Attenti al buon senso formale della “pancia”, dietro l’angolo c’è un Patriot Act 2. Devastante

Di Mauro Bottarelli , il - 70 commenti


“L’ho fatto per Gaza”, avrebbe detto alla polizia l’attentatore di New York, garantendo all’allarme terrorismo uno straordinario nesso causale – a tempo di record – con la decisione dell’amministrazione Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Come dire, “voglio bene alla mamma”: più scontato di un paio di sci ad agosto. Non c’è però di che stupirsi, il meccanismo ormai è ben consolidato e non si capisce per quale ragione, stante la sua semplicità, economicità ed efficacia, ce ne si dovrebbe privare.

Provocazione, botto (o, come in questo caso, semi-botto), panico: oltretutto sotto Natale e Capodanno, quindi amplificazione del timore garantita, come guarda caso sottolinea allarmato Gianni Riotta nel suo editoriale di oggi su “La Stampa”. Il problema, a mio avviso, sta nella svolta che questo ennesimo “lupo solitario” ha impresso all’agenda della Casa Bianca in fatto di sicurezza: al netto del nulla accaduto, abbiamo infatti visto un Bill De Blasio particolarmente effervescente sul tema, lui che normalmente è un pompiere di certi allarmismi e una presidenza che sembrava mordere il freno nell’attesa.

Ecco, infatti, la prima reazione:

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rivedere l’intero sistema dell’immigrazione, poiché “con le leggi proposte da Trump,, quanto successo a Manhattan non sarebbe accaduto”, hanno fatto sapere a stretto giro di posta da West Wing. Tema noto e su cui il tycoon ha di fatto basato la sua campagna elettorale, quindi potenzialmente nulla di che. Ma anche la questione di Gerusalemme capitale era stata ampiamente annunciata durante il rally per le presidenziali, eppure quando la promessa si è tramutata in realtà, l’effetto è sotto gli occhi di tutti (con il premier israeliano che, stranamente, arriva per una visita alle istituzioni di Bruxelles dopo 22 anni in perfetta contemporanea). C’è qualcosa di più. C’è un’agenda nascosta dietro le parole di Donald Trump dopo i fatti di Manhattan, qualcosa che il Deep State attende con ansia.

Il presidente, nello stile che lo ha reso famoso, non solo ha chiesto la pena di morte per i terroristi ma anche detto quanto segue: “Distruggere le ideologie del male”. Ovvero, concetto neo-con classico che più classico non si può. Strutturalmente neo-con, molto più di quanto si pensi. Ma che potrebbe passare indenne da ogni forma di analisi critica proprio perché proposto sotto forma di quello che potremmo chiamare il buon senso della “pancia” del Paese, ovvero davanti alla minaccia terroristica globale che rialza la testa, i guanti di velluto si ripongono nell’armadio. Prepariamoci quindi a nuove Guantanamo. Anche perché, nel silenzio totale dei media, la Guardia costiera USA sta già usando imbarcazioni come centri di detenzione off-shore per sospettati di traffico di droga nell’Oceano Pacifico, ad almeno 3mila chilometri del primo porto statunitense. Quanto ci vorrà ad ampliare l’operatività anche a sospettati di terrorismo? O, magari, di sovversione dell’ordine costituito?
The Coast Guard detained suspected drug smugglers for weeks, says report

Già, perché per quanto media corporate, social media e farmaci oppiodi abbiano garantito all’establishment una base sociale di narcotizzati e rincoglioniti, non si può pensare solo alla gestione dell’esistente. Soprattutto quando uno studio della McKinsey appena pubblicato ti dice chiaramente che da qui al 2030 – praticamente domani, quando si parla di certi processi industriali di portata storica – al mondo potrebbero sparire 800 milioni di posti di lavoro a causa di robotica e automazione. E questi grafici



ci propongono un matching devastante, fra le occupazioni più a rischio di sparizione della componente umana e quelle che stanno reggendo la mitologia narrativa della crescita occupazionale USA, ovvero camerieri, baristi e addetti alla ristorazione al minimo salariale in genere. Ma non basta, perché l’America profonda, quella che ha mandato Trump alla Casa Bianca e fatica però a festeggiare una riforma fiscale molto corporate e poco retail e i successi quotidiani di Wall Street, ha a che fare con questo,


al netto del dato della produttività che tanto fa eccitare la Casa Bianca. E di più, questo

