E ora scaricano tutte le responsabilità sulle ONG. Solo per nascondere cosa faremo davvero in Libia

Di Mauro Bottarelli , il - 68 commenti


Evito di ripetervi per l’ennesima volta il mio parere sulle ONG e sul terzo settore in generale, mi limito a ricordare come – di fatto – il suo sviluppo esponenziale in parallelo al globalismo anni Novanta ne faccia uno strumento dello stesso, oltretutto piegato alla peggiore logica di dumping sociale: privatizzare, de facto, l’assistenza che lo Stato dovrebbe offrire ai suoi cittadini-contribuenti attraverso la logica del senso di colpa e delle donazioni private come nuovo balsamo per l’outsourcing del welfare. Insomma, ci paghiamo l’assistenza senza accorgercene. Punto. Nel caso di specie del traffico di migranti, la realtà sta parlando da sola e agendo come il famoso tempo galantuomo o, se preferite, il cadavere del tuo nemico che passa sempre lungo la sponda del fiume, se hai la pazienza di attendere. Trovo due cose inquietanti.

Primo, la giustificazione che qualcuno adduce al comportamento dei valorosi solidaristi della nave Iuventa: il loro operato non aveva fine di lucro, agivano per idealismo. E un bel che cazzo me ne fotte, non vogliamo mettercelo? Hanno o meno contribuito all’arrivo in massa di clandestini in Italia, oltretutto collaborando – ancorché gratis – con associazioni criminali? Non esiste l’attenuante idealistica nel mio mondo, come invece invocava ieri in prima pagina “Avvenire”, giornale che andrebbe chiuso per istigazione a delinquere sul tema immigrazione. Perché in base a questa logica, dovremmo giustificare e assolvere chi volesse fare giustizia per i truffati delle banche venete, rapendo un dirigente e chiedendo come riscatto il pagamento di quanto perso dai correntisti: lo Stato lo farebbe? Sarebbe così magnanimo con il rapitore mosso da idealismo e senso di giustizia? Ne dubito.

Seconda cosa, l’incapacità della destra di andare a fondo sul tema. Oggi, giustamente dal punto di vista del consenso, sono tutti amici strettissimi del procuratore Carmelo Zuccaro, quasi parenti per quanto lo portano in palmo di mano: erano in pochi, quattro mesi fa, quelli che non l’hanno massacrato all’inizio della sua indagine. Adesso, tutti ne riconoscono i meriti. Tipico italiano, il famoso carro del vincitore. Ma se Luigi Di Maio può limitarsi al “ve lo avevo detto”, avendo dietro di sé una massa critica elettorale in grado di campare su questo e averne anche d’avanzo, la destra dovrebbe andare oltre. E non, ad esempio, spedire – come ha fatto stamattina – a “Omnibus” su La7 una giornalista de “Il Giornale”, Laura Tecce, che sul tema Soros e Open Society si fa mettere sotto in 30 secondi, facendo sparire il tema dal tavolo, per una volta che c’era arrivato.

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Già, perché in studio era presente il sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore, il globetrotter dei partiti di sinistra e la discussione sulle ONG ha portato il consesso a discutere del fatto che all’interno della sua segreteria vi sia una persona che arriva proprio dal mondo della Open Society del miliardario americano. E cosa ha fatto la nostra eroina? Ha sparato le solite accuse generiche a cazzo, non avendo avuto voglia o tempo – si sa, fa caldo e c’era pilates – di studiare le migliaia di leaks mai smentiti dai quali si evince che la galassia ONG di Soros sia dietro a tutte le operazioni più recenti di destabilizzazione, dalle primavere arabe al Maidan in Ucraina, dalle contestazioni anti-Trump di Moveon.org con i manifestanti “noleggiati” per 15 dollari l’ora alle operazioni anti-sovraniste in Ungheria con la scusa dell’Università Internazionale sotto attacco di Viktor Orban e ora Polonia con la mobilitazione contro la riforma della Corte suprema, quando anche i sassi sanno che si è atteso questo provvedimento “laico” per far scattare l’attacco, che in realtà è per contrastare le leggi proprio sull’immigrazione e sull’aborto. O questo,

cioè il fatto che casualmente Soros finanzi l’azienda chiamata a operare la “sorveglianza” contro le fake news e il linguaggio dell’odio su Facebook, di fatto operando la censura e la criminalizzazione del dissenso verso qualsiasi forma di espressione che non riconosca il politicamente corretto e lo status quo. Non ci voleva molto ad argomentare e invece la nostra eroina non solo si è fatta zittire dal vice-direttore del “Fatto quotidiano”, il quale ha usato la solita manfrina di Soros come il nuovo complotto giudaico-massonico-plutocratico tanto caro ai blogger e ha ribaltato a realtà dei fatti, dicendo che la cosa grave è l’atteggiamento di Orban verso le ONG e l’università di Soros, non l’attività di questi ultimi nel Paese. E nel mondo. Spiacenti ma così non si va da nessuna parte, se non in pellegrinaggio da Zuccaro a sparare gi stessi slogan ritriti ma senza voler andare a fondo nell’incisione del bubbone.

Già, perché il caso Iuventa sta diventando il comodo alibi che la classe dirigente sta utilizzando per nascondere ancora una volta il marcio delle responsabilità politiche sotto il tappeto del capro espiatorio. Perché se quei ragazzi che la stampa chiama idealisti sono degli apolidi traditori del concetto di sovranità, il governo italiano che fino a un mese fa difendeva le ONG a spada tratta, negava l’emergenza immigrazione e l’esistenza di un piano preordinato che aveva come centrale di partenza la Libia, beatificava l’accoglienza e chi ne metteva in pratica i dettami in punta di ragione sociale cooperativa, cos’è? Un governo che, nelle sue varie forme post-Letta, ha di fatto sancito un patto con l’UE per prendersi tutti gli immigrati che partivano dal Nord Africa pur di ottenere un giudizio meno severo dalla Commissione UE sui conti, giova ricordarlo: ed è questo il punto nodale, usano lo scandalo di una singola ONG per occultare il grande tradimento, tutto politico, del popolo italiano.

Vogliono sfuggire alle loro responsabilità allestendo un tribunale speciale per chi sta sui barconi e non per chi sta in Parlamento e ha, di fatto, permesso che quei barconi operassero come taxi con la sua inazione criminale durata mesi e mesi. Non devono farla franca, devono pagare il prezzo delle loro scelte politiche. E devono pagare anche il conto della vergogna per chi sta dietro a quelle politiche, i mandanti di quella che è una vera e propria invasione pianificata che ha già tramutato molte nostre città in campi profughi a cielo aperto dove accade di tutto. Nell’impunità pressoché totale. Ora, poi, la perla finale: la missione in Libia. La quale sembra una colossale pantomima, roba da “Alan Ford e il gruppo TNT” ma non lo è.

Primo, il generale Haftar ha confermato la minaccia di attaccare qualsiasi mezzo della Marina italiana entri in acque libiche senza il suo permesso: di fatto, una delle due navi (la nostra invincibile armada) è già in area e immagino non si fidi più molto – giustamente – delle rassicurazioni di ministero della Difesa, Esteri e governo. Poco fa, la verità – o parte di essa – però è saltata fuori:

per l’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Perrone (dal 2011 al 2014, capo dell’ufficio consolare a Los Angeles, credenziali debolucce per un nuovo incarico in un Paese caldo e strategico come la Libia, non vi pare?), intervistato dal “Corriere della Sera”, la nostra missione in Libia è quella di evitare del tutto che i profughi sub-sahariani entrino nel Paese, agendo di concerto con i sindaci del Sud. Quindi, in base all’accordo stipulato non più tardi di due settimane fa da Marco Minniti nel suo viaggio a Tripoli. Di fatto, accordo che vedeva la nostra controparte libica chiedere non poco a livello di investimenti in infrastrutture e creazione di posti di lavoro, al fine di porre in essere un’azione repressiva.

Quanto abbiamo pagato o pagheremo alla Libia, perché blocchi i migranti, evitando proprio che entrino nel Paese? E cosa c’entrano le nostre due navi in acque libiche, quindi? Se l’azione è ai confini interni, che senso ha l’azione di due vascelli, oltretutto con regole d’ingaggio ridicole come quelle enunciate non più tardi di tre giorni fa dal ministro Pinotti? Forse per gettare un po’ di fumo negli occhi ai cittadini italiani, alla famosa opinione pubblica incazzata, esattamente come si sta facendo con il caso Iuventa, addossando ogni responsabilità sul caos migranti alle ONG? Queste tabelle, fresche fresche,



ci dicono di sì, perché il buon Al-Sarraj ha un bel problema interno, per l’esattezza 1,3 milioni di libici che, in base al World Food Program, necessitano ancora tutt’oggi di aiuto umanitario, il tutto grazie al caos generato nel 2011 da Francia e Gran Bretagna e cui ora noi pagheremo il prezzo. Tripoli vuole spingere la situazione al punto di rottura per ottenere un intervento internazionale che risolva i suoi problemi? Altrimenti perché dovremmo aiutarli a bloccare i loro confini interni, invece di sigillare i nostri, magari chiudendo i porti? Capite perché il generale Haftar minaccia e fa bene a farlo? Non solo abbiamo scelto di stare, come al solito, dalla parte sbagliata, alienandoci il possibile dialogo con gli sponsor del governo della Cirenaica, ovvero Egitto, Russia e Francia ma ora ci siamo infilati in un’operazione cialtronesca e raffazzonata che rischia di creare un disastro diplomatico e, potenzialmente, bellico.

Capite perché di colpo le ONG – che stronze sono stronze, per carità – sono diventate la Spectre e le minacce di un generale che ha condotto la guerra contro il Ciad e controlla la Cirenaica vengono trattate come l’addio al calcio di Cassano? Perché siamo nella merda, più nera in assoluto. E, oltretutto, senza una vera diplomazia nel Paese più in prossimità e con migliori rapporti con Haftar, ovvero quell’Egitto a cui abbiamo frantumato i coglioni per mesi con il caso Regeni, quando anche i cammelli e le palme sapevano che – se si volevano risposte – queste andavano chieste a Cambridge e non al Cairo. Complimenti un vero capolavoro, un po’ come i risultati delle “primavere arabe” che vediamo sintetizzati in questo grafico:

chissà se qualche giornalista non di sinistra che gode di un qualche spazio in televisione avrà mai la decenza di far notare questo a chi dice che la Open Society fa solo opera di advocacy, come ha avuto il coraggio di sostenere il sottosegretario Migliore? Chissà se, un giorno, qualcuno avrà il coraggio di coprire con scritte di verità i sepolcri imbiancati degli ultimi sei anni di governo italiano non eletto? Chissà se qualcuno avrà il coraggio di chiedere conto per quanto sta accadendo in Libia, dove di fatto siamo in aperta violazione di sovranità in base, ce lo dice l’ambasciatore, a un accordo tra il Viminale, i sindaci del Sud e il governo di Tripoli? Il Parlamento è stato reso edotto di questo passo ulteriore o dobbiamo limitarci a sapere che, se attaccati, i nostri militari possono addirittura rispondere al fuoco?

Arriverà il giorno in cui, ad esempio, qualcuno dirà all’onorevole Fiano che se ci tiene tanto a combattere il nazi-fascismo, dovrebbe dar vita a un’iniziativa contro le milizie runiche che appoggiano il governo golpista di Kiev, quello protetto da USA, UE e FMI e supportato in fase operativa proprio dalla Open Society di Soros attraverso le sue ONG, come testimoniano leaks relativi agli incontri pre-golpe del “filantropo” con mezzo governo e l’ambasciatore USA? Arriverà mai quel giorno?

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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