Se l’oltraggio ad Anna Frank non sono gli adesivi ma Tavecchio e Lotito testimonial dell’ipocrisia

Di Mauro Bottarelli , il - 240 commenti


Alla fine, possiamo dire che un risultato è stato raggiunto: da ieri, Claudio Lotito e Carlo Tavecchio, per i non calciofili rispettivamente presidente della Lazio e della Federcalcio, sanno che esiste Anna Frank. Di più, sanno addirittura che ha scritto un diario. Nella vita non si finisce mai di imparare. Ma, al netto di questo, sono pronto a giocarmi il coglione sinistro e la cistifellea che il 90% di chi oggi si strappa le vesti e chiede alla moglie di acconciarsi i capelli come la martire della Shoah in segno di solidarietà, quel libro l’ha cominciato durante le vacanze estive delle medie, l’ha mollato dopo 20 pagine e ha pregato fortissimamente che l’insegnante non scegliesse lui per farne il riassunto una volta ricominciata la scuola. Eppure, sono tutti Anna Frank oggi. Guardate “La Repubblica”,

come al solito in prima fila: sia nell’aver scovato il casus belli degli adesivi attaccati da alcuni ultras laziali in curva Sud nel corso di Lazio-Cagliari, sia nell’impostare il regime della reazione di massa. Ora, per quanto il gesto sia oltraggioso, parliamo di un qualcosa che a Roma tutti conoscevano da almeno quattro anni, visto che a tanto risale il primo articolo di denuncia proprio di “Repubblica” al riguardo e, soprattutto, che parliamo di 20, esagerando 30 persone: come a solito, serve l’allarme per le nuove SA da gettare in pasto al pubblico. Davvero, pensiamoci: quale Stato imbastisce una campagna simile per un gruppo di tifosi di calcio, ottenendo come unico risultato quello di far gonfiare a dismisura il loro ego, produrre emulazione e, soprattutto, garantire un’eco mai sperata al loro gesto da minus habens?

La denuncia è certamente frutto di un’imbeccata e si sa che “Repubblica” sul tema è sensibile: dopo la figura di merda in eurovisione sul caso della “spiaggia fascista” di Chioggia, dovevano rifarsi. L’altro giorno hanno montato un caso da Watergate per un gruppuscolo ancora più residuale di Forza Nuova – penso abbia otto aderenti in tutto – intenzionato a sfidare il divieto del Viminale rispetto alla cosiddetta “Marcia dei patrioti” del 28 ottobre prossimo. A conti fatti, se anche scendessero in piazza, penso che manchi il presupposto numerico non solo per il raduno sedizioso ma anche per la manifestazione non autorizzata. Patetici, come al solito.

Ed ecco ora gli adesivi con Anna Frank che indossa la maglietta della Roma. Il mondo politico si è ovviamente indignato a livello generale, rilasciando dichiarazioni alle agenzie e proponendo le più disparate iniziative per rimediare all’oltraggio: pellegrinaggi a piedi verso Amsterdam, trasferimento a staffetta – tipo lo sciopero della fame per lo ius soli – in una soffitta da affittare ad hoc, acquisti all’ingrosso di diari da regalare a elettori e simpatizzanti. E poi c’è lui,

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il genio fiorentino. Mi scuserete se ironizzo (chi non mi scusa può fottersi, anche perché al 90% delle possibilità era uno dei quelli che gridava “Je suis Charlie Hebdo”, quindi faccia pace con il cervello) ma un Paese che per inviare un segnale utilizza come alfieri della lotta all’antisemitismo Claudio Lotito e Carlo Tavecchio o è un pazzo o una quinta colonna del Reich: se c’è una possibilità di diffusione capillare dell’odio verso una causa è proprio schierare quei due analfabeti come testimonial. Sapete infatti quale è stata la proposta geniale della FIGC per inviare un segnale di sensibilizzazione? Far leggere all’altoparlante degli stadi brani de “Il diario di Anna Frank” prima del calcio d’inizio delle partite! Avete idea, se avete messo piede in uno stadio almeno una volta, cosa accadrebbe?

Quale trasporto verso la Shoah potrebbe esserci in un catino assiepato di gente pronta a uccidere il figlio per un calcio di rigore negato dalla VAR? Quale cervello bacato ci vuole anche solo per pensarla una stronzata sesquipedale simile? Poi, forse rinsaviti dal consiglio di qualcuno che non faccia colazione con il whisky, si è deciso per una via di mezzo: la Lega di A ha disposto che i capitani delle squadre impegnati nel 10/o turno di campionato regalino una copia de “Il diario di Anna Frank”, insieme a quella di “Se questo è un uomo” di Primo Levi, ai bambini che tradizionalmente li accompagnano sul terreno di gioco. Pare che RAI e SKY abbiano già catechizzato i cameramen, al fine di virare le inquadrature altrove in caso di abbandono dei volumi sul campo da parte dei bambini, sicuramente elettrizzati per il cadeau di Tavecchio.

E mentre si contano le prime identificazioni dei tifosi responsabili dell’attacchinaggio e Marco Minniti promette pugno di ferro e DASPO a vita dagli stadi, la somma pantomima dell’ipocrisia: i primi distinguo dei parlamentari e degli addetti ai lavori, seguiti dai soliti proponimenti d chiudere con le zone franche dentro gli stadi. Almeno fino a primavera, perché vi assicuro che tifosi in generale e ultras in particolare sono un bacino elettorale fondamentale in alcune città particolarmente sensibili al tema calcio.

Veri e propri referenti, gente che quando in Commissione si discutono adeguamenti più stringenti alle normative sono sempre pronti a chiedere a deputato di riferimento di infilare un emendamento o a di portare sul fronte “garantista” i colleghi, ovviamente in nome dei diritti del tifoso-cittadino. E, soprattutto, elettore. Anzi, grande elettore, visto quanta gente contiene una curva e quanto “indotto” ha il mondo ultras. Voglio proprio vederli questi estimatori di Anna Frank mandare a fare in culo in nome della lotta all’antirazzismo il capo ultrà di turno, quello che può muovere 3-4mila voti. E lasciate perdere l’assenza di preferenze, quando c’è da vincere le elezioni non si guarda in faccia a nessuno, nemmeno ai capilista bloccati. E nemmeno ad Anna Frank. Guardate questa foto,

uno penserebbe alla visita a sorpresa di Hassan Rouhani al Muro del Pianto, il grande disgelo fra Iran e Israele: no, sono tutti fotografi presenti solo per la visita di stamattina di Claudio Lotito alla Sinagoga di Roma. Luogo simbolo dove il presidente laziale ha enunciato un simil discorso in una neo-lingua che scimmiottava l’italiano e annunciato che domani la Lazio giocherà con una maglia recante l’effige proprio di Anna Frank: i romanisti hanno la coreografia del prossimo derby già pronta. Ma va bene così, l’Italia è la patria dell’indignazione caciarona, del trasformare un peto nell’uragano Harvey (non Wienstein, quello spinge in un altro modo), della patetica gara con i numeri di Fantozzi e Filini per arruffianarsi il potente di turno al tavolo padronale, rilanciando sempre di più. Non fosse stato stretto con i tempi, Mario Calabresi non si sarebbe limitato alla foto in stile Warhol di Anna Frank con le maglie delle principali squadre italiane ma avrebbe fatto una prima pagina di “Repubblica” tipo poster di Che Guevara nelle sale dei collettivi studenteschi.

Gli stessi che, tra parentesi, incitano alla distruzione dello Stato di Israele a ogni corteo ma si come lo fanno in nome dell’antisionismo, allora a “Repubblica” chiudono un occhio. Tanto lo avrebbe fatto sicuramente anche Anna Frank. Me lo vedo Claudio Lotito abbandonare la sinagoga dove aver grugnito parole pregne di impegno contro l’antisemitismo e aver posto la corona di fiori rituale: “Ma alla fine, ‘ndo giocava sta Anna Frank?”, si sarà chiesto fra sé e sé. Un po’come Tavecchio, lo stesso che ha sfanculato nell’ordine calciatrici, donne atlete in generale, giocatori neri e infine disabili e atleti paraolimpici, tutto in occasioni ufficiali e che adesso si atteggia a cacciatore di taglie del Centro Wiesenthal. Povera Anna Frank, più che gli adesivi, poterono gli ipocriti.

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