Cara Boldrini, in quanto uomo non devo scusarmi di nulla. Lei, piuttosto, prenda atto dei suoi danni

Di Mauro Bottarelli , il - 166 commenti


Et voilà, come volevasi dimostrare. Mi scuserete se rubo qualche riga all’argomento che ho scelto per oggi ma la questione, almeno a mio avviso, è terribilmente importante. Meno di 24 ore dal mio articolo di ieri sul pericolo autolesionista insito nella cosiddetta contro-informazione ed ecco che la riprova si è palesata sotto forma di prima pagina di “La Repubblica” di oggi. Eccola qua:

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non solo la questione propaganda/fake news è l’apertura del giornale, alimentata proprio dal post bufala su esponenti del governo presenti al falso funerale di Totò Riina ma con tanto di denuncia del “New York Times” rispetto ai rischi collegati alla prossima campagna elettorale italiana: come dire, la sindrome Russiagate è pronta all’uso anche in Italia. E non è un caso che Matteo Renzi, ieri sera, abbia dedicato l’apertura della Leopolda 2017 proprio al tema delle fake news. Insomma, i pescecani della propaganda di regime non aspettano altro e occorre, tristemente, rendersi conto che la battaglia resta impari.

Per quanto questo blog o altri possano avere contenuti interessanti e analisi più intelligenti dei media mainstream, questi ultimi godono di un bacino di lettori enorme, insormontabile. E’ il principio della massa (a)critica ma anche della rete a strascico, perché poi quello che viene pubblicato da “Repubblica” verrà ripreso dai telegiornali o da altri media, amplificandone magnitudo del messaggio e facilità di penetrazione. Quindi, per favore, smettiamola di giustificare chi condivide e commenta certe stronzate, perché il nemico non si fa troppi scrupoli a prendere quel fango e a infilarlo nel ventilatore. Rendendo inutili mesi e mesi di sforzi informativi seri.

Detto questo, reso necessario da parecchi commenti al mio articolo di ieri, ecco che la dinamica delle fake news, della post-verità e del cosiddetto “linguaggio dell’odio” trova residenza anche all’interno di dinamiche di allarme sociale ontologicamente serie che per la loro sensibilità tendono a diventare vere e proprie armi di distruzione di massa. Guardate qui,

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eccone l’esempio classico: alla vigilia della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si celebra oggi, Laura Boldrini rivendca la sua battaglia a colpi di querele e polizia postale: di fatto, una vittima. E c’è poco da fare, perché al pari di chi si beve idiozie on-line come fossero verità e le sparge via condivisioni acritiche, chi insulta o minaccia sul web è il primo nemico di chi cerca di smontare il muro di menzogne che l’establishment – politico, economico e mediatico – propaga a piene mani e h24. Idioti e frustrati, meglio dirlo chiaro e tondo. Perché offrire un alibi a una che con la sua azione politica ha fatto più danni della gradine come la Boldrini è sommo atto di imbecillità, se non addirittura di sabotaggio della sacrosanta battaglia contro il politicamente corretto. Perché senza l’alibi dei cosiddetti “haters”, gente come la Boldrini dovrebbe fare i conti con le proprie responsabilità. Così, invece, diviene vittima. E. in quanto tale, inattaccabile. Oggi, poi, questa dinamica tocca il parossismo, come ci mostra questo altro tweet


della presidente della Camera, proprio in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, praticamente Natale e Pasqua in una sola ricorrenza per certe sacerdotesse del femminismo d’antan in versione 2.0.

Io non so quale problema abbia Laura Boldrini ma so che ne ha. O, almeno spero sia così, perché se certe sue turbe spacciate per battaglie civili sorgono spontanee e non come frutto di una patologia, allora c’è da preoccuparsi davvero. Mi chiedo, in un mondo dove la Boldrini detta legge, come le emittenti televisive possano mandare in onda un film come “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto” con Giancarlo Giannini e Mariangela Melato, un’immagine del quale ho appunto scelto come fotografia di copertina. Il mozzo Carunchio non meriterebbe la galera a vita, stando ai canoni imposti da Boldrini e soci? Come mai si permette ancora la messa in onda, di tanto in tanto? E quanti altri film dovrebbero affrontare il rogo, stante qualche schiaffone del protagonista maschile alla sua partner? Praticamente andrebbero bruciate Hollywood e Cinecittà nella loro interezza.

