Prima tangenti, ora molestie che spuntano come funghi: siamo dentro un nuovo e morboso 1992?

Di Mauro Bottarelli , il - 112 commenti


Ora, la faccenda stava assumendo i tratti del ridicolo sin da subito. Harvey Weinstein, il giubilato produttore di Hollywood che si sarebbe scopato praticamente qualsiasi cosa respirasse nell’arco di un chilometro dal suo studio, ormai è un morto che cammina, bannato dal genere umano e destinato a un triste destino. Contro di lui, chiunque ha qualcosa da dire e in Italia abbiamo vissuto per giorni il patetico teatrino di Asia Argento (ieri ci ha pensato Miriana Trevisan, ex “Non è la Rai”, ad agitare altra merda, accusando di molestie Giuseppe Tornatore). Ora poi è il momento di Kevin Spacey, addirittura capace di spingere Netflix a bloccare una serie cult come “House of cards”, pur di non avere nulla a che fare con lui. Mai più. Anche in questo caso, rotto l’argine della prima denuncia, una pletora di verginelli che hanno visto più cazzi che tramonti pur di far carriera si è ricordata di quella famosa fellatio del 2003, per anni caduta nell’oblio e ora tornata vivida come se praticata ieri.

Scusate ma c’è una puzza di cura Strauss-Kahn che fa schifo. E non tanto per Hollywood, di cui non mi frega un beato cazzo ma a livello generale. Hollywood è soltanto la torcia che richiama l’attenzione morbosa e piccolo borghese dell’opinione pubblica, ciò che serve perché risultati più grandi e importanti raggiungano il successo che si intendere ottenere. Se infatti fosse stato un grande dirigente bancario a molestare o mobbizzare sessualmente una donna, magari sarebbe finito sui giornali e avrebbe monopolizzato il gossip della comunità finanziaria ma, dopo un giorno, al privato cittadino globale non sarebbe più fregato un cazzo. Hollywood, invece, garantisce eco nei cinque continenti. E un’attenzione che non termina dopo 24 ore: dopo Kevin Spacey, sicuramente qualche altro grande nome finirà nel fango. Tutto dipende da quanto tempo serve a far cadere ben altre istituzioni e nomi.

Guarda caso, ieri è emerso che tra i documenti sull’assassinio di JFK desecretati con il via libera del presidente Donald Trump, spuntano file dell’FBI riguardanti Martin Luther King che descrivono una vita “a luci rosse”. Il campione dei diritti civili, stando a questi rapporti ripresi dai media USA, avrebbe partecipato ad orge, avuto una figlia illegittima ed intrattenuto una relazione intima con la folksinger Joan Baez. Si tratta di documenti del 1968 e non è chiaro se le informazioni contenute nel dossier siano mai state verificate, così come non è stato reso noto come mai l’FBI – i cui tentativi di screditare il reverendo sono noti da anni – tenesse tali documenti associati a quelli relativi all’assassinio del presidente Kennedy. Nelle carte si ipotizzano anche collegamenti di King con organizzazioni comuniste e presunte evasioni fiscali. Manca che sia uscito a cena con Denis Verdini e siamo al completo. Stranamente, però, il titolo è focalizzato sulle orge. Il sesso (sporco) e il potere, anche postumo. E anche un po’ iconoclasta, che non fa mai male per intorbidire le acque e non dare troppo nell’occhio.

Già, perché ora è la politica a sguazzare nel guano. Lo scandalo delle molestie sessuali sulle donne dilaga infatti in Francia ma anche in Austria e Gran Bretagna. Stando a “Le Monde”, infatti, “diverse donne accusano in modo ricorrente di essere vittima di aggressioni, molestie o minacce da parte di membri del Front National”. E ti pareva! Non male, due piccioni con una fava: l’estrema destra e un partito con a capo una donna trascinato nel fango del maschilismo e delle molestie. Il tutto, in un Paese che ha avuto come glorificato presidente un notorio puttaniere come Francois Mitterand: ma si sa, lui era di sinistra. Partendo da un caso dello scorso anno, il quotidiano d’Oltralpe sostiene che “nel partito il culto della virilità e l’indulgenza nei confronti di comportamenti gallici, secondo un’espressione utilizzata nei corridoi, può insabbiare comportamenti problematici”.

Testosterone e fiamma tricolore, che accoppiata1 In Gran Bretagna, poi, lo scandalo sessuale che ha già portato alle dimissioni del ministro della Difesa, Michael Fallon, si estende ancora. L’ultimo caso di molestie sessuali a venire a galla è quello del deputato conservatore Charlie Elphicke, 46 anni, sospeso dal partito sulla base di accuse gravi: talmente gravi da coinvolgere per la prima volta, a dispetto delle smentite dell’interessato, la stessa polizia, a cui la denuncia è stata già trasmessa. Ma il partito di Theresa May deve fare i conti anche con nuove rivelazioni proprio sull’ex ministro della Difesa, Michael Fallon. Stando al “Times”, Fallon si sarebbe infatti dimesso non solo per vecchi episodi di presunte molestie ma anche per un’accusa di aggressione sessuale vera e propria – che lui nega – arrivata sul tavolo della May poche ore prima del passo indietro.

