Febbre “Despacito” per l’Isis: ora è tutto spagnolo. Forse per coprire la trappola afghana dei migranti

Di Mauro Bottarelli , il - 16 commenti


Era stato uno dei pochi soggetti ad aver resistito a quella che è stata una vera epidemia musicale, si era fatto beffe dei jingle dei radio e dei continui passaggi sui canali tematici, continuava a preferire il muezzin del mattino al ritmo tarantolato: poi, di colpo, il tracollo. Anche l’Isis ha ceduto al fascino da tormentone di “Despacito” e ha letteralmente sbragato: la Spagna è la nuova ossessione del Califfato. E’ tutto spagnolo, nelle sue varie declinazioni geografiche o meramente linguistiche: attentati in Spagna, polemiche in Spagna, basi logistiche in Spagna, arruolamento in Spagna. Sembra una campagna della pro-loco. Ora, poi, il capolavoro assoluto: il parossismo iberico.

Già, perché a seguito dell’arresto di quattro membri del commando – di cui uno già scarcerato, probabilmente era solo il fattorino delle bombole di gas – sono emersi particolari fondamentali riguardo il piano reale che sottendeva l’operazione jihadista nella capitale catalana. Primo, c’è la certezza che l’obiettivo principale fosse la Sagrada Familia ma anche altre chiese erano nel mirino, questo spiegherebbe il numero enorme di bombole del gas, ben 120. Ma non basta: il giudice titolare dell’inchiesta, Fernando Andreu, ha rivelato che la cellula terroristica utilizzava un secondo covo come base operativa, una masseria a Riudecanyes, nella provincia di Tarragona, 15 chilometri a ovest di Cambrils. E cosa hanno trovato gli inquirenti dentro la masseria? I documenti semi-bruciati di due terroristi morti, tanto per non lasciare solo il passaporto trovato nel furgone e che ha permesso magicamente di ricostruire l’organigramma del gruppo e ricevute per l’acquisto di 500 litri di acetone.

D’altronde, quale terrorista non va da un grossista a comprare 500 litri di acetone, chiedendo ricevuta. Come scaricava, altrimenti? Va bene Allah, va bene il Califfato ma col cazzo che pago io il materiale, nota spese come un impiegato in trasferta qualsiasi. Stando agli inquirenti, quella quantità di materiale era sufficiente per il confezionamento di 7 giubbotti esplosivi, oltre a “15 federe da cuscino e lacci che, molto probabilmente, dovevano servire a impacchettare gli ordigni esplosivi, pronti per essere utilizzati”. Federe e lacci: cazzo è, l’evasione di Papillon o di “Fuga da Alcatraz”? Ma non basta: “Tracce di acetone sono state trovate anche nella casa esplosa ad Alcanar, dove i membri della cellula terroristica custodivano anche un centinaio di bombole di butano, acetone, acqua ossigenata, bicarbonato, grandi quantità di chiodi destinati a essere usati come schegge e pulsanti per avviare esplosioni”.

Dunque, questi 12-13 ragazzi hanno comprato una santabarbara di materiale esplodente e nessuno si è accorto di nulla, come d’altronde della loro radicalizzazione? E va bene. Hanno portato le bombole e altro materiale esplodente ad Alcanar, dove qualcosa ha innescato un’esplosione che ha portato alla distruzione del covo e, quindi, al fallimento del piano A. Due domande: come cazzo hanno fatto a morire solo in tre e a scalfire soltanto le case accanto, se quel casolare era peggio di un deposito nord-coreano? Secondo, dopo l’esplosione e – immagino – il ritrovamento di parte del materiale, ancorché semi-distrutto, nessun genio della lampada della polizia catalana ha avuto il sentore che si trattasse di terrorismo e non di un spot dei wurstel Wudy finito male?

Ma il meglio deve ancora venire, la vera “sindrome Despacito”. Ieri sera, attorno all’ora di cena, notizia flash: “Cancellato un concerto rock a Rotterdam per il ritrovamento di un furgone pieno di bombole di gas”. Immediato il richiamo al Bataclan e, soprattutto, a un possibile collegamento ai fatti di Barcellona: il furgone, infatti, aveva targa spagnola e spagnolo era il guidatore, subito fermato dalla polizia olandese. Chiara anche la possibile matrice, visto che il concerto in programma al Maassiillo, un ex sito di stoccaggio del grano lungo il fiume Maas, era degli Allah-Las, rock-band californiana già finita nel mirino di gruppi integralisti per quel nome ritenuto sacrilego. E chi ha allertato le autorità olandesi del rischio? Proprio quelle spagnole, le stesse che stanno indagando sui fatti di Barcellona. Finalmente un po’ di collaborazione tra intelligence europee!

Giustamente, gli olandesi hanno immediatamente bloccato l’evento, circondato l’area e preso contatto con il veicolo sospetto: in questi casi, nessun rischio è accettabile. E cosa è emerso dall’interrogatorio di chi era alla guida del veicolo? Che era soltanto sbronzo! Nessuna bombola di gas, nessun attentato, nessun lupo solitario in trasferta: aveva solo bevuto troppo e si era fermato a smaltire! Ora, però, alle risate deve seguire altro: ovvero, una domanda che non fa ridere per nulla. Da dove nasce la segnalazione? Davvero qualcuno in Spagna ha preso di mira quel furgoncino, ne ha seguito l’iter fino in Olanda e ha avvertito le autorità di quel Paese? Era un sospetto?

