La guerra tra Washington, Wall Street e la combriccola di Goldman Sachs alla Casa Bianca

Di Francesco Simoncelli , il - 8 commenti

di David Stockman

Il 10 luglio 2007 l’ex-CEO di Citigroup, Chuck Prince, definì propriamente il “credo dello speculatore” nell’attuale era della Finanza delle Bolle. Prince dopo quattro mesi dimostrò d’aver ragione, ma in quel momento i suoi galoppini stavano ancora promuovendo il mantra “buy the dips”:

Quando la musica smette, in termini di liquidità, le cose si faranno complicate. Ma finché la musica continua, bisogna alzarsi e ballare. Stiamo ancora ballando”, ha detto in un’intervista al FT in Giappone.

Quel momento sta tornando ancora adesso, solo che questa volta il pericolo di un crash fulminante è molto più grande. Questo perché arriviamo da nove anni di politica monetaria ancora più espansiva rispetto a quella di Greenspan e della bolla immobiliare.

La FED ed il resto delle banche centrali in tutto il mondo hanno rovesciato una determinazione onesta dei prezzi. Hanno trasformato i mercati finanziari globali in un gioco d’azzardo di speculazioni non controllate.

Il quantitative easing (QE) ed i tassi d’interesse a zero (ZIRP) sono stati rivestiti di retorica zuccherosa: “stimolo”, “accomodamento” e condurre le economie verso livelli ottimali d’inflazione e piena occupazione.

La verità è molto diversa. I bilanci combinati da $15,000 miliardi delle varie banche centrali rappresentano una frode monetaria di proporzioni epiche.

L’enorme iniezione di credito fiat ha drasticamente falsificato i prezzi nei mercati monetari e del debito. Attraverso i tassi di capitalizzazione, i carry trade e l’ingegneria finanziaria aziendale, i prezzi delle azioni e di tutti gli altri asset sono stati falsificati.

I titoli obbligazionari ed i prezzi delle azioni sono troppo alti e la realtà ha infettato le fondamenta del sistema finanziario. Come con Chuck Prince l’ultima volta, i robo-trader di oggi hanno perso ogni contatto con i fondamenti della performance aziendale, gli aspetti macroeconomici ed i rischi politici a Washington.

I trader oggi stanno ballando – ciecamente. Ecco perché il Russell 2000 ha raggiunto i 1442 l’altro giorno, capitalizzando gli utili delle piccole e medie imprese nazionali a 87.5 volte.

Questa è follia. Come misurato dalla produzione aggiunta del settore imprenditoriale statunitense, l’economia di Main Street – dove vive la maggior parte di queste società – è cresciuta ad un tasso annuo del 2.1% sin dal 2002. Al contrario l’indice RUT è aumentato del 10% annuo sin da allora.

Allo stesso tempo, il livello di speculazione nelle azioni tecnologiche è ancora più sorprendente.

Siamo nella terza e più grande bolla di questo secolo. Tuttavia il mercato azionario si è ridotto drasticamente negli ultimi trenta mesi, come è tipico di una mania speculativa. Questo restringimento significa che il rapporto prezzi-utili (PE) tra la manciata di grandi giocatori è salito.

Nel caso delle cosiddette “FAANG + M” (Facebook, Apple, Amazon, Netflix, Google e Microsoft), il loro PE multiplo ponderato è aumentato del 50%.

Questo ha fatto salire il momentum di mercato di questi sei titoli da $1,700 miliardi a $3,100 miliardi, o dell’82%.

Gli utili combinati del gruppo sono cresciuti solo del 20%. Il 75% di questo enorme guadagno nella capitalizzazione di mercato è attribuibile all’espansione dei multipli, non alle prestazioni operative.

Il grado in cui la mania speculativa del casinò è stata concentrata nelle FAANG + M può essere vista anche in contrasto con le altre 494 azioni nell’indice S&P 500. La capitalizzazione di mercato dell’indice nel suo complesso è salita da $17,700 miliardi a gennaio 2015 a $21,200 miliardi di oggi, il che significa che le FAANG + M rappresentano il 40% dell’intera salita!

