Debiti, Bastiat e l’economia moderna

Di Francesco Simoncelli , il - 17 commenti

di Alasdair Macleod

Adesso vi racconterò una storiella che parla di una piccola cittadina sonnachiosa del Messico. La pioggia picchia forte e le strade sono deserte. Sono tempi duri: tutti sono indebitati; tutti vivono a credito. Quel giorno arriva in città un ricco turista dal Texas. Si ferma all’unico albergo e lascia alla reception un biglietto da 100 pesos, dicendo che vuole salire di persona al piano di sopra a controllare le camere, per vedere se ci passerà la notte. Appena l’uomo sale le scale, il padrone dell’hotel prende la banconota e si precipita fuori a pagare il suo debito con il macellaio di fronte. Il macellaio prende i 100 pesos e corre in fondo alla strada per saldare il suo debito con l’allevatore di maiali. L’allevatore prende i 100 pesos e si precipita alla cooperativa agricola per pagare gli arretrati (mangime, attrezzature, ecc.). L’uomo della cooperativa prende i soldi e corre a saldare il debito con la prostituta del paese, costretta anche lei dai tempi duri a offrire i suoi servigi a credito. Il protettore prende i 100 pesos e si precipita all’hotel per saldare i conti arretrati della stanza usata dalla prostituta. Il proprietario dell’hotel incassa i 100 pesos e li rimette sul bancone della reception, cosicché il turista non sospetti nulla. In quel momento, il turista scende le scale e, dicendo che le stanze non lo soddisfano, riprende i 100 pesos e se ne va.

Da quel giorno tutta la città è finalmente libera dai debiti e tutti guardano al futuro con molto più ottimismo. Così ricominciano subito a spendere e indebitarsi stimolando l’economia e l’occupazione; poi comprano azioni e la Borsa sale e torna la fiducia sui mercati, e siccome la Borsa sale tutti si indebitano per comprare di più. Così guadagnano e vanno a cena fuori. E i ristoranti sono pieni… e finalmente arriva la ripresa e il PIL cresce. E vissero tutti felici e contenti.

La storiella pungola gli economisti, spingendoli a spiegare dove si trova la fallacia. Non c’è niente di sbagliato a prima vista, essendo teoricamente possibile. Naturalmente nella vita reale ci sono altri clienti dell’hotel, il macellaio ha più di un cliente, l’agricoltore vende la sua carne ad altri rivenditori e la prostituta è improbabile che abbia un solo cliente. L’enigma è troppo semplicistico.

L’errore è quello di supporre che la prostituta, l’agricoltore, il macellaio e l’albergatore continuino con il loro comportamento precedente: fornire i propri beni e servizi a credito. Mentre è possibile che presuppongano l’arrivo di un nuovo straniero che li libererà tutti, è molto più probabile che l’albergatore richiederà denaro per le stanze, come l’agricoltore per i suoi servizi e così via. La storiella crolla con la scomparsa del credito, come tutti gli accordi basati su di esso.

L’economista francese ottocentesco, Frederic Bastiat, raccontava invece la storiella di una finestra rotta, diventata nota poi come fallacia della finestra rotta. Il figlio di un negoziante rompe una finestra e il commerciante viene consolato da coloro che hanno assistito all’azione, i quali gli dicono che i vetrai andrebbero falliti se le finestre non venissero mai rotte. Questa linea di ragionamento conclude che è cosa buona e giusta rompere le finestre, perché fa circolare denaro.

Il punto di Bastiat è che esiste ciò che si vede e ciò che non si vede. Ognuno può vedere che la finestra è rotta. L’uso alternativo del denaro del negoziante era quello di spendere i soldi per qualcosa che realmente voleva. Nell’esempio di Bastiat, il negoziante avrebbe potuto sostituire vecchie scarpe o comprare un libro. Questa alternativa alla finestra rotta è ciò che non si vede e pertanto non tiene conto dell’uso produttivo del denaro.

Ancora oggi gli economisti ci rassicurano che la distruzione incorpora un aspetto positivo, perché la ricostruzione di una proprietà distrutta e danneggiata garantisce occupazione. Poi portano la fallacia ad un nuovo livello, giustificando la costruzione di ponti verso il nulla. Un progetto di costruzione, deciso dallo stato su criteri diversi dall’utilità, è quello che si vede. Ciò che non si vede è il denaro raccolto in tasse per pagarlo, il quale sarebbe stato altrimenti impiegato in modi scelti dalla gente comune in base alle proprie preferenze. E in ciò che la gente sceglie di spendere i propri soldi che permette ad altre persone di fare cose veramente utili, e questo è il vero motore alla base del progresso economico.

Questo non vuol dire che tutti i progetti statali di costruzione siano uno spreco. Bisogna ammettere che un certo uso alcuni di essi ce l’hanno. Ma è una questione di successo o di perdita, e lo stato finisce sempre per sprecare soldi. Quello esposto da Bastiat è un uso diverso del credito per cancellare il debito nel villaggio messicano, ma insieme incapsulano le due fallacie più diffuse nell’economia moderna.

Lo stato vede la povertà nel villaggio e sovvenziona le imprese locali come l’hotel, forse per promuovere il turismo e l’occupazione regionale. Indipendentemente dalla riuscita del piano, la buona notizia è che il protettore può ora pagare per le stanze, perché l’agricoltore paga la prostituta, e l’agricoltore viene pagato dal macellaio che viene pagato dall’albergatore, il quale viene sovvenzionato dal consiglio turistico.

Sfortunatamente l’esperienza ci dice che l’albergatore non è in grado di soddisfare le aspettative dello stato nel fornire servizi avanzati ai turisti. È più probabile che la sovvenzione comincerà ad essere un obbligo continuo per lo stato e l’albergatore la considererà come un suo diritto. E se lo stato si rende conto che il denaro viene sprecato, c’è sempre un altro politico che prometterà di tenere in piedi la sovvenzione. Questo ci porta ad una ulteriore considerazione: perché mai qualcuno che non ha mai sentito parlare di questo villaggio, dovrebbe pagare imposte per permettere al protettore di ricevere denaro?

Può sembrare strano che gli economisti moderni possano adottare la storiella messicana su grande scala, ma è vero. Keynes indicò la strada e altri l’hanno seguito. Sosteneva che il consumo finanziato con denaro o credito supplementare avrebbe continuato ad avere un effetto stimolante indefinitamente, salvo nella misura in cui il denaro sarebbe stato risparmiato. Per capire quello che Keynes ha cercato di dirci, bisogna conoscere il suo obiettivo in base alla storiella: fare in modo che il protettore incassi all’infinito.

Naturalmente se uno degli altri protagonisti è abbastanza sconsiderato da risparmiare denaro per i giorni difficili, il protettore non avrà soldi. Pertanto l’albergatore avrà bisogno di più soldi dallo stato. Questa è la base della critica neo-keynesiana al risparmio.

Keynes sembrava davvero ignorante su ciò che stava descrivendo: come il nuovo denaro viene assorbito in un’economia. Il suo errore era quello di ignorare l’effetto dei prezzi. Nel nostro villaggio messicano, l’albergatore, data la sovvenzione turistica, viene informato dagli esperti del consiglio turistico di migliorare il suo menù, diminuendo le patate dolci e aumentando le porzioni di carne. Pertanto aumenterà la sua domanda di carne e il macellaio avrà bisogno di più forniture da parte dell’agricoltore, che ha solo una quantità limitata di bovini, pecore e capre. Allora egli offre di più al macellaio. Quest’ultimo aumenta i suoi prezzi per l’albergatore e lui a sua volta recupera il denaro chiedendo di più al protettore.

La prostituta non potrà far altro che aumentare il prezzo dei suoi servizi. Quindi il nuovo denaro entrato nella comunità attraverso il sovvenzionamento al turismo non migliora la vita di nessuno, perché fa aumentare i prezzi.

In un piccolo villaggio isolato, l’impatto del denaro extra sulla sua economia è facile da visualizzare. In un’economia più grande, l’effetto è lo stesso ma visto che ci sono più consumatori, commercianti e produttori, è meno evidente, e richiede più tempo per essere assorbito completamente, comunque l’effetto dei prezzi neutralizza il denaro extra.

