La Catalogna ci ha insegnato una cosa precisa: la mitologica “piazza” non conta un cazzo di niente

Di Mauro Bottarelli , il - 71 commenti


Dunque, ragioniamo un attimo a bocce ferme e mente fredda. Ieri il presidente catalano, Carlos Puidgemont, ha chiesto a Madrid trattative senza condizioni sull’indipendenza catalana, proclamata e subito sospesa nel suo discorso di martedì pomeriggio. Per tutta risposta, davanti alle Cortes, Mariano Rajoy gli ha dato i cinque giorni come alle cameriere licenziate: entro lunedì Barcellona deve chiarire se ha o non ha dichiarato l’indipendenza unilaterale, nel qual caso verrà attivato l’articolo 155 della Costituzione spagnola che impone la sospensione temporanea dell’autonomia. Insomma, scemo e più scemo a confronto, al netto di una diatriba che per giorni ha fatto sembrare l’eurozona di nuovo sul baratro di una crisi strutturale. E che crisi, visto che a Bruxelles, dopo aver prima dormito e poi minimizzato, richiamando “la questione interna spagnola”, si sono trovati ad affrontare un dubbio amletico: ci siamo arrovellati sulla possibilità dell’addio di un Paese alla zona euro, stiamo affrontando fra mille difficoltà il caso dell’addio di un membro dall’UE ma come cazzo la mettiamo con una regione di un Paese europeo che vuole secedere?

Cautelativamente, Bruxelles ha subito detto che un Catalogna indipendente non sarebbe stata riconosciuta dall’UE e, quindi, avrebbe dovuto ingaggiare dall’inizio la trafila per l’ammissione. Et voilà, ecco che accelera la volontà delle aziende di spostare la sede dalla Catalogna altrove in Spagna, l’IBEX traballa, lo spread risale (poca roba, in realtà, visto che c’è Draghi) e, soprattutto, ecco che Caixa Bank ne approfitta, preventivamente, per imporre controlli sui capitali in stile cipriota sui suoi bancomat. Alla faccia del non far precipitare nel panico la popolazione, verrebbe da dire. O, forse, la volontà occulta che stava dietro all’intera impalcatura del caso catalano era proprio dar vita al più realistico degli stress test, in modo da rendere non solo accettabile ma addirittura auspicabile l’intervento dell’UE? Ma tant’è, per tutti ormai il meccanismo è stato attivato e nulla sarà più come prima: il referendum, al netto delle modalità con cui si è tenuto, è stato uno spartiacque, la gente di Catalogna non accetterà passi indietro. Proprio sicuri?

Cosa ha ottenuto, in realtà, Carlos Puigdemont in questi dieci giorni di delirio? Di fatto, ha portato i catalani alle urne, come promesso ma, in questo modo, ha operato una rottura netta del vincolo costituzionale, di fatto ponendo in essere un quesito illegale. La sua forzatura n tal senso ha portato alle reazione poliziesca fuori misura e fuori controllo di Madrid, ottenendo il risultato sperato: il mondo intero solidarizzava con la causa catalana, fatta salva un’UE che fino a cinque giorni fa si limitava a osservare e a schierarsi con la costituzione spagnola. Di più, ha spinto il Re a un discorso molto duro che ha portato ulteriore acqua al mulino di Barcellona, arrivando quindi all’atto formale di fissare per martedì di questa settimana la seduta del Parlamento catalano per proclamare l’indipendenza, atto che ha subìto l’immediata diffida da parte della Corte costituzionale spagnola. Di fatto, aveva ottenuto il massimo. C’era un problema, però: la sua marcia trionfale era basata su un bluff. Puigdemont non aveva in mano un poker ma una striminzita coppia di 6: e Rajoy, immagino debitamente consigliato, ha lasciato fare, attendendo martedì pomeriggio, momento nel quale ha dichiarato il più classico dei “vedo”.

E cosa abbiamo visto? Un Puigdemont che non controllava nemmeno la sua maggioranza parlamentare, costretto a rinviare di un’ora il suo discorso proprio per i dissidi tra il PUC, la parte più oltranzista dei nazionalisti marxisti e l’ala più moderata: alla fine, si è gunti alla quadra, un brodino riscaldato. Puigdemont proclama, di fatto, l’indipendenza ma la sospende subito per aprire trattative con Madrid: quando mai si è visto un processo indipendentista simile? Ve li vedete Eamon De Valera e Michael Collins che, dopo la Pasqua del 1916, lottano per arrivare alla “Partition” del 1921 e poi sospendono tutto per aprire un dialogo con Londra? Detto fatto, forte dell’appoggio dell’UE, Madrid definisce “inaccettabile” la proclamazione e chiude le porte. Risultato, mezza piazza catalana comincia a mugugnare contro Puigdemont e il suo poco coraggio e il PUC rompe, uscendo dal governo. In un pomeriggio, Puigdemont ha perso credibiità popolare e maggioranza di governo. Il tutto, senza nemmeno essersi tolto la soddisfazione di aver proclamato la tanto agognata indipendenza unilaterale ma, anzi, facendo la figura del debole. E, soprattutto, di chi ha ingaggiato una guerra con un arsenale estremamente e dolosamente sovrastimato.

Ma non basta. Con il suo azzardo assurdo e delirante, Puigdemont è riuscito nel miracolo di trsformare un minus politico come Marano Rajoy in un padre della patria, rafforzando il suo rabberciato e traballante governo e dando vita anche a una sorta di “Grosse koalition” contro l’indipendentismo, visto che ieri il PSOE ha dato via libera al governo rispetto alla reazione da porre in essere contro Barcellona da lunedì prossimo, in cambio della promessa di una riforma costituzionale. La quale, alla luce dei fatti, potrebbe tradursi in qualcosa di paradossalmente penalizzante per la Catalogna. Un vero capolavoro di demenza politica. Puigdemot non è uscito politicamente indebolito ma, bensì, a pezzi da queste giornate. E, ora, con un ultimatum sulle spalle e senza più metà delle sue truppe, oltretutto quelle più organizzate, ramificate nella società e irriducibili sul tasto indipendentista. Ma, soprattutto, ha perso credibilità verso la piazza, visto che molti suoi sostenitori hanno cominciato a chiamarlo “traditore” della causa, dopo il discorso al Parlamento. Sicuri che sia davvero irreversibile, alla luce di tuto questo, il processo di secessione catalano?

Ed eccoci però arrivati al punto, il quale crea un fil rouge immaginario fra Barcellona e Roma: la piazza tradita della Catalogna, quella che si è fatta manganellare e ha dormito dentro i sacchi a pelo nei seggi per non far entrare la Guardia Civil, quanto ha in comune con la piazza che sta mobilitandosi contro la legge elettorale, chiamata alle armi della protesta democratica dal Movimento 5 Stelle? Quanto azzardo politico alla Puigdemont c’è dietro a chi in queste ore pensa di spaventare il partito dell’inciucio, mobilitando cittadini e comitati? Che senso ha, realmente, dar vita a una “veglia per la democrazia” davanti a Montecitorio come quella organizzata per stasera da M5S, di fronte a un vizio di forma ontologico: ovvero, il fatto che dicendo “no” a prescindere a qualsiasi accordo, i grillini sapevano da principio che la logica di coalizione li avrebbe schiantati? Non hanno, clamorosamente, sovrastimato il loro dato numerico? O, peggio, non hanno dato vita a un bluff basato su quest’ultimo, facendosi ora “scudo umano” dei militanti in piazza per gettare un po’ di fumo negli occhi populista?

E attenzione, perché a mio modo di vedere questa presa per il culo della mitologica piazza, la quale in effetti non conta un cazzo, a uso e consumo dei processi interni dei partiti, non vale solo per M5S, il quale però paga l’aggravante del continuo richiamo alla democrazia diretta, all’uno vale uno, al web come riferimento e cazzate del genere. La tiepidezza di Matteo Salvini verso i referendum di Lombardia e Veneto, pensate sia condivisa dalle migliaia di persone che erano sul prato di Pontida poche settimane fa, in delirio quando sul palco sono saliti i governatori-promotori Zaia e Maroni? No ma la radice leninista di culto del capo che alberga in Lega, fa in modo ch tutto passi in cavalleria: salvo i colpi di coda come quello posto in essere ieri da Maroni, il quale è andato a prendersi la solidarietà e l’appoggio diretto di Silvio Berlusconi sul tema in un incontro ad Arcore.

Sintomo di sintonia interna in Lega? No. E la mitologica piazza, il popolo cui Salvini si rifà ogni tre per due? Preso per il culo. Anzi, preso in mezzo nell’eterna lotta per il potere fra due anime del partito. Ma non basta. Sulla stessa legge elettorale, Matteo Salvini è stato chiaro da almeno due anni: votiamo qualsiasi modello, purché si torni alle urne. Quindi, nessuno scandalo per l’ok al Rosatellum-bis che oggi dovrebbe vedere la luce, franchi tiratori permettendo. Ma, al netto dei mal di pancia di coalizione di Giorgia Meloni, come si può far passare – senza dire una parola – il ricorso alla fiducia? Certo, la Lega come Forza Italia non la voteranno ma si limiteranno a uscire dall’aula ma accettare pedissequamente questo percorso quantomeno irrituale e anti-democratico, esattamente come fa l’odiato Angelino Alfano, fa salire al cielo una puzza irrespirabile di inciucio politico pre-elettorale.

Ovvero, altro che Roma ladrona, la smania di potere di Matteo Salvini lo sta tramutando in un Puigdemont che crede davvero che potrà diventare premier, se la Lega prenderà un voto di più di Forza Italia, come se l’inciucio fra Berlusconi e Renzi per un governissimo non fosse già nelle carte da ora (quando mai un partito di opposizione “capisce le ragioni”, come a detto Brunetta, del governo che mette la fiducia sulla legge elettorale, se non c’è un accordo già scritto di spartizione?). Forse conviene che tutti noi – io per primo che la evoco troppo e continuo a pensare che possa muovere delle pedine – prendiamo atto che la piazza, i cittadini, gli elettori non contino davvero un cazzo di niente, siano un marxiano esercito elettorale di riserva che viene interpellato solo quando scatta la “sindrome Puigdemont” dell’aver pisciato fuori dal vaso. Altrimenti, non si spiegherebbe l’astensione ai livelli degli ultimi anni, nonostante le varie leggi elettorali usate nelle tornate intercorse fra regionali, europee e comunali.

