In Austria, l’FPO è il primo partito fra gli under-30. Mentre qui, chiamiamo “baby” un uomo di 31 anni

Di Mauro Bottarelli , il - 39 commenti


Sicuramente sarà un fuoco di paglia. Sicuramente sto, come al solito, illudendomi. Però lasciatemi illudere: è gratis, non arreca danno ad altri e, ogni tanto, fa bene al cuore. “Sono certo che vedremo più formati di cooperazione V4 plus Austria nel futuro”, ha dichiarato oggi ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijarto. E ancora: “Nel gruppo Visegrad abbiamo l’accordo che resteremo quattro, e non diventeremo V5 o 6 perché questo è il modo più efficace e ha natura storica ma d’altra parte abbiamo questo formato V4plus, nel quale cooperiamo molto da vicino e strettamente con l’Austria e sicuramente coopereremo molto da vicino e molto strettamente con l’Austria anche nel futuro. A nome del governo ungherese esprimo i rallegramenti per la vittoria alle elezioni austriache di Sebastian Kurz. Siamo contenti che abbia vinto un candidato che in molte occasioni ha dimostrato posizioni simili alle nostre sulla migrazione.

Sono sincero: nemmeno da innamorato al liceo ho mai messo in campo un corteggiamento simile. Oltretutto, ricambiato. “Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è il ritorno di una grande e forte Mitteleuropa, dobbiamo guardare anche ad Est. Ovviamente abbiamo anche bisogno di buoni rapporti con la Germania e con la Francia, ma dobbiamo irrobustire questa parte centrale dell’Europa”, ha dichiarato a “Repubblica”, Norbert Hofer, uno dei leader dell’FPO e candidato alle presidenziali dello scorso anno. E sul Brennero? “Anzitutto dobbiamo impegnarci a blindare le frontiere esterne dell’Unione europea. E’ l’unico modo per garantire Schengen in quelle interne… Bisogna distinguere tra profughi che hanno veramente bisogno di essere protetti e i migranti economici. Tutto questo va verificato all’origine. I flussi vanno controllati meglio”. Decisamente un neonazista. Forse anche un po’ hacker russo.

Sicuramente, resteranno parole. Però l’UE, stavolta, il campanello d’allarme pare averlo sentito davvero. “La vittoria di Sebastian Kurz non va imitata”, ha dichiarato Angela Merkel a Berlino, rispondendo a una domanda in conferenza stampa. Per la Cancelliera, “il risultato delle urne non è un segnale del fatto che i problemi si risolvono se si fa come in Austria. Io non trovo lì una formazione politica che possa immaginare come esempio da imitare per la Germania”, ha continuato. Chissà cosa pensano i suoi elettori, però? E, soprattutto, i cugini bavaresi della CSU. E Bruxelles, che dice? Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha scritto una lettera di congratulazioni al vincitore delle elezioni austriache Sebastian Kurz: “Gli ha augurato successo per la formazione di un governo pro-europeo”, ha risposto il portavoce della Commissione, Margaritis Schinas, a chi gli chiedeva se Juncker fosse preoccupato dall’eventuale ingresso al governo del partito di estrema destra FPO.

Ed ecco che parte subito la caccia alle streghe: impossibile demonizzare Kurz, visto che per quattro anni nessuno ha avuto alcunché da ridire di lui come ministro degli Esteri, quindi ci si lancia sul fantasma nero dell’FPO. Sintomo che il culo stringe, questa volta. E a confermarlo, una voce di casa: “Sono contento della vittoria di Sebastian Kurz che rispetta i pronostici. Ora dobbiamo vedere come saranno i colloqui per la coalizione, perché tutto è possibile. I risultati delle elezioni rendono possibili molte opzioni ma mi piacerebbe che queste elezioni non significassero che l’Austria sta andando verso l’estrema destra”. Così il Commissario austriaco, Johannes Hahn, responsabile per la politica del vicinato e dell’allargamento: “Non bisogna dimenticare che solo un anno fa gli austriaci hanno eletto il primo presidente verde, e che ora i Verdi sono usciti dal Parlamento: gli elettori sono volatili. Qualsiasi governo deve avere un’agenda molto pro-europea”. Deve? E perché?

Perché stavolta la paura è tanta. Non di una nazione di 8,7 milioni di abitanti, né tantomeno del Gruppo di Visegrad in sé ma dell’unione di questi due fattori: perché Kurz ha i numeri per governare in base alla sua agenda e ha un partner potenziale di coalizione che, oltre al supporto popolare, si fa portatore d’acqua di una determinazione politica che nessun’altro partito dell’arco “populista” ha dimostrato finora. Forte della struttura creata fin dai tempi di Joerg Haider, l’FPO non è Alternative fur Deutschland, né un insieme di estremisti tenuti insieme dalla smania di potere: ha radicamento reale. Soprattutto in quell’Austria rurale e silenziosa che non intende soggiacere alle politiche di Vienna in fatto di immigrati e ordine pubblico. Ma soprattutto, la paura è data da questo:

tra gli under-30, la FPO è primo partito. Un cambio di paradigma totale: nel mondo dominato dai cosiddetti millennials e dalle loro ansie, dai loro ideali apolidi e internazionalisti, in Austria i giovani hanno scelto un partito che non teme di avere nel suo logo le parole “soziale” e “heimat”, qualcosa di fuori dal mondo se pensiamo al modello di gioventù benedetta dal politicamente corretto delle ONG. Hanno tutti votato per convinzione? Perché intimamente razzisti? Per mera protesta? Non lo so. So che soltanto un anno fa fu proprio il voto giovanile a garantire la vittoria di Alexander Van der Bellen alle presidenziali. Oggi, non solo la maggior parte dei giovani ha votato FPO – e, in seconda battuta, OVP – ma i Verdi, salvo miracoli dei750mila voti postali che verranno conteggiati giovedì, sono fuori dal Parlamento per la prima volta dal 1986.

Proprio i Verdi sotto le cui insegne si presentava Van der Bellen, il volto presentabile dell’Austria. E’ questo a far paura. A certa parte di Vienna, a Berlino e, soprattutto, a Bruxelles. E anche in Italia, dove la stampa mainstrean ha già attaccato il nomignolo a Kurz nei suoi ritratti, chiamandolo “baby”. Si è baby a 31 anni o si è uomini? Mio padre a quell’età lavorava da 15 anni e aveva una moglie e due figli. Certo, i tempi sono cambiati e la precarizzazione di massa certo non aiuta: ma perché definirlo ora “baby”, di fatto sottolineandone implicitamente l’inesperienza e non durante i quattro anni da ministro degli Esteri? Forse perché in quel ruolo ha operato bene e nell’interesse del suo Paese, nonostante l’età? O forse perché, a differenza dei trentenni tutti start-up e weekend in barca a vela che piacciono a Renzi, questo 31enne sta per dar vita a un governo di centrodestra non solo avvero alternativo ma anche credibile, nei numeri come nei contenuti? O forse per l’apertura del Gruppo di Visegrad? O forse per questo?

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

O forse proprio per quel dato, quegli under-30 così pragmatici e così diversi da quelli che scendono giustamente in piazza contro l’alternanza scuola-lavoro (il lavoro si paga, sempre e comunque, altrimenti è volontariato e lo si fa quando e per chi si vuole) ma lo fanno dietro bandiere di Che Guevara e cori d’altri tempi di solidarietà ai migranti, non capendo dove sta davvero il nocciolo del problema? Ve l’ho detto, quello della piccola Austria sarà il voto più importante – comunque andrà a finire – del 2017.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi