Fare duecento metri di coda per una fetta di torta gratis. In compenso, niente IVA sul cibo per cani

Di Mauro Bottarelli , il - 66 commenti


Ormai mi pare chiaro cosa ci attende: da qui ad almeno quattro mesi, questo Paese e la sua patetica scena politica camperanno di fake news. Anzi, camperanno dell’idea che tutto ruoti attorno alle fake news: lo scenario perfetto, perché qualsiasi critica all’operato potrà essere bollata come frutto della propaganda avversa e delle sue bugie, siano esse ispirate dal Cremlino o dalla Pro Loco di Calolziocorte. Sento parlare di “algoritmo verità” e immediatamente George Orwell e Aldous Huxley fanno capolino, mettendosi le mani nei capelli: avevano sì prefigurato un mondo manipolato ma non da Marco Carrai, santo cielo! Si scomodano totem, in questi giorni.

Ad esempio il “New York Times”, di fatto dipinto come un Vangelo laico: peccato per un paio di questioncine non trattate. Primo, sul Russiagate e sulla Siria ha pestato più merde che un cieco che cammina nel letame. Secondo, ospita una volta al mese un editoriale di Beppe Severgnini: e qualsiasi cosa contempli Severgnini è sputtanata di default. Ho deciso durante l’ultimo fine settimana che non tratterò più il tema: l’ho fatto abbastanza e credo in modo tale da dimostrare che siamo ormai nell’ambito della malafede di regime più totale: inseguire algoritmi, proposte di legge o report quindicinali alla ricerca su chi spacci più bufale è esercizio che non mi eccita. Anzi, mi deprime.

In compenso, appare interessante ciò che esula dal contesto fake news. Ovvero, la campagna elettorale pura e semplice, ormai ufficialmente apertasi nel nome delle promesse e dei numeri a cazzo, più a cazzo che mai. Nel weekend appena trascorso ne abbiamo avuto la riprova: l’ideale ping-pong di cazzate fra la Leopolda e il meeting di Forza Italia a Milano ci ha regalato perle senza precedenti. Matteo Renzi ha avuto il coraggio, dopo averi visto i suoi governi e quello da lui ispirato e guidato da Gentiloni buttare al cesso 62 miliardi in quattro anni in mancette elettorali e bonus, di ribadire la bontà degli 80 euro, provvedimento che vorrebbe ora estendere alle famiglie con figli. Berlusconi, da par sua, ha voluto da prima giocare la carta Ugo Tognazzi in “Vogliamo i colonnelli”, sparando la minchiata di un generale dei Carabinieri come premier e poi lanciarsi nel suo campionario tipico da piazzista di pentole con fondo antiaderente.

Udite udite, verrà tolta l’IVA sul cibo per cani ai proprietari anziani indigenti. Il tutto, perché un cittadino che invecchia con accanto un animale domestico, lo fa più serenamente. Ecco, signori, cosa ci attende al voto di primavera. Senza dimenticare il ministero della Terza età, la più grande rivoluzione fiscale del secolo e leggi più o meno variopinte in difesa di questo o quel diritto. Per ora, il Movimento 5 Stelle si è limitato a reagire all’offensiva sulle fake news, rimandando forse a dopo l’elencazione delle proprie proposte per il governo: attendo con ansia Luigi Di Maio in versione premier, almeno avremo il quadro completo della proposta politica del nuovo, straordinario tripartitismo all’italiana.

Ma mentre sull’asse Milano-Firenze andava in onda lo scempio di ciò che rimane della democrazia italiana, già di per sé ridotta male, ecco che dalla provincia della un tempo ricca e benestante Bologna, arrivava questo:

