Et voilà, per l’ONU l’attacco chimico fu compiuto da Assad. E Israele lancia manovre anti-Hezbollah

Di Mauro Bottarelli , il - 69 commenti


Nemmeno 24 ore da quando mi sono chiesto come mai Venezuela e Siria fossero spariti da tg e giornali ed ecco che l’ONU è corsa in aiuto dei vari Mentana e Goracci del mondo: mettete pure via il portafoglio, non dobbiamo più fare la colletta per pagare lo psicologo ai due vedovi inconsolabili della propaganda americana. Con sprezzo del ridicolo che stabilisce un nuovo record mondiale ed alza a livelli inarrivabili l’asticella dei servilismo verso il Dipartimento di Stato, ecco che la nuova caccia alle streghe è servita: l’attacco con gas sarin, il 4 aprile scorso a Khan Sheikhun, nella provincia di Idlib, “è stato compiuto da un aereo di fabbricazione russa, utilizzato dalle forze militari del presidente siriano Bashar al Assad”.

Manca il particolare del carburante di raffinazione iraniana, tanto per completare il quadro ma sono certo che ulteriori indagini stabiliranno la presenza di Teheran nel diabolico quadro d’insieme. Ad affermare quanto smentito prima dal MIT statunitense e poi addirittura da fonti NATO è il rapporto della Commissione Onu sui crimini in Siria. Ma tanto per non essere proprio ridicolizzati anche da un labrador con difetto di apprendimento e labirintite in fase avanzata, nello stesso rapporto si criticano gli USA per non aver “preso tutte le precauzioni” necessarie per proteggere i civili nel raid contro una moschea di Aleppo lo scorso marzo. Sti cazzi, una rampogna e un’accusa senza precedenti, già vedo quella psicopatica di Nikki Haley preoccupatissima nel dover rispondere di cotanto oltraggio.

Tutto secondo copione, tutto normale. Non deve essere questo a preoccuparci. Certo, appare inquietante la leggerezza con cui Lucia Goracci, nel commentare lo storico approdo della nazionale siriana di calcio al playoff per i mondiali di Russia 2018, abbia usato queste parole: “…la Siria raggiunge lo spareggio al ’93. Esultano per la propria nazione, sventolano le bandiere del regime convinti di non far propaganda ad un presidente che sta vincendo sul campo quanto la sua guerra. Sta vincendo Assad. Sulle rovine di una nazione e su 500 mila morti. Esultano i siriani… senza dimenticare i giocatori assenti perché al fronte o nelle carceri di Assad”. Qui non siamo nemmeno alla malafede, qui siamo al servilismo aulico e disinteressato: sono proprio convinti di ciò che dicono, questa è la cosa grave. Parlano ancora di guerra civile, quando ormai le prove della presenza di mercenari di almeno 13 nazioni fin dall’inizio del conflitto emergono ovunque.

Che guerra civile è quella combattuta da miliziani di altri Paesi? Va chiamata sobillazione, destabilizzazione, aggressione esterna, campagna eterodiretta: ma guerra civile no, quella guerra che la Goracci stende come un velo di lutto sopra l’impresa della nazionale di calcio e i suoi 500mila morti non l’ha voluta Assad nelle ricerca di soppressione di una rivolta interna della “società civile”, altrimenti – volgarmente parlando – l’avrebbe stroncata in una settimana. Qui parliamo di anni, di eserciti stranieri, di forze speciali e servizi segreti occidentali, di false flag plateali come quello di Idlib per cui l’ONU accusa ridicolamente Assad, di sostegno palese all’Isis nell’offensiva prima e nella fuga poi. Come a Deir ez-Zor, liberata ieri, come mostrano queste foto:


mentre la nazionale pareggiava all’ultimo minuto e faceva gridare finalmente di gioia una nazione devastata dalle mire geopolitiche di troppi attorno a una pipeline, i militari siriani cacciano l’Isis da quella roccaforte di martirio. Prendevano la bandiera del Califfato, lo stesso che ci fa paura perché lancia furgoni e auto contro i cittadini europei che fanno lo shopping e la stracciavano, la toglievano di mezzo, la consegnavano alla Storia: la storia delle Goracci di turno, con la “s” minuscola come i personaggi che la spacciano, la si scrive negando questa vittoria – perché merito dell’esercito di Assad, dei russi che prestano gli aerei, degli iraniani che avanzano senza pietà e di Hezbollah che non abbandona le posizioni – e rilanciando vomitevoli editoriali scritti con l’inchiostro simpatico, perché magari un domani diventeranno eredità scomode da far sparire. Come i mujaheddin o i talebani, armi usa (o USA?) e getta che poi, quando si rivoltano o pisciano fuori dal vaso, diventano altarini pericolosi. Oppure, dando risalto a report da insulto all’intelligenza come quello dell’ONU.

Ma attenzione, perché il fronte è tutt’altro che pacificato. E, anzi, il rischio maggiore arriva adesso. Per l’esattezza, da martedì prossimo e per almeno dieci giorni, durante i quali decine di migliaia di militari israeliani daranno vita all’esercitazione “Light of the Grain”, la più grande da 20 anni a questa parte. La finalità? “Simulare scenari che l’esercito israeliano sarà costretto ad affrontare nel suo prossimo confronto contro Hezbollah”, come dichiarato da una fonte della Difesa di Tel Aviv oggi all’AFP. Le manovre includeranno anche uno scenario di escalation istantanea, durante la quale l’esercito israeliano (IDF) dovrà difendere il Paese da infiltrazioni multiple da Nord, come riferisce il quotidiano “Haaretz”.

Scenari della simulazione saranno Shavei Tzion, 15 chilometri dal confine libanese e Gesher Benot Yaakov sulle Alture del Golan: stando a “Times of Israel”, “i terroristi useranno bandiere e uniformi nemiche, parte di un nuovo programma di addestramento noto come Red Containers”. Per finire, ci si preparerà a un attacco in Libano e a un’evacuazione di città sul confine in vista di un attacco missilistico. All’esercitazione parteciperanno le unità d’elite Yahalom, le quali opereranno su tutti i fronti in cui si teme che Hezbollah possa voler attaccare Israele, compreso l’utilizzo di tunnel sotterranei. Un ufficiale, citato dal “Times of Israel”, ha definito il numero di soldati mobilitati come “senza alcun precedente”.

Verranno poi utilizzati mezzi di ogni genere, dagli aerei alle navi ai sottomarini fino agli elicotteri, inoltre verranno attrezzati due ospedali da campo in grado di rispondere a ogni emergenza. Infine, verrà approntata una “cyber-arena”, dove le unità per la guerra cibernetica simuleranno azioni di warfare elettronico e difesa dei networks, sempre a detta di “Times of Israel”. Era dal 1998, quando fu simulato per una settimana proprio un attacco da parte dell’esercito siriano, che Israele non metteva in campo esercitazione militare di questo livello e proporzioni. Sarà davvero solo una simulazione?

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