Bitcoin, il Picco dell’Hashrate Esiste?

Di FunnyKing , il - 33 commenti

Quello che vedete nel grafico è l’hashrate complessivo di bitcoin a cui per la verità va aggiunto quello assorbito da bitcoin cash se parliamo in termini complessivi. L’Hashrate è una misura della potenza complessiva di calcolo che l’insieme dei minatori esprime per risolvere un problema matematico iterativo (hashcash per bitcoin).

I miner per aggiungere hashrate competendo l’uno con l’altro possono:

  • aggiungere nuovi apparati di mining
  • aggiornare apparati di mining con unità più efficenti

In generale però c’è una relazione diretta fra l’hasrate raggiunto da bitcoin o meglio dalla blockchain sha256 su cui girano bitcoin e bitcoin cash e l’energia elettrica consumata.

Si stima che oggi bitcoin consumi circa 37 TWh all’anno, ovvero poco più della Bulgaria e poco meno Qatar

 

Una quantità notevole ma presa solitamente da situazioni in cui esiste un eccesso di produzione, ovvero da quei sistemi di produzione che non possono essere spenti e che durante certi momenti della giornata manderebbero l’energia prodotta in eccesso a scaldare delle enormi serpentine per la dissipazione.

Ora però facciamo due conti.

Esattamente un anno fa bitcoin esprimeva circa 2.44 ExaHash oggi siamo a 14.33 ExaHash (bitcoin) + 1.82 ExaHash (bitcoin cash) = 16.15 ExaHash

In un anno l’HashRate della blockchain di bitcoin (btc+bch) è cresciuto di 13.71 ExaHash, ovvero di 5.61 volte

Anche facendo l’ipotesi molto (ma molto) ottimistica che la metà di questo incremento sia dovuto ad una maggiore efficenza energetica dei sistemi di mining, siamo comunque ad una crescita di 2.31 volte in un anno.

La domanda è : può ancora continuare?

Ovvero anche se il prezzo di bitcoin + bitcoin cash (più tutto il resto che verrà messo su quella blockchain) dovesse salire adeguatamente da sostenere incrementi negli investimenti e nei costi per il mining come quest’anno, sarà ancora possibile aumentare di circa 3-5 volte  il consumo di energia elettrica senza andare a scontrarsi con le esigenze di famiglie e industrie.

Forse si, ma poi, l’anno dopo?

Si potrà continuare a questo ritmo?

Diciamo che ad un certo punto i miners dovranno cominciare a pagare l’energia marginale per l’incremento dell’hashing power ad un prezzo che è un multiplo di quello di oggi, dunque la sicurezza intrinseca della rete rimarrà intatta. Alla fine la sicurezza è data dal costo economico complessivo di un attacco, non dal consumo di energia in se. A costi crescenti dell’energia si ottiene la stessa sicurezza consumandone meno.

Un problema però potrebbe nascere con l’impatto e la concorrenza di bitcoin (e altre criptovalute) per accaparrarsi energia rispetto ad altre industrie, in questo caso la pressione politica per vietare o limitare l’attività di mining ( o le criptovalute in se ) potrebbe crescere ad un livello molto pericoloso.

La Proof of Work in generale e in particolare quella più sbilanciata nell’investimento in energia elettrica a mio parere non è adatta a sostenere una rete di blockchain globali ad altissimo valore, una soluzione energeticamente più efficiente prima o dopo sarà obbligatoria.


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