La morte dell’unione bancaria europea


di Louis Rouanet

All’inizio di giugno il fallimento della banca spagnola Banco Popular sembrava aderire senza problemi alle nuove norme di risoluzione europea. L’Unione Bancaria sembrava funzionare bene per raggiungere il suo obiettivo di limitare l’azzardo morale. Le perdite sono state imposte ai titolari di obbligazioni minori e agli azionisti, mentre i contribuenti spagnoli non hanno subito perdite. Anche se ci sono molti difetti con il nuovo quadro di risoluzione, sembrava essere un passo nella giusta direzione. Questa impressione è stata di breve durata ed è morta quando il governo italiano ha accettato di utilizzare €17 miliardi dei contribuenti per due banche fallite, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, a fine giugno. Così, gli obbligazionisti senior italiani saranno protetti nonostante la filosofia del bail-in, secondo la quale i titolari di obbligazioni subiscono perdite se una banca fallisce. Di conseguenza, i prezzi delle obbligazioni senior delle due banche sono aumentati di più del 15%.

Cos’è l’Unione Bancaria?

Dopo la crisi finanziaria del 2007 e durante la crisi del debito 2010-2012, il settore bancario europeo ne è uscito notevolmente indebolito. Di conseguenza la Banca Centrale Europea (BCE) ed i governi nazionali hanno fatto un vasto impiego del bail-out per stabilizzare il settore bancario. Come conseguenza non intenzionale, la liquidità e il capitale forniti alle banche hanno significato che la posizione finanziaria sia delle autorità monetarie sia dei governi nazionali si sono deteriorate e sono stati distorti gli incentivi per le banche ad agire prudentemente.

È per affrontare questi problemi che è stata istituita l’Unione Bancaria. Le novità introdotte da questo nuovo quadro di risoluzione dovrebbero garantire che le banche siano risolte in modo ordinato. Più precisamente, i piani di risoluzione devono ora essere preparati ex ante, cioè, prima che la situazione patrimoniale della banca peggiori. A questo deve essere aggiunto che la ripartizione degli oneri sotto forma di “bail-in” degli azionisti e dei creditori è diventata una condizione obbligatoria per l’utilizzo di fondi di risoluzione. In altre parole, l’unione bancaria doveva proteggere i contribuenti dai fallimenti bancari. Come membro del comitato esecutivo francese della BCE, Benoît Cœuré, ha dichiarato:

È fondamentale porre fine ai bail-out, non solo per migliorare la disciplina del mercato, ma anche per assicurarci che coloro che raccolgono i guadagni siano anche quelli che coprono le perdite. Sarebbe un errore ipotizzare che non ci saranno più banche in difficoltà una volta che il SSM entrerà in vigore e la responsabilità di vigilanza sarà trasferita alla BCE. Quindi, se il meccanismo unico di vigilanza deve essere efficace, deve essere completato da un meccanismo di risoluzione unica per affrontare il problema delle banche non più in salute.

L’Unione Bancaria consiste in un grande cambiamento politico rispetto al “principio di Geithner”. Questo è stato il principio seguito durante la crisi del 2008 negli Stati Uniti ed è stato difeso a tutti i costi dall’ex-segretario del Tesoro USA, Timothy Geithner. Geithner ha dichiarato che durante una crisi i creditori delle grandi istituzioni finanziarie non dovrebbero subire perdite. I bail-in, invece, hanno posto l’onere della risoluzione bancaria sugli obbligazionisti, gli azionisti e, in ultima istanza, sui grandi depositanti. Ciò significa limitare quell’azzardo morale che aveva colpito l’area Euro prima della crisi, creando enormi squilibri. Per i sostenitori di un libero mercato, questa era una buona notizia. Significava una maggiore responsabilità e un migliore prezzo del rischio. Una preoccupazione è che alcuni Paesi si sono rifiutati di giocare secondo le regole del gioco e continuano ad applicare il principio suicida di Geithner. È esattamente ciò che ha fatto l’Italia.

La violazione del nuovo sistema di bail-in da parte dell’Italia

Con la liquidazione di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza per un totale di €17 miliardi gravanti sui contribuenti, il governo italiano ha infranto il principio fondamentale dell’unione bancaria. La Commissione dell’Unione Europea avrebbe potuto salvare questo principio dichiarando che suddetto salvataggio non rispettava le norme sugli aiuti di stato, ma non l’ha fatto. Dopotutto, il salvataggio italiano s’è fatto beffe del nuovo quadro di risoluzione che doveva limitare il rischio morale, ma la Commissione non ha fatto nulla. Il parlamentare conservatore tedesco, Markus Ferber, l’ha riassunto meglio quando ha detto:

Con questa decisione, la Commissione Europea accompagna l’Unione Bancaria al suo letto di morte. La promessa che il contribuente non supporterà più le banche fallite, è stata infranta.

Sono molto deluso che la Commissione abbia approvato questo comportamento. In tal modo la Commissione ha gravemente deteriorato la credibilità dell’Unione Bancaria. Se l’insieme comune delle regole che disciplinano la risoluzione del settore bancario viene ignorato in tal modo, non c’è motivo di negoziare ulteriormente su un sistema comune di assicurazione dei depositi.

Il presupposto per un’Unione Bancaria funzionante è una comprensione comune delle sue regole. Se manca una tale comprensione comune di base, non c’è alcun punto per approfondire ulteriormente l’Unione Bancaria e risolvere il rischio.

Naturalmente le grandi banche sono perfettamente soddisfatte di questa decisione, il che significa che possono impegnarsi in un’ulteriore espansione del credito senza la paura del fallimento. All’apertura dei mercati il ​​lunedì successivo al salvataggio (26 giugno), le azioni bancarie europee hanno fatto registrare un aumento significativo.

Il bail-out italiano esemplifica le difficoltà incontrate in un’unione monetaria composta da diverse nazioni sovrane. Il governo italiano e la Banca d’Italia si sono opposte in modo implacabile al bail-in e, di conseguenza, hanno rifiutato di seguire la filosofia del nuovo quadro di risoluzione delle banche. Scegliendo di risolvere i fallimenti di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza con l’utilizzo di un bail-out, il governo italiano ha intrapreso un percorso costoso e pericoloso per preservare gli obbligazionisti senior. È vero, la decisione del governo italiano è legale. Poiché la Direzione di Risoluzione Unica (DRU) ha dichiarato le due banche italiane non sistemiche, la loro liquidazione è soggetta alla legge italiana. La DRU ha dichiarato che:

Dopo un’attenta analisi, qualora fosse necessaria un’azione di risoluzione e proporzionata alla salvaguardia degli obiettivi stabiliti nell’ambito del quadro di risoluzione dell’Unione Bancaria, la DRU ha concluso oggi che per queste due banche non è garantita alcuna azione di risoluzione nell’interesse pubblico. In particolare, nessuna di queste banche fornisce funzioni critiche e non si prevede che esse abbiano un impatto negativo significativo sulla stabilità finanziaria. Di conseguenza le banche saranno liquidate in base alle normali procedure di insolvenza italiane.

Ma se il fallimento di queste due banche “non avrà un notevole impatto negativo sulla stabilità finanziaria”, perché allora il governo italiano ha deciso di salvarle? Chiaramente la dichiarazione della DRU contraddice le azioni del governo italiano. Infatti la logica dietro i salvataggi è assicurarsi che la stabilità finanziaria non si deteriori. I creditori e gli errori degli azionisti, non la stabilità finanziaria, sono quelli che vengono assicurati dai soldi dei contribuenti. Pertanto arriviamo alla situazione comica in cui Intesa, che beneficerà di €5.2 miliardi di sovvenzioni per l’assunzione di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, dichiara che la crisi bancaria veneta avrebbe colpito l’intero settore. Ma se Intesa ha ragione, questo significa che, poiché le banche erano sistemiche in primo luogo, la risoluzione di crisi doveva essere curata dalla DRU e pertanto Intesa non avrebbe mai potuto beneficiare di questa sovvenzione.

