Netflix porta sul grande schermo la nascita della finanza moderna


di Jeffrey Tucker

Quello attuale è un momento di cambiamento sociale e questo sta destabilizzando tutta la politica, facendo addirittura nascere un nuovo mondo. L’aristocrazia sta perdendo potere a favore di una nuova classe commerciale di innovatori. Il nuovo credo non è quello di governare, ma di servire.

Essere di stirpe reale una volta significava governare il mondo, ma ora non più. I reali sono a corto di denaro e si rivolgono alla ricchezza di una classe di persone che si basa notevolmente sulle nuove tecnologie. Queste nuove tecnologie, a loro volta, creano nuove opportunità per fare soldi. Invece di fare le cose, queste persone forniscono servizi a coloro che ne hanno bisogno, e questo le rende enormemente ricche.

Ma ogni tanto, la Peste Nera arriva a rovinare questo idillio.

La descrizione di cui sopra si riferisce al 1400, in Italia, un tempo a cui è stata data vita cinematografica dalla nuova serie su Netflix, Medicis: Masters of Florence. La prima stagione parla della seconda generazione di banchieri durante la vita del fondatore dell’impero, Cosimo di Giovanni de’ Medici (1389-1464). I suoi due figli hanno lottato per il controllo del crescente impero.

Questo era il periodo in cui nacque la moderna finanza commerciale. Inoltre vediamo la nascita della cultura commerciale moderna – un nuovo sistema di organizzazione sociale che ha ribaltato l’antica norma di chi governava e chi obbediva. Il commercio era una nuova forza nella società, una che ha liberato le masse dal vecchio ordine. Il feudalesimo stava diventando una cosa del passato, man mano che le onde della popolazione europea si spostavano dalle campagne ai nuovi centri commerciali come Firenze. Il commercio cambiò tutto, dall’arte all’architettura alla musica alle norme sessuali. Tutto quello che le persone una volta credevano che fossero caratteristiche permanenti della vita, in quell’epoca vennero messe in discussione.

Sono rimasto deluso dal fatto che la serie non parli molto del lato bancario, dal momento che questo era il mio interesse primario. I temi invece sono prevedibili: gli amori, i conflitti emotivi e le vite personali dei personaggi principali. Tuttavia anche i grandi temi economici fanno la loro comparsa.

Si guadagnano una chiara demarcazione tra le forze della reazione e le forze del progresso. I Medici furono vittime di due fardelli ereditati dal vecchio mondo. In primo luogo, erano mercanti ed i mercanti non erano mai stati molto apprezzati nella società. In secondo luogo, erano costantemente sospettati di usura, pratica allora condannata dalla Chiesa cattolica.

Iniziamo a parlare di quest’ultimo tema.

L’usura

La serie Netflix mostra la famiglia Medici evitando scrupolosamente quella che era considerata come l’usura. Fu condannata fin dai primi anni dalla fede, ma questa condanna terminò nel XVI secolo, liberalizzata per legge nel XVIII secolo, ed oggi non è nemmeno un problema. È raro che se ne parli, a parte avvertimenti superficiali contro l’usura (e quale sia la differenza tra interesse ed usura è qualcosa che non è mai stato enunciato).

Come anche c’è scritto sull’Enciclopedia Cattolica del 1912: la Chiesa “permette la pratica generale del prestito ad interesse, vale a dire, autorizza l’imposizione di un interesse, a condizione che si richieda un interesse discreto per il denaro prestato”.

Questo punto di vista rappresenta un completo rovesciamento di quello prevalso dall’età patristica fino all’Alto Medioevo. Durante tutti questi anni, la Chiesa era stata contraria all’istituzione dell’interesse – al contrario dell’Islam. Ciò cominciò a cambiare solo con lo sviluppo di istituzioni monetarie sofisticate nel periodo mediceo. Questi permisero ai teologi di prendere in considerazione l’argomento con maggiore attenzione e facendoli rendere conto che l’interesse non era diverso da qualsiasi prezzo sul mercato – qualcosa che deve essere liberamente negoziato dalle parti coinvolte e che riflette le mutevoli condizioni della domanda e dell’offerta.

Una delle prime dichiarazioni contro l’interesse venne dal Concilio di Nicea, che cercò di reprimere pratiche avare tra il clero, dove si prestava denaro ad un profitto. Il Consiglio condannò questo ed altri tentativi di “guadagno disonorevole”.

Era sicuramente un insegnamento saggio, necessario per fermare la corruzione, ma c’era un piccolo problema. Il Consiglio estese tale mandato al di là del sacerdozio e implicava che la pratica fosse universalmente sbagliata. Addirittura aggiunse una prova scritturale dai Salmi a sostegno che l’interesse fosse immorale: “Chi non ha concesso denaro ad usura [interessi], né ha preso tangenti contro gli innocenti, colui che non ha condotto queste pratiche sarà considerato degno”. La regola che doveva riguardare solo il clero divenne un principio sociale generale.

E così cominciò una lunga storia di guerra della Chiesa cattolica contro l’interesse ed il prestito di denaro. Ed è stata una guerra strana, una intrapresa con pochi o nessun fondamento preso dalle Scritture (il passaggio citato qui sopra è a malapena sufficiente). Attaccare istituti di credito definendoli eretici, contraddice i rapporti commerciali normali. Contraddice persino la parabola dei talenti, la quale loda l’esistenza di prestatori di denaro e condanna chi mantiene inattivo il proprio denaro solo per dissolutezza.

La guerra contro l’interesse era una guerra contro la logica economica. I beni presenti sono più preziosi dei beni futuri, quindi ha senso che una persona voglia qualcosa prima piuttosto che dopo, ma se non ha i soldi adesso, rischia di pagare un premio. Inoltre il prestito è sempre rischioso, quindi ha senso che ci sia un premio collegato a tale rischio. Infine il denaro che viene prestato non può essere impiegato dal proprietario in altri modi e, di conseguenza, vi è un costo di opportunità da pagare. Per tutti questi motivi e molti altri, l’interesse è una cosa normale in una società commerciale e pacifica.

Galline e uova

Per capire questo concetto, è utile considerare il caso del baratto in una società povera. Diciamo che avete due galline, ma solo di una ne avete bisogno. Arriva un tipo e vuole l’altra, ma non ha soldi. Vi offre una patata – un accordo piuttosto scialbo. Ma, anche così, siete disposti a trattare e proponete un affare: egli può avere la gallina se in cambio cede alcune delle sue uova per un certo periodo di tempo (es. un mese). Dopo di che può tenersi a tutti gli effetti la gallina.

Voi siete felici, egli è felice e tutti vincono. Ma perché questo premio rappresentato dall’uovo? Egli voleva la gallina ora e voi non ne avevate bisogno. Quindi egli deve pagare per soddisfare il suo bisogno più urgente, e voi siete felici di cedere la vostra gallina a condizione che vi sia un flusso di reddito proveniente da essa. È così che funziona l’interesse in un’economia di baratto. È vero, non ci sono soldi, ma il principio è lo stesso di quello che viene considerato una parte normale della vita commerciale di oggi.

E la Chiesa non ha mai contestato questo tipo di affari. Dopo tutto, su quali motivi si potrebbe obiettare? È reciprocamente vantaggioso in tutti i modi. Nessuno sta peggio e tutto è trasparente. Si potrebbe anche dire che la società stia molto meglio in questo modo. L’alternativa è una persona senza cibo e l’altra che detiene una risorsa inattiva. Meglio raggiungere un alto grado di armonia sociale con questo tipo di affare piuttosto che ritrovarsi l’alternativa inferiore.

L’introduzione del denaro non cambia nulla per quanto riguarda la sostanza morale. Questo perché il denaro non è altro che un proxy per i beni. È il bene più prezioso nella società, qualcosa di acquisito non per consumarlo, ma da conservare e commerciare in cambio di altri beni. Il denaro serve anche per una importante funzione di contabilità: non si può spesso aggiungere e sottrarre elementi col baratto (una mucca, una mela e un iPad non possono essere aggregati), ma è possibile gestire le cifre in termini monetari.

Ma per qualche ragione che è sconosciuta, i cervelli della gente vanno in tilt quando c’è il denaro di mezzo. Credono che ci sia qualcosa di male, in quanto gli scambi diventano complicati e ben sviluppati. Com’è possibile che le persone possano diventare ricche non facendo cose, ma facendo semplicemente arbitraggio tra il presente ed il futuro? Non c’è qualcosa di moralmente sospettoso in questa pratica?

Prima dell’Alto Medioevo, era raro che la maggior parte delle persone avesse soldi. La maggior parte dei contadini lavorava per il cibo e scambiava direttamente la merce coltivata. Le economie erano locali e le istituzioni finanziarie erano disponibili solo per i più ricchi e potenti. Gestire il denaro non era un’esperienza comune per la maggior parte delle persone. Sembrava che l’acquisto e la vendita di denaro fosse l’unica provincia del peccato.

Dal punto di vista cattolico, vi era un ulteriore problema che riguardava un argomento difficile: gli ebrei. Essi tendevano ad essere prestatori di denaro. Questo poneva un problema in un momento d’intensa preoccupazione religiosa e settaria. Infatti questo problema appare spesso nella legislazione della Chiesa durante il medioevo: tutti i tipi di divieti ed indulgenze riguardavano gli ebrei in particolare. (Leggete Milton Friedman per conoscere le implicazioni che nel XX secolo ebbe tutto ciò sugli atteggiamenti ebraici nei confronti del socialismo.)

Successivamente, a partire dal XV secolo, le economie cominciarono a cambiare radicalmente. Il feudalesimo stava dando origine al capitalismo, il denaro e la finanza stavano diventando una parte crescente della vita di tutti i giorni, ed il prestito di denaro stava diventando la regola in una vita commerciale che stava raggiungendo una fetta sempre più ampia della popolazione.

La famiglia Medici

I cattolici stessi divennero grandi protagonisti nel mondo emergente della finanza, in particolare con la famiglia di banchieri dei Medici e, più tardi, con la famiglia Fugger, che aveva assunto il ruolo di predominio economico rispetto alla famiglia Medici.

Furono i neo-tomisti che avviarono il processo di disfacimento dell’insegnamento tradizionale ed aprirono la strada ad una piena legittimazione dell’interesse. I primi grandi passi avanti vennero intrapresi da Conrad Summenhart (1465-1511), cattedra di teologia a Tubinga. Iniziò a fare eccezioni alla dottrina rigorosa. Scrisse che il denaro in sé è fecondo, un bene che può essere comprato e venduto come qualsiasi altro.

Quando un possessore di denaro lo presta, sta cedendo qualcosa che potrebbe essere altrimenti redditizio, quindi dovrebbe essere compensato per la sua perdita, come qualsiasi commerciante. Inoltre, disse Summerhart, è meglio pensare al denaro pagato per il prestito come ad un bene diverso dal denaro stesso – cioè, come un dono dato al creditore come segno di apprezzamento.

Summenhart non andò fino in fondo riguardo l’interesse, ma disse che se né il mutuatario né il prestatore la pensavano così, era però permesso. Così l’interesse era ridotto ad uno stato d’animo piuttosto che ad un fatto oggettivo. Questo rappresentò un grande progresso nella dottrina della Chiesa.

Il passo successivo nella liberalizzazione dell’interesse fu intrapreso da Thomas De Vio, il cardinale Gaetano (1468-1534). Fu il principale teologo cattolico del suo tempo, uno dei preferiti dal Papa e difensore del cattolicesimo contro Martin Lutero. I suoi scritti erano i più sofisticati del suo tempo per quanto riguardava l’economia. Approvò completamente l’insegnamento di Summenhart e fece un ulteriore passo in avanti, dicendo che qualsiasi contratto di prestito era legittimo se sia il debitore sia il creditore riconoscevano in anticipo un qualche beneficio economico. Smontò accuratamente gli scritti di San Tommaso su questo tema e dimostrò che era perfettamente giusto se il creditore, che stava cedendo l’uso della sua proprietà, avesse addebitato una tassa di servizio in cambio.

Da quei tempi in poi, non vi fu più alcun dibattito consistente nella Chiesa su questa questione. Sì, l’usura continua ad essere una pratica da cui si viene messi in guardia, anche se nessuno tenta di distinguere tra interesse ed usura. Una volta erano considerati sinonimi; oggi vengono distinti come pregiudizio persistente nei confronti di istituti di credito che sembrerebbero tenere più all’avarizia che alla carità. Ma, in pratica, non esiste una differenza chiara. Ciononostante gli interessi dei prestiti, anche apparentemente usurai, hanno una funzione sociale: più è alto il tasso d’interesse, più viene incoraggiato il risparmio e scoraggiata l’accensione di prestiti.

L’economia non è un dominio primario di competenza della Chiesa, e, talvolta, la linea che separa la teoria economica dalla fede e la morale può diventare davvero confusa. Se non altro, questa storia dovrebbe infondere un po’ di umiltà negli insegnanti della Chiesa e un punto di cautela per quanto riguarda l’economia ed altre scienze.

Nuovi ricchi

Ci sono diversi momenti della serie sui Medici in cui viene messa a fuoco la natura volontaria del loro business. Alcuni riguardano gli investimenti in nuove imprese. I Medici avevano soldi ed erano felici di investire in altre aziende a condizione che ricevessero un giusto ritorno. Tecnicamente questa non era usura, nonostante diffusi sospetti.

