Smettiamo di fare pubblicità a questo pagliaccio e al suo circo? L’abusivismo di governo è alle porte

Di Mauro Bottarelli , il - 249 commenti


Come volevasi dimostrare, lo stupro di gruppo di Rimini sta perdendo di appeal. Sempre più in basso nelle homepage di informazione, sempre più striminziti i servizi nei tg: ancora qualche giorno e, se non si giungerà all’arresto delle quattro bestie, finirà nell’oblio. In compenso, da oggi è ufficialmente possibile dire che si tratta di quattro maghrebini: lo ha detto SkyTg24, quindi c’è la certificazione del tribunale del politically correct. Le indagini, ora, si concentrerebbero sulle impronte digitali e sul traffico telefonico. Sarò sospettoso di natura ma c’è qualcosa che puzza da morire in tutta questa storia. Occorre dire onore a QN, l’unico quotidiano che la sta trattando con la serietà che merita. E, infatti, è stata proprio la testata nazionale del gruppo Carlino-Nazione a rilanciare questo:



si tratta del post su Facebook di tale Abid Jee. E ci cazzo è? Sul profilo, alla sezione lavoro, si legge: “Mediatore culturale e operatore sociale. Dal 25 dicembre 2016 a oggi, Bologna”. E avete letto bene, riferendosi allo stupro di Rimini ha scritto questo: “Il peggio viene solo all’inizio, poi una donna diventa calma e gode come un rapporto sessuale normale”. Cosa vuoi fare a uno così? Ci parli? Ci discuti? Cerchi di farlo ragionare? Bisognerebbe chiederlo ai responsabili della Cooperativa Lai-Momo presso cui lavora, famosa nell’emiliano per la gestione di centinaia di migranti, grazie ai quali nel 2016 ha registrato un utile di esercizio pari a 883.992 euro.

Ecco la loro risposta alle domande de “Il Giornale” riguardo quella frase: “Qualora fosse un nostro dipendente è ovvio che noi riteniamo gravissime, assolutamente, le dichiarazioni che lui ha postato. Qualora fosse un nostro dipendente e domani verificassimo la corrispondenza eventuale con la cooperativa, prenderemo tutti i provvedimenti possibili. Se fosse davvero un nostro dipendente riterremmo incompatibile ogni forma di collaborazione”. Quanti cazzo di dipendenti hanno per dover controllare l’organigramma? Oltretutto, uno con un nome da coglione come quello, non proprio Mario Rossi o Luca Bianchi. La cosa grave, al di là del fatto che esista gente che pensa cose simili, è che se questo davvero fa il mediatore culturale, siamo rovinati.

Cose gravi, certo. Ma, di fatto, quasi caricaturali. Cortine fumogene pericolose. Come è pericoloso nella sua cialtroneria, aggravata dalla veste che porta, quest’uomo,


don Massimo Biancalani, parroco di Vicofare (Pistoia), passato alle cronache per post su Facebook in cui mostrava alcuni migranti con lui in piscina e attaccava fascisti e razzisti, definendo le risorse “la sua patria”. Il primo a metterlo nel mirino a livello social fu Matteo Salvini ma fu il movimento di estrema destra Forza Nuova a spararla più grossa, dicendo che si sarebbe recato a Messa ieri per “vigilare sulla sua liturgia”. Ovviamente, l’immigrazionismo mischiato con l’antifascismo hanno creato il mostro e tramutato il nostro don nell’eroe nazionale del momento, tanto che il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli, annunciò la sua presenza a Vicofaro per il rito domenicale in sostegno al parroco. E così è stato, tanto che ieri tutti i tg avevano un troupe nel piccolo Paese del pistoiese, tramutato per un giorno nella nostra ridicola e provinciale Charlottesville.

I ragazzi di Forza Nuova, una decina in tutto, sono arrivati in fila marziale, accolti da fischi e da un “Fascisti carogne, tornate nelle fogne” che avevo sentito l’ultima volta quando avevo 14 anni. Dentro la chiesa, stessa storia: grande solidarietà per il don da parte dei fedeli e occhiate da pubblico ludibrio per i littori censori del rito immigrazionista. Il buon Biancalani, conscio del quarto d’ora di celebrità cui sta godendo, ha fatto il di più, salutando i suoi detrattori in camicia nera uno per uno e invitandoli scherzosamente a fare i bravi. A fine rito, quattro insulti e tutti a casa per pranzo. Com’era ovvio, d’altronde.

C’è un problema però: così facendo, don Biancalani è ospite ovunque, sui tg come sui giornali e il suo messaggio delirante passa sempre di più. A me frega sega che, come ha annunciato stamattina urbi et orbi a “L’aria che tira” su La7, riporterà in piscina i suoi amici migranti e che ha già comprato costumi e occhialini: vadano a nuotare quanto vogliono e dove vogliono, se paga lui a me non interessa visto che il 5 per 1000 da me la Chiesa cattolica non lo avrà mai. Sguazzino sereni tra le onde generate a suon di peti e, dopo essersi goduti il refrigerio, facciano anche una bella doccia tutti insieme, tanto per togliersi il cloro e, magari, qualcos’altro.

