L’America sta andando in bancarotta… e a nessuno importa

Di Francesco Simoncelli , il - Replica

di Bill Bonner

La settimana scorsa la trama non s’è infittita più di tanto.

Non c’è stato alcun cambiamento: le telecamere continuano a filmare… i clienti stanno tornando in massa… e tutti sanno qual è il proprio posto.

Il presidente Trump ha fatto un ulteriore passo nel diventare il primo presidente avulso dall’influenza di uno dei due grandi partiti nella storia americana.

Dopo essere stato dalla parte dei democratici per quanto riguarda il tetto del debito, è tornato nella palude per risolvere il problema dei “Sognatori”: gli 800,000 bambini migranti che sono arrivati negli Stati Uniti senza documenti e a cui è stato dato un visto temporaneo.

Poi, durante il fine settimana, abbiamo appreso che l’amministrazione voleva tornare sul treno degli accordi sul clima di Parigi.

La Casa Bianca lo nega, ma ora è chiaro che Trump miri ad essere molto meno rivoluzionario di quanto ha promesso.

Ed ora le chiuse sono aperte, il debito pubblico americano è andato oltre i $20,000 miliardi.

Ovviamente non ci preoccupiamo più del debito. Fa tanto ventesimo secolo. Questo invece è il ventunesimo secolo, il debito non conta.

Ciò che sembra contare sono le questioni più simboliche: I Sognatori, ad esempio.

Sembrava giusto che il presidente tradisse i conservatori sulle questioni monetarie… ma concordare sul fatto che offrisse rifugio a centinaia di migliaia di bambini migranti… no, i “conservatori” non potevano permetterlo.

È l’ulteriore prova, se davvero fosse necessaria, che questo dramma si sta trasformando in una farsa… e finirà per essere una tragedia.

Stiamo andando in bancarotta… e a nessuno importa. Certamente a noi non importa. Le persone ottengono ciò che meritano.

Il nostro lavoro è solo quello di capire ciò che meritano… anticiparlo… e assicurarci che noi non lo otteniamo!

Lo scorso venerdì siamo andati a Parigi per incontrare Jim Rickards.

L’ex-consigliere generale di Long Term Capital Management, consulente della CIA e veterano di Wall Street ci ha detto perché siamo troppo ingenui.

Secondo lui sta arrivando una crisi peggiore di quella del 2007.

Sta arrivando principalmente a causa dell’interventismo nell’economia da parte dei federali, una conseguenza naturale ed inevitabile. Secondo Jim le autorità stanno cercando di guardare oltre… adottare contromisure… ma ci finiranno dentro con tutte le scarpe.

Sull’ultimo punto non abbiamo dubbi.

Il loro programma maldestro porterà inevitabilmente alla crisi. Nello specifico il problema che causò la crisi del 2007 (troppo debito) non è stato risolto; è stato peggiorato.

La FED, di fronte la crisi del debito di sua stessa fattura, ha fatto l’unica cosa che poteva fare: abbassare i tassi d’interesse per incoraggiare i prestiti. Ora c’è più debito che mai. E le stesse persone che hanno causato la crisi ancora dirigono le banche, le agenzie di regolamentazione, le grandi società e tutte le altre istituzioni che hanno reso possibile la crisi.

Perché nessuno dei problemi passati è stato risolto? Secondo noi per interesse personale: gli insider amano vivere nel debito. Ovviamente ne vorranno sempre di più, ma questa storia è molto di più che opportunità e imbecillità.

C’è anche cupidigia!

I poteri in carica si stanno preparando ad un’altra grande crisi perché vogliono un’altra grande crisi. Perché?

“Non è stato un caso se il Congresso ha approvato tanto in fretta il Patriot Act dopo il 9/11”, c’ha detto Jim. “È come se lo stavano aspettando”.

Una crisi rappresenta un’opportunità. E durante la prossima crisi, che potrebbe arrivare nei prossimi giorni, settimane, o mesi, stringeranno ancor di più il cappio intorno al nostro collo.

“Bandiranno il denaro contante”, dice Jim.

Jim conosce gli insider, sa quello che sanno loro, e sa quello che non sanno loro.

Ciò che non sanno, e non vogliono sapere, è come gestire in modo corretto un’economia.

Ma sanno che non hanno bisogno di sapere, perché più falliscono e più crisi causeranno, più opportunità avranno di ottenere più potere… e soprattutto più denaro. È questo quello che hanno fatto nel 2008, ad esempio.

I profitti delle grandi società, che riflettono le entrate reali delle grandi imprese americane, sono saliti solo del 2% l’anno sin da allora. Al netto dell’inflazione, sono stati nulli più o meno. Ma le azioni sono salite in valore di circa dieci volte. Il Dow, per esempio, è salito del 200% durante lo stesso periodo.

Com’è possibile?

Beh, la FED ha pompato $3,600 miliardi nei mercati dei capitali attraverso il suo QE (“quantitative easing”). Non nei mercati al consumo, non a Main Street, non nelle tasche dei normali cittadini. Invece il denaro è finito nelle grandi banche e nelle tasche di altre persone ricche.

L’anno scorso l’amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, per esempio, ha intascato un bonus di $25 milioni grazie ai suoi imbrogli. E ha il coraggio di definire bitcoin una “frode”!

Ciononostante vorremmo un attimo fermarci e ringraziare la FED. Sin dal 2008 la ricchezza dell’1% degli americani benestanti è salita; misurata in base all’indice S&P 500, è salita più del 230%.

Buon per loro.

È molto facile per i federali usare una crisi per estrarre più ricchezza dalle persone comuni… ed armare la polizia locale con carri armati ed elicotteri per tenerle in riga…

Alla fine, però, ogni élite si spinge troppo oltre… ogni impero muore… e, nell’atto finale, ogni imbecille ottiene ciò che merita.

Saluti,

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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