Battisti, come le caprette di Heidi, ci fa “ciao” e Verdini torna Re Sole. Che ne direbbe Anna Frank?

Di Mauro Bottarelli , il - 25 commenti


Horst Stern diceva che “esistono dei giornali di cui la cosa migliore sono i titoli a caratteri cubitali, poiché occupando tanto spazio impediscono la pubblicazione di cose peggiori”. Eccone tre esempi,



talmente freschi di stampa da lasciare l’inchiostro sulle dita: nel giorno del Signore 25 ottobre 2017, in piena crisi istituzionale di questo simil-Paese, le prime pagine di tre dei quattro principali quotidiani vedono campeggiare le foto d arbitri o calciatori con in mano una copia de “Il diario di Anna Frank”. Il tutto per mondare l’atto di una decina di ultras laziali, la cui colpa è quella di aver attaccato adesivi recanti il volto della martire con addosso la maglia giallorossa della Roma.

Stasera, poi, si replica su tutti gli altri campi di calcio dove si disputerà la 10ma giornata del campionato. Istantanee da un Paese che gira a vuoto in cerca di una direzione e, alla fine, preferisce sedersi a gustare il panorama, come gli anziani che guardano l’evolversi dei lavori nei cantieri, borbottando. Siamo la patria del politicamente corretto e della dissimulazione, dei riti simbolici collettivi vissuti come cialtroneschi atti di purificazione: agli spettatori, autorità comprese, così come ad arbitri e calciatori, presenti ieri sera a San Siro per Inter-Sampdoria di Anna Frank non fregava un cazzo. Moltissimi di loro, nemmeno sapevano chi fosse. Ma oggi ci sentiamo tutti con la coscienza candida come l’Olandesina del famoso spot della mia infanzia. Ho il vomito per quanto l’ipocrisia emerga ogni giorno di più come valore fondante di questo Paese.

In compenso, mentre noi giubilavamo il nazismo e i suoi orrori attraverso le parole pregne d significato di Claudio Lotito, uno che sta alla storiografia come Harvey Weinstein all’astinenza sessuale, a qualche migliaio di chilometri la Corte suprema brasiliana ci prendeva per l’ennesima volta per il culo, rinviando la decisione sull’estradizione di Cesare Battisti. Il quale, come le caprette di Heidi, per ora resta libero e bello in Brasile, facendoci “ciao” e bevendo birra alla nostra salute. Sul caso in questione non ho cambiato idea rispetto a quanto scritto due settimane fa, quando la questione è riemersa dopo l’arresto dell’ex terrorista al confine con la Bolivia: in casi simili, o lo fai ammazzare dai servizi segreti con un’operazione sotto copertura e cedi al principio di vendetta e non di giustizia o ti metti l’animo in pace e lo lasci dov’è, a scrivere romanzetti gialli per campare, unendo il suo caso ai molti che vedono la stagione degli anni di piombo terminare nell’oblio di una guerra mai dichiarata fra Stato e anti-Stato (spesso e volentieri infiltrato, Dalla Chies docet).

Qui però ci va di mezzo il residuo di dignità del Paese: sembrava che l’ex membro dei PAC fosse già con un piede sulla scaletta dell’aereo che doveva portarlo a Ciampino, stante la ferrea volontà di cooperazione del presidente brasiliano Michel Temer, uno che già di suo con la giustizia con va d’accordissimo e invece i giudizi prendono tempo ancora una settimana, pare. E solo per decidere sull’estradizione, perché sul tentativo di fuga in Bolivia è già stato tutto perdonato: Battisti è uomo libero, ha solo l’obbligo di comunicare eventuali spostamenti, quello di dimora e di firma. Più o meno, la pena che verrà inflitta ai tifosi laziali per gli adesivi su Anna Frank. Anzi, loro prenderanno anche il DASPO a vita dagli stadi, come promesso da Marco Minniti: Battisti invece potrà continuare a bere birra alla faccia nostra in tutti i bar del Brasile. Liberamente. Preoccupazione dei media al riguardo? Minima. Delle prime pagine dei giornali? Nulla. Della politica? Non pervenuta. Di Lotito e Tavecchio? Pare non si capacitino del fatto che Lucio Battisti, che pensavano morto, sia invece vivo e in Brasile.

Vittime di noi stessi e di un senso di colpa universale. Lo stesso che ci fa trovare il male, arendtianamente parlando, in quattro adesvi e dieci bulletti da stadio (fra cui dei 13enni, immagino fortemente coscienti del contenuto politico del gesto che hanno compiuto) e non ci permette di vedere la trave della nostra ipocrisia: se infatti l’Italia è così sensibile verso la tematica dei risorgenti antisemitismo e neonazismo, perché – in quanto membro UE – li foraggia entrambi con aiuti economici e copertura politica all’Ucraina, dove le bande runiche e neonazi ci sono davvero a difesa del governo golpista di Poroshenko? Gente che mena e ammazza, non che attacca quattro adesivi del cazzo in una curva calcistica. La coerenza, si sa, è merce rara. E costa molto. Guardate a cosa sta accadendo al Senato, dove è approdato ieri il Rosatellum-bis per la sua approvazione e dove oggi si terranno cinque – dicasi cinque – voti di fiducia, nella speranza di arrivare all’approvazione definitiva domani.

Quei pagliacci di MDP, dopo aver tentato l’altro giorno la ricucitura con il PD attraverso il segretario Speranza, ieri hanno annunciato la 103ma uscita dalla maggioranza di governo, proprio in risposta alla decisione dell’esecutivo di porre la fiducia su parte del provvedimento. E chi è saltato immediatamente fuori a garantire un sentiero di salvezza al PD, oltre ai numeri forniti da Forza Italia e Lega Nord che lasceranno l’Aula al momento del voto? Denis Verdini e la sua armata Brancaleone di fuoriusciti da ogni dove e tramutatisi in stampella istituzionale per tutte le stagioni sotto il nome di ALA. E ora, con MDP ufficialmente fuori dall’esecutivo (salvo ripensamenti), i voti del gran cerimoniere toscano possono essere la risposta a patti o alleanze sgradite, almeno nell’immediato. Con quale faccia di cazzo questo Paese e la sua classe dirigente possono ergersi a indignati sostenitori del messaggio di libertà e giustizia di Anna Frank, sfondandoci i coglioni anche durante i 90 minuti di relax del campionato e poi farsi prendere per il culo da Brasile su Cesare Battisti o mettere in riga a livello politico dai ricatti di Denis Verdini? Dove cazzo stanno coerenza e dignità?

Forse Anna Frank è morta sperando in un mondo dove i Battisti la fanno franca e i Verdini tirano i fili delle maggioranza di governo? Regalate quanti libri volete ai bambini prima del cacio d’inizio, date i DASPO a quattro ultras per sentirvi in una scena di “Bastardi senza gloria”, mettete la maglietta con il volto della Frank, applaudite pure Lotito che va in sinagoga come Fantozzi e Filini al funerale del mega-direttore galattico portato via anzitempo dal morbillo a 103 anni. Ma non venitemi a rompere i coglioni con i sensi di colpa: perché Anna Frank sarebbe la prima a sputarvi in faccia.

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