La cosa essenziale è un’altra: la finiamo di fare pubblicità gratuita a questo pagliaccio in toga e al circo Barnum che lo ospita per tentare di fare audience ma, soprattutto, di veicolare il solito messaggio buonista del cazzo? Lo dico in primis a quelli di Forza Nuova, i quali stanno regalando a questa macchietta che gioca con i paramenti e la decenza sacramentale, un palcoscenico di cui già l’immigrazionismo social e mediatico gode a sufficienza. Basta. Ignoriamolo e lasciamolo alla sua vita divisa fra tuffi in piscina e canonica dell’accoglienza, compri tutti i costumi che vuole: dovrà risponderne a Dio del suo comportamento, essendo un prete, non a noi.

Noi abbiamo cose più serie e urgenti da fare, tipo bloccare un processo di integrazione forzata che ci ridurrà ospiti in casa nostra prima del previsto, se non ci svegliamo. Oggi a Parigi si è tenuto in mini-vertice informale organizzato da Emmanuel Macron, presenti i rappresentanti di governo di Italia, Germania, Francia e Spagna, i presidenti di Ciad e Niger, Federica Mogherini (finalmente le hanno trovato qualcosa da fare per giustificare i ticket restaurant che prende ogni mese) e il fantoccio libico, Al -Sarraj. Motivo del vertice? La sfida dell’immigrazione e un nuovo rapporto UE-Africa. Seghe mentali. Di fatto, l’unica cosa che conta è il superamento di Dublino sancito domenica da Angela Merkel in un’intervista: ovviamente, a settembre, quando l’emergenza è finita e si avvicinano le elezioni tedesche del 24.

Ma ciò che conta davvero è la base negoziale su cui si è arrivati a questo vertice, l’ideona italiana adottata dall’UE per approcciare la materia: fare con la Libia ciò che si è fatto con la Turchia. Ovvero, pagarli perché controllino e blocchino i flussi. Cazzo che fantasia, un po’ come quelli che si spacciano per latin-lover indefessi e poi scopano solo andando a puttane. Anche in questo caso, fuffa. Anche perché la presidenza francese – padrona di casa – ha detto fin dall’inizio che dal vertice usciranno solo delle linee guida che dovranno poi essere discusse in ambito UE nel corso dell’autunno-inverno: insomma, aria fritta tanto per finire sui giornali e dimostrare di non essere degli inetti (se non venduti) totali.

La cosa grave sta accadendo in casa nostra, sotto i nostri occhi. A seguito degli strumentali scontri di Piazza Indipendenza a Roma, infatti, è nato silenziosamente un tavolo negoziale che fa capo a un “protocollo Minniti” sugli sgomberi che non si limita a sancire una folle regola di base – niente sgomberi, se non c’è una soluzione abitativa alternativa per gli occupanti – ma che vede lo Stato far sedere, di fatto, al consesso del dialogo associazioni di tutela e promozione dell’abusivismo, vedi i cosiddetti “movimenti per la casa” romani che da sobillatori delle rivolte degli abusivi eritrei ed etiopi si sono tramutati a tempo di record in soggetti politici e sociali riconosciuti dalle istituzioni. Signori, il Viminale tratta con chi gestisce il racket delle occupazioni abusive, se non l’avete capito!

E, paradosso dei paradossi, l’idea per reperire strutture è quella di offrire quelle requisite alla criminalità organizzata, il70% delle quali è al Sud, territorio già piagato da illegalità diffusa. Ovviamente, quelle strutture che di default andranno all’accoglienza di migranti e abusivi, non sono sempre attrezzate per quella destinazione d’uso, quindi lo Stato si farà carico direttamente anche delle spese di ristrutturazione e messa a norma. O, se non lo farà, scatterà il meccanismo della gara d’appalto alle coop: avanti che si magna col business della pietà mediatica e del buonismo! Oltretutto, così facendo le occupazione abusive subiranno un’impennata senza precedenti, visto che la regola Minniti spingerà sempre più gente verso l’illegalità, avendo la certezza di una sorta di sanatoria immobiliare di Stato. E varrà per tutti, non solo per i migranti. Anche per gli abusivi che occupano le casa popolari alla faccia di chi ne avrebbe dritto, per i centri sociali autogestiti, per chiunque scelga l’illegalità.

Siamo al delirio totale, il Paese è ormai fuori controllo istituzionale e in mano al business illecito della bontà. Stanno comprandosi la pace sociale in vista delle elezioni siciliane e della manovra finanziarsi, stanno portando dalla loro parte i pretoriani del disordino e il loro esercito di risorse in attesa dello ius soli. E hanno fretta, visto che il Viminale avrebbe già individuato 600 edifici ad hoc nelle province di Roma, Milano e Napoli: non ricordo tanta solerzia per i terremotati del Centro Italia. E tanto per non farci mancare proprio nulla, Magistratura Democratica ha pubblicato un documento nel quale invita i suoi aderenti a privilegiare la questione sociale rispetto alla tutela della proprietà privata. In un Paese civile, ci sarebbero i carabinieri a circondare il CSM: qui abbiamo la claque che applaude e fa i girotondi.

Stanno svendendo il Paese, alla faccia di noi coglioni che paghiamo affitti, mutui, acqua, luce, gas, immondizia. Di fronte a questo, di fronte a un ministero dell’Interno tramutato in agenzia immobiliare per ogni reietto che in questo Paese accampi diritti al netto di nessun dovere, è obbligatorio smetterla di occuparsi dei don Massimo Biancalani dei miei coglioni. E ora di reagire nell’unico modo legale che ci è permesso: il voto della prossima primavera. Cancellarli. Se invece siete ancora così coglioni da mettere in mano il residuo futuro del Paese a questa gente, auguri. Poi, però, non provate a lamentarvi.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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