Perifrasi della costituzione:art.39 sindacati e sindacalisti

Di JLS , il - 3 commenti

L’organizzazione sindacale è libera.

Specificare che qualcosa è libero, senza troppi giri di parole nasconde il fatto che la stessa autorità che concede la libertà può limitarla o sottrarla nei modi e per fini che non sono ovviamente precisati a priori, ma a discrezione della stessa autorità. Fantastico !! Figli di ndrocchia !!

 

Art. 39.

L’organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati  unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

 

 

Solo un cerebroleso non coglie l’evidente truffa del corano statalese, per spacciare un vero abuso degno delle migliori dittature, come fosse una benevola concessione. Lo spaccio d’altro canto è l’elisir di lunga vita della repubblika itaGliana: imporre le stesse cose del PCUS di Mosca o del Duce nazionale, sotto le sembianze di una bellissima sirena, e il gioco è fatto per milioni di italopitechi scampati alla seconda guerra mondiale. Il resto dell’opera la compiono la scuola pubblica, l’univesità statale, la rai, e i giornali che sono legati a doppia mandata ai sussidi pubblici e ai padrini della politica nazionale e locale.

Attraverso l’opera della nascente partitokrazia taGLiota e grazie alla conquistata ignavia di milioni di analfabeti funzionali, si compie così l’ennesimo arbitrio ai sensi della legge. Un classico.

I governi e le partitokrazie della reppublica potranno quindi comodamente, in base alle preferenze e agli interessi di bottega contingenti, decidere cosa merita la libertà e cosa no. A parte che, non essendovi in nessuna parte del testo del corano statalese, un paragrafo dedicato appositamente ai termini e alle definizioni utilizzate, come invece mandatoriamente previsto all’inizio delle norme tecniche internazionali che notoriamente non sono pugnette giuridiche, anche il termine “libertà” rimane imprecisato. Mi chiedo e chiedo ai lettori, ma come è possibile che una collezione di prescrizioni e declamazioni che dovrebbero regolare la vita e la convivenza di un’intera nazione di 60 milioni di individui, può essere stata scritta in questa vergognosa maniera? Chi di noi accetterebbe di comprare un autovettura, della quale il fabbricante non ha precisato il consumo a km, la cilindrata?

Giunti a questo articolo, abbiamo la conferma che il testo costituzionale è stato appositamente scritto a questo modo, sulla base di una concezione della persona umana davvero umiliante e inaccettabile, e di un’arroganza politica che meriterebbe il più totale rifiuto e disprezzo da parte di chiunque ancora in grado di intendere e di volere. Ma anche il rifiuto e il disprezzo si possono comprare, e la costituzione demokratikamente ha previsto anche questo.

 

Ai sindacati non può essere imposto…..

Questa formulazione dal sapore protettivo e accomodante, la dice lunga sulla funzione che la politica e la partitokrazia hanno affidato ai sindacati: fare da stampella. Funzione esercitata eroicamente dai migliori capi bastone delle organizzazioni sindacali, cui a un dato momento è doveroso riservare scranni nei palazzi di Roma o di Strasburgo. Divertente notare che la formulazione è accomodante ma solo condizione che i sindacati siano democratici, basati cioè sulla bestemmia della “maggioranza” su cui si fonda la demokrazia del consenso, della spesa pubblika e dell’estorsione fiscale. Guai a quei lavoratori che per tutelare i propri interessi decidessero di fondare un sindacato monocratico, guidato da un amministratore unico non eletto ma selezionato dal mondo degli affari e del lavoro, lautamente retribuito a spese degli stessi iscritti. Guai, non si può !!

In altre parole anche in questo caso la costituzione pone una pietra tombale alle preferenze degli individui, alla mutevolezza delle proprie esigenze, bisogni e disponibilità. Anche in tema di difesa contrattuale nell’ambito lavorativo. Il corano statalese infatti non tollera libertà diverse, e stabilisce che i sindacati devono esistere, devono però essere democratici, i contratti di lavoro da essi stipulati hanno validità nazionale per iscritti e non. Un vero paese di merda, non c’è che dire.

 

L’istinto alla pianificazione centrale esteso a qualsiasi cosa, già presente nel dna dei padrini costituenti, e trasmessosi ininterrottamente fino ai giorni nostri, con l’art.39 estende i suoi tentacoli anche ai contratti di lavoro che divengono così lo strumento per negare la statistica e la scienza dell’azione umana (l’economia). Come può infatti tollerare un demokratiko repubblikane italiota che un contratto di lavoro non sia su base nazionale? Ma scherziamo ? Sarebbe una vera anarchia, il caos generale….!! La demokrazia non lo può ammettere.

Quindi in barba al concetto di “valore” creato col lavoro, in spregio totale degli individui e delle loro capacità, del contesto geografico e sociale nel quale il lavoro viene compiuto, la costituzione tira una linea dritta dal Brennero a Lampedusa. Stesso salario, stesso orario, stessi diritti e stessi doveri, stessa tassazione. Sanno pure le pietre che se uno è ferroviere a Milano, alla parità di salario con un collega di Canicattì, non corrisponde altrettanta parità per un bel nulla. Ma dell’eguaglianza, lo sbandieramento è l’esercizio più riuscito alla costituzione taGliana.

Per il resto, se questo non è più un paese ma una cloaca a cielo aperto, lo si deve al fatto che 70 anni fa ne era stato tracciato il deflusso, lungo il quale poi, per decenni tutti i politici, partiti e governi hanno trovato l’habitat più congeniale dove adagiare le terga per costruire fortune e carriere personali e di cosca.

Nota: ci sono commentatori che non riuscendo ad afferrare il senso di quanto scrive l’autore, piuttosto che dimostrare con un ragionamento e con la logica quanto sarebbero privi di costrutto i pensieri e le idee sul corano degli statalesi…, si fermano al dileggio dell’autore. Permesso ma senza alcun valore. Quanto poi al “ne tecum ne sine te vivere possumus” riferito allo stato, l’espressione corrisponde più o meno alla stessa che i benpensanti dell’epoca ripeterono a Cristoforo Colombo, a Copernico, ai fratelli Wright e ad Einstein (l’elenco è casuale). I benpensanti godono i privilegi concessi dai loro padroni, ma perdono sempre e di essi non resta traccia nella storia.

 

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    “Né” in latino è “nec” (o “neque”, ma in Ovidio è nec).

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    “Un paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”.
    Italo Calvino

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