E a far intendere che la puzza di mossa per far cadere il governo Tory sia tanta, Theresa May ha rimpiazzato il dimisisonario Fallon con Gavin Williamson, 41enne capogruppo ai Commons sconosciuto ai più ma molto noto nel partito con il soprannome poco tranquillizzante di “Killer con la faccia da bimbo”. Sul suo tavolo tiene una tarantola in una teca e nel cassetto, si dice, un dossier che ammazzerebbe ogni membro del partito in un giorno. Assicurazione sulla vita e contro Boris Johnson? E vogliamo farci mancare l’Austria, dove per un’altra storia di molestie si è dimesso l’ex Verde Peter Pilz, 63, anni ora capo di una omonima lista anti-establishment? “Mi sono sempre battuto per gli standard rigorosi e ora questi standard li applico a me”, ha affermato in una nota diffusa dopo un articolo del settimanale “Falter”, al quale una giovane donna ha rivelato di essere stata molestata da Pilz nel 2013 nel corso di un forum a Alpbach. ”

Mi mise le mani ovunque”, ha raccontato la donna, aggiungendo che altri due partecipanti al forum hanno portato via Pilz, il quale di dice di non ricordare nulla ma assicura di prendere le accuse “molto seriamente”. Di più, sempre Pilz, minacciando querele, ha respinto inoltre le accuse formulate la settimana scorsa da una sua ex collega dei Verdi, che ha rivelato di “essere stata accarezzata decine di volte”. Infine, almeno per ora, l’ONU. Il portavoce, Stephane Dujarric, ha infatti dichiarato che in soli tre mesi, tra luglio e settembre, alle Nazioni Unite sono arrivate 31 denunce di abusi sessuali che sarebbero stati commessi dal personale dell’organizzazione. Delle 36 presunte vittime, il 72% è composto da donne e il 19% da minorenni.

Insomma, un porcaio globale. Tutto apparentemente composto da casi slegati uno dall’altro ma che, stranamente, da Hollywood sono passati dritti dritti alla politica di alto livello, oltretutto con precisione chirurgica nel colpire. Cosa io ritenga ci sia dietro l’attacco al governo May lo sapete bene e vedremo se il tempo mi darà ragione o mi smentirà clamorosamente, mentre la staffilata al Front National pare il classico fulmine a ciel sereno per devastare ogni possibile tentativo di seria riorganizzazione del partito dopo la sconfitta alle presidenziali e con Macron in caduta libera nei sondaggi di gradimento. Con la sinistra spaccata in mille rivoli e intenta a gingillarsi con le solite seghe ideologiche da scissione dell’atomo, un Front National che ritrovi equilibrio e compattezza è in effetti l’unico possibile elemento di opposizione sociale e reale al governo da Re Sole dell’eurocrate Macron: questa accusa, più o meno provata, potrebbe assestare il colpo definitivo.

E l’Austria? Certamente non è il pulviscolare partito antisistema di Pilz il bersaglio da colpire, trattasi unicamente di danno collaterale: l’importante è che sui giornali cominci a spuntare l’accostamento fra Austria e molestie in politica, poi magari una signorina che ricalchi le gesta della cameriera del Sofitel Hotel di New York che incastrò Dominque Strauss-Kahn si fa in fretta a trovarla. Anche a Vienna. Anche per un membro dell’OVP e dell’FPO. Soprattutto se il premier designato, Sebastian Kurz, proseguirà con i colloqui già intavolati con la FPO per la formazione di un governo di destra-centro. O, magari, se continuerà a flirtare troppo con l’Ungheria di Viktor Orban e il gruppo di Visegrad in generale, soprattutto sul tema migranti. O, come pare, se non recederà dal suo intento di limitare l’operatività della rete “filantropica” di George Soros in Austria.

Dite che è finita qua? Io non credo proprio. E, magari, dopo il voto siciliano, oltre alle starlette, anche qualche stagista o assistente o raccomandata di turno salterà fuori con la storia dell’onorevole dalle mani troppo lunghe e prensili. Pensavate che la messe di convegni, campagne di sensibilizzazione globali, legislazioni ad hoc e lavaggio del cervello rispetto a violenza sulle donne, femminicidio, gender e quant’altro fosse una spontanea reazione del mondo civilizzato al disinteresse colpevole e complice verso la questione femminile? Forse è il caso che, al netto della sacrosanta difesa del sesso debole o presunto tale, vi ricrediate e in fretta.

Perché purtroppo le donne, da che mondo è mondo, sono sempre state sottomesse, marginalizzate, violentate e picchiate: c’era meno possibilità di denunciare, questo sì ma non ditemi che sarà il parossistico can can messo in atto da Boldrini e soci, un inutile Circo Barnum di buone intenzioni e photo opportunities, a cambiare le cose. Visto che i numeri parlano chiaro. E l’ipocrisia ideologica pure, al netto del bestiale stupro delle due 14enni romane perpetrato con premeditazione da due rom e passato quasi in cavalleria rispetto all’entusiasmo pelvico dei divi hollywoodiani, basti vedere la collocazione delle due notizie nei siti di informazione più “autorevoli”. Un tempo furono le tangenti, ora le molestie sessuali di massa e molto trendy. Forse. Sempre puzza di 1992 in versione 2.0 e senza frontiere si sente. Più forte ogni giorno di più. E più nauseante.

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