Siamo alla grande scollatura fra politica e società? Siamo al capolavoro assoluto delle elites e del loro piano, quello che abbiano visto prodromicamente in atto dal 2011 in poi, fra governi tecnici e non eletti? Se sì, quanta colpa abbiano noi e quanta i cosiddetti partiti di opposizione, di qualunque colore? Vi lascio con le parole di Ernst Junger tratte da il “Trattato del ribelle” e dedicate proprio al processo elettorale nell’età del Leviatano e della paura come costante, dove si pone l’interrogativo ontologico fra scheda elettorale e mero questionario: “L’essere umano è ridotto al punto che da lui si pretendono le pezze d’appoggio destinate a mandarlo in rovina. E oggi bastano delle inezie a decidere la sua rovina”. Rifletteteci.

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  • Bottarelli, una volta esistevano le Alpi Apuane… poi venne RC… e finì il marmo su cui trascrivere tutti gli articoli pubblicati. E tu hai dato una mazzata decisiva!

  • Semplice

    E ci hai messo tutto questo tempo Botta per arrivarci ? Sono decenni che le piazze non contano un cazzo e forse non sono mai contate, salvo quelle che hanno dato vita a qualche cosa di più che stare fermi a sbraitare !

    • Siccome c’è ancora gente che blatera di “ribelliamoci”, di “scoppierà la rivoluzione!”, che favoleggia di marce e marcette… ogni tanto bisogna ribadire che si tratta solo di aria data ai denti.

      • Halexjan Hale

        Troppo spesso sento la medesima frase: prima o poi scoppia la rivoluzione.
        Poi l incitatore china il capo e va a lavorare sottopagato…

  • Goffry

    Che i presunti “leader” M5S se ne strafreghino della piazza e dei loro sostenitori web è risaputo da tempo. L’obiettivo è sempre l’illusione di essere rivoluzionari e controcorrente, poi quando arriva l’ora X casualmente si è sempre diplomatici e la cresta si abbassa. Perché alla fine non riesci a fare lo stronzo e il rivoluzionario quando parli con le grandi banche, con l’UE e gli amministratori delegati che contano.
    Nessuno ha le palle, sono tutte cazzate.

    • Anto Nella

      soprattutto se sei stato creato esattamente per quel motivo, palle o non palle (che nel caso specifico comunque non hanno).

      • cagliostro

        se vuoi fare un confronto, io sono sempre pronto, e posso assicurarti che ci rimarresti male,

        • Anto Nella

          su?

          • cagliostro

            su tutto,

          • Anto Nella

            Vabè

          • cagliostro

            le palle, tu dici che il mv non ha le palle,
            sai dirmi chi è che ha le palle nell’ammucchiata generale dei papponi?
            tolto il mv, il resto sono criminali e pecore,
            dovresti conoscere meglio le persone prima di affermare cretinate,

  • lupodeicieli

    Le piazze non contano perché, come alcuni già ai tempi del liceo, non andavano in piazza perché, tanto, ci andavano “gli altri”: in più c’è la mentalità che “noi non possiamo fare niente”. Tuttavia quanto sopra troverebbe conferma negli effetti dei V-day, che al massimo hanno sortito,come effetto, quello di stipendiare un gruppo di iscritti al M5S, e che ci hanno regalato i governi Monti e successivi (oltre ai presidenti della Repubblica che conosciamo). A questo punto è chiaro che una persona pensa a “cosa c’è per cena” e “devo pagare le bollette e mettere carburante in auto”: cioè pensa a vivere nel miglior modo possibile , cercando di evitare le trappole del fisco, gli autovelox . Anche perché quando c’è stato qualcuno tipo Berlusconi, cui tante partite iva (compresi ovviamente i famosi piccoli e medi imprenditori) hanno dato fiducia, non è mica cambiato niente in meglio. Certo che vedendo Di Maio e i 5 Stelle (sopratutto a livello locale), io penso che mi ritroverei al governo gente che,in perfetto stile Appendino , mi manderebbe ufficiali giudiziari ed eseguirebbe pignoramenti, per tasse non pagate (perché uno i soldi non li ha: infatti sarebbero non pagate, non “non dichiarate o eluse”), aumenterebbe il numero di parcheggi a pagamento, idem per l’occupazione del suolo pubblico, i divieti per eventuali manifestazioni pubbliche:occhio, parlo dei 5 Stelle e non del PD o di FI.

  • paolosenzabandiere

    È esattamente il contrario di quello che dici. La piazza non stava dalla parte degli indipendentisti o quantomeno la maggioranza degli stessi catalani non era con loro.

    Poi se vuoi portare avanti il discorso sullo scollamento “rivoluzionario” tra la gente che non vota e nemmeno scende in piazza e il potere padronissimo di farlo, come altri saranno padronissimi di pensare che così, come sempre si fanno gli interessi del potere. Sai cielo insegna la storia che a volte ci scordiamo di che pasta sia fatta

    Questo potere, caro Bottarelli, ne ha piene le palle di gente che gli scender contro in piazza, o sempre contro nell’urna elettorale, e sentitamente ringrazia chi ragiona come hai fatto in questo post. Perché vedi non basta scrivere cose spesso giuste se poi si fanno proposte clamorosamente sbagliate.

    Da parte mia, visto che mi sono rotto di essere un kulo di pietra alla Napalm anche se magari a dire cose giuste, e ritengo al contrario che le piazze contino, soprattutto se portano avanti un discorso con continuità, invito chi di Roma alla manifestazione di sabato 14 in piazza della Repubblica, alle ore 14, contro l’immigrazione. Certo come sempre sarà una questione di numeri.Tanti o pochi farà la differenza.

    Chi non crede nella piazza stia a casa, magari a postare contro l’immigrazione. Con voi Soros risparmia non vi deve pagare per portarvi in piazza e il lavoro glielo fate lo stesso, gratis

  • benandant

    ci si sfoga sul web, si fanno le rivoluzioni sul web, e poi si scende in piazza a bere un caffe’…

    • televisione falsa

      Finché si mangia

      • benandant

        esatto! a pancia piena si dorme meglio….

  • Stemby

    Come già commentato nell’altro articolo, non condivido la lettura. Può darsi che mi sbagli, ma Puigdemont potrebbe essere uno statista che passerà alla storia. Stiamo a vedere come si sviluppa la situazione nella prossima settimana.
    Bottarelli chiede ironicamente: dove si è mai vista una situazione simile? Risposta seria: in Slovenia. Ed è stata una vittoria dell’indipendentismo sloveno.
    Poi il partito marxista si chiama CUP, e non PUC. E no, non ha mai fatto parte del governo; l’ha solo appoggiato in parlamento.

    • nathan

      “ma Puigdemont potrebbe essere uno statista che passerà alla storia.”

      Uno che passa per un referndum per barbagianni, che già sapeva non poteva fare e che darà il tempo agli altri di decidere la misura del dildo da infilare nel retto di tutti i catalani, uno statista?
      Neanche Grillo è arrivato a far ridere il mondo con un referendum italopiteco sull’Euro voluto a gran voce dalla massaia di Montelupone..
      Che entrino i nani ed i giocolieri.

      • Stemby

        Stiamo a vedere. Se tra un anno Madrid non si beccherà più un euro di tasse da Barcellona, sarà a tutti gli effetti un personaggio di cui si parlerà nei secoli. D’altra parte non escludo nemmeno che si tratti di un imbecille totale, ma al momento propendo per la prima ipotesi.

  • Massimo Decio Meridio

    “ecco che Caixa Bank ne approfitta, preventivamente, per imporre controlli sui capitali in stile cipriota sui suoi bancomat”

    E qualcuno ancora si masturba con le monete virtuali … vojo ride quando non ci sarà più “er contante” ….

    “prendiamo atto che la piazza, i cittadini, gli elettori non contino davvero un cazzo di niente”

    La piazza conta solo se si spara. Altrimenti ci sono i capipopolo … una volta avevamo Spartaco … ora Salvini o Di Battista … mi sembra che il confronto sia impietoso …

    • gianluca pointo

      oro oro, contante e sterline….

  • Tommasodaquino

    “Un vero capolavoro di demenza politica. Puigdemot non è uscito politicamente indebolito ma, bensì, a pezzi da queste giornate. ”
    a mio avviso Madrid ha imbastito tutto per arrivare a questo punto. Ha fatto finta di fare opposizione (e quella non chiamatela forza bruta) ed alla fine il topo è finito in trappola. Non credo molto nella genialità di Madrid, semplicemente Puigdemont si è dimostrato più inetto di Madrid.

    • Stemby

      Bah, io leggo la vicenda al contrario. Ma potrei benissimo sbagliarmi.
      Non abbiamo al momento in mano dati per capire chi possa avere dei jolly in mano.

  • Gianox

    Sempre detto che la migliore forma di governo e la monarchia assoluta per diritto divino.
    Almeno non c’è ipocrisia.

    • Ben detto, conforta sapere che c’e’ gente che la pensa allo stesso modo. Con la 1 guerra mondiale si e’ distrutta la secolare civilizzazione europea, sono stati abbattuti 4 Imperi, e’ iniziato un declino progressivo che sta’ giungendo allo stadio finale.

      • maggioranza_silenziosa

        Tranquilli ragazzi…quando i musulmani prenderanno il potere, ci daranno quello che state cercando.

        • Le grandi monarchie cristiane ci protessero dall’invasione nei secoli passati, queste insulse UE/NATO non fanno invece che promuoverla.

    • Covpepe

      Però il monarca assoluto deve essere una persona di grandi virtù e intelligenza, oltre che un forte nazionalista, patriota e tradizionalista.
      E i suoi collaboratori e i funzionari di ogni livello devono essere come lui.