Bologna 200 metri di fila per una fetta di torta gratis

sabato pomeriggio, interno giorno di un centro commerciale di Casalecchio di Reno. Quella che vedete, come ragguaglia la voce narrante, è la coda per ottenere – udite udite – una fetta di torta gratis. Duecento metri, centimetro più, centimetro meno. Probabilmente si trattava del dolce migliore al mondo, una prelibatezza da Re. Oppure era una normalissima torta di mele. O una meringata. Chi lo sa. Quasi certamente non lo sapeva nemmeno la maggioranza delle persone che faceva la fila per quell’agognato pezzo di dolce: aveva letto il cartello o, magari, seguito il passaparola. O, pavlovianamente, si era accodato: se tutti erano lì, ci sarà stato un motivo. Quindi, mettiamoci anche noi in fila. Dovremmo riflettere su questa immagine. Quando ero bambino, la torta era il momento particolare e speciale della settimana, soprattutto il sabato o la domenica: era il “premio”, il momento in cui ci si sedeva insieme per mangiarla, era la merenda dei campioni rispetto al solito pane, burro e marmellata.

Era il sintomo che c’era da festeggiare anche senza bisogno di compleanni o anniversari, si festeggiava la vita, l’essere insieme, la famiglia, l’amicizia. E per quanto momento particolare, non era un lusso: la si manteneva quasi un evento solo per preservarne la magia ma farina, burro, zucchero e mele non erano un miraggio. Oggi, per provare quel momento di intimità, occorre fare 200 metri di coda al centro commerciale: magari non per impossibilità economica ma, comunque, per risparmiare per altro. O, quantomeno, per non perdere tempo a casa: faccio la fila qui ma almeno sono vicino a Unieuro e poi posso andare ad ammazzarmi di TAG e TAEG per il nuovo smartphone a rate o il televisore, figlio legittimo dell’americanissmo credito al consumo.

Ma attenzione, perché al netto di questo, in tanti sono stati in fila proprio perché risparmiare su una fetta di torta può fare la differenza. Può significare qualche euro in più di spesa al super, evitando di comprare gli ingredienti per farla. Ci vorrà mezz’ora, un’ora di attesa? Non importa, è gratis: l’importante è quello. E in questo contesto vengono a parlarmi di fake news? Di ingerenze del Cremlino nel voto italiano? Scomodano il “New York Times”? Mi parlano di 80 euro alle famiglie con figli o di IVA dimezzata sul cibo per Fuffi, Fido o come cazzo di chiama il cane di famiglia? Ma dove vive questa gente? Quale mondo vede e a quale mondo si rapporta? La cosa inquietante è proprio lo scollamento: se uno come Berlusconi ha messo sul piatto la questione del cibo per cani è perché qualche suo geniale consulente di marketing gli ha detto che è un argomento vincente (o forse la “lista civetta” animalista della Brambilla risulta particolarmente strategica nei sondaggi).

E lo è. Guardate la tv, guardate la pubblicità: cibo per cani senza glutine, al salmone, con pochi grassi, in grado di far tirare il cazzo per ore al nostro amico a quattro zampe. In compenso, l’altra metà del mondo fa 200 metri di coda per garantire al proprio figlio un pezzo di torta, magari nemmeno tanto buona, preparata da chissà chi e da mangiarsi in piedi, camminando, tra la folla. Anonimi. E senza amore. Ma che mondo di merda abbiamo creato? Sapete perché gli animali domestici sono diventati così importanti, tali addirittura da finire nel calderone delle promesse elettorali? Perché sono degli ammortizzatori sociali ed emotivi, sono l’alternativa alle nostre attenzioni, al nostro tempo, alle nostre carezze verso gli anziani o i bambini: ci pensano loro, visto che ontologicamente è loro compito star lì fare le fusa o scaldare i piedi dal freddo di un appartamento che ha il riscaldamento un po’ bassino.

E non siamo alla deriva dickensiana, siamo alla realtà dei fatti di un Paese a pezzi, prima moralmente che economicamente. Per questo non dedicherò più nemmeno una riga alle fake news, nemmeno se dimostrassero che Pier Luigi Bersani in realtà è Vladimir Putin in persona, travestito per farsi intervistare da Giovanni Floris. Perché un Paese che antepone la dieta dei cani alla cura di vecchi e bambini è già morto. E la coprofilia è argomento che lascio volentieri agli imbonitori di turno. Purtroppo mi avranno testimone giocoforza di questi tempi amari. Ma non mi avranno complice della coda a Casalecchio di Reno per un pezzo di torta.

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