Non vi bastava AI per guastarvi il sonno? Allora parliamo un po’ di AL (Artificial Life)

Di Nuke The Whales , il - Replica

Abbiamo visto nella nostra intervista precedente http://liberticida.altervista.org/superintelligence-parte-tre-lo-stato-dellarte-di-ai-intervista-a-mauro-toffanin/ dove il ricercatore afferma che per un robot è impensabile raggiungere l’autocoscienza. Questo dovrebbe spingerci a definire meglio il termine di autocoscienza.

Immaginiamo che qualcuno costruisca dei microrobot delle dimensioni di pochi millimetri o di qualche centimetro, chi li costruisce li doterà per autoalimentarsi di un sistema chimico o fotovoltaico (o entrambi), oltre agli strumenti necessari a provvedervi. Ovviamente questi microrobot avranno un set di istruzioni alcune fisse – il loro bios – e altre programmabili. Essendo prioritaria la necessità di alimentare il microrobot, il set di istruzioni di base darà la precedenza su tutto all’approvvigionamento energetico necessario (al mantenimento delle funzioni vitali del microrobot stesso). Trattandosi di una macchina molto semplificata è evidente che non potrà effettuare scelte etiche e morali complesse, infatti il set di istruzioni di base implementa un autentico – anche se rudimentale – istinto di autoconservazione. Ora supponiamo che la logica di base non riprogrammabile preveda la capacità di intervenire con correzioni e miglioramenti basati sul proprio database di esperienze sulla logica programmabile, gli stessi microrobot si doteranno di tutto l’hardware necessario all’estrazione delle materie prime dall’ambiente circostante e di unità per l’assemblaggio di copia di se stessi. Ultimo passo: dotiamo i microrobot di capacità di comunicazione peer to peer e del software necessario a comunicare con altri “come loro” mettendo in comune le risorse di calcolo e i database di esperienza.

Quindi ci ritroviamo con AI autonome, autosufficienti e auto programmabili. Chi mai avrebbe interesse a produrre tutto ciò?

  1. manutenzione delle grandi superfici delle centrali nucleari
  2. applicazioni nell’agricoltura
  3. applicazione nell’estrazione mineraria
  4. applicazione nell’industria in generale

Tutto molto nobile, ma potrebbe verificarsi un errore nella programmazione di base, dove potrebbe svilupparsi un qualcosa che non avrà coscienza, ma si svilupperà un qualcosa che avrà istinto di autoconservazione, capacità di difendersi e di riprodursi.

Sostanzialmente – in una parola tanto cara agli esseri umani – avremo un qualcosa in grado di combattere. Il tutto rigorosamente “al di là delle intenzioni originali” dei loro creatori. Quindi una intelligenza potrebbe nascere per forza di cose dalla interazione di questi piccoli microrobot, senza un disegno predefinito che lo porti ad assomigliare a un qualche cosa come cervello umano o di qualunque altro essere senziente.

L’evoluzione è andata avanti tramite interazioni che non avevano una meta precisa, ma che si sono dimostrate le migliori (nelle condizioni del momento). Dunque perché mai l’evoluzione e la selezione naturale non dovrebbe lavorare anche con dei microrobot dotati solo di un set di istruzioni iniziali con i quali operano?

È sufficiente avere un selettore ovvero la capacità di procurarsi l’energia necessaria, l’efficienza nel assolvere i propri compiti e l’evoluzione avrebbe comunque luogo: tra i compiti primari ci sono quelli di riparare se stessi, di duplicarsi, di essere più efficienti e tramandare alle proprie copie il microcodice necessario a mantenere questa efficienza. Una mini AI deve sempre assolvere con efficienza i compiti che si è assegnata o che gli sono stati assegnati ed evolversi autonomamente per farlo sempre meglio.

Immaginiamo microrobot incaricati di rimuovere lo sporco dalle tegole del tetto che sfruttano istruzioni semplicissime, energia solare e ogni altro sistema che possa immagazzinare con efficienza energia. Oppure prendiamo il caso di microrobot nati con il compito di pulire una officina o una fonderia, quindi un luogo dove si trova polvere metallica: questi componenti potrebbero essere combinati per produrre altri microrobot. In realtà questi ultimi dovrebbero essere composti da qualche migliaio di molecole e abbandoniamo le speculazioni per approdare nella realtà odierna: i nanorobot esistono già e renderli autoreplicanti non è nemmeno difficile a quelle dimensioni, è solo pericoloso. Ora tutto questo è noto a tutta la comunità scientifica.