Molte altre aree di scambio, non proprio volontarie, riguardavano il matrimonio. I Medici avevano bisogno della protezione delle famiglie reali e le famiglie reali avevano bisogno del denaro dei Medici. Il senso di un amore perduto serve solo ai fini dello spettacolo.

Da che parte stava la Chiesa in mezzo a tutto questo sconvolgimento? Da qualche parte nel mezzo. Anche la Chiesa aveva bisogno di soldi e la famiglia dei Medici ebbe un grande successo nello scambiare soldi per posizioni all’interno della gerarchia sociale, che a loro volta erano preziose a causa della grande influenza della Chiesa sulla politica. In seguito diversi Medici presero il controllo del Papato stesso.

La famiglia Medici teneva alla protezione politica (Machiavelli fu il loro più famoso consulente). Aveva bisogno di stabilità politica a Firenze ed aveva bisogno di protezione contro le sommosse popolari fomentate dai membri invidiosi e confusi della classe media emergente, la quale era all’oscuro circa il motivo per cui qualcuno sarebbe diventato ricco senza in realtà fare nulla. Dovevano tenere a bada questi movimenti popolari in modo da assicurarsi un ambiente favorevole al business.

Quello che mi è piaciuto di più della serie è stata la presentazione della famiglia Medici come forza estremamente progressiva nella vita tardo medievale. Lavorò per portare ricchezza ed opportunità per tutti, indipendentemente dal tipo di vita. Eppure, senza eccezioni, quando sarebbe apparsa una pestilenza, la gente avrebbe dato la colpa ai Medici perché, sicuramente, si trattava dell’ira di Dio contro gli usurai. Ovviamente! Sì, anche il XV secolo ebbe il suo movimento Occupy Wall Street.

Indipendentemente da ciò, che i Medici abbiano rappresentato il progresso sociale è storicamente vero e mi ricorda il grande e meraviglioso saggio di Benjamin Constant: The Liberty of the Ancients Compared with the Moderns. L’ascesa del commercio moderno ridefinì il significato della libertà stessa. Nel mondo antico essere un libero cittadino significava avere influenza sugli affari di stato. Nel mondo emergente del tardo medioevo, la libertà apparteneva a tutti, ma soprattutto significava diritti di proprietà ed accesso alla sfera commerciale della vita.

Fu questa seconda forma di libertà che costituì la base dell’Illuminismo scozzese, la nascita del liberalismo, la rivoluzione americana e la dinamica centrale del progresso commerciale odierno.

Troppo facilmente dimentichiamo quanto tempo c’è voluto affinché si sviluppasse questa rivoluzione. Le sue radici europee risalgono esattamente al periodo coperto dalla serie di Netflix. Per averci fornito una finestra sul mondo, su cui gli studenti moderni non sanno praticamente nulla, Netflix merita grande credito. Alla fine il tema di questa serie è che il commercio – e la finanza commerciale – è una fonte di liberazione per l’umanità dalle forze del potere. E questa da sola è un’ottima sinossi.

Nel corso dei secoli questa dinamica è diventata sempre più evidente e presente nella vita delle persone. La stessa dinamica esiste ancora oggi, sebbene non a tutti risulti chiara. I difensori del liberismo devono conoscere questa storia e sviluppare una simpatia per ciò che questi banchieri hanno dovuto passare per ritagliarsi uno spazio di legittimità morale.

Oggi lo diamo per scontato troppo facilmente, ma non dobbiamo mai dimenticare che la natura non fornisce nessuna delle ricchezze che vediamo intorno a noi. Devono essere create e la finanza moderna vi è molto coinvolta in questo processo. Il mondo dei Medici non è del tutto diverso dal nostro. Abbiamo solo un minor numero di matrimoni combinati e molte meno morti per la Peste Nera.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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  • Un ottimo libro, da cui è tratto anche un documentario disponibile su youtube, è ascent of money di charles ferguson. Spiega benissimo, e diverte, la nascita della finanza e come mai solo i medici ebbero successo laddove altri banchieri fallirono. Come nacquero le bolle e le società di assicurazioni. E la bolla del mississippi che innescò una tale mole di debiti per il regno francese da portare alla rivoluzione alcuni decenni dopo.

  • marcoferro

    netflix sono pure quelli che hanno fatto il reportage sui vomitevoli farsanti degli elmetti bianchi con l’aiuto di quell’attorucolo di george clooney…

    • Ronf Ronf

      Cioè, persino Mediaset (che ostacola i concorrenti a destra di FI) mi sa che è più pluralista e aperta al dibattito rispetto a Netflix, il che davvero è tutto dire…

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