  • Disca

    La Catalogna e la Slovenia sono 2 cose differenti. La Slovenia dichiarò l’indipendenza e il giorno stesso la Germania la riconobbe. Nel giro di poche settimane tutto il mondo occidentale. Questo equivale a un atto di guerra, infatti sappiamo come andò a finire nei Balcani. Oggi, in Europa, chiunque riconoscesse la Catalogna come stato indipendente dichiarerebbe, di fatto, guerra alla Spagna. Che ha detto chiaro e tondo che utilizzerà qualsiasi mezzo per mantenere l’integrità della Monarchia. Quindi a parer mio i catalani sono stati sedotti e poi abbandonati. Qualcuno deve aver detto loro “andate avanti, non siete soli” poi al dunque sono rimasti soli. Le vere ragioni le scopriremo con il tempo

    • Semplice

      L’incitamento a tutti quei cazzoni €uristi credenti e il loro modello. Stessa cosa succesa con l’Ucraina.

      Stessa cosa successa con i sinistronzi de no altri.

    • Stemby

      Un appoggio internazionale sarebbe utile, ma ce la possono ancora fare anche da soli.
      Es: vanno ad arrestare Puigdemont e in mezzo si frappongono i Mossos, pronti a sparare: credi che l’arresto avvenga comunque? O che a quel punto la comunità internazionale non inizi a dire qualcosa?
      Poi, se Barcellona non manda più un euro a Madrid, la situazione diventa bollente in poche ore.

  • televisione falsa

    La piazza conta solo se si usa violenza

    • Ronf Ronf

      Infatti se Grillo non avesse calmato la piazza urlante subito dopo l’elezione di Re Giorgio per il secondo mandato al Quirinale, cioè quando c’era il rischio di rivolta con scontri di piazza enormi, allora sarebbe stato possibile far cadere Napolitano se solo Grillo non si fosse o venduto o spaventato: questa cosa l’ha scritta non il sottoscritto, ma l’Ambasciata US a Roma ai tempi di David Thorne

  • Rifle

    La Catalogna s’è infilata in un cul de sac

    O tra 5 giorni cala le brache e rinuncia
    oppure si mette contro la Spagna e la UE.

    Sono disposti a scontrarsi militarmente con la Spagna?
    Sono disposti a perdere l’aggancio economico con la Ue?

    Penso di no, gli intenti erano nobili ma hanno fatto il passo più lungo della gamba.

    • Semplice

      Non iniziare una cosa se non sei disposto ad andare fino in fondo.

  • biafra66

    …eheeee già, avete ancora troppa merce sui banconi dei supermercati!
    ….e troppo poca “roba” nelle menti.

  • gianluca pointo

    sai che scoperta….lo dico sempre io troppo studio fa male….

  • nathan

    “La Catalogna ci ha insegnato una cosa precisa: la mitologica “piazza” non conta un cazzo di niente”

    Punto primo, la differenza non la fa la quantità di chi scende in piazza, ma la qualità, e non mi sembra siano scesi dei geni.
    Punto secondo, se sai già che un referendum non lo puoi fare, o hai le capacità cognitive di un grillino, o sei solo un inutile allocco disfunzionale di cui una società strutturata non ha bisogno.
    Punto terzo, quello fondamentale, il primo passo per iniziare a dettare le tue condizioni e allontanarti dal parassita, è sempre lo sciopero fiscale strutturato, non l’ennesimo raduno degli idioti dopo patetico ed inutile referendum.

    • maggioranza_silenziosa

      Punto quarto, se giochi a fare la rivoluzione per finta e dopo tutto fai perdere qualche miliardo di euro alle aziende/banche della tua regione, vuol dire che, sicuramente, hai un grande futuro alle spalle come politico e che corri il rischio che qualcuno ti batta le mani…sul volto.

  • Angeles Negre Cuevas

    Molto deludente, Bottarelli, e mi piaci sempre molto, ma non sono d’accordo, credi forse che i catalani, si rassegneranno a prendere le torte in faccia da Madrid perchè i loro leader non sono stati all’altezza del compito? ne sceglieranno degli altri, in fondo Puigdemont rappresenta sempre la vecchia Convergencia i Uniò, cioè la borghesia catalanista, traditrice e alleata di Madrid da 40 anni. Ma se le masse in ribellione non contano nulla che senso ha scrivere sulle malefatte della classe dominante?

    • Stemby

      Ma poi aspettiamo un attimino a giudicare Puigdemont: al momento il gioco l’ha condotto sempre lui, e ha portato Rajoy a fare un errore dietro l’altro. È ancora presto per trarre le conclusioni.

  • Caio Giulio

    Ma non poteva che finire così, per ora, ma le istanze indipendentiste alla fine secondo me ne usciranno rafforzate dopo l’inutile e stupida prova di forza del governo centrale.
    Per ora hanno perso una battaglia troppo disorganizzata in partenza, ma la guerra continuerà perchè i migliaia non spariranno di certo nel nulla come il loro leader idiota.