Richard Cantillon descrisse come l’introduzione di nuovi fondi avrebbe fatto salire i prezzi, come scrisse nel suo saggio Essay on the Nature of Commerce in General del 1730. Usando il gergo economico descriveva l’effetto intertemporale dell’inflazione monetaria sui prezzi, qualcosa che non viene mai preso in considerazione dagli economisti maisntream di oggi. Ecco dove Keynes si sbagliava. Il suo errore era quello di pensare che la dispersione del denaro ex novo nell’economia avesse un effetto moltiplicatore, e invece no. È solo il corso che man mano prende il denaro ex novo che fa aumentare i prezzi. Il suo errore era quello di ignorare l’effetto dei prezzi.

L’errore centrale che ha scatenato tutto questo pandemonio è stato lo screditamento del nostro vecchio amico, la Legge di Say, che si basa sulla divisione del lavoro. La Legge di Say dice che produciamo cose per comprare altre cose di cui abbiamo bisogno, il denaro non è altro che l’immagazzinamento temporaneo del nostro lavoro. Va da sé che se una persona produce cose che nessuno vuole, o non le vuole abbastanza, tal produttore a sua volta non potrà acquisire le cose di cui ha bisogno o desidera. Questo è il motivo per cui tutti i produttori devono ballare in accordo con la musica del consumatore. Pertanto la produzione è sempre uguale alla somma del consumo e del risparmio (consumo differito), presumendo che non ci sia alcun cambiamento generale nel desiderio di risparmiare denaro.

Naturalmente è possibile fabbricare la domanda espandendo la quantità di denaro. Ma affinché questo funzioni, le persone devono essere ingannate nel credere che la domanda sia genuina. Purtroppo la domanda artificiale finisce sempre per svalutare l’intero stock di denaro, l’immagazzinamento temporaneo del nostro lavoro, cosicché finisca per comprare meno. Cantillon ci ha mostrato come. Come fa un qualsiasi economista a pensare che si possa aumentare il livello generale di prosperità, l’obiettivo dell’espansione del credito o della stampa di denaro, svalutando la produzione di tutti?

È qui che sono arrivati gli economisti moderni con le loro credenze infondate. Si lasciano confondere da una semplice storiella ambientata in Messico. Non riescono a capire la differenza tra una semplice proposta, ciò che si vede, di solito dispendiosa, rispetto a ciò che non si vede, il vero cammino verso il progresso economico. Invece si ritirano nella matematica irrilevante e nella convinzione che in qualche modo la macroeconomia sia diversa dalla microeconomia. Quindi elaborano modelli informatici, come se l’economia fosse solo un gigantesco sistema idraulico.

Non aspettatevi di vedere qualcosa che assomigli al nostro cast di personaggi messicani nei loro modelli economici.

(Per una critica intelligibile al moltiplicatore di Keynes, si veda Frank Shostak: http://francescosimoncelli.blogspot.com/2017/11/la-magia-del-moltiplicatore-keynesiano.html)

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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  • RC17

    A me non torna e non è la prima volta che la leggo …
    Il mostrare la camera in quel modo, essendo un’anomalia, diventa un servizio, alla fine questo servizio non è stato pagato e l’albergatore ci ha rimesso.
    Il principio non sembra funzionare neanche su una favoletta figuriamoci su un sistema più complesso.

  • amadiro

    la domada giusta non è come hanno fatto a pagare i loro debiti, ma: “perché quelle persone erano indebitate?”

    se una persona contrae debiti è perché spende di più di quello che guadagna. momentaneamente hanno estinto i loro debiti truffando il visitatore (che è stato costretto ad emettere un prestito a tasso zero, a sua insaputa e contro la sua volontà).

    ma cosa accadrà dopo che il visitatore se ne sarà andato?
    tornerano alle loro vecchie abitudini sperando che arrivi un altro visitatore a farsi fregare i soldi. e se non arriva nessuno?

    • Fabrizio de Paoli

      Infatti, in quel caso avrebbero potuto annullare debiti e crediti anche senza denaro extra.

  • Buon Giorno

    In pratica il turista era come un investitore straniero.

    • Fabrizio de Paoli

      No perché non ha investito. Tecnicamente ha solo prestato quel denaro per un breve periodo.

      • Buon Giorno

        Non ha ricevuto un interesse

        • Fabrizio de Paoli

          No ma è irrilevante. La storiella è solo un trucco per allocchi.
          Amadiro ha spiegato bene i denominatori mancanti e distorti per far sì che la storiella appaia sensata.

  • Fabrizio de Paoli

    Spiegato benissimo.

