Metà della popolazione mondiale vive in Stati con più agenti privati che polizia: vi sentite garantiti?

Di Mauro Bottarelli , il - 45 commenti


Quando si parla di controllo sociale, si fa presto a scadere nel complottismo. E, spesso, a spacciare per vere delle sesquipedali idiozie che squalificano, in automatico, qualsiasi lettura alternativa di fenomeni come, ad esempio, l’allarme terroristico che ha mutato sottotraccia molte dinamiche sociali e politiche in Europa. Grazie alla proroga fino al 1 novembre dello stato di emergenza, ad esempio, Emmanuel Macron potrà far passare la sua draconiana legge sul lavoro senza scioperi di massa e manifestazioni oceaniche. E nessuno avrà nulla da ridire, perché martellamenti mediatici come quello seguito al farsesco attentato di Barcellona servono a questo: condizionarci alla paura permanente come stato d’animo, assuefarci al fatto che la nostra sicurezza dipenda unicamente dalla mano libera dello Stato e, di fatto, delle sue forze di sicurezza, siano essi la polizia o i servizi segreti.

Il riflesso pavloviano deve essere quello del pericolo dietro l’angolo, ingenerato dall’immagine del furgone che piomba sulla folla quando meno te lo aspetti (ipotesi che può potenzialmente accadere ovunque, in ogni momento) e che ti porta via un affetto. O, magari, proprio te. Non a caso, l’altro giorno l’Isis ha invitato i suoi lupi solitari in Occidente ad avvelenare i cibi con il cianuro nei supermercati: la pantomima coreana, però, ha abbastanza oscurato l’ennesima minacciata rilanciata da SITE di RIta Katz. Magari tra qualche tempo la riproporrano. Insomma, il controllo sociale è subdolo e non necessita per forza dell’ossessione paranoica e pervasiva della Stasi, né dei muri con il filo spinato o le perquisizioni: basta scrivere la frase sbagliata o usare la parola bandita su un social network e voilà, la tracciatura è assicurata. Senza che nessuno se ne accorga, di fatto, diviene soggetto profilato per ogni cosa, dal marketing commerciale alle tracciature di anagrafe fiscale fino all’antiterrorismo. Perché altrimenti il Bundestag tedesco avrebbe varato in fretta e furia la nuova legge sulle fake news? Quanto pesi la CIA dentro i servizi tedeschi, è noto.

Ma non scomodiamo le infiltrazioni, i servizi segreti, i depistaggi o quant’altro. Scomodiamo i fatti. Anzi, meglio ancora, le cifre. Questa tabella,

per quanto mi riguarda, è inquietante: ci mostra i Paesi in cui il numero di operatori di sicurezza privata superano quello di agenti di polizia statale. Noi non ce ne accorgiamo ma una delle finalità primarie del controllo sociale è garantire una mutazione genetica del concetto stesso di sicurezza, ovvero il morphing che porti al grande business del futuro: la privatizzazione della sicurezza interna stessa degli Stati. Ovviamente ora noi vediamo soltanto il carattere “di servizio” di questo processo, ovvero guardie armate nei centri commerciali, impiegate nel trasporto di valori, nella protezione di personaggi famosi, nella conduzione dei controlli negli aeroporti.

Ma, sempre più spesso, questi veri e propri poliziotti privati hanno vestiario e armamento simile a quello della polizia, soprattutto negli USA. E sempre più poteri. Un tempo avevamo il metronotte o il portavolari, ora stiamo avvicinandoci a Robocop. E il perché è presto detto: siamo di fronte a contractor che sono emenazione dei mercenari inviati in Iraq dagli USA o utilizzati a livello interno come argine al disordine scaturito dall’uragano Katrina. Pensate che non siano già in azione, in Texas e Louisiana, per Harvey? E che già non si sfreghino le mani per l’arrivo di Irma?

I numeri di Statista parlano chiaro: il settore della sicurezza privata sta letteralmente esplodendo, il suo controvalore è pari a 180 miliardi di dollari, destinati a diventare 240 entro il 2020. Ovvero, domani. Parliamo di una cifra che è superiore al Pil di un centinaio di Paesi sovrani, fra cui Portogallo, Romania e Ungheria. Impiega circa 20 milioni di persone nel mondo, mentre l’azienda più grande del comparto – la G4S – da sola ha qualcosa come 585mila dipendenti e revenues per 10 miliardi di dollari. Stando a un’inchiesta del “Guardian”, metà della popolazione mondiale vive in nazioni dove ci sono più addetti privati alla sicurezza che poliziotti: pensate che quella gente ne sia conscia? Guardate il dato di Cina e India già oggi: pensate che al netto delle montanti tensioni razziali e politiche, gli USA ci metteranno molto a recuperare il gap?

O, magari, quelle tensioni stile Charlottesville sono prodromiche e strumentali proprio a uno sviluppo più rapido e più su ampia scala del business? Soprattutto, senza che l’opinione pubblica abbia alcunché da ridire e con una corsia preferenziale al Congresso per ottenere emendamenti e modifiche alle leggi in vigore. D’altronde, siamo in emergenza terrorismo. Quanto staranno fregandosi le mani le varie Blackwater (oggi si chiama Academi) del mondo di fronte a questa deriva da militarizzazione privata delle società? Con i livelli di disparità economica sempre crescenti nelle società occidentali, questo tipo di dinamica non può che portare a una crescita esponenziale dei numeri del settore: tanto più che, in questo modo, gli Stati risparmiano, di fatto appaltando la sicurezza ai privati.

I quali, però, in quanto tali, non amano dover giocare in base a regole che non siano le loro. Quanto ci vorrà prima che un’elite di supermiliardari a livello globale decida che è ora di togliere un po’ di vincoli all’operatività di chi, di fatto, li difende? Voi vi fidate di aziende private al soldo di clienti munifici – vedi multinazionali – che gestiscono la sicurezza del vostro Paese attraverso veri e propri contractors armati fino ai denti? Il settore della sicurezza privata sta crescendo del 6% ogni anno e con l’instabilità globale indotta che stiamo conoscendo, quel dato è destinato a salire ancora: perché gli Stati e le multinazionali dovrebbero tendere alla pace e al dialogo, se destabilizzazione e guerra non solo garantiscono il controllo sociale ma anche il business del decennio (se non di più)?

D’altronde, non si può continuare a invadere e bombardare Paesi terzi a vita, tanto più che le spese salgono: i contractors si usano a livello interno, si appalta l’angoscia per il furgone che si lancia sulla folla a privati e passa la paura. Quei privati, però, presto agiranno in base alle loro regole (ovvero, quelle del profitto massimizzato a ogni costo) e per conto di soggetti che già oggi tirano i fili: vi sentite davvero tranquilli? Qui non parliamo di ipnosi a distanza, di deriva farmacologica dell’alimentazione, di scie chimiche o attacchi elettromagnetici: qui parliamo di un mondo di pretoriani privati a controllo e “tutela” dell’ordine pubblico di Stati che, almeno in Europa, non sono nemmeno più sovrani su certe legislazioni.

Parliamo di controllo sociale vero, non di complottismi macchiettistici. Parliamo di militarizzazione privata delle società, di fatto il primo passo del golpe delle elites. Ed è già tra noi, molto più di quanto pensassimo, numeri alla mano. E sapete qual è la cosa peggiore? E’ successo senza che nemmeno noi ce ne accorgessimo. Sono bastati i media e la paura permanente a farcelo accettare. Attraverso il silenzio assenso non consapevole di chi non vede e non sa. Perché è troppo occupato ad aver paura dell’Isis o di Kim Jong-un.

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