Utilizzando una scappatoia nella legislazione europea in materia di fallimenti bancari, l’Italia ha completamente screditato il nuovo contesto bancario europeo. L’azzardo morale non morirà presto. Le banche italiane saranno in grado di tenere in vita le loro pratiche irresponsabili fino alla prossima crisi, che i contribuenti italiani continueranno a finanziare.

Il futuro dell’azzardo morale in Europa

La decisione dell’Italia rischia di eliminare tutto il bene che potrebbe nascere dalla sostituzione del bail-out con il bail-in. Soltanto i peggiori tratti dell’Unione Bancaria rischiano di sopravvivere. Tra essi c’è la centralizzazione del processo di risoluzione delle banche a livello europeo e la creazione di una garanzia europea sui depositi (cioè, il terzo pilastro dell’unione bancaria).

Per alcuni può sembrare che l’unione bancaria fosse condannata fin dall’inizio, perché consisteva nella sostituzione delle norme con altri regolamenti, ma, come spiegò Murray Rothbard, alcune regolamentazioni possono migliorare sostanzialmente le condizioni economiche in un sistema finanziario insostenibile afflitto da azzardo morale e riserva frazionaria.

Se l’alternativa è tra governi che sostengono banche in difficoltà e il bail-in, allora quest’ultimo rappresenta un passo nella giusta direzione. Tuttavia la soluzione interventista per mantenere la stabilità finanziaria è profondamente instabile, poiché lo stato, con l’aiuto della banca centrale, può proteggere i creditori ad un costo relativamente basso. In altre parole, è quasi impossibile che l’azzardo morale scompaia se lo stato continua a svolgere un ruolo preponderante nel mondo finanziario.

Quindi è molto probabile che le regole riguardanti il bail-in verranno infrante — e per le stesse ragioni — come il Peel’s Act (il Bank Charter Act del 1844). I principi alla base della Peel’s Act erano solidi, ma avevano diversi difetti. Tra di essi c’era l’idea sostenuta dalla scuola valutaria secondo la quale una banca centrale deve vigilare sull’applicazione del principio valutario. Ma come scrive Joseph Salerno:

Una banca monopolistica con legami stretti con lo stato avrebbe sia l’incentivo che l’influenza sui pianificatori centrali affinché essi abbandonino principi economici solidi durante un panico finanziario al fine di prevenire una fuga bancaria diffusa che andrebbe a minacciare le proprie riserve d’oro. […] Questo è esattamente quello che è avvenuto con il Peel’s Act quando venne sospeso durante le crisi economiche, garantendo salvataggi inflazionistici delle banche e intensificando la loro propensione inflazionistica. Il Peel’s Act non ha quindi moderato o abolito il ciclo economico e, anzi, è stato visto come un ostacolo alla funzione della Banca d’Inghilterra di prestatore di ultima istanza durante le crisi. Di conseguenza il principio valutario è stato screditato e l’ideale a sostegno del denaro sonante è stato accentuato malamente.

Allo stesso modo il bail-in si dimostrerà inefficiente se continuano ad esistere scappatoie e se la BCE continua ad essere l’istituzione che supervisiona il settore bancario. Un sistema finanziario sano può svilupparsi solo se le banche centrali vengono rimosse dall’equazione e se accettiamo senza eccezione una separazione tra banche e stato.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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    e perchè la severa UE lascia fare all’Italia quello che vuole, nonostante ci sia il bail-in dal quale nessuno doveva più scappare?

    • Ronf Ronf

      Perchè altrimenti il PD crollerebbe PRIMA delle elezioni ormai imminenti e quindi DOPO le elezioni ci sarebbe un governo euroscettico M5S+Lega+Meloni

      • luis

        applausi

      • Sandro

        A Bruxelles hanno scelto il male minore, per ora…..poi vediamo, perché la perdita di credibilità non li aiuterà di certo.
        Ma tanto la maggior parte della gente nemmeno sa di cosa stiamo parlando. È questo su cui contano tutti quanti, sia a Bruxelles che a Roma.

        • Ronf Ronf

          Semplicemente il PD ha fatto questo accordo con l’Europa: “tu mi aiuti a vincere il referendum, poi subito dopo la vittoria del SI andremo alle elezioni anticipate e poi dopo aver vinto il PD sarà lui da solo al governo (grazie al premio di maggioranza dell’Italicum per la Camera e soprattutto grazie al Senato che non vota più la fiducia) e quindi a questo punto tu Europa avrai tutto quello che vuoi tu senza la minima obiezione” e l’Europa quindi accettò… ma la pesantissima sconfitta al referendum ha indotto l’Europa a modificare il piano in questo modo: “io Europa chiudo gli occhi, tu PD cerca e prova a non crollare del tutto, quindi tira dentro FI e Berlusconi per fare il governo dopo le elezioni, ma poi sappi che dopo le elezioni il governo PD+FI dovrà trovare una maggioranza (Pisapia infatti è lo strumento di De Benedetti per rubare voti al M5S apposta per far eleggere un pò di parlamentari, precisamente come SEL di Vendola alle Politiche 2013 è servita soltanto far eleggere in Parlamento pien di gente che poi si è venduta al governo PD+NCD) e soprattutto poi il governo dovrà obbedire, ma in modo ferreo senza sconti, ai dogmi europei”. Tutto qui… bisogna solo fermare la crescita del M5S di Grillo, della Lega di Salvini e di Fratelli d’Italia della Meloni perchè altrimenti PD+FI neanche con l’estrema sinistra e neppure con il Gruppo Autonomie (eletti all’estero, SVP di Bolzano e Union Valdostana) riuscirà ad avere la maggioranza e questo spiega come mai l’Europa fa la faccia buona con l’Italia: bisogna infatti far nascere il governo Calenda in attesa dell’arrivo di Draghi (a fine 2019)

          • Il_disturbatore

            Vuoi dirmi che FI fa dimettere Tajani dall’Europa per candidarlo e poi lo bruciano per metterci Calenda,… che brutta fine di carriera anche per Tajani

          • Ronf Ronf

            Giuridicamente il Candidato Premier può essere chiunque, persino un condannato in via definitiva che NON si candida per il Parlamento: si veda il caso di Giuseppe Piero Grillo in arte Beppe nel 2013 per il M5S, quindi non è necessario far dimettere Tajani dal Parlamento UE esattamente come NON fu necessario per il M5S candidare il signor Grillo (condannato in via definitiva per un incidente con l’automobile negli anni ottanta) per il Parlamento. FI candiderà Berlusconi, non Tajani. Cioè, se non ci sarà la revoca dell’incandidabilità (cioè se si voterà PRIMA dell’8 marzo 2019) allora FI dirà che “il signor Tajani diventerà Premier in caso di vittoria del centrodestra”. Se invece ci sarà la revoca (cioè se si voterà DOPO l’8 marzo 2019), allora FI candiderà Berlusconi: ma a prescindere dalla data in cui si voterà, una cosa è certa. La candidatura di Tajani è semplicemente un “pour parler” visto che con il M5S molto forte è impossibile per il centrodestra avere la maggioranza assoluta senza il M5S o PD e quindi Tajani per diventare Premier avrebbe bisogno del SI dei parlamentari del PD (oppure in via puramente teorica del M5S). Insomma, mi pare difficile che Tajani venga candidato sul serio: FI nei comizi dirà “vogliamo Tajani”, ma è come quando Craxi nel 1992 disse “se non lo faranno fare a me, allora metterò uno tra Amato, De Michelis e Martelli. Non in ordine alfabetico”) magari per imporre al PD la staffetta (1 legislatura a guida PD, 1 a guida FI, vedi accordo Craxi-De Mita) e quindi l’unico nome di FI è il Presidente del Parl. UE Tajani perchè il PD mai voterebbe a favore di altri nomi di FI.