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ci mostra come vivano parte dei millennials statunitense, ridotti a donare sangue e plasma per mantenersi agli studi, a fronte di un dato del debito scolastico nazionale ben al di sopra della soglia record del trilione di dollari. Un po’ come Renato Pozzetto ne “Il ragazzo di campagna”, peccato che qui il trend sia a livello nazionale e un po’ più allarmante nella sua diffusione strutturale. E se questo quadro vi pare già abbastanza inquietante, ecco che a peggiorarlo ci arriva un dato da Atlanta, Georgia, dove il livello di violenza è tale che il 46% dei residenti soffrirebbe di disordine da stress post-traumatico, disturbo tipico dei reduci da conflitti bellici, la cui percentuale di afflitti fra i soldati è però ben più bassa, 10-20% in base a dati dell’esercito USA.

A confermarlo un reportage della BBC per la serie “America First?”, in base al quale le evidenze sono chiare: bambini che abitano in una grande città della prima democrazia del mondo soffrono in enorme percentuali di traumi tipici delle zone di guerra. Che adulti avremo per le strade d’America fra 5 o 10 anni, quando alla volenza delle armi si unirà quella della robotica e dell’automazione che ruberanno il lavoro?

US inner-city children suffer ‘war zone’ trauma – BBC News

Il tutto, con città come Cleveland che durante i fine settimana, già oggi, sta vivendo in regime semi-ufficiale di “legge marziale”, per cercare di limitare l’esplosione di violenza e degrado legati al narcotraffico e all’uso di stupefacenti e medicinali oppiodi. E quando si comincia, non si sa dove si può andare a finire. Soprattutto quando hai un presidente non esattamente equilibrato, una base sociale in ebollizione e debitamente tenuta sulla corda della tensione e un Deep State che necessita di mano libera assoluta per cercare di recuperare il tempo perduto. Sapete quale è stato la notizia del giorno ieri nella politica USA? Questa,

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riportata da un sito autorevole, serio e non certo come complottista come “Politico” con una lunga intervista a Michael Morell, ex vice-direttore della CIA e uomo che preparava i report quotidiani di George W. Bush prima e dopo l’11 settembre, nonché – nell’estate del 2016 durante un evento organizzato dal “New York Times” – primo ex funzionario dei servizi USA a schierarsi apertamente con un candidato alle presidenziali, ovviamente Hillary Clinton e tra i primi a promuovere la narrativa dell’ingerenza russa nel voto statunitense. La sua confessione? Il Deep State ha giocato sporco contro Trump, continua a farlo e io sono parte del gioco. Da leggere assolutamente, visto che i mille corrispondenti negli Stati Uniti della nostra stampa “autorevole”, queste notizie casualmente non le vedono mai.

Insomma, l’America è un laboratorio di sperimentazione del controllo sociale a cielo aperto e un’accelerazione sul tema della sicurezza è ciò che serve per imporre al Congresso legislazioni speciali che, nel corpaccione generale di norme che di facciata appaiono di buon senso, possono nascondere vere e proprie legislazioni di emergenza, in primo luogo per la censura del web e del diritto di espressione più in generale. Temo che il Deep State punti dritto a un Patriot Act 2.0, decisamente più stringente del primo. Se passerà, saremo davvero al mondo distopico. E il capolavoro è che, formalmente, a imporlo – fra gli applausi dei cittadini spaventati dal “terrorismo” e dai russi – sarò il populismo di Trump, ovvero ciò doveva invece combattere e sconfiggere le elites di Washington. E rischiamo di accorgercene, come al solito, quando sarà troppo tardi.

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