Da qui al voto politico ne vedremo di tutti i colori. Quindi, calma: magari il treno deraglierà in Sicilia

Di Mauro Bottarelli , il - 106 commenti


Fermi tutti, urge premessa: non auguro incidenti ferroviari a nessuno. Né al treno elettorale del PD, né tantomeno a quello su cui viaggia Matteo Salvini in Sicilia da oggi. Il treno che spero deragli con le elezioni regionali siciliane di domenica prossima è quello del sistema in sé stesso. Destra, centro, sinistra. Sopra e sotto. E non perché in Sicilia ci siano oltre 20mila forestali a fare un cazzo, pagati con le mie tasse ma perché ieri, in Val di Susa, erano in azione due canadair prestatici dalla Croazia per cercare di domare le fiamme: ovvero, allo statalismo sussidiante va unito il “nuovo” che ha ben pensato di smantellare la forestale in nome dei famosi tagli alla spesa, in nome della spending review, in nome della razionalizzazione dei costi e della rivoluzione (fallita) del 4 dicembre 2016.

Alla merda pre-esistente hanno voluto aggiungere del loro: e i risultati si vedono. Detto questo, tocca prendere atto di una cosa: la fine della legislatura rischia di essere gravida di colpi di mano e mine anti-uomo. Lo si capisce guardando proprio in casa PD, di fatto uno scenario di guerra fra bande mitigato e dissimulato da un unico totem: lo ius soli. Non a caso, è stato l’uomo più rappresentativo e unificante del centrosinistra, il ministro Marco Minniti, ha lanciare la chiamata alle armi in tal senso all’apertura della conferenza programmatica di Napoli del weekend appena terminato. Ha parlato infatti di impegno solenne per far passare quel provvedimento prima dello scioglimento delle Camere e dell’inizio formale della campagna elettorale.

Ci sarà tempo? Di fatto sì, per tre ragioni. Primo, varata la legge elettorale, ora l’unica priorità è il DEF che sbarca oggi alle Camere, dopo perigliosi avanti e indietro fra ministero e Commissioni. Certo, la letterina che ci ha inviato l’Europa a ricordarci che ora l’era Schaeuble è finita non aiuta ma finché la Catalogna garantirà quell’instabilità lieve e azzurrina necessaria, potremmo anche beneficiare di una tregua fino alla primavera, stante anche lo scudo di Draghi ancora operativo. Secondo, lo ius soli deve passare il vaglio del Senato e quindi a calendarizzarlo, eventualmente, sarebbe in ultima istanza la capigruppo presieduta da quel Pietro Grasso che ha appena vestito i panni del Che Guevara per guadagnarsi il ruolo di federatore della sinistra di fatto declinato da Giuliano Pisapia e che sarebbe quindi ben felice di stampare il suo nome a caratteri cubitali sull’approvazione dello stesso.

Nessuno di noi, infatti, dimentica la sua presenza in prima fila alla marcia per l’accoglienza svoltasi a Milano lo scorso mese di maggio. Terzo, Denis Verdini e la sua pattuglia di innominabili ha già detto che è pronto a votare la fiducia sullo ius soli senza alcuna condizione: i numeri ci sono, l’opportunità politica anche. E Paolo Gentiloni pare pronto all’azzardo dell’ennesima fiducia. Sarà l’atto della grande riconciliazione? Oppure l’enorme trappola di fine legislatura, con i franchi tiratori renziani pronti a uccidere l’esecutivo in Parlamento? Dipende molto – se non tutto – dal voto di domenica. Perché se la partita appare ormai uno scontro a due fra i candidati di M5S e centrodestra, la battaglia interna al PD si gioca tutta sul terzo posto: se Micari, candidato di PD e Alfano scelto paradossalmente da Leoluca Orlando (ovvero da uno che giocava nello schieramento Pisapia-MDP fino a che il corteggiamento ha retto) arriverà dietro il candidato della sinistra, Claudio Fava, dubito che Matteo Renzi possa dormire sonni tranquilli.

Guardatelo qui,

attorniamo dai fedelissimi sul treno dell’ascolto, che non è una sorta di SERT itinerante ma un intercity che sta portando il segretario PD in giro per l’Italia, di contestazione a contestazione, tanto che si è smesso di emettere la nota relativa alle destinazioni settimanali e si è optato per il giorno dopo giorno, al fine di sviare le folle ed evitare montanti proteste a ogni stazione. Il menestrello fiorentino ha perso il tocco magico, c’è poco da dire: e con le puttanate che ha combinato, c’è poco da stupirsi. Ma proprio per questo, se per caso domenica sera dovesse arrivare la debacle dalla Trinacria, state certi che pur di mettere l’ennesima toppa e mantenere segreteria e, soprattutto, candidatura da premier, lo ius soli diventerà emergenza assoluta, ancor più del DEF.

A quel punto, toccherà capire come si muoveranno i grillini, formalmente contrari ma – in caso di vittoria del loro candidato, Cancelleri – magari tentati dal dare un’occhiata ai sondaggi per capire quale aria tiri davvero fra gli italiani riguardo il tema cittadinanza. Perché si sa, fra un oltraggio ad Anna Frank e un pestaggio selvaggio a Roma, ci vuole poco a spostare le percezioni dell’opinione pubblica attraverso i martellamento dei media e con gli sbarchi azzerati dalla censura stampa e dell’inverno che si avvicina. E il centrodestra cosa farà a quel punto? Sarà davvero fronte compatto o Silvio Berlusconi attenderà al varco il Salvini in versione “nazionale” per cercare lo sgambetto in vista della campagna elettorale, al netto di una Giorgia Meloni che ha già fiutato l’aria e chiede chiarezza agli alleati (e non solo sullo ius soli)?