    • Stemby

      Mah, che sia un genio assoluto o un imbecille totale sinceramente ancora non l’ho capito. Tra un annetto sicuramente avrò le idee più chiare.
      Chi ha già sparato sentenze definitive, invece, rischia presto di fare magre figure…

  • nathan

    Sono sicuramente cugini dei forconi, l’imbarazzante livello è lo stesso.

  • johnny rotten

    Questa non è politica, forse un surrogato mal riuscito, sottolineo forse.

  • Perché mai la piazza dovrebbe contare qualcosa? I voti si contano nelle urne, e lì gli indipendentisti hanno preso il 48%. Poco per poter dire che parlano a nome di tutto il popolo.
    Allora, per legittimarsi, hanno indetto il referendum, nella speranza di portare al sì una maggioranza più vasta di quella che li aveva votati.
    Purtroppo per loro, dal 1 ottobre hanno ricevuto quattro colpi:
    1. La Spagna è fondamentalmente riuscita a impedire il referendum, trasformandolo in poco più di un sondaggio su chi in Catalogna è veramente motivato ad avere l’indipendenza, cioè il solito 48% o giù di lì.
    2. Il discorso del re, che ha compattato il resto della Spagna che conta: il PSOE, che fino ad allora parlava di dialogo, si è allineato alla linea di Rajoy.
    3. La “fuga” delle banche e poi di varie imprese. Al di là che è per lo più una tecnicalità (la Catalogna ora non è in grado di fornire un’assicurazione sui depositi), è stato un duro colpo all’immagine per il campo indipendentista.
    4. La manifestazione degli anti-indipendentisti, che è stata più grande delle attese.
    A questi colpi, gli indipendentisti hanno solo potuto gridare alla violenza della polizia, che non è stata affatto “fuori misura e fuori controllo”, ma anzi proporzionata alle azioni illegali e allo scopo che si prefiggeva.
    Martedì, Puigdemont non aveva scelta, e ha fatto l’unica cosa che poteva fare: una dichiarazione simbolica, nell’attesa di una reazione di Madrid, per poter gridare al mondo che sono oppressi.
    Il problema degli indipendentisti è che la società catalana è divisa sulla questione. Hanno sperato di poter giocare sulle divisioni politiche che ci sono a Madrid (per via della proporzionale, il PP non ha i numeri alla camera, neppure con Ciudadanos, e deve mediare ogni cosa col PSOE che lo appoggia dall’esterno), ma Rajoy è stato abilissimo: ha aspettato, ha solo fatto ricorso contro gli atti del parlamento catalano, e poi ha lasciato fare alla magistratura (gli arresti e le violenze sono responsabilità di questa, mica del governo). E poi martedì ha dato il colpo col discorso del re. Dopo di esso, gli indipendentisti a Madrid possono solo contare su Podemos, che però è all’opposizione e non conta niente.

    • Tex42

      E’ totalmente folle voler perseguire l’indipendenza senza, intanto, preparare tutto ciò che serve per essere indipendenti da un giorno all’altro.

      Ora non ricordo bene, ma la Grecia nel 2015, prima del referendum sull’euro, che ok non era sull’euro ma sostanzialmente lo era, era più “pronta” di quanto lo sono i catalani oggi ad affrontare le conseguenze del no.

    • Massimo Decio Meridio

      non è stata affatto “fuori misura e fuori controllo”

      Si come no …

      http://img2.tgcom24.mediaset.it/images/twitter/284×284/fotogallery/979/C_2_fotogallery_3082979_upiFoto1Q.jpg

      Se picchi i vecchi sei un pezzo di merda. Punto.

  • Augusto Raniero

    Carlos Puidgemont ha fatto bene a temporeggiare, deve lasciare il tempo al governo di Madrid di incasinarsi da solo.

    Fino ad ora (almeno formalmente) è stato un movimento pacifico che chiedeva di voler votare, Madrid ha mandato truppe in assetto antisommossa, per spostare gente seduta ai seggi non servivano scudi, caschi e manganelli, non credo ci siano state violenze significative ma così è sembrato.

    Ora (sempre formalmente) lui chiede di parlare mentre Mariano
    Rajoy risponde con la repressione e la sospensione del Parlamento catalano.

    Puidgemont non annuncerà lunedì l’indipendenza, la risposta sarà del tipo “date a Cesare ciò che è di Cesare …………” costringendo Rajoy ad una reazione spropositata che attirerà maggior sdegno.

    Alla fine la piazza diventerà violenta, magari incominceranno con qualche attentato terroristico (qualche esplosione ad edifici simbolo dell’oppressione centralista) ed il governo non potrà reprimere in stile Praga, i socialisti per fini elettorali attaccheranno Rajoy per aver gestito male la cosa.

    Il segreto del successo sarà dividere e togliere autorità ad un governo centrale debole.

    Due parole a riguardo dell’illegittimità.

    Se la legittimità fosse una cosa di rilevanza storica saremmo ancora tutti sotto l’impero romano, gli USA una colonia britannica così come l’India.

