicenda, temo su ordine diretto del Viminale, non poco sotto pressione tra abusivi che ormai trattano col governo come fossero parti sociali e risorse che fanno la punta al cazzo ogni volta che escono di casa, per quanto l’impunità sia ormai la regola.

La mia città, oggi, ha visto una donna di 81 anni stuprata in pieno giorno in un parco. Dove cazzo sono i tritacoglioni del femminicidio, quelli che se un marito – sbagliando – molla un manrovescio alla moglie durante una lite domestica chiedono la pena capitale e adesso, invece, non dicono “beh” di fronte a donne violentate senza pietà, una dopo l’altra? A me frega poco, relativizzando la situazione, della nazionalità del colpevole: la mia legge ideale imporrebbe il taglio dei coglioni e la cauterizzazione continua fino alla morte sopraggiunta, dovita alle botte. Una roba tipo il Canaro, per chi ha più di 35 anni e capisce di cosa parlo. Ma io non governo, non faccio le leggi, non conto un cazzo: dico la mia su un blog perché ritengo fondamentale un’informazione fuori dagli schemi e indipendente, tanto più che parlano parlano di fake news ma nemmeno più un troll viene a cagarmi il cazzo: io non sono Meluzzi o la Santanché, le fonti le controllo. Qualcuno d’altro dovrebbe garantire l’ordine e la sicurezza ma pare intenzionato a farlo tramutandosi in agenzia immobiliare per occupanti abusivi. Il problema è che lo strano riserbo degli inquirenti di Rimini, così come il silenzio dei difensori delle donne a targhe alterne, purtroppo ha una ragione. Questa,




ovvero nascondere che stiamo, giorno dopo giorno, diventano come la Svezia, il paradiso dello stupratore, grazie a una straordinaria e lungimirante politica pluriennale di porte aperte a qualsiasi reietto venisse cacciato a calci in culo dalle carceri o dai bassifondi del suo Paese. Loro lo sanno che, o parte una ripulitura di quelle senza pietà (che la sinistra salottiera e immigrazionista non gli consentirà, pena caduta immediata del governo) oppure la deriva è quella svedese. E allora cosa fanno? I Mentana, nascondendo la merda sotto il tappeto fino a quando si può, celandosi dietro un professionale quanto vomitevole garantismo di comodo.

Oppure fanno così,


come il sito di “Repubblica”: nella sezione stupri, il primo in grande è quello compiuto dal ragazzo di Latina. Gli altri, quelli delle risorse, piccini picciò. Ma non basta, perché la seconda foto dimostra come nemmeno la provenienza ciociara può battere la notizia di un povero migrante picchiato, con tanto di testatina “RAZZISMO”. Avete capito come funziona l’informazione? Avete capito in che Paese viviamo? Mi viene da chiedere una cosa sola a quelli di “Repubblica”: ma non vi sentite delle merde nemmeno un pochino? Nemmeno poco poco? Attenzione, perché a nascondere il virus svedese, la verità sull’immigrazione di massa e sulle politiche criminali portate avanti finora, a lungo andare vi troverete per le strade un signore come quello che ho scelto per la foto di copertina, un bel “Giustiziere della notte” che fa ciò che la polizia e le istituzioni non fanno. Pulizia. Poi provate ad arrestarlo e processarlo, dubito vi bastino tutti i cellulari in dotazione alla polizia per fermare la gente fuori da galere o tribunali.

Altro che tenuta democratica per tre sindaci incazzati e due barricate fatte con le cassette dei pomodori. Soprattutto quando la risposta del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, all’allarme lanciato da quello dell’Interno, Marco Minniti, è questa: “Vedo che sta tornando un fascismo non giustificato da nessun flusso migratorio al mondo. Non credo sia in questione la tenuta democratica del Paese per pochi immigrati rispetto al numero dei nostri abitanti. Non cediamo alla narrazione dell’emergenza perché altrimenti noi creiamo le condizioni per consentire a chi vuole rifondare i fascismi di speculare”. Fascismo, vedono fascismo ovunque, hanno l’ossessione: non voler essere stuprata a 81 anni in pieno giorno in un parco milanese è fascismo. Un dialogo fra Minions. Povera Italia.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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