Se questo utile concentrato in una manciata di azioni vi suona familiare, lo è perché vi ricorda i Quattro Cavalieri Tecnologici dell’Apocalisse (Microsoft, Dell, Cisco e Intel) alla fine del secolo scorso che hanno visto salire la loro capitalizzazione di mercato da $850 miliardi a $1,650 miliardi, o del 94% durante i mesi maniacali prima del picco della bolla dotcom.

Al picco del marzo 2000, il PE multiplo di Microsoft era di 60 volte, quello di Intel 50 volte e quello di Cisco 200 volte. Quelle valutazioni non erano molto diverse da quelle di Facebook oggi a 40, Amazon a 190 e Netflix a 217 volte il loro PE.

Il punto è che anche le grandi aziende non sfuggono mai ad una drastica sopravvalutazione durante il picco delle bolle.

Il successivo crash non era dovuto ad un crollo delle vendite e dei profitti. Come i FAANG + M di oggi, i Quattro Cavalieri Tecnologici dell’Apocalisse di allora erano aziende di grandi dimensioni che non hanno mai smesso di crescere.

Ad esempio, i ricavi di Cisco sono aumentati da $15 a $50 miliardi l’anno negli ultimi 17 anni ed i suoi guadagni netti sono triplicati a $10 miliardi di dollari. Tuttavia oggi la capitalizzazione di mercato di Cisco è di soli $160 miliardi, o solo il 30% rispetto al suo picco di 17 anni fa.

La ragione è la normalizzazione del PE. In questo caso, il PE gonfiato a 200 volte è imploso con il crash tecnologico. Ora è solo a 15 volte il suo PE.

Amazon è ora sulla strada di questo tipo di implosione del PE durante questo ciclo. Il prezzo delle azioni è raddoppiato da $285 per azione a gennaio 2015 a $575 a ottobre dello stesso anno; e poi è raddoppiato nuovamente a $1026 nei 20 mesi successivi.

Lungo la strada ha raccolto $350 miliardi in capitalizzione di mercato aggiuntiva. Quasi $12 miliardi di guadagno in valore al mese!

Amazon ora ha 24 anni e non ha inventato niente di nuovo come l’iPhone o il personal computer. Sì, sta prendendo quota nel mercato della vendita al dettaglio, ma questo è intrinsecamente un guadagno una tantum che non può essere capitalizzato all’infinito.

Infatti il 91% delle sue vendite comporta l’approvvigionamento, il trasferimento, la conservazione e la consegna di merci — un settore dell’economia che è cresciuto di appena il 2.2% all’anno in dollari nominali nell’ultimo decennio.

Amazon incarna la mania speculativa attuale. È semplicemente ridicolo vedere un multiplo di 190 volte il PE in un gigante dell’e-Commerce che non si preoccupa dei profitti.

Anche nel momento in cui il prezzo delle azioni è triplicato negli ultimi 30 mesi, AMZN ha sperimentato due discese significative del 28% e del 12% rispettivamente. Come mostrato nel primo grafico qui sotto, entrambe le volte è entrato nella sua media mobile a 200 giorni nel giro di un paio di settimane.

Un calo simile oggi comporterebbe una svendita immediata del 16%. Ma quando accadrà, non se, il mercato s’avvierà verso una lunga correzione.

Nel frattempo il mercato sta lentamente cadendo a pezzi, perché la FED ha distrutto tutte le forze naturali della disciplina finanziaria. Otto anni di stampa monetaria ed intrusioni della banca centrale hanno distrutto gli short seller e hanno fatto impazzire i robo-treder inducendoli a comprare forsennatamente durante i ribassi.

Non importa quello che accade a Washington. O se gli economisti keynesiani nell’Eccles Building intendano normalizzare i tassi e ridurre il bilancio della FED.