    • Il_disturbatore

      Perché tanto è già spacciata,.. Draghi non può più sostenere il debito italico, tra fine anno ed il prossimo non ci sarà scampo.
      Allora perché accanirsi quando è solo questione di tempo (poco) prima del tonfo globale.

  • marcoferro

    vogliono fare l’unione delle associazione a delinquere…perche ladri legalizzati sono e affamatori di popoli.

  • marco

    Io sinceramente ho problemi a capire sto concetto che stato e banche vadano separati completamente. Leggo ovunque questa idea, legata non solo ai problemi dovuti ai salvataggi a cazzo, ma anche alla politica monetaria degli ultimi anni.
    Io non capisco questo: se scollegassimo banche e stato in sostanza aiuteremmo le banche a farsi ancora di piu gli affari loro, continuando a truffare un sacco di gente come hanno sempre fatto. La gente obietta che lo stato marcio e corrotto usa la banca centrale per sostenere sta lobby di banche corrotte da salvare coi soldi dei contribuenti. A me pare che il tutto consista nell’annoso problema de “l’umanita fa cacare”. A che cazzo servirebbe separare banche e stato se tanto entrambi continuano a fare come gli pare?

    • amadiro

      con la separazione le banche che lavorano a cazzo falliscono e chiudono.
      se lo stato salvasse tutti i ristoranti che stanno per chiudere, non ci sarebbe nessun posto decente dove mangiare

      • marco

        mi sembra un po’ ottimista l’idea che il mercato si regoli da solo e butti fuori i cretini. A me pare che il problema si ripresenterebbe in forma diversa: comportandosi come una lobby, le banche adeguatamente non controllate da una classe politica collusa o inetta potrebbero tranquillamente non fallire o mettere insieme fallimenti controllati/fraudolenti…

        • Nikytower

          È vero. Stai dicendo giustamente che quando lo stato è ladro e corrotto, il mercato, in questo caso quello delle banche, sarà ladro e corrotto.
          Il problema infatti non è quello di separare stato e mercato in teoria, ma di rendere lo stato così minimo che non abbia il potere di decidere di fatto. Al limite di controllare cosa che non fa da sempre.

          • marco

            secondo me banche e stato so ladri e corrotti a prescindere. tu puoi separarli cone non separarli, che il risultato non cambia minimamente: il contribuente (che non è vittima innocente, visto che se gli riesce evade le tasse) prende schiaffi. io ormai mi so convinto che stato o non stato, il mercato non cambia. perché ne parliamo ancora? mi sembrano più vetuste ideologie che non soluzioni di un qualsiasi problema. e anzi, benvenuto stato nel mercato, se non altro per la legge dei grandi numeri lo trovi un burocrate onesto. ogni tanto.

          • Nikytower

            Non è una questione ideologica… è estremamente pratica… se uno stato corrotto non mi obbligasse a mettere i soldi in banca non li metterei mai in un sistema bancario corrotto… se fossimo liberi o le banche si renderebbero credibili o chiuderebbero.

          • marco

            io credo che l’assunto “o le banche si renderebbero credibili o chiuderebbero” sia errato. Se fossimo liberi, le banche o farebbero cartello o si ammazzerebbero lasciando sopravvivere 3 enormi istituti che ancora farebbero cartello. Tu alla fine i soldi li metteresti li perche vuoi cavilli sul tetto massimo alle spese in contanti, vuoi inflazioni pilotate dai grossi protagonisti del mercato (che essendo sregolato trita il consumatore), non potresti tenerli sotto al materasso. Se ci comprassi oro farebbero in modo che sia un investimento scadente o sottoposto a bolle come tutti gli altri mercati liberi, pilotate come qualsiasi bolla in qualsiasi mercato libero.
            Se fossimo liberi ci ammazzeremmo tutti, cosa cambia? Io continuo a credere che cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia

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