Mamma, mezzo mondo sta andando a mignotte! E, guarda caso, Kim sparò un altro missile a cazzo

Di Mauro Bottarelli , il - 32 commenti


“Siamo uno Stato nucleare”, proclama trionfante la Corea del Nord dopo il nuovo test missilistico. E sti cazzi! Era dal 15 settembre che Kim Jong-un non sparava qualcosa (al netto dell’attività onanistica più personale), la crisi di astinenza stava diventando insopportabile. E per festeggiare, ha deciso di fare le cose in grande: il missile balistico sparato avrebbe potuto potenzialmente colpire Washington e tutti gli USA, confermano a tempo di record dal Pentagono. Da dove, però, stranamente non fanno notare come PyongYang stia sì giocando con i missili ma che lo stia facendo utilizzandoli di fatto come un mortaio: l’ultimo lancio ha infatti toccato i 5mila metri di altezza, andando a schiantarsi comunque lontano e placido da bersagli sensibili. Come dire, noi giochiamo ma non preoccupatevi troppo.

E se oggi pomeriggio ci penserà il Consiglio di sicurezza dell’ONU a garantire l’aura di ufficialità all’ultimo allarme rosso per la sicurezza mondiale, il dato di fatto è palese: fino a quando Giappone e Corea del Sud non avranno riarmato per bene il proprio sistema di difesa in modo da rendersi indipendenti dalla deterrenza USA, la pantomima andrà avanti. Anche perché Stati Uniti (basti vedere le dichiarazioni in merito di Donald Trump durante il recente incontro con Shinzo Abe nel corso del tour asiatico) e Israele su quelle commesse belliche e preventive figlie della paura nucleare ci contano, quindi non rompete il cazzo e lasciate con il buon Kim si diverta ancora per un pochino con i suoi gingilli atomici a lungo raggio. Non a caso, poco più di un mese fa, Shinzo Abe, ha deciso di giocarsi la carta delle elezioni anticipate, non tanto per rafforzare il mandato della delirante politica economica dell’Abenomics – vulgata venduta come versione ufficiale – ma per poter modificare la Costituzione “pacifista” post-bellica del Paese, in modo tale da poter liberare il potenziale moltiplicatore del warfare del budget per la Difesa già posto in essere.

Uno stanziamento record, 48,7 miliardi di dollari. Idem, per Seul, la quale per il 2018 ha visto la richiesta di budget per la difesa salire a 38,7 miliardi di dollari, un incremento dell’8,4% rispetto all’anno in corso. E se in Giappone sono ricorsi alle urne, scontando un tasso di astensionismo molto italiano, in Corea del Sud la svolta bellicista è giunta dopo strane dimissioni al vertice governativo a causa – udite udite – di amicizie con sensitive: ancora più stranamente, parallele ad atteggiamento poco inclini allo scudo anti-missile da parte del governo.

Poi, vengono a parlarci di fake news. E cosa sarebbe la vicenda coreana se non un’immensa fake news globale? “Ce ne occuperemo”, questa la risposta di Donald Trump all’ultimo lancio di PyongYang. Praticamente come se si fosse intasato il cesso della Casa Bianca e, al primo momento libero, qualcuno si occuperà di telefonare all’idraulico. Strano, poi. che sia accaduto questo,



di fatto la giustificazione alla risposta da camomilla col Lexotan del presidente americano e la candidatura ufficiale della Reuters al premio Nostradamus, dopo il colpaccio del Dipartimento di Stato USA relativamente al rischio attentati in Europa durante le festività natalizie. Non solo il lancio di ieri è stato il più annunciato del secolo ma, guarda caso, gli unici ad apparire spiazzati sono stati i mercati, i quali subito dopo l’annuncio della Reuters rispetto a un probabile ritorno della sperimentazione nordcoreana, hanno cominciato a comprare Treasuries a 30 anni come se non ci fosse un domani, mandando il rendimento della carta igienica statunitense ai minimi di sessione. Chi vuole il debito USA? Tutto il mondo! Il tutto, poi, nel giorno in cui Donald Trump avrebbe dovuto affrontare una riunione di fuoco – e potenzialmente letale per i suoi piani politici – con i membri del Congresso sulla riforma fiscale: nemmeno a dirlo, nonostante la serafica reazione di The Donald, il meeting è stato rinviato causa emergenza coreana.

Ma, attenzione, perché al di là delle piacevolezze statunitensi da coprire con l’allarme nucleare (ieri il Maryland ha vietato a livello statale le gite di classe a Baltimora a causa dell’emergenza criminalità, visto che nella città vige dallo scorso weekend la legge marziale),

Maryland Schools Cancel Field Trips To Baltimore, Citing 'Escalating Violence'


c’è questo a fare paura:

ma paura davvero. Per la prima volta nella storia, come ci mostrano questi grafici,








la Cina “ha colpito il muro”: ovvero, la creazione di credito record non è riuscita a stimolare l’economia. Si è rotto lo schema Ponzi? E’ saltato il mitologico pagamento che ha fatto capire agli ultimi investitori arrivati che sono stati raggirati in pieno? A livello mensile le nuove attività costruttive sono rallentate su base annua, così come la crescita degli investimenti fissi, la produzione di elettricità, la creazione di massa monetaria M2, la crescita dei prestiti a privati e il prezzo degli immobili. Rallentamento totale, a fronte del quale occorre sottolineare una crescita record di erogazione del credito – leggi liquidità immessa nel sistema dalla PBOC – e una prospettiva poco allettante: stante i numeri, Xi Jinping dovrà “forzare” la Banca centrale a un nuovo impulso creditizio da circa 4 trilioni di dollari nel 2018, di fatto portando con sé l’aumento esponenziale del rischio di una catena di downgrades di rating.

Insomma, non solo la Cina è tornata prepotentemente ad essere il potenziale “cigno nero” globale ma, al netto dei toni tipicamente trionfalistici del regime, la svolta economica promessa da Xi Jinping al Congresso del Partito Comunista del mese scorso rischia di diventare lettera morta, dovendo tamponare una bolla arrivata quasi al capolinea (senza contare il conto occulto del sistema bancario ombra e dei suoi addentellati di controparte, cui il terminale è sempre lo Stato attraverso le SME). Anche perché se rallenta brutalmente la Cina, te la saluto la famosa “ripresa coordinata globale” festeggiata dall’FMI. Mentre se si continua con la politica del credito facile, la bolla cresce a continua anche l’esportazione di deflazione.

E le Banche centrali, magari, avranno qualche scusa per pompare liquidità, altro che normalizzazione della politica monetaria di FED, BCE e Bank of England. Perché come si fa a tamponare una situazione di emergenza senza dare troppo nell’occhio? Dovendo formalmente e ufficialmente affrontare un’emergenza più grande, tipo uno spostato sovrappeso che gioca con i missili balistici sopra il Giappone. Ma non credeteci, le mie sono fake news. Occorre aver paura del nuovo Dottor Stranamore.

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