Voilà, la pantomima romana è riuscita: sgomberi bloccati e M5S spaccato e dipinto come fascista

Di Mauro Bottarelli , il - 144 commenti


Come volevasi dimostrare, la pantomima dello sgombero di Piazza Indipendenza a Roma è riuscita alla perfezione. E, come se questo non bastasse, qualche genio della destra ci ha messo il carico da novanta per facilitare il governo nei suoi piani. Ve l’avevo detto il giorno stesso degli scontri fra polizia e occupanti: è un teatrino per suscitare indignazione in prima istanza e poi senso di solidarietà e accettazione, il tutto con l’uso martellante di due elementi simbolici: il fatto che buona parte degli stranieri coinvolti fossero profughi con status già concesso, quindi titolari di un diritto acquisito e la presenza lacrimevole di molte donne e bambini. Così è stato.

Senza scordare l’aggravante dell’audio del funzionario di polizia che invita a spezzare le braccia a chi dovesse tirare oggetti, sapientemente captato e registrato da “Repubblica”, senza al posto giusto nel momento giusto. Ma, soprattutto, stranamente sempre la prima a menare le danze in occasioni simili. Già, perché ieri ha intervistato il capo della polizia, Franco Gabrielli, garantendogli ampio spazio per togliersi un macigno dalla scarpa – “Grave quella frase, avrà conseguenze ma non saremo la foglia di fico di responsabilità altrui” – e contemporaneamente ha continuato con la sua tipica character assassination, ovvero rendendo noto che il funzionario finito nel mirino sarebbe lo stesso che il 29 ottobre 2014 ordinò una carica contro gli operai della Thyssen, sempre a Piazza Indipendenza.

Ricorda vagamente la campagna contro il commissario Calabresi, strano e triste che a condurla sia il quotidiano diretto dal figlio. Tant’è, abbiamo scoperto che tra i nostri funzionari di polizia ce ne sono alcuni che amano i metodi spicci: complimenti, il Pulitzer a “Repubblica” stavolta non lo nega nessuno. Lungi da me difendere chi manganella alla cazzo ma vi invito a riguardare il filmato incriminato: i poliziotti stanno andando verso la Stazione Termini, quindi fuori dal recinto di scontri perimetrato. E alla stazione c’erano in quel momento centinaia di viaggiatori inermi, i quali avrebbero potuto finire nel fuoco incrociato: per questo il funzionario ha utilizzato quell’immagine forte, per far capire che andava evitato a tutti i costi qualsiasi lancio di oggetti che potesse determinare situazioni potenzialmente letali in una bolgia di persone.

Roma, sgombero di piazza Indipendenza: parole chock di un funzionario di polizia

Ma non importa, chi non vuole capire, non capirà mai. In compenso, missione compiuta, come vi dicevo l’altro giorno e come ci annuncia questa mattina proprio “Repubblica”:

anticipato irritualmente a SkyTg24 dal senatore Manconi – già protagonista di un’altra pantomima, quella su Giulio Regeni -, ecco che il Viminale fa sapere che non si faranno più sgomberi, a meno che non esistano alternative abitative. E qui, il risultato si fa pesante. Molto pesante. Perché questa mossa di Minniti è rivelatrice delle intenzioni del governo, quelle reali e riconducibili a tre scenari, uno peggio dell’altro. Primo, campa cavallo che in un caos come la città di Roma si possano trovare soluzioni alternative per chi viene sgomberato, quindi inazione totale, tutti tranquilli al loro posto e, anzi, un incentivo implicito a occupare di più. Secondo, le alternative magicamente si trovano e, quindi, oltre a incentivare nuove occupazioni, ecco che il governo prende in mano la situazione urbanistica manu militari, scavalcando l’amministrazione della Capitale e, soprattutto, facendo partire una possibile politica di esproprio verso strutture abbandonate. Con somme gioia dei cittadini ivi residenti.

Terzo, che vada in porto la prima o la seconda ipotesi, a vincere è il potente movimento per la casa romano, quello che di fatto gestisce e organizza logisticamente le occupazioni, il quale non solo ieri ha diligentemente radunato gli ex occupanti di Piazza Indipendenza per una conferenza stampa molto politically correct (durante la quale si è evitato di far notare come i poveri disperati senza tetto abbiano rifiutato delle sistemazioni alternative, perché fuori dal centro storico di Roma) ma che per oggi alle 16 ha indetto, guarda caso il tempismo e la coincidenza, una manifestazione per il diritto alla casa che ha già fatto scattare l’allarme per l’ordine pubblico nel quartiere Esquilino. Corteo blindato. Roma ringrazia, gli abusivi anche. Anzi, loro molto di più.

Ma c’è dell’altro che rende perfetto il piano politico messo in campo con l’azione dell’altro giorno. Il Movimento 5 Stelle, già sotto i riflettori per l’ennesimo cambio di assessore nella giunta Raggi, sulla vicenda si è spaccato brutalmente e non a livello locale. Da un lato Luigi Di Maio, di fatto candidato premier in pectore, si è schierato totalmente al fianco della polizia e della sindaco, Virginia Raggi, attaccando il PD per i danni pregressi, in particolare la Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti: “Se c’è un immobile occupato abusivamente in questo caso da migranti rifugiati è giusto che questo immobile venga sgomberato. Si devono sgomberare gli immobili abusivi… Non possiamo usare ancora una volta questa questione per attaccare la sindaca Raggi, che si deve occupare, è vero, dell’emergenza migranti ma soprattutto dei romani”. Apriti cielo ed ecco, infatti, la prima pagina di oggi de “Il Manifesto”:

ricorda quella del Cavaliere nero, quando Berlusconi diede il suo endorsement a Gianfranco Fini per la corsa al Campidoglio e venne subito bollato come fascista. Dall’altra parte, però, l’anima più ortodossa dei grillini, Roberto Fico, che così si è espresso al riguardo su Facebook: “Uno Stato che si organizza in questo modo per sgombrare da un palazzo abitato da bambini, donne e uomini che hanno oltretutto lo status costituzionale di rifugiati uno Stato che non mi rappresenta. La mediazione culturale e il dialogo si attuano ad oltranza”.

E non importa che lo stesso PD finga di essere diviso al suo interno o che, questa volta senza finzioni, i sindaci democratici dei comuni dell’hinterland romano chiamati a accogliere i rifugiati sgomberati abbiano risposto picche (loro non sono razzisti, come a Capalbio), il dato politico è quella dell’M5S ancora una volta diviso su un argomento delicatissimo. E, di fatto, poco credibile come amministratore locale, figuriamoci del Paese. Un semi-capolavoro.

E dico semi a ragion veduta, perché a completare l’opera ci ha pensato di sua sponte una parte residuale della destra italiana, capace però di scatenare un casino a livello nazionale degno di un partito con il 30% di consensi. Parlo di Forza Nuova e della polemica con don Massimo Biancalani, il prete di Vicofaro, in provincia di Pistoia, che ha mosso un vespaio di critiche per la foto pubblicata sul profilo Facebook che ritraeva alcuni migranti a lui affidati, mentre facevano il bagno in piscina. La locale sezione del movimento di estrema destra, infatti, non ha trovato di meglio da fare che rendere noto che domani “vigilerà sulla liturgia di don Biancalani durante la Messa”.

Apriti cielo, tanto che il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli, ha prontamente annunciato che sarà sul pulpito ad affiancare il don durante il rito domenicale, suscitando la solidarietà generale contro quello che è sembrato un monito da manipoli intenzionati a piantonare la chiesa per far rispettare l’ortodossia. Avanti così, facciamoci del male, parafrasando Nanni Moretti. Come se il partito dell’immigrazione selvaggia non fosse già abbastanza forte di suo. Ora vediamo come andrà il corteo del pomeriggio: l’esito della giornata potrebbe dirci molto sulle mosse future. Per ora, 1 a 0 e palla al centro per il partito dello ius soli. Ringraziando Forza Nuova.

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