Penso proprio di no, altrimenti Interpol ed Europol lo avrebbero fermato prima, sempre su segnalazione spagnola. O lo si voleva far prima arrivare a destinazione, per coglierlo sul fatto prima che entrasse in azione? Un bel rischio, in questo caso. Poi, si scopre che è soltanto un cittadino sbronzo, che non c’è collegamento con i fatti di Barcellona e nemmeno con il terrorismo a tutto tondo. Un falso allarme. Innescato però dalle autorità spagnole, non da un mitomane: qualcuno sta giocando con l’allarme, mentre balla a ritmo di “Despacito” insieme all’Isis in versione riscossa dei Mori?

Forse. E forse non solo perché la paura è sempre un’ottima alleata del potere, se questo ha intenzione di operare un po’ sopra le righe. Non a caso, sono state colpite due città simbolo: l’accogliente e aperta Barcellona e Rotterdam, città portuale e di tensioni che però ha fatto argine alla destra di Geert Wilders e ha un sindaco musulmano, il laburista Ahmed Aboutaleb. Un giochino di propaganda sottile e non certo circoscritto mediaticamente: si vogliono accomunare estrema destra ed estremismo islamico come due facce della medesima medaglia, ovvero i nemici pubblici numero uno di democrazia, accoglienza e integrazione. Vale a Charlottesville come a Barcellona: non importa cosa accada davvero, è il messaggio simbolico che deve passare e vedrete le litrate di melasse che verranno sparse sabato in vista della manifestazione contro il terrorismo indetta dal governo catalano.

In compenso, l’allarme terrorismo ha sortito un effetto ben gradito per il governo spagnolo: con le telecamere impegnate sulle ramblas o nei vigneti catalani, le enclave spagnole in territorio marocchino di Ceuta e Melilla sono state letteralmente blindate, altro che Brennero. Indi, sbarchi e assalti a zero. In compenso, in perfetta contemporanea con i fatti di Barcellona, ecco i numeri degli sbarchi sulle coste greche: 18 agosto, 105 persone; 19 agosto, 308 persone; 20 agosto, 136 persone; 21 agosto, 397 persone; 22 agosto, 250 persone e 23 agosto, 174 persone. Un’impennata immediata e inspiegabile, dopo mesi di calma piatta e sbarchi solo in Italia. Stando a dati FRONTEX, fra il 1 e il 20 agosto, sono arrivate sulle coste greche 2400 persone, la gran parte negli ultimi giorni, il tutto in un contesto che vede bloccate sulle isole elleniche più di 14mila persone (8.179 negli hotspots e 3.449 in hotspots non ufficiali) a fronte di ricettività massima per 5.576.

Inoltre, la Guardia costiera turca ha detto chiaramente che non è intervenuta e non interverrà rispetto a imbarcazioni che dalla sua costa partano verso quella turca, stando a indicazioni fornite a partire dal 15 agosto: casualmente, data dell’ultima, violenta disputa fra Angela Merkel e Recep Erdogan, il quale ha detto che “i partiti tedeschi sono nemici della Turchia” e ha invitato i turchi di Germania “a non votare il partito della Merkel alle prossime elezioni”. E se la reazione dei politici tedeschi alla parole giunte da Ankara è stata durissima, viene da chiedersi: Erdogan sta aprendo le porte ai flussi come parte della sua battaglia contro Berlino, di fatto disattendendo l’accordo da 6 miliardi con l’UE che aveva garantito pace a Grecia e rotta balcanica?

Domanda legittima, soprattutto di fronte a un’enorme coincidenza. Il 22 agosto, due giorni fa, in perfetta contemporanea con i picchi di arrivi sulle coste greche, ad Atene si è tenuta una manifestazione sotto le finestre del ministero per l’Immigrazione e degli uffici ellenici della Commissione UE, in cui le principali ONG che si occupano di migranti chiedevano proprio la cancellazione dell’accordo UE-Turchia, poiché ritenuto discriminatorio nei confronti dei cittadini afghani, i quali continuano a venire deportati. Lo scorso anno, infatti, l’UE escluse i cittadini dell’Afghanistan dalla lista di chi poteva beneficiare di protezione come rifugiato, visto che “se rimpatriati, la loro vita non è in pericolo”.


Casualmente, sempre il 22 agosto scorso, Donald Trump ha dato il via libera all’invio di altre migliaia di militari USA proprio in Afghanistan, i quali “resteranno fino alla vittoria finale contro il terrorismo in quel Paese”. Sempre casualmente, l’Isis è già ben radicato nella provincia di Tora Bora, mentre Talebani e truppe governative si fronteggiano. Non vi pare che, entro le prime caldarroste, ci sarà un serio problema di profughi dall’Afghanistan, dove una guerra con tutti i crismi è pronta a scoppiare? Qualcuno vuole che l’invasione d’Europa prosegua, nonostante gli accordi sullo stile di quello libico e nonostante l’impossibilità di usare a pieno la tratta via mare? Magari è solo la solita coincidenza, per carità. Ma un bel flamenco terrorista di sottofondo ci sta proprio bene, copre il rumore delle operazioni di destabilizzazione in corso. Con Ankara protagonista e la Germania nel mirino a ridosso delle politiche. Solo un caso, state tranquilli.

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