La gran pantomima globale ora è entrata nel vivo: solo Seneca e Kubrick potranno darci le risposte

Di Mauro Bottarelli , il - Replica


Seneca diceva che “se guardiamo un pezzo di legno perfettamente diritto, immerso nell’acqua, ci sembra curvo e spezzato. Non ha importanza che cosa guardi ma come guardi: la nostra mente si ottenebra nello scrutare la verità”. E vai a dargli torto al vecchio Seneca: qui, almeno per quanto mi riguarda, non si capisce davvero più un cazzo di niente. Ed è pericoloso, perché significa che cavalieri di ventura e anime nere stanno avendo il sopravvento. Il giochino perverso, la sciarada sta avendo successo: mi ricorda “Eyes wide shut” di Stanley Kubrick e il suo eterno conflitto fra realtà e finzione, dissimulato dall’onirico. Come avrete saputo dai media, in Vietnam non si è tenuto un vero e proprio vertice bilaterale fra Donald Trump e Vladimir Putin ma solo un incontro infornale: “Troppe distanze fra le rispettive agende”, ha dichiarato Rex Tillerson.

Eppure, per essersi trattato di un fugace scambio di idee e di una stretta di mano, i due hanno reso noto al mondo qualcosa di non proprio scontatissimo. Ovvero, la totale identità di vedute sulla Siria, il cui futuro dovrà nascere attraverso il dialogo, la sovranità e l’integrità territoriale e non le armi. Non una questioncina da poco, anche alla luce della gaffe fatta dal capo del contingente USA nel Paese, il quale in un video per il Pentagono aveva parlato prima di 4mila militari statunitensi presenti nell’area, salvo poi correggersi e parlare di poco più di 500. Insomma, un bel passo avanti formale. Peccato che poi sia davvero iniziata la sciarada. Donald Trump ha detto chiaro e tondo che la Russia non ha interferito affatto con le presidenziali del 2016, salvo poi schierarsi senza il minimo dubbio al fianco della CIA sull’argomento: e si sa che Mike Pompeo, direttore dell’agenzia di intelligence, sulla questione Russiagate è schierato totalmente sulle posizioni di Robert Mueller e della Commissione d’inchiesta.

Insomma, da che parte sta? Dal canto suo, Vladimir Putin ha dichiarato che l’incontro con il presidente USA “è stato un grande successo”, salvo poi rimarcare questo piccolo particolare: “L’attacco contro i nostri media in USA è un attacco senza dubbio contro la libertà di stampa: siamo delusi. La Duma sta discutendo su come rispondere, proponendo misure pesanti. Risponderemo in modo speculare alle restrizioni imposte a RT e Sputnik”. Alla faccia del successo, se andava male cosa faceva, lanciava un missile contro il Wisconsin? Comunque sia, la vulgata ufficiale ci dice che Trump e Putin dovevano avere un colloquio ad Hanoi, il colloquio salta per differenze nelle agende politiche, però poi si incontrano lo stesso informalmente e nel tempo di una stretta di mano risolvono la crisi siriana. Dopodiché, Trump assolve Mosca dalle ingerenze sul voto ma al contempo sta con la CIA, la quale non a caso ribatte le sue accuse contro la Russia in un comunicato ufficiale. Il tutto, mentre Putin parla di successo ma si ripromette di incularsi a passo di carica tutti i media USA operanti in Russia.

Situazione chiarissima. E, tra l’altro, nemmeno un pochino rasentante la presa per il culo globale. Anzi. Poi, però, quando cerchi di razionalizzare, quando ti metti tu in discussione per non aver capito la sottigliezza diplomatica della situazione e fai appunto ricorso a Seneca, ecco che la Casa Bianca ti viene in aiuto con questo:


ovvero, il presidente degli Stati Uniti, non un amministratore di condominio di San Marino, fa un tweet nel quale si comporta come un bambino petulante e sfigato che va a piangere dalla maestra, chiedendo conto del perché viene bullizzato. Di più, nel quale si chiede esterefatto del perché lui e Kim Jong-un non possono essere amici, non escludendo a priori che un domani possa accadere! Signori, stiamo prlando del presidente degli USA, non della caricatura che ne fa Maurizio Crozza! Fino a ieri la retorica era quella del pericolo imminente, di PyongYang che poteva ridurre la California un posacenere nottetempo e adesso si lanciano messaggi di abboccamento su Twitter, oltretutto da una sede istituzionale come il vertice asiatico!

Ok, lo so, io stesso dico da sempre che quella nordcoreana è una pantomima finalizzata allo sfruttamento del warfare (e continuo a ribadirlo), il problema è che se me lo conferma chi dovrebbe sfruttarlo quell’effetto pantomima, qualcosa va fuori dai binari dell’ordinario. E travalica in farsa. in compenso, dal vertice asiatico non è arrivata una sola parola rispetto alla crisi in atto fra Arabia Saudita, Libano e Iran. Ok, l’argomento principale era la Nord Corea ma mi risulta difficile che un summit di quel genere non produca almeno una frase al riguardo. In compenso, il Bahrain ha prodotto questo,


dopo essersi accodato all’appello di Arabia Saudita e Kuwait ai relativi cittadini affinché abbandonassero subito il Libano: l’accusa diretta a Teheran di aver colpito una pipeline. Vero? falso? Questi grafici



ci mostrano che lo Stato del Golfo potrebbe avere altre finalità legate alla sua servile accettazione della narrativa saudita, visto che la vendetta del Qatar comincia davvero a fare male. Ryad sosterrà Manama o la lascerà al suo destino? Di più, quello in atto nel triangolo che unisce Ryad a Beirut e Teheran sarà vero o scontro o l’ennesimo, incruento Risiko di equilibri, casualmente a ridosso dell’ennesima, inutile riunione dell’OPEC a Vienna? Questo video

The PAX AMERICANA, PetroDollar and Coming CRISIS in the GULF

mi pare molto interessante e in grado di rivelare le dinamiche più delle mie parole al riguardo. Una cosa, però, è certa: quanto sta accadendo attorno al destino dell’ex premier libanese, Saad Hariri, è inquietante. O, forse, la parte più cinematografica e meglio riuscita della sciarada globale in atto. Lo scopriremo a breve. Forse.

Infine, due elementi di leggerezza ma sempre a conferma del clima di mistificazione in atto. Dopo aver fatto miliardi con la sua creatura, uno dei fondatori di Facebook, Sean Parker, nel corso di un convegno giovedì scorso è uscito con questa dichiarazione: “Quel social sfrutta le nostre debolezze psicologiche. Facebook ci mette in un loop di validazione sociale che sfrutta le vulnerabilità psicologiche umane. Solo Dio sa cosa sta facendo al cervello dei ragazzini”. E se ne accorge solo ora? Non è che con il social impelagato nello sgradevole caso del Russiagate, qualcuno stia prendendo sapientemente le distanze? O, magari, c’è una questioncina di soldi irrisolta con Zuckerberg? Eppure, il mondo c’è cascato: se uno dei fondatori lancia l’allarme, allora la situazione è davvero grave. E ci voleva Sean Parker a capire che stiamo diventando una massa di coglioni che passa le cene a fotografare i piatti per postare le foto e contare i like?

Ci voleva lo stigma dell’ufficialità mainstream per capire che Facebook sta addomesticandoci come cagnolini al verbo del politicamente corretto, vedi la continua assenza dei nuovi post si RC sul nostro profilo causa articolo fuori linea? Nemmeno nostra madre ci metteva tanto in castigo, eppure abbiamo bisogno dell’ennesimo verginello che salta fuori a fare mea culpa? Non vi pare ci sia una strana epidemia di coscienze tardive ultimamente, fra ex hacker ora miliardari che denunciano come il loro Frankenstein sia andato fuori controllo e mezzo mondo che si ricordi di colpo di essere stato molestato negli anni Ottanta? Non si chiama rimozione del presente e alienazione dal contesto, questo meccanismo? Ma tranquilli, la cronaca sa anche farci ridere. Sapete qual è infatti l’ultima, geniale idea del governo per ottenere l’assegnazione della sede dell’Agenzia del farmaco UE che sta smobilitando da Londra per il Brexit?

Più soldati italiani nel Baltico in seno alle truppe NATO! Che volpi, le aziende che stanno già morendo per le sanzioni alla Russia ne saranno deliziate! E sicuramente Vladimir Putin avrà voglia di rafforzare i rapporti bilaterali, dopo questa intuizione di Gentiloni e company. Il quale magari vincerà anche la gara, superando Barcellona (già fatta fuori, tanto per far capire ai catalani che rompere i coglioni non porta mai niente di buono) e Bratislava (così impara ad allinearsi troppo con Orban e flirtare con l’Austria di Kurz) ma se poi il Brexit non avvenisse? Cosa credete, che non abbia letto i commenti al mio articolo al riguardo dell’altro giorno? Bene, vi rispondo con questi:


magari la stampa russa non è credibilissima ma quando il “Financial Times” si espone così, forse forse qualcosa sotto ribolle. E quel qualcosa risponde al nome di Tony Blair, l’uomo scelto per il grande ripensamento. Dico cazzate? Sicuramente, sto già tenendo da parte la cenere di sigaretta con cui cospargermi il capo. Pubblicamente. Tanto non manca molto alla prima riprova: fra mercoledì e giovedì si vota in modalità palese alla Camera dei Comuni sull’emendamento presentato da Theresa May che fissa data e ora del Brexit. Vediamo se non salta fuori una maggioranza alternativa che sfiducerà, di fatto, il governo. Ripeto, il vasetto con la cenere è pronto.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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