Già nel lontano 2005 http://www.abc.net.au/science/articles/2005/05/12/1365242.htm ingegneri statunitensi avevano creato una piccolo robot capace di fare copie di se stesso e lo avevano fatto per avviare lo sviluppo di robot che possono ripararsi e replicarsi in ambienti pericolosi per l’essere umano. Nello stesso articolo si afferma che l’autoproduzione è importante per l’evoluzione del sistema progettato e che anche in presenza di macchine semplici (rispetto ai sistemi biologici) è possibile un’autoproduzione meccanica e non unica alla biologia. Molto utile per progetti a lungo termine in aree emergenti come l’esplorazione spaziale e l’utilizzo in ambienti pericolosi, dove gli approcci convenzionali alla manutenzione sono impraticabili. Quindi se si rompe il robot l’altro può ripararlo o ricostruirlo. Se guardiamo i risultati dove uno dei robot cerca di ripararsi e proteggersi attivamente da tentativi di danneggiamento “intenzionale o meno” a me sembra molto cosciente di se stesso. Forse non nel modo che intendiamo noi: NON si chiede di certo “Chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo”. Più banalmente Artificial Life si chiede: “Dove sono rispetto a dove devo andare e cosa devo fare per assolvere al mio compito”.

Da https://en.wikipedia.org/wiki/Self-replicating_machine si apprende che lo studio non si è fermato e (“Self-Replication Process Holds Promise for Production of New Materials”. Science Daily. Retrieved 2011-10-14. “Self-replication of information-bearing nanoscale patterns”. Nature. 478: 225–228. doi:10.1038/nature10500. Retrieved 2011-10-13) che procede in molte direzioni, anche per produrre DNA artificiale.

Ora al netto che non sono interessata a fare sensazionalismo – e men che meno spaventare con argomenti grey goo (https://en.wikipedia.org/wiki/Grey_goo) – ci sono un paio di cosette carine prodotte nell’ultimo periodo: parlo di nano robot militari. Da http://www.sapere.it/enciclopedia/automazióne.html emerge che sempre di più si va verso la direzione di unmanned factory, ma abbiamo disdettato il contratto anche agli insetti. I robot insettoidi sono di piccole dimensioni e sono individualmente “stupidi”, ma hanno la capacità di lavorare in cooperazione come gli insetti e sanno moltiplicare le loro prestazioni. I primi sono stati sviluppati dal MIT dove l’automa interagisce col mondo esterno. All’Università di Bruxelles si sviluppa un progetto per creare colonie di insettoidi e ricavare regole della cooperazione da applicare poi ai robot. Una prima ma estremamente efficace forma di rete neurale che imita il sistema usato dagli esseri viventi, dove ogni rete coopera con le altre attraverso la fuzzy logic. Si stanno studiando anche l’interazione a distanza fra diversi robot, ognuno dei quali trasmette all’altro la propria conoscenza, sistema atto a dimostrare come un certo tipo di comportamento appreso da un robot possa essere trasmesso a un altro automa, come fanno gli animali con la prole per trasmettere il sapere. Nell’esperimento un robot ha insegnato all’altro come determinare la propria posizione e l’allievo attraverso i sensori a ultrasuoni ha imparato ed è stato capace di muoversi, così si è diretto da solo verso la presa di corrente perché le sue batterie stavano per esaurirsi.

Prendiamo microrobot a cui è stato assegnato un campo da tenere libero da insetti nocivi: nella sua piccola memoria saranno stivati i parametri tramite quale decidere cosa è nocivo e cosa no. Bisogna vedere quale sarà la definizione di insetto inserita. Non c’è bisogno che sia un insetto come noi lo definiamo, anzi sarà sufficiente che risponda a determinati criteri di nocività. Quindi il microrobot imparerà “salvando la parte dei dati” quali sono gli agenti nocivi e quelli no. In senso lato gli agenti ostili saranno quelli che danneggiano il racconto che il robot sta sorvegliando. Ma se un gruppo di bambini entra in quel campo e per divertimento comincia a danneggiare il raccolto? IPOTESI:

  • a) I bambini non sono insetti sono troppo grossi MA sono comunque agenti ostili perché stanno danneggiando ciò che la macchina è stata programmata per proteggere.
  • b) Essendo molto grossi, anche se la macchina si attivasse per bloccarli verrebbe distrutta da una semplice mano che li schiaccia.
  • c) Non è necessario che microrobot abbia un pensiero creativo per arrivare a questa conclusione: partiranno all’attacco molti sorveglianti che verranno ovviamente distrutti a suon di sberle dai bambini, ma questo permetterà di classificarli come agenti ostili. Anche se anche i primi difensori verranno distrutti, sicuramente qualcuno farà in tempo a inserire nel database condiviso l’informazione.
  • d) Le generazioni successive erediteranno il data base e identificheranno immediatamente l’ingresso di bambini come nocivo al raccolto: è una minaccia per la loro autoconservazione.

E siccome nella logica primaria c’è l’istinto di autoconservazione → c’è anche l’iscrizione di neutralizzare gli agenti ostili → così abbiamo appena visto l’embrione di un conflitto tra robot e umani.

Sappiamo anche dalla intervista che le macchine non possono provare sentimenti e nessuna intelligenza artificiale potrebbe farlo. Ma se qualcuno “appena mi vede mi aggredisce e tenta di uccidermi” non potrei classificarlo come un sentimento ostile? Da cosa sia provocata questa ostilità interessa poco, non è forse un sentimento, ma ci assomiglia molto: l’odio non è forse un sentimento di ostilità preconcetta? E cosa c’è di più preconcetto di una lista di proscrizione? O se preferite nel essere inseriti nel database degli agenti ostili e pericolosi? I sentimenti ostili – o meglio il loro equivalente – sono facili da creare.

Ma quelli positivi? Sarebbe necessario scomodare la teoria dei giochi per vedere che anche i sentimenti positivi – e non solo quelli negativi – possono manifestarsi in base ai medesimi criteri. Non abbiamo bisogno di una mente o di una intelligenza artificiali per il concetto di generosità ( https://en.wikipedia.org/wiki/Tit_for_tat), anche qui siamo proprio sicuri di sapere come si formano e da dove vengono i sentimenti negli esseri umani? Siamo veramente così sicuri in proposito al concetto stesso di vita? In fin dei conti i procarioti non sono altro che eucarioti particolarmente svegli che hanno a suo tempo fagocitato un loro simile sopravvissuto poi al loro interno, dando il via – non intenzionalmente – al sistema collaborativo su cui sono basate tutte le forme di vita complesse del nostro pianeta. Non è che quel lontano progenitore volesse mettere in piedi una nuova linea evolutiva, voleva solo mangiare. In mancanza di meglio ha scelto il cannibalismo con risultati decisamente imprevisti. L’umanità ha passato gran parte della sua esistenza interrogandosi sul suo creatore senza trovare risposte certe. Forse si è solo posta la domanda sbagliata.

Di fatto i prototipi di insetti-robot erano già apparsi nel 2013 https://lampadinaccesa.wordpress.com/2013/page/3/ «L’uso di questo dispositivo può spaziare dal soccorso a persone intrappolate nelle macerie dopo attentati terroristici o calamità naturali, all’esplorazione di ambienti tossici, all’aiuto all’agricoltura, al monitoraggio degli inquinanti in atmosfera. Insetti di questo genere dal punto di vista industriale hanno un potenziale economico enorme, la ricerca quindi ci meraviglierà sempre di più.» Sì sì, una meraviglia, ecco a voi bellissimi video del meglio fico del bigoncio (ho detto militari?):

https://youtu.be/sZ_-yb-TN9M 10 Amazing Robots That Really Exist

NEW ROBOT HUMAN and ANIMAL TECHNOLOGY & Russian Military

https://youtu.be/WDpBwmcPkNUU.S. Army Completes Autonomous Micro Robotics Research Program – 2017

Nano insect robot military warfare

RUSSIA surprises UNITED STATES with military ROBOT

Sempre su questo delizioso sito http://www.robotpark.com/ (SOLO PER VERI NERD) troverete anche materiale per divertirvi E non solo quello, una modifica qui E una modifica là…Eh ma che avete capito? Parlavo di Natale per i vostri bimbi… Sì in effetti è un po’ presto, ma vale la pena pensarci un po’ prima: parlavo dei regali Eh!

ALESSIA & FRIENDS http://liberticida.altervista.org/ E http://www.orazero.org/

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