Woody Allen, Provaci ancora Sam – Woody Bogart

Sia chiaro, io non sottovaluto affatto il problema: mettere le mani addosso a una donna è atto vile, esattamente come prendersela con vecchi e bambini. Qui però non si sta più denunciando la percossa o la molestia, qui si sta processando l’uomo in quanto tale. Stamattina, a metà rassegna stampa di SkyTg24 volevo tagliarmi il cazzo per la disperazione e il senso di colpa. Eppure io non ho proprio nulla per cui sentirmi in colpa: non ho mai picchiato, né molestato nessuna donna. Ma ho il cazzo e piscio in piedi: quindi, potenzialmente potrei farlo, stando agli schemi mentali della Boldrini e della sue seguaci. Non ci credete? Guardate qui,

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è la prova provata di quanto può creare mediaticamente il combinato congiunto di parossismo femminista e ondata di sdegno per lo scandalo globale delle molestie sessuali innescato dal caso Weinstein: non solo la donna che sarebbe stata molestata dal sindaco di Mantova nega l’accaduto e si dice pronta a difenderlo in sede di giudizio ma l’intera vcenda si baserebbe su una denuncia anonima di una terza parte. Risultato, al netto di indagini ancora in corso? Il mostro comunque sbattuto in prima pagina, un uomo con la vita e la reputazione segnata da un’accusa piovuta dal cielo. Probabilmente, falsa. Ci penserà la Boldrini, in caso tutto finisca in nulla, a risarcire l’onorabilità del sindaco di Mantova?

Ma non basta. Perché le ossessioni deliranti che contornano giornate come quella di oggi, unite all’ormai imperante schema in base al quale l’uomo è predatore ontologicamente e quindi va sorvegliato dai suoi simili più in grado di controllare le loro pulsioni, portano a degenerazioni degne di studi clinici come queste:

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e non è una fake news, è la realtà. O, almeno, la realtà che ci stanno imponendo come tale giorno dopo giorno, una gabbia sempre più stretta di ossessioni, un panopticon morale-giudiziario in cui tutto è stupro, molestia, sopraffazione e violenza. Anche il bacio di una fiaba per bambini che, fino ad oggi, non mi pare abbiano generato mostri. Siamo al delirio. Anzi, siamo dentro un piano preordinato di destrutturazione del maschio in quanto tale: date un’occhiate alle sfilate uomo (garbato eufemismo) delle varie settimane della moda e poi mi dite.

Humphrey Bogart o Burt Lancaster o Marcello Mastroianni si sarebbero vestiti in quel modo? Lo stesso Alain Delon, ben più raffinato, girerebbe conciato così? Per salvare il mondo da un molestatore o da un soggetto che percuote la compagna, c’è bisogno di violentare in toto la natura stessa del maschio, castrarlo socialmente a tutti i livelli e con tutte le armi disponibili? Serve un mondo di eunuchi per placare la sete di vendetta della Boldrini e delle sue Erinni 2.0? E cosa dire di questo,
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altro frutto marcio del progressismo spinto tanto amato dal presidente della Camera, questa volta declinato in laicismo ossessivo alla francese? A Ragusa, un preside molto politically correct ha vietato di pregare e tolto la statua della Madonna da una scuola. Giusta decisione, poiché trattasi di luogo pubblico e non di culto’ Ok ma trattasi anche di tradizione che non ha mai intaccato di diritti dei non credenti, i quali possono ignorarla e chiedere l’esenzione dei figli dall’ora di religione: questa iconoclastia serve a qualcosa? A questo,
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ovvero a innescare parossismo contro parossismo, crociate contro crociate, follia contro follia. Cara Boldrini, io in quanto uomo non mi sento in colpa di nulla nei confronti delle donne, sono giunto a 44 anni con un divorzio alle spalle e la coscienza pulita. Le ho trattate a volte bene, a volte male. Come loro hanno fatto con me. Perché siamo umani e i suoi schematismi di comportamento anti-violenza (o presunti tali) sarebbero stati degni argomenti di studio nei dipartimenti di studi psichiatrici della DDR, glielo assicuro. Si guardi intorno lei, piuttosto e rimiri con orgoglio l’Eden di maniacalità ossessiva che ha creato con le sue battaglie, da quella patetica e frustrata sulle desinenze a quelle più serie e pericolose. Perché se c’è una donna da tutelare oggi, in questa giornata così mediaticamente ridicola, è lei. Da se stessa e dai suoi deliri, però. I cui costi stiamo pagando tutti quanti.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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