  • Fabrizio de Paoli

    Spiegato benissimo.

  • raffaele

    La storiella solleva un grosso dubbio. Le attivita’ della piccola cittadina languono e all’improvviso un intervento esterno e l’azione di alcuni cittadini fanno ripartire l’economia.

    Un’altra storiella potrebbe raccontare che arrivo’ un ricco banchiere a conoscenza delle condizioni disagiate ed apri’ una banca. Poi con nuovo denaro a debito “aiuto’ ” i cittadini a uscire dalla crisi. In seguito il ricco banchiere divento’ il personaggio piu’ influente della cittadina.

    Nella storia ci sono pochi casi di uso autonomo ed individuale del denaro da parte delle masse popolari. L’uso del denaro e’ riservato a minoranze , esiste la razza eletta che si e’ arrogata per diritto messianico la gestione di banche , ricchezze e danaro.

    Su You Tube c’e’ il film “Suss l’ebreo” storia ambientata nel Wurttemberg nel 1737 che
    ha affinita’ con la storiella. La morale e’ che il denaro e’ legato al potere in modo indissolubile

  • Nikytower

    Scusate, non ho compreso il passaggio in cui l’albergatore aumenta i prezzi. Se uno riceve sovvenzioni, in linea di massima non ha bisogno di aumentare i prezzi perchè aumenta l’utile a parità di tutto il resto.

    • amadiro

      l’albergatore fa aumentare i prezzi nel momento che inizia a spendere il denaro della sovvenzione, in quanto immette nuovo denaro in circolazione.
      Se ci pensi è la stessa identica cosa che succede quando i falsari spendono i soldi che stampano.

      • Nikytower

        Chiarissimo, grazie! :)Mi aveva creato un dubbio la questione della commissione e della carne…

      • cipperimerlo

        Infatti, con 60 mld € che nasone stampa ogni giorno che Dio manda in terra, abbiamo un’inflazione a 3 cifre. Ma decimali!

        • Ronf Ronf

          Non abbiamo ancora l’inflazione a tre cifre perchè il denaro che è stato stampato è rimasto fermo nei mercati finanziari… infatti, non so se l’hai notato, c’è il boom delle azioni. Ma il giorno in cui quel denaro dovesse entrare nell’economia reale… allora sappi che poi arriverà anche l’inflazione a 3 cifre. Basta solo aspettare

          • cipperimerlo

            Stampare moneta non causa inflazione. E inflazione a 3 cifre avviene solo se l’offerta viene completamente distrutta.

  • VincenzoS

    Nessuno tra Bastiatm Say o Keynes possedeva la Verità, e non la possiede o l’ha posseduta alcun altro studioso di economia. Al massimo hanno dato la loro interpretazione della realtà e hanno aggiunto qualcosa al sapere umano.
    La storiella dei 100 Pesos non ha nulla a che vedere con l’indebitamento visto che nessuno dei protagonisti ne ha; crediti e debiti si compensano tra di loro. Il vero senso della storiella sta nel sottolineare l’importanza del denaro come strumento che permette di compensare crediti e debiti in un sistema economico complesso dove il baratto o comunque lo scambio in natura non è più possibili visto il numero di soggetti coinvolti. In assenza di denaro quelle persone non riescono a scambiarsi le loro produzioni, che nella realtà hanno mercato tant’è che ognuno ha comprato e venduto qualcosa. In assenza di denaro l’economia si ferma. E’ anche vero che lo stesso accadrebbe in presenza di una quantità infinita di denaro. Tra due minimi, quelli corrispondenti allo “zero denaro” e quello corrispondente a “infinito denaro” è matematicamente necessario che vi sia un massimo, ovvero una quantità ottimale di denaro che permette il miglio funzionamento del sistema economico. Questo dovrebbe essere vero campo di studio.
    Per quanto riguarda il fatto che il denaro è l’immagazzinamento temporaneo del lavoro, ciò ha senso nel momento in cui si consideri la produzione di beni fisici, che richiedono materie prime. In una economia fatta principalmente di servizi la cosa non ha senso. Non si può “immagazzinare” il lavoro di un addetto alle pulizie, o svolge quel lavoro o non lo svolge e se non lo svolge è una risorsa persa, equivalente al fare una torta e poi buttarla perché si è usato il sale invece dello zucchero

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