Trump si gioca la carta della fuffa su Kennedy: forse la quiete prima della tempesta sta finendo

Di Mauro Bottarelli , il - 111 commenti


“Pur essendo soggetto a ricevere ulteriori informazioni, consentirò, come presidente, la divulgazione dei documenti su JFK a lungo bloccati e classificati”: Donald Trump ha annunciato su Twitter la sua intenzione di rendere pubblici migliaia di documenti sulla morte di John Fitzgerald Kennedy, uno dei più grandi misteri d’America, a pochi giorni dalla scadenza che lo obbliga a decidere sul mantenimento o meno della segretezza degli atti. Il 26 ottobre scade infatti il termine dei 25 anni di segretezza fissato dal Congresso con una legge del 1992 firmata dall’allora presidente George H.W.Bush il tutto al fine di mettere a tacere le teorie cospirative sull’uccisione di Kennedy, alimentate anche da libri o film come quello di Oliver Stone.


Trump aveva però il potere di bloccare completamente o parzialmente la divulgazione dei documenti legati all’omicidio di JFK nel 1963, custoditi presso gli Archivi nazionali, documenti creati in gran parte negli anni Sessanta e Settanta. Ma alcuni risalgono agli anni Novanta e sono stati redatti prevalentemente dalla CIA, tanto che sulla divulgazione di questi ultimi c’era una certa preoccupazione, per il timore di esporre un lavoro di intelligence relativamente recente. Lo stesso Trump nel suo tweet sembra infatti avanzare una riserva, dicendo di dover ricevere ulteriori informazioni. Fin qui la cronaca. Ovvero, il doveroso resoconto di un mare di cazzate ad uso e consumo del sentimentalismo dell’opinione pubblica americana verso uno degli ultimi, grandi eroi romantici della politica statunitense.

Ciò che Donald Trump intende rendere noto, infatti, sono oltre 3mila documenti per la grandissima parte già conosciuti. Nulla di eclatante, nulla che possa svelare alcunché rispetto alla versione ufficiale, alle tesi alternative, al complottismo o quant’altro. Di più, pensate davvero che se ci fosse stato qualcosa di esplosivo nei files custoditi presso gli Archivi nazionali, chi di dovere non li avrebbe già fatti sparire? Magari sostituendoli con altro materiale innocuo ma in grado di risultare verosimile e, magari, pure interessante per il grande pubblico? La decisione di Trump ci dice una cosa sola: lo scandalo Weinstein sta perdendo di interesse fra il pubblico.

Forse perché il fatto che tre quarti della popolazione femminile USA si sia di colpo ricordata di essere stata molestata negli anni dal produttore, forse perché c’è troppa morale che gira attorno a quel sesso: diritti delle donne, delle minoranze, linguaggio dell’odio, discriminazione sessuale. Anche la questione dell’inno nazionale si è sgonfiata come un sufflè, dopo la decisione della NFL, la lega professionistica, di lasciare liberi i giocatori di fare ciò che vogliono durante l’esecuzione: altra sconfitta per la battaglia da statista incompreso di The Donald. La carta Kennedy, ancorché di fatto un ammasso di fuffa, funzionerà per ammansire un po’ le masse? Chissà, una cosa è certa: qualcosa tocca inventarsi, prima che questo

diventi di dominio pubblico: signore e signori, i detentori istituzionali di assets stanno vendendo con il badile al parco buoi l’immondizia prezzata FED che hanno nei portafogli. E solitamente, quando certe gente vuota il portafoglio, significa che c’è aria di tempesta. E corre a prendere l’ombrello. In compenso, i gonzi comprano: con i telegiornali che ogni sera stappano champagne per i nuovi record rotti dagli indici di Wall Street, chi non comprerebbe ciò che valenti promotori ti propongono dall’altro capo del telefono? Se poi sei assorto nell’ascolto di rivelazioni che promettono di ribaltare le risultanze della Commissione Warren, stai ancora meno a interrogarti se vale davvero la pena di comprare le azioni xy a quel prezzo. Sicuramente, sarà un successo. Seguito, di solito, da un pignoramento della casa. E un divorzio.

Non importa cosa, occorre tirare fuori un coniglio dal cilindro. In fretta. E per perbene, perché per quanto beoti, gli americani sono ancora troppo freschi dal 2007 per bersi tutto ma proprio tutto. Anche perché questo sondaggio fresco fresco,

ci mostra come la Corea del Nord o tantomeno l’Isis possano essere spacciati come nemici da temere ancora per molto. Anzi, le paure degli americani non stanno annidate in Siria o a giocare con i missili a PyongYang, sono proprio a Washington: corruzione della classe politica e assicurazione sanitaria, ovvero il futuro incerto dell’Obamacare su cui il Congresso sta giocando una partita politica con Trump fin dal suo insediamento. Che rottura di coglioni la democrazia, per non parlare dell’opinione pubblica poi! Uno si inventa una genialata come le fake news e la post-verità e in meno di sei mesi, tutto finito, la gente non ci casca quasi più. E ti tocca inventare l’inverosimile, addirittura scomodare totem come i misteri della fine di JFK, pur di nascondere questo:


ovvero, il TRADOC o Training and Doctrine Command dell’Esercito USA reso pubblico la scorsa settimana – senza che però la stampa ne abbia parlato troppo, Italia in testa – e che ci dice una cosa molto chiara: essendosi resi conto che le guerre convenzionali non fanno più per loro, Siria docet, i vertici militari statunitensi stanno preparando il Paese ad almeno tre decenni di guerre ibride combattute da elites e non più da truppe boots on the ground. Il tutto, con qualcosa con 800 basi militari in più di 70 Paesi nel mondo da mantenere con le tasse del beota che vuole sapere la verità su Kennedy e compra azioni per sentirsi Gordon Gekko, un Impero mantenuto in vita dai 700 miliardi messi a disposizione dal Senato USA solo per quest’anno, nuovo record dopo i 549 miliardi di spesa militare del Budget Control Act del 2011.

E proprio oggi, il ministro degli Esteri USA, Rex Tillerson, ha invitato con una certa energia le milizie iraniane a lasciare l’Iraq, visto che “la guerra contro l’Isis sta ormai arrivando alla fine”. E i pozzi petroliferi vanno messi in sicurezza, in fretta. Nuovo capitolo pronto all’apertura? Se si scomodano JFK e i misteri della sua morte, pare proprio di sì.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

RC Twitter

Licenza

Creative Commons License Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5. In particolare la pubblicazione degli articoli e l'utilizzo delle stessi è possibile solo indicando con link attivo l'indirizzo di questo blog (www.rischiocalcolato.it) oppure il link attivo dieretto all'articolo utilizzato.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi