Catalogna: out. Rosatellum: out. Ora pensiamo alle cose serie: chi vince il derby domenica sera?

Di Mauro Bottarelli , il - 104 commenti


Quando ci sono momenti come quello che stiamo vivendo, gravidi di pochi appuntamenti ma capaci di catalizzare l’attenzione di media e opinione pubblica, utilizzo il mio termometro sociale personale, ovvero il bar. Se vuoi capire che aria tira, nel mondo anglosassone dicono di chiedere ai taxisti. Io ascolto i discorsi al bancone del bar. E stamattina, vi assicuro, del Rosatellum-bis non fregava un cazzo nemmeno allo spremiagrumi. Il “Corriere della Sera” era gettonato solo per le pagine sportive, mentre accaparrarsi la “Gazzetta dello Sport” per pochi istanti di sfogliatura defaticante prima del lavoro era opera improba. Altrove in Italia sarà certamente diverso ma a Milano interessa una sola cosa: il derby di domenica sera. Può resuscitare Mussolini in carne ed ossa, salire l’IVA al 37%, l’inflazione toccare vette venezuelane ma ciò che conta è una cosa sola.

In subordine ma distanziato alla grande, il caso del produttore USA che si scopava anche ie abat-jour e non vi dico in che termini venisse trattato l’argomento. Ora, io non sono certo uno di quelli che ritiene impegno e militanza il bene assoluto: per capirci, dopo otto ore di lavoro uno ha tutto il diritto di vedersi Checco Zalone o la partita per rilassarsi, non è obbligato ad andare in Bosnia a sminare un campo per sentirsi in pace con se stesso. Diverso però è guardare SOLO Zalone o la partita: a quel punto, non rompere i coglioni per ciò che ti accade attorno. Se non ti informi un minimo, non studi un minimo, non ti interessi un minimo, poi l’argomento del “sono tutti uguali” non regge più. Perché il primo a essere uguale al sistema sei proprio tu che ne reggi le sorti e il palinsesto, fregandotene bellamente.

C’è però anche il rovescio della medaglia. Come si può pensare, come fanno i grillini o Bersani, che la gente si indigni e scenda in piazza contro la decisione di porre la fiducia sulla legge elettorale in un Paese dove esistono gli esodati? Per quanto uno agiti l’esiguità e la portata dei precedenti storici in tal senso – Mussolini e De Gasperi, citati a sproposito per interi giorni -, la gente ha altri problemi: l’affitto, il mutuo, la spesa, il dentista dei figli. Davvero qualcuno, in cuor suo, pensa che si scenda in piazza contro il Rosatellum-bis, neologismo che per il 90% degli interpellati per strada fa riferimento a un vino? La gente non è più abituata a indignarsi, perché ha perso i riferimenti: vivere sballottati fra idiozia catodica per distrarsi ed emergenze quotidiane che si chiamano pane e lavoro fa saltare la piattaforma di prospettiva più importante.

Ovvero, cosa mantiene in equilibrio il sistema. Il quale, ieri, ha celebrato il suo grande rito collettivo di purificazione: ha ottenuto il suo sistema elettorale di autoperpetuazione e, adesso, potrà dire ai sudditi di scegliere. Si torna alle urne! Ma con quale legge? Penso lo sappia un italiano su dieci, forse meno. Da un lato perché si preferisce il “Grande Fratello” ai talk politici e dall’altro perché, tra collegi uninominali e liste civetta, il Rosatellum risulta una delle leggi più merdose di sempre. Ma anche terribilmente innocua come percezione sociale: se fa incazzare i Cinque Stelle e trova concordi PD e Forza Italia, di fatto risulta epidermicamente rassicurante. E’ la legge dello status quo, tanto vituperato quanto cercato come la coperta di Linus. Vedi la Catalogna.

E’ una pantomima. Anzi, una sciarada alla Schnitzler. Pensateci: alle accuse degli M5S di fascismo, relativamente alla questione di fiducia, il PD ha risposta sdegnato, sottolineando come il fascismo sia materia storica seria e che prima di scomodarlo, occorrerebbe riflettere su cosa sia stato veramente. Vero. Perché allora hanno mosso una mezza guerra civile per far passare a tempo di record la legge Fiano, che punisce chi posta un video su Facebook o fa un saluto romano al cimitero? Anche in questo caso, siamo alla morale a targhe alterne: sta tutto in questo ipocrita controsenso il significato reale di quanto sta accadendo. Certo, ci sono i ricaschi reali sulle alleanze politiche. Giorgia Meloni ricomporrà con Forza Italia e Lega, la quale ha garantito il proprio ok al Rosatellum in cambio della certezza che lo ius soli non approderà al Senato prima della fine della legislatura, in modo da avere una medaglia da appuntarsi al petto in campagna elettorale?

E cosa succederà nel campo del centrosinistra, con ciò che si agita fuori dal PD in fibrillazione disorganica e modalità scissione dell’atomo? Pisapia – e ho detto Pisapia, non Churchill -, cosa farà? Certo, queste cose dovrebbero interessare l’elettore più della legge con cui sarà chiamato a scegliere il prossimo governo ma pensate davvero che sia così? Pensate che un singolo pensiero appeso tra caffè e sigaretta, questa mattina, fosse per il destino delle due coalizioni? No, a decidere sarà la cappa ideologica come sempre: chi vota PD continuerà a farlo, nonostante tutto, perché a destra sono rozzi e fascisti. Mentre nel centrodestra, vige il riflesso pavloviano verso il capo, sia esso Salvini e Berlusconi. I centristi? Grazie al cielo, non frequentano il mio bar, altrimenti sarebbe giunta l’ora di andare altrove a comprare le sigarette. I grillini? Ontologicamente destinati all’opposizione e alla testimonianza.

“Che fare?”, si chiederebbe Lenin. L’Italia è irriformabile, questo è chiaro ormai. Anzi, lo sono gli italiani. Ancora troppo ricchi (risparmio privato, proprietà immobiliare, anziani come welfare alternativo) per incazzarsi e troppo poveri e depredati da potersi dire soddisfatti. Non siamo tedeschi e non lo saremo mai. Viviamo nel limbo, il limbo italiano, altro che mambo. Una mediocrità morbida e azzurrina che ti culla tra incazzatura e smartphone nuovo a rate, accompagnandoti sempre verso quello che appare il più mite consiglio: fatti sempre i cazzi tuoi, tanto la domenica arriva e hai SKY per vedere la partita. Quella sì che è una ragione di vita, incazzati per la VAR o per l’allenatore che non capisce niente, altro che Rosatellum-bis o liste bloccate.

Paradossalmente, se questa condizione portasse a un’apatia generale, sarebbe meglio: a questo punto, sogno una deriva auto-referenziale che veda l’astensione all’85% degli aventi diritto. Votano solo i diretti interessati e chi ci tiene ancora a certi arcaici riti sociali: poi, si faranno i conti. Almeno, lo iato sarà chiaro e qualcosa potrebbe emergere in superficie: lo scollamento totale, già in atto, del principio di rappresentatività. Chi se ne fotte di tutto per quattro anni e 364 giorni, non ha diritto di rompere i coglioni il giorno dopo il voto. Ma, altresì, chi opera fuori mandato per quattro anni e 364 giorni, non ha diritto di ottenere un voto che tenderà a strumentalizzare o stravolgere. L’Italia è questo, inutile cercare raffronti esteri o rassicuranti tesi sociologiche o politologiche.

Vogliamo il calcio, il frigo pieno, le ferie e la figa. Non importa come o garantito da chi. Del resto, si può fare a meno. Rimangono le avanguardie, quasi come contrappeso ontologico. E i segaioli mentali come me e come voi, che ancora spendono tempo a parlare di certe cose. Ne vale la pena? Certo che sì ma non facciamoci illusioni: per quanto il potere manipoli, nessuno diventa schiavo al 100%, se non lo vuole davvero, per scelta o esasperazione. Occorre prendere atto che le catene vanno di moda.

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