Le teste di legno a Wall Street credono che la bolla possa vivere per sempre senza aiuto da parte di Washington o della FED.

Gli utili annuali dell’indice S&P 500 sono già scesi sotto i $105 per azione su base GAAP. Siamo ancora al di sotto dei $106 per azione a settembre 2014 e appena al di sopra dei $100 per azione nel 2013.

Solo i robo-trader di Wall Street oserebbero acquistare l’indice S&P 500 a 25 volte il PE, il Russell 2000 a 88 volte il PE, Amazon a 190 volte il PE.

Per tutti gli altri, l’attuale picco è sicuramente una manna dal cielo.

Non c’è mai stata una migliore occasione per uscire, né un avviso più chiaro che un crash fulminante è proprio dietro l’angolo.

Nel frattempo la combriccola targata Goldman Sachs alla Casa Bianca – Gary Cohn, Steve Mnuchin, Dina Powell and Jared Kushner – rappresenterà la dipartita politica dell’amministrazione Trump. Questi personaggi faciliteranno il crollo dei mercati che alla fine screditerà Goldman Sachs e la sua compagine di giocatori d’azzardo e capitalisti clientelari.

Nelle prossime battaglie sulle questioni economiche cruciali che riguardano il tetto del debito, la riforma fiscale e l’assistenza sanitaria, Trump riceverà la peggiore consulenza immaginabile. Sarà impegnato nel tentativo di stringere accordi “bipartisan” che sconvolgeranno la tenue maggioranza repubblicana. Se ci sarà cooperazione, sarà solo sulla base di un quid pro quo che richiederà a Trump di rinunciare al Muro, ai tagli fiscali, ai tagli alla spesa e di finanziare i salvataggi assicurativi necessari per prevenire gli aumenti dei premi durante l’anno elettorale del 2018.

Questo tipo di quid pro quo avrà un solo effetto: il Freedom Caucus e la stragrande maggioranza dei repubblicani al Congresso incroceranno le braccia. Washington si sta dirigendo verso settimane e settimane di impasse, manovre sottobanco e controversie politiche che spaventano il casinò di Wall Street.

Per quanto riguarda i numeri deboli del mercato, si consideri che esistono 2,800 azioni sulla Borsa di New York (NYSE). Nel 2013, quando il mercato era ancora drogato dal QE della Federal Reserve, l’85% o 2,380 di loro erano al di sopra della loro media mobile a 200 giorni. Al contrario, attualmente solo 1,050 di loro (il 37.5%) sono al di sopra di tale livello, il che significa che il mercato toro è molto stanco.

Questa vulnerabilità è anche evidente in altri indici, ma soprattutto nel Russell 2000 (RUT). L’indice comprende società nazionali con una capitalizzazione media di mercato di soli $2 miliardi. Ma il RUT è ora il 6.5% al ​​di sotto del suo picco del 25 luglio scorso e, cosa ancora più importante, è ora inferiore alla relativa media mobile a 200 giorni dopo l’elezione di Trump.

Il RUT viene ancora trattato ad 88 volte gli utili netti delle società che lo costituiscono. Quando il mercato è entrato in una mini fase ribassista tra gennaio-febbraio 2016, il RUT scese più di 200 punti, o il 21% al di sotto la sua media mobile a 200 giorni.

Il RUT è alimentato da enormi afflussi di diversi ETF (iShares, Vanguard e SPDR) e varie altre forme di indicizzazione passiva. I robo-trader non hanno semplicemente votato per Trump e un boom economico: hanno inseguito l’indice ad una pendenza del 30% tra il primo novembre 2016 e il picco del 25 luglio mostrato nel grafico qui sotto.

Lo stesso schema è evidente anche nel Dow Transports. Dopo il picco a 9,742 il 14 luglio, l’indice è sceso del 6.4% al di sotto della sua media mobile a 200 giorni. Inoltre non c’è ragione per cui dovrebbe trovarsi ai livelli attuali se ci basiamo sull’attività reale nell’economia di Main Street.

Quasi tutte le misure delle attività domestiche corrono lungo la linea piatta e minacciano d’invertirsi: le vendite di automobili, la vendita al dettaglio di mattoni e malta, la costruzione di nuove case, il traffico dei ristoranti (a luglio è sceso del 4.5%) e molto di più.

L’idea che i profitti aziendali stiano per riprendersi, sta venendo costantemente debellata dai cosiddetti “dati in entrata”. A $104 per azione, a giugno gli utili a dodici mesi dell’indice S&P 500 erano ancora del 2% al di sotto del loro livello del settembre 2014. Gli utili correnti del Russell 2000 a $15.50 per azione sono in realtà il 7.2% al di sotto del loro livello del luglio 2015 a $16.70.

È solo una questione di tempo prima che i giocatori d’azzardo a Wall Street scoprano d’essere spacciati. Nel frattempo il crollo a Washington s’intensificherà improvvisamente. Il saldo del bilancio del Tesoro USA è ora sceso a $82 miliardi e attualmente brucia $2 miliardi al giorno… entro la fine di settembre sarà scomparso.

Non sorprende se il portavoce di Goldman Sachs, il segretario Steve Mnuchin, sia a favore di un innalzamento del tetto del debito, come ha sottolineato ad un recente evento pubblico a Louisville.

Ciò significa che il Congresso avrà solo pochi giorni per giungere ad un compromesso sul tetto del debito. Ma questo non è il Congresso del settembre 2008 che si è contraddetto per approvare il TARP sotto l’insistenza del segretario Paulson. Questa volta alla combriccola di Goldman verrà detto “nessun accordo”.

Aspettatevi una guerra tra Washington, Wall Street e l’establishment che sta tentando di rovesciare le elezioni del 2016.

Saluti,

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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  • Pippo Pelo

    Sono due anni che scrivi le stesse cose. Abbiamo capito, siamo morti.
    Cmq come poltrone e sofa….. sono due anni che dicono ‘domenica finisce il 50% su tutti i divani…’

    • Ronf Ronf

      Di sicuro a questo giro la composizione parlamentare è diversa rispetto al 2008

    • Ehm, Simoncelli ha fondamentalmente ragione. E il timing che è sconosciuto. Occorre il “cigno nero”, ovvero il fattore imprevedibile che fa venire giù tutto.

      • Pippo Pelo

        Non ci sarà mai un tutti giù per terra. Non lo faranno arrivare. Faranno prima le riforme poi aumenteranno le tasse per coprire i buchi. E andranno avanti come nulla fosse. Mi sembra ovvio.

        • deadkennedy

          be goldman farà precipitare, se così sarà, essendosi premunita…. mi pare assodato

        • Andrew

          D’accordo.
          Un crollo finanziario non è funzionale nemmeno agli interessi dei diretti competitori degli USA.

  • Lupis Tana

    Simoncelli solo pochi conmmenti, sono tutti da Bottarelli a sparare sulla croce rotta, ops sulla boldrinova. Va la che vai bene… t l

  • ZeitGeist80

    Leggendo i commenti si capisce bene come anche gente che, credo, s’ intenda di economia si sta’ via via convincendo che i soldi si possano stampare all’ infinito. Ahhh.. che razza di ingenui gli esseri umani, quando vi sarete tutti convinti che si’.. ” si puo’ stampare all’ inifinito”… vi arrivera’ sulla testa una bella legnata. Simoncelli pre-dice qualcosa che avverra’ non forse ma sicuramente, il quando e’ solo l’ unica incognita. I vari QE lo hanno posticipato ma siamo gia’ al punto il protrarsi dei QE crea piu’ danni di quelli che risolve. Dopo questa linea spartiacque o arrivano gli alieni a prestarci i soldi o una correzione di prezzi, indici e tassi e’ inevitabile.. veloce o lenta che sia.

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