Beatificano la legge Severino se contro Berlusconi ma si stracciano le vesti per Navalny. Che tesori…

Di Mauro Bottarelli , il - 43 commenti


Non so voi ma io ho come l’impressione che domani, al ritorno in edicola dei quotidiani dopo le festività. questa notizia troverà spazio su almeno un paio di prime pagine (a caso): la Commissione centrale elettorale della Russia ha bocciato la candidatura di Alexei Navalny alle presidenziali 2018. E il voto pressoché all’unanimità – 11 a 1 – impedisce al maggiore leader d’opposizione di correre per la presidenza nella tornata del 18 marzo prossimo. Nel dichiarare il blogger “ineleggibile per problemi con la giustizia”, i 12 componenti della Commissione elettorale hanno quindi opposto la condanna a carico di Navalny, con pena sospesa, a 5 anni per appropriazione indebita, questo nonostante l’avversario di Putin aveva raccolto le firme necessarie per la candidatura e ha definito la risultanza come una “sentenza politica”.

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Navalny, 41 anni, è già stato incarcerato tre volte quest’anno e accusato formalmente di violazione della legge per avere ripetutamente organizzato incontri pubblici, comizi non autorizzati, proteste anti-corruzione. Dopo aver annunciato ricorso contro la sentenza, Navalny ha invitato tutti i suoi sostenitori a non partecipare al voto: “Stiamo dichiarando uno sciopero degli elettori. Chiediamo a tutti di boicottare queste elezioni. Non riconosceremo il risultato di queste elezioni”. Stando ai sondaggi, l’attuale presidente russo, Vladimir Putin, riuscirà facilmente a ottenere la rielezione, il che significa che rimarrà al potere fino al 2024. I concorrenti di Putin, allontanato Navalny, sono Pavel Groudinine (Partito Comunista), Vladimir Jirinovski (estrema destra) e Ksenia Sobchak, la trentaseienne giornalista televisiva del Partito per l’iniziativa civile russa. Praticamente, dei cartonati.

Ora, si può certo pensare a una sentenza politica o ad orologeria ma un dato parla chiaro: stante i sondaggi, Navalny non poteva minimamente impensierire Putin (l’ultimo lo dava al 9% a livello nazionale), quindi il presidente russo non aveva nulla da guadagnare dalla sua esclusione. Anzi, paradossalmente, ha tutto da perdere, perché ora il blogger può giocare la carta del Sakharov della situazione, garantendo pubblicità alla sua protesta anti-corruzione e, di fatto, dando vita a una campagna elettorale parallela e non ufficiale, esattamente quanto potrebbe fare comodo ai suoi padrini al National Endowment for Democracy e al Dipartimento di Stato. I media occidentali, state certi, non si esimeranno dalla grancassa. E mentre nel mari del Nord si gioca un po’ alla Guerra Fredda,

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magari come coté alla delirante e provocatoria visita del ministro degli Esteri, Boris Johnson, a Mosca dal suo omologo, Serghei Lavrov, nei giorni scorsi, ecco che a conferma dei miei timori non arriva la stampa ma addirittura l’Unione Europea, la quale – avendo ripreso l’allenamento con il caso Austria – pare pronta a utilizzare l’argomento “allarme democratico” per i prossimi tre mesi, soprattutto se qualcuno dovesse avanzare ancora una volta l’argomento di una seria ridiscussione delle sanzioni contro Mosca. “Il divieto di candidatura alle presidenziali russe per il leader dell’opposizione, Alexei Navalny, getta seri dubbi sul pluralismo politico in Russia e la prospettiva di elezioni democratiche il prossimo anno”, così un portavoce dell’Alto rappresentante UE, Federica Mogherini, si è espresso oggi pomeriggio dopo la decisione della Commissione elettorale centrale russa.

“Accuse politicamente motivate non dovrebbero essere usate per impedire la partecipazione politica, per questo ci aspettiamo che le autorità russe garantiscano un terreno di gioco equo, incluso per le elezioni presidenziali del 18 marzo. L’UE si aspetta quindi che l’OSCE venga invitata per una missione di osservazione elettorale e baserà la sua valutazione del processo elettorale sui risultati di quest’ultima cosi’ come ha già fatto in passato”. Scusate, cara UE e cari giornali che domani ci straccerete i coglioni con la democrazia negata e il voto truccato (gli stessi che si sono bevuti finora ogni cazzata sul Russiagate ma, soprattutto, si sono ben guardati dall’investigare quanto accaduto in seno al Comitato Democratico, senza parlare degli altri scandali che hanno contornato la campagna e l’operato di Hillary Clinton) ma quanto deciso dalla Corte moscovita non è la versione russa della legge Severino che ha sancito l’incandidabilità di Silvio Berlusconi per una sentenza passata in giudicato?

Quanto accaduto a Navalny è una sentenza politica? Anche Berlusconi parla da sempre di processi politici contro di lui: Navalny ha ragione a prescindere e il Cavaliere no? Come mai la Severino è la legge più giusta del mondo se riguarda il buon resuscitato da Arcore e si tratta invece di censura politica se viene applicata contro il cocco di Soros? E il discorso non è solo interno, non vale solo per i nostri progressisti illuminati a targhe alterne ma anche per l’UE, perché se si trattasse di questione la lana caprina, l’Alta corte per i diritti dell’uomo non ci starebbe mettendo tempi biblici proprio per decidere del destino del Cavaliere, o no? Vi lascio con la triste constatazione di realtà di quanto ho scritto soltanto stamattina:

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primo, il solenne vaffanculo della Guardia costiera libica manda segnali per farci capire che non scherzano. Affatto. E poi, voilà, i francesi si spostano dal Niger, con anti ringraziamenti a Gentiloni e alla Pinotti e, stranamente, di colpo i “terroristi” cominciano a colpire le infrastrutture petrolifere in Libia, tanto strategiche da far schizzare il greggio attorno a 60 dollari al barile a New York poco fa. E vedrete che, magicamente, in un mondo dove OPEC e Paesi produttori bestemmiavano fino all’altro giorno per il prezzo troppo basso del petrolio, ora la priorità sarà mettere in sicurezza quelle pipeline e quelle raffinerie dal rinnovato babau dell’Isis o come a Washington avranno deciso di denominare il nuovo brand del terrore.

Ah, dimenticavo: nel PD qualcuno ha cominciato a chiedere ancora un po’ di tempo alla legislatura per provare a infilarci lo ius soli e pare che Mattarella non sia insensibile del tutto al tema. Sai com’è, con la scusa buona di dover far dibattere le Camere sul dispiegamento dei nostri uomini in Niger e sulla nuova emergenza libica, magari qualche giorno in più salta pure fuori. Sono davvero degli amori…

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