    Ci sarebbe ancora la schiavitù in quanto sarebbe illegale per uno schiavo proclamare la propria libertà (la libertà potrà essere concessa, ma non
    reclamata).

    Ci sarebbero ancora le monarchie assolute in quanto qualsiasi altra forma di governo sarebbe illegale.

    Giustamente non ho mai sentito parlare di illegalità quando si commentava la primavera di Praga del 1968.

    Il punto è se i diritti fondamentali dell’uomo vengano prima o dopo l’architettura legale burocratica.

    • maggioranza_silenziosa

      Vedo che stiamo perdendo il contatto con la realtà.
      La Cecoslovacchia di 50 anni fa era una dittatura, la costituzione spagnola l’hanno firmata anche i catalani.
      Se la tirano per le lunghe, i carri armati se li meriterebbero tutti.

      • Augusto Raniero

        Qui non discutiamo se la monarchia è migliore della dittatura
        e quale è il livello accettabile dal quale poter secedere, nel caso specifico storicamente la Catalogna è stata sconfitta militarmente e quindi annessa conla forza al regno spagnolo.

        O passa il principio “Dura lex, sed lex («La legge è dura, ma è legge»)”, quindi la secessione della Catalogna è illegale a
        prescindere o si entra nel merito della questione, ma allora la legalità
        diventa secondaria rispetto al principio dell’autodeterminazione dei popoli e dei diritti fondamentali dell’uomo.

        Anch’io credo l’invasione di Praga un abominio, ma cominciamo già a dire che il principio di legalità non si applica a tutti i casi.
        Se è così vediamo fino a dove questo risulta applicabile, Kosovo, Crimea,Kurdistan ….

        Per chi non lo sapesse il Korsovo si è separato illegalmente dalla Serbia senza neppure una votazione in merito solo perchè lo voleva la NATO, il Korsovo non è quindi riconosciuto dalla SERbia e nemmeno dalla Spagna

        Poi c’è la ex Jugoslavia che si è separata illegalmente.
        Magari aboliamo pure la legge sul divorzio.

    • Massimo

      https://twitter.com/agorarai/status/916195863092965376

      se per questo anche la grecia doveva uscire dall’euro, se si dava retta alla piazza e ai disordini
      o al palese dramma umanitario

      le rivoluzioni o gli strappi storici
      ci sono sempre con sangue per le strade
      quando il 60-70% della popolazione sta’ male
      perche’ lo status quo, anche se di pochissimo, si difende fino all’ultimo secondo
      il potere lo sa e sa bene fino a dove tirare la corda.

      a barcellona mi sembra una secessione con la pancia piena
      magari intelligente perche’ tenta di prevenire il peggio
      ma le persone comuni ragionano per quello che vedono con gli occhi.

  • Fabrizio Bertuzzi

    I catalani sono pilotati da quelli che hanno pensato l’euro.
    prima un’unione monetaria, facile, I cittadini sono sempre stati fuori dal gioco monetario.
    poi l’unione politica che avverra’ dopo aver sfasciato gli stati nazionali.

  • eusebio

    In questa storia gli interventi esterni sono preminenti: prima la sindaca matta di Barcellona che voleva meno turisti, più migranti e non ha messo i New Jersey sulle ramblas favorendo l’attentato, poi l’attentato stesso, poi il referendum accompagnato da presenze israeliane (la sindaca matta è amica di Soros), a questo punto secondo me la strategia sorosiana si è scontrata con la natura franchista profonda dello stato spagnolo e di fronte al giudeo con delirio di onnipotenza sovrano e premier hanno usato la mazza.
    Il carneade catalano rimasto scoperto ha fatto la figura del pirla (non dimentichiamo che almeno la metà della popolazione catalana viene da fuori) e adesso il governo centrale gli leva pure l’autonomia.
    Già accaduto.

    • Fabrizio Bertuzzi

      I poteri occidentali sono uniti, lo scontro e’ finto.
      ognuno ha la propria area di influenza, gli inglesi il commonwealth e gli usa, la spagna centro e sud America, I francesi l’africa. e il vaticano li guida.

  • marcoferro

    salvini mi ha deluso in questo caso, approvando questo rosatellum. che già da adesso si sa che creerà ingovernabilità dopo le elezioni. non solo, si premia il partito di governo che farà come dicono tutti il grande inciucio con berlusconi dopo le votazioni, al solo scopo di danneggiare i 5stelle e il tutto a pochi mesi dalla urne senza alcuna discussione parlamentare e col solito sionista porchettaro fiano come relatore.

    • Ronf Ronf

      Salvini pensa che il governo PD+FI farà crollare FI alle Europee di fine maggio 2019, infatti l’obiettivo di Salvini è quello di ribaltare il risultato delle Europee di fine maggio 2014. Cioè, nel 2014 FI ottenne il 16.81 e la Lega il 6.15; Salvini è convinto che con un governo PD+FI alle Europee 2019 avremo la Lega al 16.81 e FI al 6.15 (cioè l’esatto contrario del 2014) e inoltre Zaia ha sempre detto che “se nel 2014 Silvio avesse fatto il governo con Renzi, allora Fratelli d’Italia e la Lega avrebbero sfondato alla grande: invece con Silvio fuori dal perimetro della maggioranza ufficiale di governo FI ha potuto giocare la carta dell’opposizione bloccando la crescita della Lega e impedendo alla Meloni di andare sopra lo sbarramento; per fortuna dopo le Europee 2014 la gente ha capito il trucco di Silvio e quindi la Lega è cresciuta, però Fratelli d’Italia è rimasto bloccato perchè il mezzo flop di cui alle Europee 2014 ha creato una brutta immagine. Ma se mandiamo Silvio al governo insieme al PD, allora la Lega e la Meloni cresceranno moltissimo a danno FI che crollerà per poi una volta per tutte sparendo nel nulla al termine della Legislatura, cioè nel 2023”

      • Caio Giulio

        Se ci leviamo di mezzo per cause ormai imminenti il vecchio pupazzo ormai di gomma, tutti questi calcoli sono aria fritta. Il Salvini è ridicolo semmai dovesse fare tutte queste speculazioni, visto che parliamo di un cadavere ambulante con i giorni contati ed intanto il disastro incombe; salvo che non sia un pupazzo anche lui 😉

        • Ronf Ronf

          Il cadavere ambulante di Silvio controlla Mediaset che, per farti 2 esempi facilissimi da capire, ha censurato la Meloni alle Europee 2014 e che ha protetto FI e NCD dal crollo (poi NCD è crollata per suo conto). Ergo, il cadavere ambulante di Silvio è ancora troppo potente e si deve trovare il sistema per eliminare FI una volta per tutte: io preferivo la legge proporzionale con soglia al 5% (dove ogni partito corre da solo), ma i grillini hanno sabotato tutto e adesso abbiamo questo obbrobrio del Rosatellum-bis 🙁

        • cagliostro

          lo è, lo è
          un buffone un buffone senza arte ne parte, tutto intento ad accaparrarsi qualche poltrona,
          mi domando come uno che abbia un pò di cervello possa credere ad un puffo come il sal-vino,

      • ettore,

        Credo che nel 2023 non ci saranno piu’ abbastanza italiani per far vincere qualche partito sovranista solo con i voti.

  • Buon Giorno

    Conta il voto nelle questioni nazionali o se la secessione é legalmente permessa come nel Regno Unito: altrimenti se la secessione é illegale come in Spagna, l’unica piazza che conta é quella rivoltosa ma le pance piene non fanno le rivoluzioni.

    • Scrillo

      non sono d’accordo a chi crede che solo un popolo messo in condizioni estreme di fame e povertà riesca sempre a reagire (come nei migliori film della rivoluzione francese). Anzi se mai il contrario, per reagire bisogna avere una certa forza. Nella storia ci sono mille esempi significativi, dalla distruzione del Tempio (e tutta la città compresa) di Gerusalemme attorno al 70dc per opera dei romani, a tante altre battaglie. La secessione americana non vedeva i poveri stati uniti contro i ricchi inglesi, ma era proprio il fatto che gli stati uniti erano molto cresciuti e ormai indipendenti economicamente, che li portò a reclamare la loro indipendenza. Anche l’unione d’italia, nasce dalla rivoluzione contro l’impero austro ungarico nel nord centro est da veneti e lombardi, proprio perché erano abbastanza in forze.

  • Scrillo

    “Cautelativamente, Bruxelles ha subito detto che un Catalogna indipendente non sarebbe stata riconosciuta dall’UE e, quindi, avrebbe dovuto ingaggiare dall’inizio la trafila per l’ammissione.”
    Questa per me è la conclusione dell’avventura indipendentista 2017 della Catalogna. Organizzazioni internazionali quali FMI hanno mandato sul lastrico e distrutto un paese come il Sud Africa, (che una volta era una potenza economica), su motivazioni ideologiche. Ora le stesse organizzazioni dietro al golpe finanziario del 2011 (BCE e FMI) hanno deciso che questo divorzio tra Catalogna e Spagna non s’ha da fare.

    • Stemby

      La partita è invece ancora apertissima. Certo, un appoggio esterno sarebbe utile, ma la Catalogna può farcela benissimo anche da solo. Molto dipende da fedeltà dei Mossos e dal livello di resistenza passiva del popolo catalano.

    • alboino

      E poi dicono che sono i piccoli stati secessionisti l’asso nella manica nel successo della Globalizzazione! e delle Massonerie planetarie! Un’altra leggenda metropolitana messa in circolo da sedicenti “sovranisti” (sovranisti purché “unitari” ..parbleu!)… che ci pompan le palle con dei mantra fanfalucari

  • cagliostro

    chissà quante volte si è fatto leccare il culo da sal – vino il pluri condannato verd -ino x accoglierlo nel circolo delle poltrone facili,
    povero sal – vino, se il nano tira le cuoie, finisce dietro la meloni, che in questo caso, ha dimostrato di avere due palle ragguardevoli.

  • Alex

    Praticamente vincono gli zombie. Meglio essere dei morti viventi, che credere in qualcosa e battersi x quello

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