Suicidio totale: nuove sanzioni UE contro Mosca per la Crimea. Poroshenko esulta, Putin ci incula

Di Mauro Bottarelli , il - 164 commenti


Quando ero sbarbato e frequentavo lo stadio, le persone che pur di apparire erano pronte a correre rischi inutili e palesi erano definite “quelli a cui puzza la vita”. Bene, all’UE puzza la vita. E parecchio anche. Perché va bene essere guidati da un alcolizzato lussemburghese ma bisogno proprio essere degli imbecilli sesquipedali a muovere guerra economica alla Russia in questo momento, soprattutto dopo aver gonfiato il petto contro le sanzioni USA nei confronti di Mosca che potrebbero danneggiare le aziende energetiche europee.

Già, perché non sono passate più di 48 ore dall’intemerata proprio di Jean-Claude Juncker, il quale – probabilmente al dodicesimo Campari col bianco – aveva minacciato ritorsioni contro Washington nell’arco di pochi giorni e intimato al governo statunitense di consultarsi con gli alleati, prima di tramutare i provvedimenti in legge. Oltreoceano hanno avuto talmente paura da far passare il documento al vaglio del Senato in dieci minuti e con il risicato conteggio di 94 favorevoli a 2. Insomma, i soliti coglioni che non fanno paura a nessuno, ormai un classicissimo per Bruxelles. Oggi, però, hanno voluto chiudere la settimana con il botto, tanto per salutare gli scranni avendo fatto una bella stronzata prima di andare al mare.

La UE ha infatti aggiunto alla lista delle persone ed entità colpite da sanzioni tre cittadini russi, tra cui nientemeno che il vice-ministro dell’energia, Andrey Vladimirovich Cherezov e tre società, tutti coinvolti nella decisione di trasferire in Crimea le turbine a gas consegnate da Siemens. “Tale decisione contribuisce a stabilire una fornitura elettrica indipendente per la Crimea e Sebastopoli quale mezzo di sostegno alla loro separazione dall’Ucraina e compromette l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza di quest’ultima”, scrive la UE nella Gazzetta Ufficiale. La Ue non ha riconosciuto “l’annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli da parte della Russia e per questo il Consiglio ha proibito la fornitura di equipaggiamenti chiave per progetti infrastrutturali in importanti settori, incluse le turbine a gas”. Ed ecco che il suicidio si completa, perché lesto come un giaguaro con un petardo nel culo, arriva lui a complimentarsi per primo:


il presidente ucraino, Petro Poroshenko, si è detto “grato” all’Unione Europea per le sanzioni inflitte alla Russia per il trasferimento in Crimea di quattro turbine a gas della Siemens. Le sanzioni – stando al capo di Stato ucraino – sono “un potente messaggio all’aggressore. I tentativi di aggirare le sanzioni con schemi cinici, porteranno solo a un costo maggiore dell’aggressione. E sarà così fino alla piena restaurazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, Crimea compresa!”. Insomma, abbiamo fatto venire una tosse fortissima a una pulce.

Il problema è che ha tossito anche qualcuno d’altro. “Le nuove sanzioni Ue contro la Russia per il non autorizzato trasporto in Crimea di turbine a gas della Siemens provocano profondo rammarico e ci riserviamo il diritto a misure di risposta”: questo il comunicato ufficiale del ministero degli Esteri russo. Mosca si dice “delusa dalla politicizzazione che sfiora l’assurdo. La questione in realtà rappresenta una normale disputa commerciale tra attori economici. Consideriamo questo passo, adottato su iniziativa di Berlino, non amichevole e infondato. La responsabilità di questa decisione, compresi eventuali danni economici alla Siemens e ad altre compagnie tedesche ed europee presenti in Russia, cade interamente e completamente sull’UE e sul governo tedesco. Le ragioni per introdurre una nuova porzione di misure restrittive contro il nostro paese – conclude il ministero degli Esteri russo – le consideriamo assolutamente inventate e ci riserviamo il diritto a misure di risposta”.

Che ne dite, una buona idea? Probabilmente il caldo assassino di questi giorni ha fatto dimenticare a molti, a Bruxelles, il fatto che prima o poi l’inverno arriverà. E, con esso, il freddo. Come arriverà la scadenza di certi contratti da rinegoziare o alcune infrastrutture fra cui scegliere. Io capisco essere servi e limitarsi a vacue minacce come quelle dell’altro giorno contro le sanzioni USA ma qui stiamo davvero giocando con il fuoco. Prima o poi, la pazienza di Putin finirà anche con l’Europa, al netto delle continue mani tese. E si sa, quando cambiano postura, tirano i pugni peggiori. Io, tanto per portarmi avanti, domani vado a dare una ripulita e una sistemata alla cantina, non si sa mai che possa venire utile. Ci fosse un campionato mondiale di imbecillità, l’UE vincerebbe senza nemmeno bisogno di iscriversi. A meno che, qualcuno, non stia operando in base a un’agenda prestabilita ed eterodiretta. Allora tutto avrebbe un senso. Ma anche un prezzo.

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