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Da tre giorni, infatti, la Lega Nord non esiste più: c’è la Lega. Punto. Punto di sintesi fra il vecchio partito e l’iniziativa nazionale del segretario, quel “Noi con Salvini” che è la punta di lancia per la candidatura dell’altro Matteo a premier del centrodestra. Formalmente, il patto sembra reggere: Silvio Berlusconi avrebbe accettato le due condizioni del giovane leader, ovvero chi prende un voto di più corre come premier e niente accordi post-voto con il PD. Ci credete? Ieri, intervistato a SKY da Maria Latella, il leader leghista ha detto chiaro e tondo che il governo che nascerà in caso di vittoria non vedrà inciuci di nessun tipo ma non ha affatto chiuso la porta a un appoggio, più o meno esterno, di ALA di Denis Verdini, beneficiario di una sorta di dubbio politico amletico rispetto ad Angelino Alfano, bocciato invece su tutta la linea.

Ed ecco che stamattina scopriamo che tra le pulci con la tosse, qualcuna è più propensa di altre a far sentire la sua voce: “Tra me e Verdini c’è ormai una diversa visione del futuro politico. Lui è convinto che Renzi abbia capito i suoi errori ed è pronto a concedergli altro credito. Io ed altri amici no. In Sicilia e a Roma torniamo a scommettere sul centrodestra. Moderato, popolare ma centrodestra”. Parole del capogruppo di ALA-Scelta Civica alla Camera, Saverio Romano, intervistato da Repubblica, a detta del quale “il progetto di Ala-Scelta civica ha stabilizzato la legislatura ma anche questo progetto ha un termine. Io come altri non condivido l’azione di questo governo”. Meglio della scissione dell’atomo, mini-stampella già pronta per il Berlusca. E poi, sulla Catalogna, ecco cosa ha risposto sempre Matteo Salvini alla domanda di Maria Latella rispetto al dipanarsi della situazione: “Spero che si mettano d’accordo. Se arriviamo al braccio di ferro ci vanno di mezzo i cittadini. Non vanno bene le forzature né da un lato, né dall’altro”.

E attenzione, la giornalista di SKY gli aveva chiesto una risposta “dal cuore”, non da politico responsabile e pragmatico. Addio Nord e federalismo, indipendenza e secessione: domenica sera avremo un primo riscontro della bontà della svolta nazionalista, ancorché sarebbe miope non ammettere che chi ha preso un partito moribondo al 3% e lo ha portato al 15% debba godere quantomeno del beneficio del dubbio. Una cosa è certa: i mal di pancia nordisti interni al Carroccio d’ora in poi saranno debitamente stimolati da Arcore.

Infine, ecco le parole di oggi a “Repubblica”, quasi un monito diretto proprio al Cavaliere e alla sua manovre di disturbo: “L’obiettivo è il governo di centrodestra. Ma se all’indomani del voto non dovessimo avere la maggioranza, io non chiamerei mai Gentiloni, Renzi e Alfano. Dei governissimi gli italiani sono stanchi, hanno prodotto disastri. Piuttosto alzerei il telefono e chiamerei Beppe Grillo”. Insomma, l’altro Matteo comincia a fiutare aria di inculata e tasta il terreno verso M5S, di fatto l’ipotesi incubo dell’establishment, italiano ed europeo? Una cosa è certa, la campagna elettorale è ufficialmente al via, soprattutto intesa come forcing finale in vista del voto di domenica, un test fondamentale a livello nazionale, non a caso Matteo Renzi ha cominciato a ridimensionarlo nel valore già settimane fa.

Stando a indiscrezioni dell’ANSA, che avrebbe visionato il testo finale della Legge di Bilancio, bollinato dalla Ragioneria dello Stato, ecco un paio di chicche alla Achille Lauro. Primo, tornano le detrazioni per gli abbonamenti al trasporto fino a 250 euro per i mezzi pubblici locali, regionali e interregionali. Tra le novità, anche l’agevolazione per gli accordi di rimborso di questi abbonamenti da parte dei datori di lavoro per i propri dipendenti e per i loro familiari – una sorta di ”bonus bus-treno” – che non entrano a far parte del reddito da lavoro tassato. Secondo, certificazione dello stop all’aumento dell’Iva nel 2018 ma con l’aggravio che viene rimandato e rimodulato a partire dal 2019, ovvero dopo il voto politico di primavera. L’aliquota IVA al 10% salirà di 1,5 punti dal gennaio 2019 e poi di ulteriori 1,5 punti dal 2020, mentre quella del 22% aumenta di 2,2 punti dal 2019 e poi di altri 0,7 punti. dal 2020 e di un ulteriore 0,1 punti da 2021. Stesso trend per le accise.

Insomma, come al solito. Quindi, calma e tanto Lexotan se servirà, questi ultimi mesi saranno un Circo Barnum della politica. A meno che il treno domenica non deragli. Cosa significa? M5S a valanga, un plebiscito senza precedenti. Tanto da far tremare i muri di casa Salvini. E scuotere alle fondamenta i due caseggiati principali, PD e Forza Italia. Serve la scossa. Anzi, l’elettroshock. A questo punto, meglio il salto del buio come stress-test che il pantano ipotecato.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi