Dopo 48 ore, primo arrestato e Musumeci è già in bilico. Dai, adesso riditemi che vale la pena votare

Di Mauro Bottarelli , il - Replica


Hai voglia adesso a parlare di giustizia ad orologeria. In punta di autonomia dalla politica, infatti, la magistratura ha atteso che il voto siciliano si compisse, prima di arrestare e spedire ai domiciliari il neo-eletto deputato siciliano dell’UDC, Cateno De Luca, per evasione fiscale. Ovviamente, l’inchiesta che vede coinvolto l’esponente centrista, eletto con la coalizione di centrodestra che ha incoronato Nello Musumeci, era in corso da tempo e, con ogni probabilità, pronta a entrare nella fase esecutiva prima di domenica 5 novembre: per garbo istituzionale e per non turbare l’andamento del voto, si è atteso la chiusura delle urne e la proclamazione dei risultati.

Poi, sbam! Ora, Cateno De Luca (la cui foto di copertina, per quanto mi riguarda, è già un inno all’astensionismo) era un dei cosiddetti “impresentabili” nelle liste del centrodestra, quelli che hanno fatto la fortuna dei perdenti, dal PD ai Cinque Stelle, i quali hanno trovato terreno fertile per polemiche in stile Mani Pulite che nascondessero un po’ di magagne e oggettive responsabilità politiche (Di Maio e Cancelleri hanno girato l’Isola in lungo e in largo per un mese, mettendo il carico da novanta su un appuntamento che poi hanno perso, voti di lista parte) . Insomma, già in passato era incappato nelle maglie della giustizia durante la sua carriera politica e forse sarebbe stato meglio dirgli di stare a casa, piuttosto che candidarlo. Tanto che lo stesso Nello Musumeci, subito dopo la notizia dell’arresto, si è tolto un bel macigno della scarpa, di fatto rivendicando d’ora in poi l’ultima parola sulle scelte riguardanti la sua giunta.

C’è però un problema. Anzi, tre. Primo, Quello di Cateno De Luca era il 36mo seggio del centrodestra su 70 a disposizione al Parlamentino siciliano, ovvero garantiva la maggioranza, seppur molto risicata. Ora, a nemmeno 48 ore dal voto, Nello Musumeci è già a rischio a ogni votazione, a ogni provvedimento. Certo, quel seggio in più non garantiva nulla nel Paese dove il trasformismo politico e la questione del vincolo di mandato sono dirimenti ma era già qualcosa. Così, la strada parte decisamente in salita. Un segnale preventivo per un uomo ritenuto troppo libero e onesto per il ruolo che è chiamato a ricoprire? Secondo punto, Cateno De Luca fa parte di quell’UDC di Lorenzo Cesa che aveva dimostrato come i partiti centristi servano ancora per vincere, nonostante la pessima figura fatta invece in tal senso da AP di Angelino Alfano. Ma dove aveva dimostrato la sua utilità?

Nelle file del centrodestra, mentre AP si era schierata nel centrosinistra a favore della tanto travagliata candidatura di Micari, creando un enorme mal di pancia in MDP, la quale non a caso ha rotto, scegliendo di sostenere Claudio Fava e sancendo così la morte preventiva di ogni speranza del centrosinistra nell’Isola. Anche qui, il segnale è chiaro, al netto dell’impresentabilità di De Luca. Terzo e più importante, quanto accaduto rappresenta un assist spettacolare per i Cinque Stelle. Con il caso De Luca, infatti, a finire sul banco degli imputati è la possibilità stessa di infilare nelle liste proprio personaggi di dubbia personalità, mischiandoli agli altri. Esattamente quanto consentirà il Rosatellum-bis, la legge elettorale con cui andremo a votare in primavera, dopo l’imprinting del presidente, Sergio Mattarella, della scorsa settimana.

Bingo, non solo fin da oggi c’è la scusa giusta e pronta per coprire qualsiasi risultato negativo a livello elettorale ma, soprattutto, la prova provata a tempo di record che il Sistema ha varato una legge che manderà in Parlamento corrotti ed evasori, insomma impresentabili di ogni risma. E solo il Movimento 5 Stelle, il quale ha protestato in maniera a dir poco muscolare contro il Rosatellum-bis, potrà essere argine a questa degenerazione. Un possibile drenaggio di voti legalitari sia verso il i delusi del PD che verso la Lega senza più Nord di quel Matteo Salvini che la nuova legge elettorale l’ha voluta e sostenuta.

Insomma, al netto che la magistratura debba fare il suo lavoro, il ricasco politico del caso De Luca rischia di essere enorme. E se poi De Luca risultasse estraneo alle accuse mosse, quasi certamente dopo il voto legislativo, conoscendo i tempi della giustizia italiana? Non sarebbe stata una turbativa molto grave, ancorché involontaria, del processo elettorale non solo siciliano ma a livello nazionale in vista delle politiche? Insomma, in un modo o nell’altro, l’effetto orologeria c’è. Comodissimo. Il PD per qualche giorno, in caso di necessità, potrà evitare di far volare gli stracci in pubblico riguardo la leadership di Matteo Renzi, certamente non un bello spettacolo. MDP di Bersani e D’Alema potrà evitare di dar conto del risultato residuale ottenuto in Sicilia, di fatto la riprova che non contano un cazzo di niente e sono lì a pregare tutti i santi che Grasso dica sì alla leadership della sinistra extra-PD.

Mentre Angelino Alfano potrà evitare il processo interno ad AP lanciato subito dopo lo spoglio da Roberto Formigoni, il quale ha detto chiaro e tondo che d’ora in poi la coalizione dovrà essere con il centrodestra, visti i risultati. Nel frattempo, festa un po’ rovinata per Forza Italia, già poco entusiasta per il troppo protagonismo nella vittoria di Fratelli d’Italia, per la Lega che si trova invischiata seppur lateralmente in una questione di impresentabili del Sud e di manette e, soprattutto, proprio per Giorgia Meloni, giustamente protagonista negli ultimi giorni, avendo imposto il nome di Nello Musumeci contro i veti degli alleati, regionali e nazionali e ora intenzionata a reclamare il dividendo politico a Roma.

Ora vi chiedo, al netto di tutto questo e di ciò che sicuramente porterà con sé nei prossimi giorni e settimane che ci dividono dalle politiche, quanto vale il voto di chi è andato alle urne, nemmeno 48 ore dopo lo spoglio? Gli equilibri siciliani, già in bilico, ora vedono Nello Musumeci camminare sul filo del trapezista fin della prima seduta di giunta, rimettendo potenzialmente in discussione alleanze e tenuta politica: non è che gli impresentabili, lungi dall’essere caduti per sbaglio nelle liste, siano stati sabotatori scientemente candidati per minare da principio lo scomodo – perché troppo onesto – Musumeci e garantire una via di fuga, leggi nuove elezioni nell’Isola in tempi brevi? Il dubbio viene e se viene, vi prego di ridirmi con calma tutte le straordinarie motivazioni per cui vale la pena votare, stante i dubbi e le pastoie emerse quando le urne siciliane non sono nemmeno state riposte nei magazzini.

E’ un teatrino e io a fare il pupo di qualcuno, proprio non ci sto. Se non voti, lasci ad altri la delega in bianco sul tuo futuro? E spiegatemi, di grazia, dopo l’ennesimo straordinario esempio di pantomima tra Poteri giunto dalla Sicilia, quando è stata l’ultima volta che un voto in Italia non si sia sostanziato poi in una pastoia parlamentarista? Vogliamo parlare della banche, di colpo diventate l’ossessione populista di Matteo Renzi, novello Robin Hood dei correntisti inculati? Al netto che la pagliacciata della Commissione d’inchiesta finirà – senza alcuna possibile proroga – con la fine della legislatura, ieri Pier Ferdinando Casini ha detto che i nomi dei grandi debitori resteranno top secret.

Ora, al netto che li sappiamo già, almeno noi che ci occupiamo e interessiamo di certe cose, come mai il primo (e forse unico) atto concreto di un’istituzione con poteri pari a quelli della magistratura è omettere parte della verità, senza che nessuno dica un cazzo? Io i nomi – da Zonin a Caltagirone, in poi – li voglio a stampati caratteri cubitali sulle prime pagine dei giornali, al pari di quanto accadrà domani all’impresentabile Cateno De Luca, certamente meno impresentabili di lorsignori che si sono fottuti miliardi, senza che nessun vigilante avesse alcunché da dire. Perché hanno mangiato tutti. Vogliamo parlare della pantomima dei lavori usuranti da escludere dall’aumento dell’età pensionabile? Per mesi il governo nemmeno si è posto o il problema, ora che c’è odore di urne convoca le parti sociali d’urgenza e danza un balletto ridicolo con INPS e Bankitalia, altro ente dalla specchiata propensione al controllo, per cercare di esentare qualche categoria, sperando di comprarsene il voto.

A casa mia si chiamata, appunto, voto di scambio: nulla da dire, tanto abbiamo Cateno De Luca da appendere al lampione del pubblico ludibrio e del gioco delle parti politico. Dai, ditemi che vale ancora la pena di credere a questo Paese, al fatto che un ventenne (ma anche un trentenne) pagando i contributi prima o poi andrà in pensione, alla favola bella del voto che ci mette in mano le chiavi del nostro futuro, al suffragio universale, al parlamentarismo di sto cazzo e alle sue pastoie maleodoranti. Io vi ascolto. Con interesse. Ma attenzione, perché per quanto suicida come tattica a livello di ottica contrattuale, la scelta dei lavoratori dell’ILVA di Genova di occupare la fabbrica, proprio mentre al ministero stava partire la trattativa con sindacati e proprietà indo-lussemburghese, ci dice che la gente comincia veramente ad averne pieni i coglioni e a mettere in pratica la tattica disperata del “tanto peggio, tanto meglio”. Come ha fatto Renato Pozzetto ne “La patata bollente” per ottenere i depuratori, dopo l’ennesimo malore di un collega. Eccolo qua,

la patata bollente-Renato Pozzetto (dal direttore)

in tutta la sua primitiva e brutale schiettezza e non pragmatica concretezza: mi spiace ma in questo momento storico, con queste dinamiche e questi soggetti, votare non serve a un cazzo, se non a tenere in piedi il teatrino di una falsa legittimazione popolare ai loro giochi di potere, impresentabili o meno. Il collasso del sistema non è lontano, i numeri dell’ISTAT possono vendere tutte le cazzate pre-elettorali che vogliono ma quando il governo tedesco sarà formato e l’Italia avrà tenuto il suo vuoto rito politico di primavera, partirà la resa dei conti. Oltretutto con la BCE che, giocoforza, potrà sorreggere la baracca sempre meno e sempre meno platealmente. Devo essere complice di chi ora è così umanamente e politicamente misero da scaricare la colpa di ogni nefandezza del mondo su Cateno De Luca, l’impresentabile in un mondo di virtuosi e vergini? No, grazie. Resterò un illuso che lascia scegliere ad altri ma questa merda ve la regalo proprio tutta. Timbri elettorali sulla scheda compresi, se vi fanno sentire più liberi e protagonisti.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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